Tuesday, April 29, 2008

L' EPILOGO DELLA FARSA e LE PROSPETTIVE

E così Roma si ritrova con un sindaco fascista-sociale mentre gruppetti di teppisti scorrazzano per la città ostentando i loro truci simboli. Si conclude nel peggiore dei modi il capitolo della squallida vicenda politica italiota iniziato nemmeno molto tempo fa con la nascita del Partito Democratico. Con la farsa delle elezioni primarie. Devo dire che, a pelle, il nuovo sindaco di Roma mi risulta persino meno antipatico del suo antagonista.

Era chiaro a chiunque avesse un minimo di sale in zucca che l'operazione PD non aveva alcuna base etico-politica, non vi era dietro alcun disegno di società, alcuna sostanza. Era una semplice operazione di potere con cui i capo-clan miravano a "razionalizzare" lo scenario politico onde garantirsi centralità negli anni a venire. La farsa delle primarie doveva servire a dare una "investitura democratica" al disegno ordito dal gruppetto dirigente. Disegno miope anche dal punto di vista della stretta ingegneria politica. Naturalmente lo stuolo di servi, portaborse ed amministratori locali hanno seguito i capi belando di gioia e cercando di garantirsi un posticino al tepido sole....ed anche tanta brava gente ha creduto ingenuamente che si aprisse "una fase politica nuova" senza riflettere sul fatto che se gli individui son "vecchi" (di idee prima ancora che all' anagrafe) le fasi "nuove" non si aprono. Tre milioni e mezzo di fessacchiotti sono andati a votare, pagando anche 1€, per nulla....per incoronare un leader senza stoffa a cui si contrapponevano, facendo teatrino, due democristiani intellettualmente piatti.
Non si può non confrontare lo spessore politico e intellettuale di questi attuali politicanti iperpagati con quello di personaggi come Ingrao o Berlinguer tanto per fare solo due nomi peraltro centrali fino a non molto tempo fa.

E' evidente che le società cambiano ed anche in fretta....quando viveva Berlinguer Internet non esisteva ed io ebbi il primo indirizzo e-mail nell'anno in cui lui morì. Eppurtuttavia la trasformazione del quadro politico italiano in questi ultimi vent'anni mi pare si sia risolta in una generale involuzione....mentre pezzi di società si sono comunque mossi e spesso anche decisamente in avanti la politica è via via degenerata, "mani pulite" è passato invano e i politicanti si son fatti sempre più corporazione. Il bello è che sembra molto difficile spazzarli via perchè la massa italiota è talmente ignorante che comunque finisce col legittimare la sfera politicante. E la seconda, in fondo, non è che lo specchio della massa medesima.

Per fortuna lo straordinario processo di globalizzazione, reale e virtuale, intensificatosi negli ultimi anni permette a chiunque abbia talento e dinamismo di muoversi nel mondo e di trovare opportunità nei luoghi e nei modi più disparati. Mi sa che, avanti di questo passo, rimarranno in pianta stabile in Italia solo i più stupidi e i più incapaci. Ed andranno a votare, belando, per questo o per quel capo clan.

Mentre i fringuelli sono a loro agio in ampi areali.

Tuesday, April 15, 2008

LA SEMPLIFICAZIONE e IL FLOP dell' EX SINDACO

Dunque non era poi la Legge elettorale responsabile della famosa “instabilità politica”…questa legge ha semplicemente permesso ai capi delle due macro-cosche di scegliere i loro uomini più servi e fedeli e di imporli ai votanti che, ancora in buona parte, li hanno supinamente accettati.

Peraltro non c’erano molte alternative per chi, nonostante tutto, voleva esercitare il proprio diritto di voto. O il PD o il PDL….così era stata posta la questione. Gli altri non contavano. Con una grande eccezione, la Lega Nord, che infatti ha stravinto nella parte più densamente popolata d’Italia, in regioni tanto produttive quanto insoddisfatte. Va detto che Bossi e i dirigenti della Lega Nord conoscono il territorio in cui si muovono e, nonostante la legge elettorale cancelli il voto di preferenza, sanno chi far apparire nelle liste. La gente del Nord è generalmente pragmatica, diversi di loro magari parlano un italiano incerto e non sono intellettualmente molto raffinati. Però vanno al sodo e sanno distinguere il fumo dall’arrosto. Il Nord-Est va girato in bicicletta, nonostante il traffico, per capire come stanno effettivamente le cose. Non basta un giro con un pullman dipinto di verde (dalla eco-colf dell’ ex-sindaco di Roma) ma di fatto inquinante. E non serve nemmeno ficcare a capolista un industrialotto pescato all’ultima ora. Se in quelle zone fossero venute delle proposte concrete per una riqualificazione del territorio e del futuro produttivo la gente le avrebbe valutate. Queste proposte non sono venute perché Veltroni e il suo clan non hanno sale in zucca. E non sanno pedalare. E allora quella gente preferisce votare per chi conosce, parla la loro stessa lingua e qualche soluzione magari brutale la trova.

Le grandi questioni della produzione energetica, delle infrastrutture del futuro e della qualità della vita erano assenti dalla campagna elettorale perché non fanno parte dell’orizzonte culturale dei politicanti italiani, né dunque del PD. Nonostante la presenza nel PD di un paio di pseudo-ambientalisti servi che volevano guadagnarsi un buon stipendio e di fatto hanno sputtanato un’associazione ambientalista che pure conta tante brave ragazze e soci. Molti di loro però hanno fatto un errore: non hanno capito che il loro entusiasmo e le loro passioni rimarranno frustrati se poi si fanno rappresentare da caporioni che sono soltanto dei politicanti intrallazzatori. Non basta agire nel (e per il) proprio nobile circolo locale. Bisogna pensare in modo globale. L’assenza della grande questione ambientale è uno degli elementi più significativi delle elezioni del 2008. E son sicuro che questa questione, posta nel modo giusto, avrebbe interessato molto anche la gente del Nord-Est.

