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Monday, January 31, 2011

Energy Saving: Some Successful Examples

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The previous post has pointed out that efficiency and saving are the keywords towards the solution of the energy questions worldwide.

The following video shows how a common task, heating a building, can be faced with a clever and sustainable approach. The good example comes from the Stockholm central train station which hosts about 250.000 people per day. As a human body radiates on average like a 100 Watt light bulb, each of us turns out to be a heat generator. The amount of thermal energy we transfer to a specific environment (for instance the train station) is given by our average power times the time we spend in such environment.

The idea developed by the Swedish company Jernhusen is that of collecting the excess heat produced every day by 250.000 commuters and transfer it to the nearby office block which, instead, needs a source of heat in the cold winter. Certainly heat transfer requires some electricity consumption but the latter is reported to be much lower than the thermal energy saved by heating the offices using the transferred human heat. Then, if the input is much lower than the output, the whole process is worth to be done.

The method is clearly explained at this link.

Meanwhile the sun is shining at my place and, as usual in such sunny days, there is no need for me to burn firewood in order to heat home. Only after sunset the efficient wood burning stove will be lit. Of course water is heated by sun thermal energy while electricity is generated by sunlight which is more than sufficient year-round. As I have been doing in this way for twelve years the notion of Passive System (given in the previous post) sounds quite familiar to me. Even obvious.

Every building can be energetically close to self-sufficiency if just a little bit brain is used in building it.

Friday, January 28, 2011

Corsa alle Energie Rinnovabili e Importanza del Risparmio

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Negli ultimi anni si è avviato nel mondo un processo di trasformazione delle modalità della produzione energetica, in particolare della produzione di energia elettrica. Infatti alcune tra le più importanti fonti energetiche rinnovabili, in primis idroelettrico, eolico e solare fotovoltaico, servono a produrre solamente elettricità.

Le previsioni dell' autorevole International Energy Outlook 2010 (US Energy Information Administration) danno, per il periodo 2007-2035, una rilevante crescita della quota dovuta alle fonti rinnovabili nel paniere del consumo energetico mondiale. Quest'ultimo peraltro è destinato ad aumentare passando dai circa 145.000 TWh del 2007 ai previsti 187.000 TWh del 2035. E' però vero che questo incremento è attribuito quasi interamente ai Paesi che non appartengono all' OECD (Organization for Economic Cooperation and Development) mentre i Paesi OECD, tra cui l'Italia, manterranno complessivamente consumi energetici stazionari.

Nel caso specifico dell'Italia, avevamo già visto qualche mese fa come i consumi energetici siano in realtà calati negli ultimi anni e la tendenza sembra confermarsi nel presente essenzialmente in virtù della crisi economica.

Se i consumi totali dei Paesi OECD rimangono stazionari e gli investimenti nelle energie rinnovabili comunque aumentano è ovvio che vi sarà negli anni a venire una notevole crescita della percentuale di energia da fonte rinnovabile e ciò avverrà sia nella produzione di elettricità che, anche, di calore (biomasse, geotermico, solare termico).

Comunque sia, è bene sapere che a tutt'oggi su scala globale (Paesi OECD e non-OECD messi insieme) le fonti rinnovabili contribuiscono per circa il 19% alla produzione di energia primaria totale ma dentro a questa percentuale sono le biomasse tradizionali a fare la parte del leone (con il 13%). Le biomasse tradizionali sono però costituite in gran parte da legna bruciata per cucinare, in modo spesso inefficiente, in gran parte delle zone povere del mondo. Tolte le biomasse tradizionali (magari ottenute da disboscamenti selvaggi), alle fonti rinnovabili non rimane che un magro 6% della produzione di energia totale mondiale. Che equivale alla percentuale di energia prodotta da fonte nucleare.

Il grosso della produzione mondiale di elettricità continua a venire dal carbone (circa 40%) e gas (circa 20%) mentre il grosso del consumo di energia primaria è ancora basato sul petrolio (circa il 40%). Nonostante tutti gli sforzi fatti per incentivare le energie rinnovabili.

