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Friday, February 15, 2008

Il Protocollo di Kyoto e le Emissioni di Rumiz....

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Il 28 dicembre 2007, il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un’inchiesta, a firma di Paolo Rumiz, “Vivere a Emissioni Zero”, che ha avuto un’eco notevole nel mondo dell’ambientalismo.

Per una settimana Rumiz ha deciso di vivere virtuosamente, facendo quantificare dagli esperti di una società di Legambiente il carico di emissioni di biossido di carbonio (CO2) associato ad ogni sua azione quotidiana. Solo che i calcoli fatti dalla società specializzata in “progetti che utilizzano fonti rinnovabili” erano sbagliati. Ecco che abbiamo rifatto i conteggi.

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In questi giorni, si celebra l’anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto ( il 16 febbraio 2005), e dunque il tema sollevato da Rumiz è di grande attualità. Non condivido del tutto il messaggio monacal-austero trasmesso dall’inchiesta: credo non possa essere vincente mentre so che si può vivere molto bene inquinando molto poco. A tal fine è necessario usare tecnologia e cervello. Comunque ho apprezzato lo spirito del suo lavoro focalizzato sul tema della responsabilità individuale e della consapevolezza ambientale. Purtroppo Rumiz si è fatto ingannare dal “nome trasparente”, AzzeroCO2, della società di Legambiente che gli ha sbagliato tutti i conti.

Per pura coincidenza ho avuto in mano quel giorno la copia cartacea del quotidiano: da essa, ancor più che dall’articolo elettronico, traspare il giusto desiderio di Rumiz di entrare nei dettagli e di misurare il CO2 effettivamente prodotto: le pagine centrali del quotidiano contenevano riquadri con numeri precisi relativi ai chili di CO2 giornalmente prodotti (non “consumati” come scritto erroneamente nei titoli del quotidiano).

Gli esperti, dopo aver frugato nella privacy di Rumiz, arrivano alla conclusione che il suo consumo energetico totale ammonta a 2427 KWh annui. Tale cifra indurrebbe una produzione di 4.32 Kg di CO2 al giorno, meno della metà della media europea che sarebbe di 9 Kg al giorno pro capite.

Questi sono i dati fondamentali su cui si regge l’intero ragionamento quantitativo di Rumiz. Egli aggiunge subito dopo che in quel computo del CO2 non è compreso il peso inquinante dovuto ai trasporti. La frase è mal scritta e comunque contraddice l’affermazione precedente. Ma soprassediamo: aggiungerò io, a quei 2427 KWh, il peso energetico dovuto ai trasporti che è in generale rilevante. In Italia si stima che il settore trasporti assorba oggi il 34% del consumo totale di energia primaria. Tale percentuale va dunque mantenuta nel calcolo dei consumi pro-capite. Per farla breve, secondo AzzeroCO2, Rumiz consumerebbe in totale 3677 KWh, tutto compreso.

Ora, secondo i dati dell’ Energy Information Administration (consistenti con quelli delle altre Agenzie) il consumo annuo pro capite italiano è di circa 41600 KWh. Dunque, stando ad AzzeroCO2, Rumiz consumerebbe meno di un undicesimo della media nazionale: cioè l’Italia potrebbe essere abitata da 700 milioni di persone che vivono come lui!

Il risultato è francamente assurdo anche in virtù della già oggi altissima densità di popolazione. Nonostante Rumiz non abbia l’auto e usi la bici, egli ha pur sempre una casa la cui costruzione ha implicato un consumo energetico e di territorio. Egli cammina e pedala su strade asfaltate la cui manutenzione comporta dei costi energetici da ripartire. Eppoi, prima di mettersi in cura per una settimana, usava la caldaia a gas, comprava l’acqua in bottiglia e le merci del supermercato. Va a comprare persino il pane. Insomma vive abbastanza nella norma. E’ dunque impossibile che il suo impatto totale sia di 3677 KWh. Ergo, AzzeroCO2 ha sbagliato clamorosamente il calcolo sottostimando i suoi consumi: 700 milioni di persone come Rumiz in Italia non ci entrano proprio.