Io l’avevo detto. Ed avevo anche detto che la logica del “votate me sennò vince Berlusconi” era vecchia e sterile. Così è stato. Veltroni ha fatto flop. Ha messo in lista anche delle ciccette (oltre che dei vetero-analfabeti) inseguendo Berlusconi sulla strada della propaganda demagogica e della semplificazione. Ma su quella strada non poteva che perdere perché quell’altro è più bravo. Ed ha perso quasi ovunque, non solo al Nord. Il progettino PD è fallito. Così l’ex-sindaco, amante del cinema ma individuo inconsistente, ha “semplificato”. Tagliandosi le palle ( inattive se la colf in pullman dorme) è tutto più semplice. Secondo me però è meglio avere le palle e dover gestire la complessità che ne consegue. L’unico risultato della fobia semplificatrice è stato quello di far fuori la Sinistra dal suo canto incapace di trovare la bussola e di fare una proposta. Non mi pare che il non essere rappresentati in parlamento sia, in sé, un grosso problema: infatti il parlamento non conta da tempo un fico secco ed è in gran parte ricettacolo di due cosche di sanguisughe comandate da due cupole che decidono per tutti. Ad alcune care persone che non volevano comunque rinunciare a votare dicevo di votar Bertinotti. Solo per la stima della persona e per il valore di testimonianza. Che però non basta (ed infatti io non ho votato perché non avevo tempo da perdere). Non può bastare in un Paese in crisi profonda e dal quale tante delle persone migliori scappano. E magari vi tornano ogni tanto da turisti. Senza votare perché non vedono qui prospettive di qualità.

Saturday, April 5, 2008

URGENTE - LINEA ADSL

Da questa mattina, 5 Aprile 2008, non ho più la linea ADSL.
Senza alcun preavviso è stata staccata. Usufruivo del servizio ADSL Telecom dall'Agosto 2007.
Qualche tempo fa, avevo chiesto ad Infostrada di attivare sulla mia linea telefonica l'offerta Happy Italy con il trasferimento del canone, finora sempre pagato a Telecom.

Tutti gli operatori, sia del 187 Telecom che del 155 Infostrada, mi avevano garantito che era possibile avere la "fonia" con Infostrada e la linea ADSL con Telecom. Nel contratto firmato che ho inviato ad Infostrada sceglievo dunque questa opzione.

Stamani, dopo essermi accorto che la linea ADSL era stata disattivata, ho chiesto lumi. L'operatrice di Infostrada ha raccolto la mia segnalazione e mi ha assicurato che Telecom ha torto in quanto ha violato un accordo intercorso tra i due gestori secondo il quale fonia e ADSL sono separate.

Viceversa l'operatrice Telecom dice che è Infostrada ad avere torto in quanto il passaggio del canone ad Infostrada implica il decadimento della linea ADSL. La signora Grazia di Torino (Telecom) che mi ha appena telefonato ha inizialmente affermato che il distacco dell'ADSL è avvenuto in "automatico". Si è poi corretta ed ha ammesso di aver detto una bugia: qualcheduno ha ovviamente staccato la linea ADSL che era funzionante fino alle 10.00 circa. Le informazioni datemi dalla bugiardona signora Grazia contraddicono comunque quelle datemi dagli altri operatori Telecom, suoi colleghi, fino a qualche giorno fa.

Evidentemente uno dei due gestori ha torto ed uno ha ragione. Si tratta ora di stabilire chi. Lunedì chiederò l'intervento di Altroconsumo. Intanto sono senza linea.

Per inciso noto che tutti gli operatori si presentano solo col nome e senza cognome...Mario, Lucia...rifiutano di dire chi sono secondo una tipica consuetudo italo-omertosa...non è dunque possibile inchiodarli alle loro responsabilità...
ognuno dice quel cavolo che vuole impuneemente...è poi anche interessante la foga con cui questi dipendenti difendono ovinamente l'azienda che da loro da mangiare...gli schiavi si identificano con le decisioni dei loro padroni senza riflettere se queste siano giuste o sbagliate. Italo-cervelli all'ammasso.

ANCHE LA CASELLA DI POSTA SU "ALICE.IT" RISULTA DISATTIVATA !!
PREGO SCRIVERE A : zoli.marco@libero.it

Saturday, March 29, 2008

1. Regalo alle ambientaliste....

Regalo (nel post che segue) alle amiche e agli amici di Legambiente un bellissimo itinerario da fare in bici o a piedi.


Il regalo è sia per coloro che sono ancora iscritti all'associazione, sia per coloro che non hanno rinnovato l'iscrizione onde non farsi strumentalizzare da capi politicanti che, come avevo previsto, si sono ben collocati a vari livelli in liste PD....i furbacchioni raccontano che loro "contaminerebbero la politica" portando in essa i "valori dell'ambientalismo"....naturalmente a queste frottole credono oramai in pochi....è successo invece che anche in questa penosa campagna elettorale, le grandi questioni ambientali e scientifiche siano state dimenticate: come era prevedibile. Gli eco-politicanti sono invece stati da tempo "contaminati dalla politica" e dalla correlata logica dell'intrallazzo (di cui ho già dato abbondanti prove). Vedo molti tipi non onesti dunque non credibili sul piano individuale, che è quello che conta. E intanto l'Italietta affonda, perde prestigio internazionale, si trova qua e là sommersa da rifiuti.... si impoverisce pure. Mentre la classe politica pensa a garantirsi un ottimo stipendio ( di molto superiore a quello dei loro colleghi europei) per gli anni a venire continuando a lanciar proclami con lo scopo di infinocchiare il popolo e farsi votare.
E' un fatto che, in questa fase storica e in questo Paese, la democrazia vive non "grazie al sistema dei partiti" (come fu in passato) ma nonostante esso sistema esista.