Naturalmente io credo che questi sforzi siano stati giusti e devano continuare. Ma con lungimiranza e con maggior astuzia di quella messa in campo finora. E' senz'altro carino sapere che c'è stato un boom di impianti solari fotovoltaici in Italia negli ultimi tempi (sfruttando la corsa finale agli incentivi super favorevoli, validi per impianti realizzati entro fine 2010) ma troverei molto più interessante sapere che i consumi energetici nazionali (e mondiali) calano in virtù di un maggior grado di efficienza nel sistema produttivo e negli stili di vita quotidiani. Ben venga il solare fotovoltaico magari con impianti di dimensioni medio-piccole e ben posizionati. Ancor prima del fotovoltaico avrebbe dovuto diffondersi il solare termico. Ben vengano gli impianti eolici se costruiti da società oneste e realizzati laddove c'è vento sufficiente. Ma la soluzione delle questioni energetiche sta nel risparmio energetico. Questo è il punto chiave, il resto è quasi aria fritta. In particolare, un'economia prospera ed avanzata ha una bassa intensità energetica mentre un'economia arretrata consuma molta energia per produrre poca ricchezza.

In diverse occasioni ho dato cifre eloquenti relative alle potenzialità del risparmio energetico.

Ora esce sulla rivista Environmental Science&Technology uno studio di tre ricercatori del Department of Engineering, University of Cambridge che quantifica la straordinaria riduzione nella domanda di energia che si potrebbe ottenere mediante misure di risparmio nei trasporti, nell'industria e nelle costruzioni. Questi settori sono sistemi passivi che possono immagazzinare l'energia, garantendo un certo livello di prestazioni, in modo più o meno efficiente. Intervenire sui sistemi passivi è molto più importante e remunerativo che incrementare la capacità di produzione energetica.

Una sintesi dei contenuti è su New Scientist.

Saturday, January 22, 2011

Un bel Video del National Geographic

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Crescita Demografica e Uso Insostenibile delle Risorse Naturali:
in questo video alcuni dati su cui riflettere.

L'immagine che appare in conclusione, i sette miliardi di umani occupanti una superficie pari a quella di Los Angeles, potrebbe risultare un pochino ambigua e infatti mi pare che alcuni abbiano equivocato. Sembrerebbe quasi che 7 miliardi siano ancora pochi per il Pianeta...il che non è! Credo però che gli autori vogliano, correttamente, metter l'enfasi sull'uso eccessivo di risorse naturali fatto da una parte (minoritaria) della popolazione globale. Senza dimenticare le cifre assolute relative alla crescita demografica, appunto ben evidenziate.

Sta di fatto che l'impronta ecologica complessiva degli umani è sempre più insopportabile.



Wednesday, January 19, 2011

Federico...da Lotta Continua al Vino di Caju

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In una bella spiaggia di Zanzibar incontriamo Federico appena arrivato da Dar es Salaam, per un weekend di vacanza, in compagnia della simpatica moglie statunitense, addetta al settore comunicazioni presso un agenzia delle Nazioni Unite di stanza nella capitale di Tanzania.

Il Federico di origini umbre si trasferì circa venti anni fa in una località del Nord-Est brasiliano, Jericocoara, divenuta poi capitale del turismo ludico, selvaggio ed anche un po chic. Ivi il nostro Federico, utilizzando un pò di soldini avuti dai genitori, aprì un ristorante e si fece un nome oltre ad una famiglia. Poi, un bel giorno di qualche anno fa, arrivò a Jeri la bella e giovane giornalista USA: i due si conobbero e si piacquero, Federico ormai non più giovane capì che per lui questa ragazza era l'utima spiaggia, chiuse il ristorante con orto e decise di seguire la moglie nei suoi spostamenti di lavoro nel mondo...Parigi, Roma, Tunisi, ora Dar es Salaam, poi chissà. A sancire il loro amore è arrivato un bel bimbo. Da allora Federico fa il baby-sitter e va a rimorchio.

Parliamo un pochino...imparo così che Federico è un grande sostenitore del Venezuela di Chavez, simbolo del socialismo e baluardo della lotta contro l'imperialismo USA. Federico non è mai stato in Venezuela ma alcuni compagni ci sono stati e gli hanno riferito. Mi vien da sorridere poichè proprio un anno fa avevo toccato con mano il disastro causato dal populismo demagogico e pseudo-socialista di matrice chavista e ne avevo qui riferito. Cerco di spiegare al buon Federico come stiano le cose: gli faccio presente che la sua proprietà di Jeri, qualora si trovasse in Venezuela anzichè in Brasile, sarebbe probabilmente già stata espropriata.

Mi accorgo però ben presto che Federico, pur non avendo argomenti per replicare, non è in grado di intendere nè di ascoltare. Il suo linguaggio, ideologico e confuso, è intriso di luoghi comuni di matrice sessantottina...ed infatti da lì a poco Federico, con un sospiro nostalgico, racconta di aver frequentato il Liceo a Montepulciano e che era di Lotta Continua quando, negli anni settanta del secolo scorso, studiava alla Facoltà di Lingue Orientali di Venezia. Avevo intuito.

