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Friday, April 29, 2011

Come si Giustifica una Guerra. Il Caso Libico

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Sono così passati il 25 e il 26 Aprile, anniversari rispettivamente della Liberazione d'Italia dal nazi-fascismo e del disastro alla centrale nucleare di Chernobyl di venticinque anni fa. Per una curiosa coincidenza proprio in questi anniversari abbiamo appreso che:

1) l'Italia parteciperà ai bombardamenti nella ex-colonia di Libia dopo essersi ivi esibita, dal 1911 al 1943, in una straordinaria ma poco nota impresa criminale.
2) l'Italia non ha affatto rinunciato al programma di costruzione dei reattori nucleari già concordato con la Francia e con le imprese francesi.

Le due notizie, annunciate dall' individuo-emblema del tumore che affligge questo Paese,  sono relative a questioni apparentemente ben distinte eppure ben connesse.

L'Italia per settimane non sapeva bene quale posizione prendere nell'intricato conflitto ma, dopo che la Francia ha riconosciuto il Transitional National Council degli insorti e l'Inghilterra ha detto esplicitamente che Gheddafi doveva sparire, ha deciso di partecipare all'azione militare.  Sia gli interessi commerciali in Libia che i capitali libici in aziende italiane sono enormi dunque, a guerra finita, bisognerà avere buoni rapporti con la fazione libica vincitrice. Che è già stata designata da Francia, Inghilterra e USA. Dunque all'Italia non rimaneva che accodarsi, come fa di solito, stracciando il Trattato di Amicizia e Cooperazione tra Italia e Libia approvato dal Parlamento Italiano e ratificato da ambo le parti appena due anni fa.  Gli affari sono affari e si fanno con chi comanda...

Accodandosi in Libia, l'Italia ha reso felice il Presidente Francese, fatto questo molto importante in vista dei rapporti commerciali in corso e in divenire tra i due Paesi (vedi per l'appunto anche i reattori nucleari). Oltre che in vista della nomina del Presidente della Banca Centrale Europea.

Anche il Presidente della Repubblica Italiana, già migliorista del PCI e alfiere della cooperazione tra i popoli, si è detto favorevole ai bombardamenti in Libia...sono il naturale sviluppo....Forse non gli hanno detto chi si doveva andare a bombardare poichè lui è uomo coerente e aveva già ricevuto con tutti gli onori il Leader della Rivoluzione Libica. Che già allora e da lungo tempo faceva strage dei suoi oppositori .
Allora però nessuno qui si preoccupava dei diritti civili della popolazione libica soggiogata dal Dittatore Libico peraltro socio in affari dell'individuo-tumore  che tormenta  l'Italia.

Soltanto un cretino può dunque oggi credere che l'azione militare in Libia abbia scopi umanitari. L'intervento italiano ha scopi  puramente economici sia sul fronte del rapporto con la Francia che sul fronte libico. Anche se, in entrambi i casi, la partita è tutta da giocare. Vedremo l'evoluzione dei fatti.

Mentre piantavo melanzane e pomodori riflettevo sulle balle con cui i politici motivano le guerre e mi veniva in mente una storia, occorsa nel 2002, che ebbe un certo peso per giustificare la guerra in Iraq nell'anno successivo. Molti la conosceranno ma trovo giusto sintetizzarla. Lo farò nel prossimo post.

2 comments:

Anonymous said...

Inciampo per caso nel suo blog. Potrebbeper cortesia riportare una fonte seria dalla quale attinge la notizia che Gheddafi "già allora e da lungo tempo faceva strage dei suoi oppositori". Non amo il sentito dire in periodi come quelli odierni di grandi menzogne. A sentire i giornali le bombe NATO e i missili americani all'uranio impoverito hanno ucciso per sbaglio solo il figlio di Gheddafi e i suoi tre nipotini. Smentiti però dalla testimonianza del vescovo di Tripoli subito redarguito dal solerte vaticano. Giandomenico Crippa Milano

marco zoli said...

Sì, lei è inciampato nel mio blog ma non per caso nè è la prima volta che inciampa, poichè di esso blog lei è assiduo lettore. Caro Giandomenico (ma direi meglio Federico

http://marcozoli.blogspot.com/2011/01/federicoda-lotta-continua-al-vino-di.html )

lei è conscio del fatto che la fonte seria sono io dunque fa bene a leggermi. In merito al suo quesito la rimando al famoso discorso in 5 punti del Col Gaddafi (Aprile 1973) tradotto nella Legge 75 del 1973 che vieta il dissenso. Da allora in poi sono seguiti i fatti. Che sono oramai storia. Può inoltre approfondire la questione mettendosi in contatto col Sig. Mohamed Eljahmi che ha senz'altro molto da raccontare.

La questione delle bombe NATO e dei nipotini è altra cosa: come al solito lei fa una gran confusione. Manca di metodo analitico. Può provare ad acquisirlo studiando sodo nelle lunghe giornate di Dar Es Salaam.