Il 13 Aprile dunque l' ambientalista serio/a
a) si fa una buona colazione con yoghurt, spezie e verdure sane,
b) si fa un bel giro in bicicletta,
c) trapianta pomodori e melanzane se già non lo ha fatto,
d) ristruttura il proprio impianto termico per rendersi libero/a dal metano se ancora disgraziatamente dipende da esso,
e) passa qualche ora a studiare...eventualmente fringuella un pochino.

Il 14 Aprile continua il suo lavoro e fa più o meno lo stesso.....andare a votare significa legittimare un sistema coperto dal discredito. E comunque il Parlamento, che peraltro conta poco, è già stato de facto composto dai signori che hanno formato le liste cooptando la massa dei più servi ed inserendo qualche fiorellino all'occhiello avente funzione di specchietto per le allodole.

2....Un pezzo di Sicilia da scoprire in Bicicletta

Nella Sicilia meridionale, le straordinarie falesie che sovrastano la spiaggia di Eraclea Minoa contengono giganteschi depositi di cristalli di gesso risalenti a circa 5.5 milioni di anni fa, epoca in cui il Mar Mediterraneo evaporò a causa della chiusura del collegamento con l’Atlantico probabilmente determinata dal sollevamento dell’attuale penisola iberica e dell’Africa settentrionale [1] e dalla loro conseguente collisione. Mi trovavo tre anni fa su quella magnifica spiaggia vicina alle foci del fiume Platani e da lì decisi di proseguire il mio viaggio in bicicletta risalendo la valle del fiume, verso il cuore della Sicilia occidentale. Scoprii così lentamente un pezzo dei Monti Sicani, territorio di rara bellezza e di grande interesse sia storico-archeologico che geologico-ambientale. Il paesaggio agrario e i pascoli lasciano spesso il posto all’ambiente naturale della macchia mediterranea che, perlomeno nelle zone di bassa quota, presenta boscaglie di leccio e corbezzolo arricchite da un sottobosco di pungitopi, biancospini, prugnoli e gustosi asparagi. I popolamenti arborei artificiali sono costituiti principalmente da conifere ma si incontrano spesso anche gli eucalipti i quali però, assorbendo grandi quantità d’acqua, risultano funzionali solo in zone umide e paludose o alle altitudini più elevate. Raggiunsi Sant’Angelo Muxaro, arroccato in posizione strategica su di una collina di gesso cristallino lungo le cui pareti furono ritrovate, già a partire dal ‘700, diverse tombe di forma rotonda (tholos) con preziosi reperti oggi custoditi nei musei archeologici siciliani ed al British Museum di Londra. Le tombe monumentali, rinvenute negli anni trenta del secolo scorso, sono considerate le più importanti di Sicilia. Qui aveva sede Kamikos, la città fortezza del popolo Sicano considerato indigeno, almeno nel senso che esso ha costituito la più antica società strutturata di cui si hanno tracce in Sicilia. Le rocce gessose del colle di Sant’Angelo Muxaro, depositatesi in seguito al prosciugamento del Mediterraneo, hanno subito nel tempo l’azione solvente dell’acqua che ha creato fenomeni e paesaggi carsici di grande rilevanza speleologica. Qui fui introdotto alla speleologia dagli appassionati e competenti fondatori dell’Associazione Val di Kam [2] peraltro impegnata da anni nella promozione di attività economiche e di un turismo qualificato che arrechi vero beneficio alla popolazione locale.

Sono tornato quest’anno nei Monti Sicani ed ho apprezzato ancora una volta il senso dell’ospitalità e il forte legame alle tradizioni che anima le genti di questo territorio, per sua fortuna non colpito dal virus del turismo di massa. A San Biagio Platani ho visto giovani e meno giovani che lavoravano da settimane nella preparazione degli artistici addobbi per la secolare festa degli Archi di Pasqua sotto i quali avviene l’incontro tra Gesù risorto e la Madonna. Più a nord, non distante dalle sorgenti del Platani e a circa 1000 metri di altitudine, ho visitato l’Eremo di santa Rosalia alla Quisquina, costruito verso la fine del 1600 attorno alla grotta in cui la signora, quattro secoli e mezzo prima, aveva vissuto da eremita. E’ un complesso di grande valore architettonico che va visitato possibilmente non d’estate onde evitare le folle vocianti e poter cogliere l’intensa spiritualità del luogo. E’ gestito dalla Cooperativa la Quercia Grande [3], anch’essa sorta per promuovere servizi di un turismo rurale che, oltre ad essere non invasivo, risulta piacevole ed economico. L’Eremo è situato nella Riserva Naturale Orientata « Monte Cammarata », Sito di Importanza Comunitaria che copre circa 2000 ha tra i comuni di Cammarata, San Giovanni Gemini e Santo Stefano Quisquina. Col prezioso accompagnamento del personale dell’ Associazione Oros [4], ho visitato questa Riserva al cui interno si trova il Vivaio Filici [5] gestito dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana e specializzato nella produzione di conifere, latifoglie e varie specie mediterranee tra le quali il carrubo. Cito questa longeva pianta [6], originaria del mediterraneo orientale e sin dai tempi remoti parte integrante del paesaggio siciliano, perché mi sembra oggi ingiustamente trascurata e, in Italia, spesso incredibilmente sconosciuta. Credo che i Vivai forestali abbiano un ruolo fondamentale nel preservare e trasmettere una autentica cultura ambientale che peraltro costituisce premessa per lo sviluppo di attività economiche (e turistiche) di alto valore produttivo. Sarebbe forse opportuno che gli Enti pubblici preposti finanziassero a dovere queste strutture.

I Monti Sicani comprendono anche la valle del fiume Magazzolo e la valle del Sosio con gli interessanti borghi di Palazzo Adriano, sede di un’antico casale abitato da comunità albanesi di rito greco, e Prizzi, nella cui struttura urbanistica e territoriale sono evidenti i segni del prospero periodo di presenza araba in Sicilia.