Gli stupidi hanno sempre bisogno di schierarsi e di trovare appartenenze, l'individuo-massa si sente sicuro quando fa parte di un gruppo. Provo una certa compassione per Federico il quale mi appare un simpatico residuo di un tempo per fortuna finito. Non è però finito e non finirà il tempo delle faziosità. Racconto qui la storia di Federico, di per sè banale, solo perchè mi sembra emblematica di quali danni possano creare i fanatismi ideologici.

Egli ora prende confidenza. Oltre a Chavez coltiva il prevedibile mito cubano e mi aggiorna sulle conquiste dei medici di Fidel: sconfiggono la malaria in Africa introducendo maschi di zanzara anofele sterili. Grandioso! Il povero Federico non sa che queste tecniche, lungi dall'essere prerogativa cubana, sono in realtà state introdotte negli anni'50 da entomologi americani, ergo da servi dell'imperialismo USA, ma la cui efficacia anti-anofele rimane da comprovare. Con una certa cognizione di causa gli spiego che, per ora, rimangono efficaci le armi della prevenzione, dell'igiene e degli antibiotici della multinazionale Novartis.

Il nostro oramai si scatena e passa al Medio Oriente. Il Casteli si dichiara così filo-arabo e nemico dello Stato Nazista di Israele. Apprendiamo che:

1) Saddam Hussein era amico del popolo curdo e che Hamas è una grande organizzazione democratica.

2) Il Presidente Iraniano Ahmadinejad è un grande leader popolare e, come Chavez, baluardo anti-imperialista ed anti-sionista.

3) Esiste una cupola mondiale che determina le sorti dell'economia planetaria. Di tale cupola fanno parte per l'Italia gli ultimi due Presidenti del Consiglio e il ministro dell'Economia...ci sono poi il Presidente USA, il finanziere Soros e altri.

Ascolto e registro lo sproloquio dell'ultrasessantenne panciuto che ricalca per filo e per segno i comunicati deliranti delle Brigate Rosse di trenta anni fa.
Il fatto poi che il dittatore Iraniano reprima i movimenti studenteschi e umili i settori più avanzati della dinamica società iraniana non interessa a Federico. Se il nostro ex-Lotta Continua si fosse trovato, da studente negli anni '70, di fronte ad un Ahmadinejad sarebbe stato perlomeno torturato ed evirato. Ma egli è troppo ottuso per riflettere e comprendere. Gli mancano gli strumenti analitici, da studente manifestava molto e studiava poco.

Federico ogni tanto sospira e ripensa alla sua proprietà brasiliana per ora abbandonata e nella quale la ragazza statunitense non ha alcuna intenzione di andare a vivere. L'ex-Lottatore aveva persino imparato a fare il vino di anacardo (caju in portoghese) ed ora si ritrova in Tanzania a vivere con i quattrini di lei, che son dollari, la vil moneta degli imperialisti USA. La ragazza poi lavora per un'agenzia largamente finanziata da centri del capitalismo mondiale, ma anche su questo Federico sorvola.
La fringuellatio si è imposta sulla lotta rivoluzionaria. Per amore egli ha rinunciato al caju. La ciccia, per quanto imperialista, vien prima del comunismo.

Egli però continua a credere nella presa di coscienza delle masse e poichè ha anche una vena ambientalista vuol convincere i pescatori di Dar es Salaam a pulire la battigia. Il nostro si avvia al tramonto e ha bisogno di azione sociale: le giornate in terra d'Africa sono lunghe e, mentre aspetta che la giovane moglie rincasi dopo la giornata in ufficio, vuol trovare qualcosa da fare. I pescatori di Dar però ha ben altro a cui pensare e lo ignorano. Ahh Federico... sognava la rivoluzione ed è finito in una spiaggia brasiliana a vendere piatti di riso e fagioli. Ora fa il casalingo in Africa.

Da Dar es Salaam si arriva a Zanzibar in un'ora e mezza grazie ad una nave comoda e veloce. Il nostro ambientalista ha però utilizzato un piccolo aereo (pagandolo in dollari USA) per coprire la brevissima distanza che separa l'isola dal continente. Egli non sa che gli aerei usano la maggior parte del carburante proprio in fase di decollo ed atterraggio, ergo volare per qualche decina di chilometri equivale a compiere un crimine ambientale: le emissioni di CO_2 per Km e per passeggero trasportato risultano mostruose. L'alternativa, la nave, in questo caso c'è ed è economica ma Federico si giustifica dicendo che il bimbo potrebbe soffrire il mal di mare. In realtà il mare è liscio come l'olio. I bambini vengono spesso presi a pretesto per coprire le inettitudini e le pigrizie dei genitori.