Chissà dove hanno poi pescato il dato sui 9 Kg al giorno di CO2 pro capite. Chiunque conosca l’ABC delle questioni ambientali sa che la media europea di produzione di CO2 è di circa 10 tonnellate annue pro capite, cioè 27 Kg al giorno a persona: dunque la società di Legambiente fa un altro errore pacchiano e sottostima il dato di un fattore tre.

Ma procediamo. La precisione di due cifre decimali con cui si danno le varie quantità di CO2 prodotte è esagerata e metodologicamente scorretta a fronte delle grosse indeterminazioni sui parametri fondamentali necessari al calcolo.

Nella sera del 21 Dicembre Rumiz ha rinunciato a mangiare lo stufato, che pure gli faceva voglia, perché “cucinato col gas”. Quella fettina era la classica pagliuzza a fronte del trave, i 27 Kg di CO2 pro-capite del tutto dimenticati. Ma rimanendo sullo stufato, il “gas” è solo uno dei tasselli del mosaico inquinante. Mentre esso può essere sostituito da qualche pezzetto di legna dopo essersi dotati di una stufa efficiente, è invece l’allevamento stesso del bovino (Rumiz vi fa un veloce riferimento) ad avere un elevato costo energetico. Inoltre si ignorano le emissioni di metano (CH_4) prodotte dal bovino medesimo.

Eppure già nel Novembre 2006, un documentato studio della Food and Agricolture Organization stimava le flatulenze bovine come responsabili del 37% delle emissioni di metano (indotte da attività umane) su scala globale. Trovo così singolare che non esista una società AzzeroCH4 mentre esiste la società AzzeroCO2, per quanto altamente disinformata proprio nel settore che dovrebbe essere di sua competenza. Diciamo, a parziale attenuante, che gli italiani hanno grossi problemi nell’accedere all’informazione tecnico-scientifica internazionale.

Il metano è tutt’altro che “fonte di energia pulita”.
La combustione di CH_4 produce CO2 mentre le stesse attività di estrazione e trasporto del metano comportano emissioni, a volte disastrose, di CH_4 direttamente in atmosfera. Si consideri che una tonnellata di CH_4 ha in atmosfera un potere riscaldante equivalente a circa 24 tonnellate di CO2. Do per scontato che ogni degno ambientalista abbia già rinunciato al metano nei suoi usi domestici a mò di esempio virtuoso. Propongo che si verifichi se gli eco-dem, attualmente emarginati nel dibattito partitico pre-elettorale, siano a casa loro veramente ambientalisti.

Comunque il coraggioso Rumiz merita una simpatica tirata d’orecchi.

Se fosse andato a visitare il sito di AzzeroCO2 avrebbe potuto capire che era incappato in una società di marketing: cliccando su “cittadini” si viene invitati a “calcolare ed azzerare le proprie emissioni”. Si scelga ad esempio di neutralizzare un “viaggio in aereo” composto di “1 tratta” per un “totale di 800kms”. Vi viene imputato un carico di 144 Kg di CO2 e ciò a prescindere dal tipo di aeromobile, dal tipo di pista decollo/atterraggio e dal numero di passeggeri. Ancora una volta si tratta di un conto a spanne. Se però procedete vi verrà addebitato l’ importo relativo che è pari (dicono loro) a 5,04 €.
Tuttavia poiché l'unità minima di acquisto è di 1 credito di emissione, pari a 35 €, questa neutralizzazione avrà comunque il costo di 35 €. Che è (secondo loro) il costo di una tonnellata di CO2.
Potete così sostenere un progetto di “Teleriscaldamento a biomassa in Valtellina”! A questo punto solo un "fesso" inserisce i propri dati e paga. Con questo esempio concreto siamo entrati in pieno nello spirito del Protocollo di Kyoto (che ha by-prodotto anche AzzeroCO2) che avuto finora esiti abbastanza fallimentari.