Ho voluto evidenziare solo alcuni elementi caratteristici di questo territorio che di certo non appartiene ai circuiti del turismo canonico ma che può offrire al viaggiatore indipendente una messe impressionante di stimoli e suggestioni. Non ho accennato alla ricchezza gastronomica della zona e alla genuinità dei sapori che pure costituiranno un’esperienza indimenticabile nonchè parte essenziale di un vero viaggio, a piedi o in bici, nell’entroterra della Sicilia occidentale [7].


[1] Svend Duggen et al. Nature vol. 422, pg. 602 (2003). DOI:10.1038/nature01553

[2] http://www.valdikam.it

[3] http://www.quisquina.com - http://www.sicilianascosta.it/

[4] http://www.oros-sicilia.it/

[5] Agli amanti della botanica consiglio una chiacchierata col sig. Vincenzo Alongi, Istruttore

tecnico forestale, responsabile del Vivaio.

[6] E’ una pianta a sessi separati la quale però mantiene astutamente un certo numero di fiori

ermafroditi onde garantirsi una possibilità di riproduzione in più. I suoi frutti, noti nel nord

Europa come “pane di San Giovanni”, sono privi di glutine, ricchi di fibre, di vitamine e di

calcio, potassio e manganese. E’ mangiato tradizionalmente durante la festa ebraica di Tu

Bishvat, il Capodanno degli Alberi. I suoi semi, in virtù del loro presunto peso uniforme,

venivano usati come unità di massa (carato) per pesare oro e pietre preziose.

.[7] I Monti Sicani sono facilmente raggiungibili in treno (con trasporto bici). Sulla linea Palermo-

Agrigento, le stazioni di riferimento sono: 1) Acquaviva-Casteltermini, 2) Cammarata-San

Giovanni Gemini.

Quanto ai pernottamenti, oltre alle forme di “albergo diffuso” offerte da Val di Kam e Quercia

Grande, segnalo con piacere Poggio Belvedere (San Giovanni Gemini -

http://www.poggiobelvedere-sicilia.it) in quanto è una struttura accogliente ed autosufficiente

da un punto di vista termico (riscaldamento a biomasse), dunque costruita usando il cervello.

In bellissima posizione si trova poi, nei pressi di Cammarata, l’attraente agriturismo Luci di

Luna.

Purtroppo esistono anche strutture ricettive costruite in stile pacchiano, pompose ed energivore.

Capita che questi assurdi termodinamici siano stati co-finanziati con quattrini pubblici: trattasi

di classici investimenti improduttivi. Il turista intelligente pernotterà in strutture intelligenti e

lascerà vuote quelle energivore.

A Cammarata, in Contrada Gilferraro, consiglio una visita all’Azienda Agricola Barno-Lo

Scrudato (tel 0922 909593), fondata e gestita da persone che amano davvero gli animali. Tra le

altre cose qui viene prodotto il superbo latte d’asina di razza ragusana.

A San Giovanni Gemini c’è una gemma: le creazioni artistiche di zucchero della famosa

Pasticceria Virga - http://www.pasticceriavirga.it

FOTO in:

http://www.ecostiera.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1614&Itemid=52&sectionid=34&idvis=1

1) Palazzo Adriano: la piazza resa famosa dal film “Nuovo Cinema Paradiso”

2) Capre Girgentane nell’Azienda Agricola Barno-Lo Scrudato

3) Sant’Angelo Muxaro

4) Al caseificio di Sant’Angelo Muxaro

5) Lo storico panificio di Sant’Angelo Muxaro

6) San Biagio Platani: decorazioni per la festa degli Archi


Friday, March 28, 2008

Le Buone Pratiche degli Pseudo-Ambientalisti

Gentile Direttore,

Le scrivo in merito ad una questione di “buona pratica e metodologia” ambientalista. Considerata l’importanza via via crescente dei temi ambientali, spero che queste righe possano interessarla.

Esiste un’associazione, Legambiente, nota per conferire premi e stilare classifiche su di una miriade di temi di carattere ambientale. Si va dal “Premio Ecosistema Bambino” al “Premio Innovazione Amica dell’Ambiente”, dal “Premio Cinemambiente” al “Premio al Comune Riciclone”, dalla “Classifica sugli Ecosistemi Urbani” alla “Classifica delle Spiagge Blu” e così via…. nei prossimi giorni partirà la “campagna Kyoto anch’io” che Legambiente organizza in collaborazione con Edison per “premiare” la scuola più ecoefficiente.

Vorrei sottolineare che queste graduatorie di Legambiente vengono stilate, spesso e volentieri, secondo criteri discutibili o, per meglio dire, d’interesse politico-economico. Questo è consistente con la "politica di vicinanza alle aziende" tipica dell'associazione. Non è poi un caso se, tra le inserzioni pubblicitarie che riempiono le pagine del mensile LaNuovaEcologia, troviamo persino quella di ENI nota per il suo storico e genuino impegno ambientalista. Con cognizione di causa, aggiungo che nella gestione dei Premi a volte si ricorre alla truffa bella e buona....in sintesi, si premiano tra loro! La verità è che tale associazione, nata oltre vent’anni fa, sulla base dei valori dell’ambientalismo scientifico si è poi trasformata in formazione partitica. Recentemente è diventata verde foglia di fico del Partito Democratico. Senza dar giudizi in proposito, noto che ciò sta creando non poco malumore tra tanti bravi e onesti ambientalisti che ancora operano nella base dell’associazione. Peraltro le grandi questioni ambientali sono assenti dalla presente campagna elettorale, tanto banale quanto provinciale, in sintonia con lo stato di decadenza dell' Italietta. I capi di Legambiente cercano di posizionarsi nelle liste per garantirsi un buon stipendio e non vogliono disturbare il loro astuto leader con....spinose questioni da ambientalisti! Naturalmente i capi dicono che loro "contaminano la politica" e si attribuiscono così una funzione virtuosa. Che però non esiste. Anzi, gli eco-furbacchioni vengono "contaminati da la politica".