La coerenza di tanti ex-sessantottini è proverbiale. Ci congediamo dal povero Castel con un abbraccio mentre la ragazza lo guarda divertita. Come baby-sitter il compagno è affidabile.

Saturday, January 15, 2011

Benedettini Tedeschi in Tanzania: Questioni Energetiche e Demografiche

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Le Abbazie Benedettine tedesche di Ndanda  e Peramiho sono due oasi per i rarissimi viaggiatori che decidano di esplorare il sud della Tanzania, la regione più povera di uno dei Paesi più poveri al mondo. I Benedettini arrivarono nei territori coloniali tedeschi est-africani sul finire dell’ Ottocento: tra gli scopi fondamentali della loro azione missionaria nella regione tanzaniana confinante col Mozambico (allora colonia portoghese) vi erano quelli di contrastare sia l’ulteriore espansione islamica che le nascenti presenze della Chiesa Luterana nei medesimi territori coloniali.

Viaggiamo per circa 500 kms lungo l’unica strada sterrata che attraversa la foresta. Si tratta dell’antica rotta lunga la quale il Sultano di Oman Seyyid Said gestiva nella prima metà dell’Ottocento il commercio degli schiavi, dal lago Nyasa (il terzo lago più grande d’Africa) alla città costiera di Kilwa sull’Oceano Indiano.


Da lì gli schiavi venivano portati e venduti a Zanzibar eletta, nel 1840, capitale del Sultanato Omanita. La presenza islamica in queste terre è comunque ben più antica e nobile. Già nel IX secolo i mercanti arabi frequentavano le coste africane e, tra il XIII il XV secolo, i sultani della regione di Shiraz (Persia) avevano fondato 30 città-stato sulla costa, tra le quali appunto Kilwa allora prospera capitale e fulcro del commercio dell’oro. Oggi è un cittadina di pescatori con alcune splendide spiagge.


E’ un percorso duro che mette a dura prova anche gli stomaci più resistenti. Il sole picchia e scioglie i corpi dei passeggeri ben compressi entro la jeep che da Ndanda ci porterà alla polverosa città di Tunduru, dove faremo sosta. Attraversiamo i radi villaggi miseri e assetati, nella jeep c’è sempre posto per qualcuno che sale. Basta stringersi ancora un pò.  Padre Titus, Rettore del Seminario Cattolico sito vicino a Peramiho, viaggia con noi. Ha appena pubblicato un articolo sul più importante quotidiano nazionale e ce ne spiega il contenuto: le pratiche superstiziose e i rituali degli stregoni sono assai diffusi nei villaggi della Tanzania, spesso gli albini vengono inseguiti, catturati e mutilati dai loro stessi parenti di pelle nera.

La Chiesa Cattolica è contraria a tutto ciò e cerca di contrastare il potere degli stregoni. La risposta giusta, dice Padre Titus, è nella Santa Messa.   Annuisco: la sua tesi è inconfutabile, non ho il minimo dubbio che egli sia nel giusto.

Passiamo alcuni ponti su fiumi per lo più secchi. Qualcuno ha cercato invano di scavare pozzi per trovare acqua di falda. La stagione delle piogge è iniziata ma in ritardo. I cambiamenti climatici qui non sono un’opinione accademica. Le falde idriche calano e la popolazione, per quanto ancora scarsa in Tanzania,  aumenta. Chiedo a Padre Titus se l’alta natalità in queste terre africane non sia un grosso problema. Egli glissa.  Immagino che la soluzione stia ancora nella Santa Messa.   Lungo alcuni corsi d’acqua, nei dintorni di Tunduru, sono state trovate pietre preziose soprattutto zaffiri.  Alcuni gruppi di tailandesi e di tamili dello Sri Lanka si sono insediati nella foresta, setacciano i fiumi e gestiscono un po’ di business locale.  Il grosso dei profitti va però ai brokers di Dar es Salaam e del commercio internazionale. A Tunduru rimane la polvere.


Proseguiamo verso la città di Songea nei pressi della quale, a Peramiho,  il missionario-esploratore Fratello Cassian (da Bressanone) fondò nel 1898 il primo nucleo di quella che è oggi una imponente Abbazia Benedettina.

