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Thursday, July 3, 2008

Università e Ricerca Scientifica: momento molto critico

Ho scritto più volte su questo blog che il basso livello culturale di massa è uno dei motivi chiave dello stato di decadenza italiana. In questo Paese la cultura non è un valore, anzi spesso si riscontra nel popolo una sorta di pregiudizio, di diffidenza diffusa nei confronti di chi opera per produrre cultura. Tale diffidenza va di pari passo con atteggiamenti opposti, anch’essi diffusi, di venerazione a-critica dello scienziato considerato una sorta di stregone e comunque dedito ad attività “strane”, lontane dai bisogni e dalla vita quotidiana della gente. Diffidenza e Venerazione sono due facce della stessa medaglia, una medaglia che è intrisa di disinteresse per tutto ciò che è studio e cultura. Ed infatti la cultura, in particolare quella scientifica, non è mai stata concepita in Italia a livello popolare come necessità fondamentale, come architrave della vita nazionale. Non starò qui a cercare i motivi storici di questo stato di cose ma è solo ovvio e conseguente che anche il mondo politico, nella sua quasi generalità, abbia sempre dato pochissimo peso ai temi della cultura e della ricerca scientifica.

Va peraltro detto che i ricercatori sono in tutto qualche decina di migliaia e dunque il loro peso elettorale è pressoché nullo. Nessuno quindi si è stupito allorquando il Governo precedente, con nonchalance, ha deciso di placare le proteste dei camionisti con quattrini stornati dai finanziamenti alle Università. Dal Cile alla Francia e all’Italia, i camionisti possono paralizzare un Paese, i ricercatori no. Anche perché in genere questi son persone gentili. A volte persino un pò troppo masochiste e remissive per i miei gusti e secondo la mia esperienza. Dunque, ai partiti politici la scienza non interessa e l’Università non viene da essi concepita come settore nevralgico in cui investire risorse pubbliche. Questo stato di cose è poi senz’altro aggravato da pratiche di malcostume diffuse in diversi settori del mondo universitario, dai concorsi truccati con vincitore prestabilito alle carriere folgoranti di tanti emeriti brocchi.

Queste pratiche forniscono il destro e il pretesto a media e mondo politico (che vergine non è) per descrivere l’Accademia come luogo del malaffare e della corruzione generalizzata. Dico subito che questa descrizione/opinione è falsa e che il pezzo di Università che io conosco direttamente è luogo di alta ricerca scientifica internazionale fatta da gente sottopagata rispetto agli standard europei e rispetto alle grandi competenze acquisite in decenni di studi. So però che la percezione dell’Accademia=Postribolo è molto diffusa e si fonde con il pregiudizio popolare anticultura di cui dicevo, innescando una spirale perversa. Il risultato finale è che per la famiglia italiana media l’investimento in istruzione non è considerato molto remunerativo.

La settimana scorsa, una diciannovenne californiana mi raccontava del suo programma di iniziare tra un mese gli studi in un college privato dell’Oregon. Si è ben informata e sente che per la sua formazione quello è il posto giusto. Sa però che l’impegno finanziario per la sua famiglia, benestante ma non straricca, sarà notevole in quanto la tassa annuale è di US$40000. Vitto e alloggio incluso s’intende, ma quarantamila dollari all’anno per un programma di Bachelor che dura 4 anni non sono comunque pochi: neanche per la laboriosa ed istruita famiglia di origine cinese perfettamente integratasi da anni in California. Peraltro anche se si iscrivesse all'Università di Stanford invece di andare nell’Oregon non pagherebbe molto di meno. Dunque si è accordata coi genitori impegnandosi a restituire metà della somma quando inizierà a lavorare. Lei sa, loro sanno che investire in cultura e formazione è cosa buona, giusta e, presto, remunerativa. Finito il Bachelor (che è circa la famosa laurea breve italica) sarà per lei molto alta la probabilità di trovare un buon lavoro, molto ben pagato. Sia chiaro che nessuno negli USA e nel mondo la chiamerà Dottoressa e ciò non accadrà nemmeno se decidesse di proseguire gli studi ed ottenere il Master. Per avere il titolo di Dr. (Dottore), in tutto il mondo bisogna conseguire un Ph.D., cioè un Dottorato di Ricerca. L’unica eccezione è proprio l’Italia, Paese in cui un cretino qualsiasi che ottenga una laurea, breve o lunga, viene socialmente riconosciuto come Dottore. Magari è disoccupato, precario e sottopagato…però è Dottò…l’abuso di titolo fa da pendant allo svilimento sostanziale del percorso formativo standard in un’italietta in cui peraltro i corsi di Dottorato esistono solo da poco più di vent’anni…con le eccezioni di Pisa e Trieste. La ragazza cino-americana era insieme stupita e divertita quando le raccontavo queste cose…. sorrideva anche nel vedere le immagini di Napoli coperta di spazzatura.