E’ comunque un fatto che i nomi storici dell’ambientalismo scientifico, se ancora in vita, non si occupano più delle vicende quotidiane di Legambiente mentre il personale che, in concreto, ne gestisce le varie iniziative è del tutto sprovvisto di conoscenze scientifiche, anche delle più semplici. A titolo di esempio, nel mio blog sono riportate le URL di alcuni miei recenti contributi su di un interessante settimanale di scienza e cultura e su di un quotidiano online di Amalfi: si racconta di come un suo collega, un bravo giornalista de La Repubblica, sia rimasto vittima dell’ignoranza di una società di Legambiente….evidenzio peraltro alcuni dei limiti del Protocollo di Kyoto….credo sia opportuno spiegare perchè quel Protocollo sta fallendo e sarebbe bello spiegare perché Legambiente collabora sempre così strettamente con industrie tanto danarose quanto generose.

Direttore, sono convinto che il suo ruolo sia essenziale: un' informazione corretta fa sempre e solo del bene.
Cordiali saluti


Marco Zoli

Thursday, March 6, 2008

IL COMPOST DI LEGAMBIENTE A RADIO3SCIENZA

Gentile Dr. Pagan,

ascolto spesso con interesse la vostra trasmissione Radio3scienza e so che è molto seguita anche negli ambienti scientifici.
Stamani lei ha trattato il tema "Rifiuti e Compostaggio" in presenza di due esperti, uno dei quali è il "responsabile scientifico di Legambiente". Almeno, così è stato presentato. Alla domanda di un ascoltatore relativa alla possibilità di "poter gettare anche le ossa nel compost" ho sentito l'esperto di Legambiente dare risposta affermativa (e mi pare poi che il secondo esperto, per quanto molto più preparato del primo, lo abbia seguito): sì, si può fare, è stato detto!

Questa questione è in realtà delicata e consigli di questo tipo mi sembrano davvero inopportuni. Visto che produco il compost per l'orto da tanti anni vorrei dire la mia. A suo tempo mi ero un pochino informato... Ora, è opinione generale che le ossa NON vadano gettate nel compost sia perchè il loro tempo di decomposizione è molto lungo sia perchè (e questo è buon senso) attirano i topi ed altri animaletti...queste son cose che conosce qualsiasi contadino (mentre l'"esperto di Legambiente" evidentemente non si è mai fatto un orto nè un pochino di compost).

Inoltre mi pare che vi siano anche motivazioni più strettamente scientifiche legate alla possibile emissione di tossine in fase di decomposizione di resti animali. Queste sono cose che vanno approfondite per bene e lascierei la parola a veri esperti del settore....

In generale ho trovato assolutamente banali e inadeguate le risposte dello "scienziato" di Legambiente sig. Ciafani (il quale peraltro si esprimeva in un italiano
molto incerto)...questo oramai capita assai di frequente quando Legambiente viene interpellata: è un fatto arcinoto che l'associazione ha perso del tutto il "peso scientifico" che aveva 15-20 anni fa.

E' evidente che questi "esperti di Legambiente" non sono adeguati all'alto profilo di Radio3Scienza, programma noto per il suo serio lavoro di divulgazione scientifica.

Qui di seguito le elenco alcune utili URL in materia di compostaggio... tante altre sono in rete ove naturalmente, come ben sa, bisogna sempre filtrare: ci sono molte tossine...

Cordiali saluti
Marco Zoli

http://www.lugano.ch/GetPDF.cfm?iddoc=D4833FD14C893DC6C1257076002B66B5&pdf_name=Compostaggio.pdf

http://www.compostguide.com/

http://www.organicauthority.com/organic-gardening/organic-gardening/a-simple-organic-compost-recipe.html

Monday, February 25, 2008

Sul business ambientalista....e l'Eco-Ignoranza

L'articolo in pdf è pubblicato su:

http://www.heos.it/ n.7 del 22 Febbraio 2008 Chi lo vuole può chiedermelo.

ALICE.IT E' POCO AFFIDABILE...

PER SICUREZZA PREGO INVIARE EVENTUALI COMMENTI ANCHE A : zoli.marco@libero.it

Friday, February 15, 2008

Il Protocollo di Kyoto e le Emissioni di Rumiz....

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Il 28 dicembre 2007, il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un’inchiesta, a firma di Paolo Rumiz, “Vivere a Emissioni Zero”, che ha avuto un’eco notevole nel mondo dell’ambientalismo.

Per una settimana Rumiz ha deciso di vivere virtuosamente, facendo quantificare dagli esperti di una società di Legambiente il carico di emissioni di biossido di carbonio (CO2) associato ad ogni sua azione quotidiana. Solo che i calcoli fatti dalla società specializzata in “progetti che utilizzano fonti rinnovabili” erano sbagliati. Ecco che abbiamo rifatto i conteggi.

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In questi giorni, si celebra l’anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto ( il 16 febbraio 2005), e dunque il tema sollevato da Rumiz è di grande attualità. Non condivido del tutto il messaggio monacal-austero trasmesso dall’inchiesta: credo non possa essere vincente mentre so che si può vivere molto bene inquinando molto poco. A tal fine è necessario usare tecnologia e cervello. Comunque ho apprezzato lo spirito del suo lavoro focalizzato sul tema della responsabilità individuale e della consapevolezza ambientale. Purtroppo Rumiz si è fatto ingannare dal “nome trasparente”, AzzeroCO2, della società di Legambiente che gli ha sbagliato tutti i conti.

Per pura coincidenza ho avuto in mano quel giorno la copia cartacea del quotidiano: da essa, ancor più che dall’articolo elettronico, traspare il giusto desiderio di Rumiz di entrare nei dettagli e di misurare il CO2 effettivamente prodotto: le pagine centrali del quotidiano contenevano riquadri con numeri precisi relativi ai chili di CO2 giornalmente prodotti (non “consumati” come scritto erroneamente nei titoli del quotidiano).

Gli esperti, dopo aver frugato nella privacy di Rumiz, arrivano alla conclusione che il suo consumo energetico totale ammonta a 2427 KWh annui. Tale cifra indurrebbe una produzione di 4.32 Kg di CO2 al giorno, meno della metà della media europea che sarebbe di 9 Kg al giorno pro capite.