Il luogo era propizio in virtù delle ricche sorgenti d’acqua che vi si trovano. Analoga fu la ragione che indusse i Benedettini ad insediarsi a Ndanda.  Dal 1984 i monaci di Peramiho utilizzano la cascata alla confluenza dei due fiumi che solcano il territorio per produrre 500 KW di potenza idroelettrica.  L’impianto è stato realizzato da tecnici tedeschi e svizzeri.  L’ospedale, gestito dalle Sorelle Benedettine, la scuola, l’azienda zootecnica e le tante strutture del complesso Benedettino sono alimentate da quella energia elettrica convogliata a 25kms dal luogo di produzione. Anche i villaggi della zona cominciano ad essere elettrificati. Una rarità in questa parte d’Africa.

L’ Abate Anastasius ci porta a visitare la centrale idroelettrica. E’ un uomo semplice e diretto, proviene da una famiglia contadina dei dintorni di Heidelberg, ha le idee chiare e conosce le cose di cui parla. Spiega che nella stagione secca la produzione idroelettrica è insufficiente e dunque Fratelli e Sorelle stanno cercando nuove fonti di approvvigionamento elettrico. Diesel e benzina sono peraltro molto cari in Tanzania. Egli ha dunque proposto di avviare nei terreni di proprietà Benedettina la coltura della Jatropha dai cui semi si possono ricavare buone quantità di biodiesel. Avevo già menzionato le virtù della pianta su questo blog.


Con circa 100 ettari coltivati l’Abbazia potrebbe coprire il proprio fabbisogno di carburante da trazione e, con alcuni campi in più,  si potrebbero alimentare i generatori per la produzione elettrica nella stagione in cui la portata dei fiumi è scarsa. L'Abate passa dal detto al fatto: ci porta a visitare i campi in cui la Jatropha è già grande. Tra poco arriverà la macchina per pressare i semi e il bio-carburante sarà disponibile.
Il principio dell'autosufficienza ha sempre animato i monaci, la cultura ambientalista qui non è una moda bensì una necessità.


L' Abate è espansivo. Veniamo a sapere che la vita dei monaci in terra d'Africa non è poi così monastica, cosa peraltro ovvia. Le offerte dei fedeli dalla Germania  sono generose e molti cattolici tedeschi, pur frequentando sempre meno le parrocchie, sono propensi a versare diversi soldini per i connazionali-missionari che si trovano ai tropici. La buona coscienza religiosa si esprime anche con un assegno. Così i missionari non se la passano male e, in fondo, non devono lavorare nemmeno tanto. Loro essenzialmente progettano e coordinano, il lavoro manuale viene fatto dai tanzaniani...ad un ritmo blando s'intende.

Ai Fratelli monaci rimane dunque parecchio tempo per accudire le anime e far proseliti. Devono pensare anche alle Sorelle monache che ai tropici si sentono sole: il motto benedettino va dunque completato: "ora, labora et fringuella" risulta senz'altro più aggiornato. I Fratelli non si limitano però a soddisfare le Sorelle, essi devono pensare con spirito missionario anche alle indigene di Tanzania che vivono negli stenti. Apprendiamo così che la poligamia è pratica usuale e le situazioni sessual-pirotecniche assai frequenti. Il contributo missionario all'esuberante tasso di natalità nei villaggi locali è non indifferente: le mamme tanzaniane si trovano così a partorire diversi bimbi mulatti, il proselitismo cattolico-benedettino si concretizza a letto. La penetrazione missionaria in terra d'Africa è sempre stata efficace in quanto condotta con armi affilate, Bismarck lo sapeva bene.

Naturalmente la questione demografica non sembra preoccupare molto i Benedettini esattamente come non preoccupava Padre Titus. L'ipocrisia cattolica in materia è arcinota. Per ora la Tanzania ha una popolazione ancor scarsa e le genti di fedi diverse convivono in pace ma nel vicino Rwanda, l'altissima densità di popolazione fu una delle cause scatenanti dei massacri del 1994. Islamismo e cattolicesimo mirano a far proseliti, tanti più sono i nuovi nati tanto più è alta la probabilità di ingrossare le rispettive schiere di fedeli. In queste terre pervase dall'ignoranza si capisce come avesse ragione Karl Marx qando diceva che "le religioni sono l'oppio dei popoli".

Tornando a Songea, dopo aver lasciato l'Abate di Peramiho, noto diverse sedi delle Chiese Avventiste, delle Assemblee di Dio e delle varie sette che proliferano tra i disperati, qui come nell'America del Sud e altrove.

Proseguo con le immagini positive associate a quei campi di Jatropha e ai pannelli solari che aiutano i monaci di Peramiho e Ndanda nei loro progetti di autosufficienza energetica. Per quanto finanziati in buona parte dai fedeli tedeschi.