Ecco, ho voluto riportare questo fresco esempio perché lo ritengo emblematico del divario italiano nel settore strategico della formazione rispetto non solo agli USA ma a quasi tutti i Paesi OECD (OCSE)…mi ha stimolato a queste riflessioni una recente petizione elaborata dalla Prof. Chiara Petrioli assieme ad altri Docenti del Dip. di Informatica de La Sapienza di Roma.

La trovate all’URL

http://cga.di.uniroma1.it/

e vi invito ad avere pazienza se non riuscite a leggerla al primo click.

L’oggetto della petizione sono i recenti, ennesimi, scandalosi, provvedimenti in materia universitaria contenuti nel Decreto 112 del 25 Giugno 2008. Le petizioni che girano in rete sono generalmente tante e qualcuno potrebbe essere saturo. Questa però è davvero da leggere e sottoscrivere. Proprio perché è inerente alla questione urgente e fondamentale dell’istruzione. Non sono abituato ad intervenire su questioni strettamente salariali e rivendicative. Sottolineo, a scanso di equivoci, che personalmente i provvedimenti del DL non mi cambiano di molto la vita….trovo però ignobile che si vadano a tagliare stipendi a giovani scienziati che prendono 1500€/mese e che a farlo siano politicanti che intascano 25000€/mese (oltre a tutto il resto). Sono contrario in linea di principio agli scatti di anzianità perché credo che i quattrini servano soprattutto quando si è giovani e non quando si sta per andare in tomba. Tra l’altro va premiato il merito e non l’età. Ma questo è un Paese in cui gli Accademici son pagati la metà che in Germania mentre i politicanti son pagati 3 volte più che in Germania. In tale contesto gli scatti sono una piccola parziale integrazioncina a stipendi ridicoli. Mentre i provvedimenti del DL risultano spudorati ed hanno l’unico ovvio, inevitabile risultato di intensificare la fuga, già in atto da tempo, delle teste più fini, intraprendenti e cosmopolite che ancora vivono lungo lo stivale. Molti ci stanno a tempo parziale e qualcuno giustamente in veste di turista. Ancor di più e ancor peggio: è il carattere pubblico del sistema universitario ad essere colpito mortalmente e ciò avviene in un Paese ove, di converso, tanti istituti privati di fatto vendono titoli di studio a ragazzotti analfabeti e mammoni mantenuti da famiglie ricche...quindi anche nel privato siamo lontanti dal college dell'Oregon.

E’ probabile che molti di coloro che leggono queste righe conoscano poco o nulla delle vicende universitarie e del mondo della ricerca italiana anche perché i media riportano poco e male di quel mondo. Spero che queste brevi considerazioni abbiano contribuito a stimolare qualche curiosità e qualche riflessione sulla centralità del tema-cultura per il futuro di un Paese moderno. Credo che Chiara e tanti ricercatori sarebbero contenti di sapere che la loro (nostra) posizione è condivisa dall’opinione pubblica. Anche una firma può essere un gesto significativo. E chissà che qualche buon politico non si ravveda per tempo.

1 comment:

Panteramambo said...

Sì, la situazione è deprimente e la sensazione di malessere penetra inesorabilmente al'interno del nostro ateneo ed anche se noi di fisica siamo in una bella struttura ed abb coccolati ci stiamo accorgendo dell'andazzo: aumento delle tasse di circa 300 euro l'anno senza nessun miglioramento, diminuzione del numero di coordinatori didattici nella facoltà, scarse risorse in laboratorio...
Quest'anno il taglio dei fondi alla nostra facoltà da parte dell'ateneo è stata del 25%. I laboratori non possono più comprare nuovi strumenti e anche il ricambio delle piccole cose diventa un sacrificio.
E' una gara a chi si lamenta di più! Diciamo che non è un ambiente invitante per un giovane che vuole farsi una vita indipendente e un minimo soddisfacente...perché è pur vero che i ricercatori sono pazienti e vivono di poco, ma perché devono essere costretti ad una vita sacrificata e soprattutto senza prospettive? Peccato!
Ma chi me lo fa fare?