Questi sono i dati fondamentali su cui si regge l’intero ragionamento quantitativo di Rumiz. Egli aggiunge subito dopo che in quel computo del CO2 non è compreso il peso inquinante dovuto ai trasporti. La frase è mal scritta e comunque contraddice l’affermazione precedente. Ma soprassediamo: aggiungerò io, a quei 2427 KWh, il peso energetico dovuto ai trasporti che è in generale rilevante. In Italia si stima che il settore trasporti assorba oggi il 34% del consumo totale di energia primaria. Tale percentuale va dunque mantenuta nel calcolo dei consumi pro-capite. Per farla breve, secondo AzzeroCO2, Rumiz consumerebbe in totale 3677 KWh, tutto compreso.

Ora, secondo i dati dell’ Energy Information Administration (consistenti con quelli delle altre Agenzie) il consumo annuo pro capite italiano è di circa 41600 KWh. Dunque, stando ad AzzeroCO2, Rumiz consumerebbe meno di un undicesimo della media nazionale: cioè l’Italia potrebbe essere abitata da 700 milioni di persone che vivono come lui!

Il risultato è francamente assurdo anche in virtù della già oggi altissima densità di popolazione. Nonostante Rumiz non abbia l’auto e usi la bici, egli ha pur sempre una casa la cui costruzione ha implicato un consumo energetico e di territorio. Egli cammina e pedala su strade asfaltate la cui manutenzione comporta dei costi energetici da ripartire. Eppoi, prima di mettersi in cura per una settimana, usava la caldaia a gas, comprava l’acqua in bottiglia e le merci del supermercato. Va a comprare persino il pane. Insomma vive abbastanza nella norma. E’ dunque impossibile che il suo impatto totale sia di 3677 KWh. Ergo, AzzeroCO2 ha sbagliato clamorosamente il calcolo sottostimando i suoi consumi: 700 milioni di persone come Rumiz in Italia non ci entrano proprio.

Chissà dove hanno poi pescato il dato sui 9 Kg al giorno di CO2 pro capite. Chiunque conosca l’ABC delle questioni ambientali sa che la media europea di produzione di CO2 è di circa 10 tonnellate annue pro capite, cioè 27 Kg al giorno a persona: dunque la società di Legambiente fa un altro errore pacchiano e sottostima il dato di un fattore tre.

Ma procediamo. La precisione di due cifre decimali con cui si danno le varie quantità di CO2 prodotte è esagerata e metodologicamente scorretta a fronte delle grosse indeterminazioni sui parametri fondamentali necessari al calcolo.

Nella sera del 21 Dicembre Rumiz ha rinunciato a mangiare lo stufato, che pure gli faceva voglia, perché “cucinato col gas”. Quella fettina era la classica pagliuzza a fronte del trave, i 27 Kg di CO2 pro-capite del tutto dimenticati. Ma rimanendo sullo stufato, il “gas” è solo uno dei tasselli del mosaico inquinante. Mentre esso può essere sostituito da qualche pezzetto di legna dopo essersi dotati di una stufa efficiente, è invece l’allevamento stesso del bovino (Rumiz vi fa un veloce riferimento) ad avere un elevato costo energetico. Inoltre si ignorano le emissioni di metano (CH_4) prodotte dal bovino medesimo.

Eppure già nel Novembre 2006, un documentato studio della Food and Agricolture Organization stimava le flatulenze bovine come responsabili del 37% delle emissioni di metano (indotte da attività umane) su scala globale. Trovo così singolare che non esista una società AzzeroCH4 mentre esiste la società AzzeroCO2, per quanto altamente disinformata proprio nel settore che dovrebbe essere di sua competenza. Diciamo, a parziale attenuante, che gli italiani hanno grossi problemi nell’accedere all’informazione tecnico-scientifica internazionale.

Il metano è tutt’altro che “fonte di energia pulita”.
La combustione di CH_4 produce CO2 mentre le stesse attività di estrazione e trasporto del metano comportano emissioni, a volte disastrose, di CH_4 direttamente in atmosfera. Si consideri che una tonnellata di CH_4 ha in atmosfera un potere riscaldante equivalente a circa 24 tonnellate di CO2. Do per scontato che ogni degno ambientalista abbia già rinunciato al metano nei suoi usi domestici a mò di esempio virtuoso. Propongo che si verifichi se gli eco-dem, attualmente emarginati nel dibattito partitico pre-elettorale, siano a casa loro veramente ambientalisti.

Comunque il coraggioso Rumiz merita una simpatica tirata d’orecchi.

Se fosse andato a visitare il sito di AzzeroCO2 avrebbe potuto capire che era incappato in una società di marketing: cliccando su “cittadini” si viene invitati a “calcolare ed azzerare le proprie emissioni”. Si scelga ad esempio di neutralizzare un “viaggio in aereo” composto di “1 tratta” per un “totale di 800kms”. Vi viene imputato un carico di 144 Kg di CO2 e ciò a prescindere dal tipo di aeromobile, dal tipo di pista decollo/atterraggio e dal numero di passeggeri. Ancora una volta si tratta di un conto a spanne. Se però procedete vi verrà addebitato l’ importo relativo che è pari (dicono loro) a 5,04 €.
Tuttavia poiché l'unità minima di acquisto è di 1 credito di emissione, pari a 35 €, questa neutralizzazione avrà comunque il costo di 35 €. Che è (secondo loro) il costo di una tonnellata di CO2.
Potete così sostenere un progetto di “Teleriscaldamento a biomassa in Valtellina”! A questo punto solo un "fesso" inserisce i propri dati e paga. Con questo esempio concreto siamo entrati in pieno nello spirito del Protocollo di Kyoto (che ha by-prodotto anche AzzeroCO2) che avuto finora esiti abbastanza fallimentari.