L’idea di fondo del Protocollo era tanto buona quanto ambiziosa: indurre una consapevolezza internazionale sulla questione ambientale e far pagare di più agli Stati e alle imprese più inquinanti. In concreto però si sono introdotti i “meccanismi flessibili” con i quali i meno virtuosi possono neutralizzare le loro malefatte comprando crediti dai più virtuosi. O fare “progetti buoni” come, ad esempio, in Valtellina. In sostanza si tratta di scappatoie e, su scala internazionale, il meccanismo è di difficile gestione. Anche perché le verifiche della effettiva realizzazione dei progetti virtuosi sono molto spesso dubbie. Il 16 Febbraio ricorre il terzo compleanno dell’entrata in vigore del Protocollo ma sono in molti a pensare che si tratti di un funerale. Osservo che:

1) Il Protocollo, firmato nel 1997, è entrato in vigore grazie alla Russia la quale alla fine ha aderito perché vi ha visto una convenienza. Infatti la riduzione delle emissioni richiesta ai singoli stati viene misurata rispetto al 1990. In quell’anno esisteva ancora l’Unione Sovietica e le sue emissioni inquinanti erano imponenti, poi sono crollate con la destrutturazione del suo apparato industriale e, dal 1997, sono cresciute di nuovo. Dunque prendendo a riferimento il 1990, la Russia risulta oggi molto virtuosa sul piano delle emissioni. Insomma grazie a Kyoto può far qualche affare. Se il riferimento fosse stato il 1997, la Russia non avrebbe aderito. Discorso analogo vale per la Germania che è uno dei perni del Protocollo e che oggi può vantare un’ottima performance rispetto al 1990. Molto meno rispetto al 1997.

2) Sul mercato delle emissioni di CO2, una tonnellata viene quotata oggi 0.01 € mentre due anni fa valeva 27 €. Comunque non si sono mai visti i 35 € voluti da AzzeroCO2. Finchè si trattava di calcolare i consumi di Rumiz, la società di Legambiente tendeva a sottostimare, passando ai quattrini la società tende, con mossa felpata, a sovrastimare.

3) La Borsa è come al solito impietosa e i numeri contano più di tante chiacchiere. Se le quotazioni sono crollate è perché gli Stati Europei, dopo aver firmato il Protocollo, hanno concesso alle loro imprese generose quote di emissione di CO2 e l’intero meccanismo basato sul commercio delle emissioni inquinanti ha perso di credibilità.

4)Accordi internazionali di questa portata implicano migliaia di riunioni e conferenze tra politici e esperti. Tutto ciò avviene in stanze ben riscaldate e illuminate dove ci si reca grazie a molti viaggi e lunghi voli aerei. Si mangia anche molto. Tutto ciò richiede un ampio uso di combustibili fossili. E’ plausibile che il (sicuro) carico inquinante associato alla preparazione di un Protocollo sia paragonabile alla effettiva riduzione di emissioni inquinanti che, in conseguenza di tale Protocollo, si andrà poi (forse) ad ottenere. Al business ambientalista sono poi associate occasioni turistiche sotto forma di Conferenze, magari a Bali o nel Principato di Monaco.

Credo sarebbe bene ridurre la dimensione del caravanserraglio delle Conferenze ambientali. Penso che le informazioni concrete che gli esperti si sono scambiati a Bali avrebbero potuto essere comunicate anche per e-mail o video-conferenza. Stando a casa e rendendosi liberi dal metano a casa loro darebbero il buon esempio.

In conclusione, se uno Stato od una Regione vogliono ridurre il proprio peso inquinante lo possono fare dandosi standards, regolamenti precisi e politiche fiscali rigorose. Senza tanti “meccanismi flessibili”.

Il caso della California, che pure non ha firmato alcun Protocollo di Kyoto, può essere considerato un esempio significativo. Uno Stato decide però di avviarsi lungo una strada ambientalmente sostenibile se i suoi cittadini glielo chiedono: a tal fine è necessario che questi acquisiscano un certo livello di consapevolezza e di istruzione. Considerato il livello medio italiano è dunque auspicabile che Rumiz continui lungo la sua strada virtuosa e che pubblichi altre inchieste. Magari con numeri più corretti. E facendo attenzione a chi interpella.

http://www.heos.it/Attualita_08/0100027.htm

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