L’idea di fondo del Protocollo era tanto buona quanto ambiziosa: indurre una consapevolezza internazionale sulla questione ambientale e far pagare di più agli Stati e alle imprese più inquinanti. In concreto però si sono introdotti i “meccanismi flessibili” con i quali i meno virtuosi possono neutralizzare le loro malefatte comprando crediti dai più virtuosi. O fare “progetti buoni” come, ad esempio, in Valtellina. In sostanza si tratta di scappatoie e, su scala internazionale, il meccanismo è di difficile gestione. Anche perché le verifiche della effettiva realizzazione dei progetti virtuosi sono molto spesso dubbie. Il 16 Febbraio ricorre il terzo compleanno dell’entrata in vigore del Protocollo ma sono in molti a pensare che si tratti di un funerale. Osservo che:

1) Il Protocollo, firmato nel 1997, è entrato in vigore grazie alla Russia la quale alla fine ha aderito perché vi ha visto una convenienza. Infatti la riduzione delle emissioni richiesta ai singoli stati viene misurata rispetto al 1990. In quell’anno esisteva ancora l’Unione Sovietica e le sue emissioni inquinanti erano imponenti, poi sono crollate con la destrutturazione del suo apparato industriale e, dal 1997, sono cresciute di nuovo. Dunque prendendo a riferimento il 1990, la Russia risulta oggi molto virtuosa sul piano delle emissioni. Insomma grazie a Kyoto può far qualche affare. Se il riferimento fosse stato il 1997, la Russia non avrebbe aderito. Discorso analogo vale per la Germania che è uno dei perni del Protocollo e che oggi può vantare un’ottima performance rispetto al 1990. Molto meno rispetto al 1997.

2) Sul mercato delle emissioni di CO2, una tonnellata viene quotata oggi 0.01 € mentre due anni fa valeva 27 €. Comunque non si sono mai visti i 35 € voluti da AzzeroCO2. Finchè si trattava di calcolare i consumi di Rumiz, la società di Legambiente tendeva a sottostimare, passando ai quattrini la società tende, con mossa felpata, a sovrastimare.

3) La Borsa è come al solito impietosa e i numeri contano più di tante chiacchiere. Se le quotazioni sono crollate è perché gli Stati Europei, dopo aver firmato il Protocollo, hanno concesso alle loro imprese generose quote di emissione di CO2 e l’intero meccanismo basato sul commercio delle emissioni inquinanti ha perso di credibilità.

4)Accordi internazionali di questa portata implicano migliaia di riunioni e conferenze tra politici e esperti. Tutto ciò avviene in stanze ben riscaldate e illuminate dove ci si reca grazie a molti viaggi e lunghi voli aerei. Si mangia anche molto. Tutto ciò richiede un ampio uso di combustibili fossili. E’ plausibile che il (sicuro) carico inquinante associato alla preparazione di un Protocollo sia paragonabile alla effettiva riduzione di emissioni inquinanti che, in conseguenza di tale Protocollo, si andrà poi (forse) ad ottenere. Al business ambientalista sono poi associate occasioni turistiche sotto forma di Conferenze, magari a Bali o nel Principato di Monaco.

Credo sarebbe bene ridurre la dimensione del caravanserraglio delle Conferenze ambientali. Penso che le informazioni concrete che gli esperti si sono scambiati a Bali avrebbero potuto essere comunicate anche per e-mail o video-conferenza. Stando a casa e rendendosi liberi dal metano a casa loro darebbero il buon esempio.

In conclusione, se uno Stato od una Regione vogliono ridurre il proprio peso inquinante lo possono fare dandosi standards, regolamenti precisi e politiche fiscali rigorose. Senza tanti “meccanismi flessibili”.

Il caso della California, che pure non ha firmato alcun Protocollo di Kyoto, può essere considerato un esempio significativo. Uno Stato decide però di avviarsi lungo una strada ambientalmente sostenibile se i suoi cittadini glielo chiedono: a tal fine è necessario che questi acquisiscano un certo livello di consapevolezza e di istruzione. Considerato il livello medio italiano è dunque auspicabile che Rumiz continui lungo la sua strada virtuosa e che pubblichi altre inchieste. Magari con numeri più corretti. E facendo attenzione a chi interpella.

http://www.heos.it/Attualita_08/0100027.htm

...Le balle di Legambiente e la colf di Veltroni

So che nei circoli di Legambiente sparsi per l'Italia ci sono brave persone impegnate a difendere con passione il loro territorio. Per tante ragazze e ragazzi, ritrovarsi alla domenica per ripulire una spiaggia o una strada, od anche soltanto per fare una escursione, è un motivo gratificante ed aggregante. Riunirsi sotto le bandiere del Cigno, sentirsi parte di una organizzazione, rafforza un senso di identità e di appartenenza....sono in tanti ad aver bisogno della dimensione gruppale. Purtroppo però molte e molti di loro (che formano la base) non si rendono immediatamente conto che tutto quell' entusiasmo serve ai vertici dell'organizzazione per poter "pesare politicamente" o meglio, per fare una bella carriera partitica personale. Naturalmente ogni iscritta/o, una volta capita l'antifona, ha il diritto di non farsi più usare da personaggi perlomeno ambigui...Legambiente era nata oltre vent'anni fa sulla base dei valori dell'ambientalismo scientifico...ora a me sembra che abbiano finito col prevalere i valori del quattrino...di certo, di scientifico, è rimasto ben poco. Come ho dimostrato più volte! Per poter poi sperare di azzerare domani la CO2 bisogna innanzitutto ridurre oggi l'analfabetismo...e strigliare i politicanti.

Intanto sono partiti i pullman di Veltroni. Il mini-furbacchione Realacci gliene ha dipinto uno di verde ed annuncia, in stile Kyoto, che «le emissioni prodotte (dai pullman) saranno azzerate dalla riforestazione di alcune zone della penisola».

Naturalmente a queste promesse e all'efficacia dell'azione ci crede solo un cretino...fatto sta che il gran-furbacchione Veltroni si è accordato con DiPietro, il quale non mi sembra molto ambientalista ma che porta più voti di Realacci...questi deve dunque dimostrare in tutti modi al capo di essere una brava colf: il pullman sarà senz'altro pulito e confortevole!

Ma non si accorgono di quanto sono ridicoli? La loro fortuna è senz'altro legata all'alto tasso di analfabetismo di massa....chi non capisce niente può ancora credere a quello che dicono.

Monday, February 11, 2008

Sezione Economia in Ecostiera.it

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http://www.ecostiera.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1468&Itemid=52&sectionid=33&idvis=1

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Qualche settimana fa il petrolio ha raggiunto la soglia dei “100 dollari al barile” e la notizia ha suscitato una valanga di preoccupate reazioni in Italia e nel mondo. Una gran massa di politici e commentatori per lo più disinformati ha voluto dire la sua.

Negli ultimi anni ho verificato più volte nel corso di vari incontri che la stragrande maggioranza degli italiani (e limitiamoci a questi) non sa cosa sia un “barile”. In tali condizioni è difficile stabilire se il prezzo del petrolio è alto o basso. Stabilito che “1 barile =159 litri” , ne deduciamo che un litro di petrolio costa oggi circa 0.44 Euro: nessuna bibita gassata credo sia tanto economica.

Quand’anche il petrolio dovesse raggiungere i “200 dollari al barile”, il suo costo per litro rimarrebbe comunque inferiore a quello del succo di frutta, della birra o del Tavernello. Ma il valore reale di questo straordinario liquido (formatosi 150 milioni di anni fa e disponibile solo in alcune zone della Terra ad una profondità che oscilla dai due ai cinque kms circa) può essere stimato oggettivamente solo sulla base della quantità di energia in esso contenuta.

Va detto allora che un litro di petrolio contiene circa 11KWh di energia e ciò corrisponde grosso modo a “diecimila chilo calorie”. E' l’energia sufficiente ad alimentare un robusto essere umano per oltre tre giorni! Dunque, se il petrolio fosse commestibile, con 44 centesimi di euro ognuno di noi potrebbe vivere più di tre giorni. Il paradosso prova in modo inconfutabile che il petrolio è ancora terribilmente economico con buona pace della massa di agitati strilloni.

E’ evidente che il vero problema non sta nel “petrolio in sé” bensì nell’incapacità delle società umane di gestire con parsimonia il loro rapporto con questo (ed anche con gli altri) combustibile di origine fossile, rapporto iniziato nel 1859 con la trivellazione in Pennsylvania del primo pozzo.

Da allora vari e complessi fattori hanno concorso a determinare il prezzo del duttile liquido diventato sempre più indispensabile alle economie mondiali nel corso del ‘900 anche in virtù dello sviluppo dell’industria automobilistica. Ed infatti la storia di quest’ultima si intrecciò ben presto con quella delle compagnie petrolifere: già negli anni ’20, General Motors cominciò a minare il sistema di trasporto pubblico elettrico a New York. La medesima politica di distruzione proseguì poi nei due decenni successivi in tutte le più grandi città degli USA in collaborazione con Standard Oil, la madre (o nonna) di Exxon, Amoco e Chevron-Texaco. Si doveva passare all’automobile alimentata da petrolio!

Oggi il mondo brucia circa 85 milioni di barili di petrolio al giorno (mbpg) e la tendenza è al rialzo, almeno fin quando ci sarà oro nero da estrarre e bruciare. Il geologo Marion King Hubbert aveva previsto già nel 1956 che gli USA avrebbero raggiunto il loro picco di produzione di petrolio nel 1971. Non fu ascoltato, anzi fu osteggiato in vari modi. Tale picco, arrivato poi puntualmente, ha influenzato la storia politica e militare mondiale di questi ultimi 35 anni. Oggi gli USA producono 8.3 mbpg ma ne consumano 20.6. Per fortuna ci sono ancora l’Arabia Saudita e la Russia che producono rispettivamente 10.7 e 9.7 mbpg mentre il Canada è in ascesa, per quanto i costi di estrazione del suo petrolio non convenzionale saranno via via più elevati.

Gli sceicchi d’Arabia hanno avuto storicamente un ruolo calmieratrice sul prezzo del petrolio ma la loro funzione dovrà prima o poi esaurirsi con il raggiungimento del picco di Hubbert in Arabia. Si consideri che metà del petrolio saudita proviene da un unico mega-giacimento, quello di Ghawar scoperto nel lontano 1948. Nulla dura in eterno, tanto meno il petrolio, dunque aspettiamoci ben altri rincari rispetto a quelli che vediamo in queste settimane. Non mi sembra però che siano in molti oggi a prendere il toro per le corna e a scegliere l’unica via possibile: quella della modificazione/riduzione drastica dei consumi individuali accompagnata da misure di efficienza energetica. Al contrario, aumenta il numero di auto di grossa cilindrata in circolazione e c’è ancora chi pensa che lo sviluppo di un Paese sia quantificabile attraverso l’indice del PIL al quale, anche in Italia, contribuisce in modo chiave l’industria dell’auto. E’ chiaro che siamo in un circolo vizioso. Non se ne esce se non puntando su produzioni industriali a basso consumo energetico e ad alta tecnologia. Oltre che sulla bicicletta la quale deve diventare il perno del trasporto urbano: ma so che si tratta ancora di un sogno. Peccato perché, tra l’altro, pedalando ci si mantiene in gran forma.

Di petrolio sono intrise le merci che arrivano nei supermercati del mondo, che entrano nelle case della gente e che da queste escono nella forma di rifiuti. Per diversi giorni, i titoli di testa della BBC sono stati occupati dalle strade di Napoli strapiene di montagne di spazzatura, spesso fumante. Pezzi di bel giornalismo accostavano quelle immagini al ritorno in ufficio del sorridente Presidente Prodi dopo le vacanze.

Eppure il caso di Napoli e del suo hinterland è forse solo la punta di un iceberg, rappresenta una situazione estrema, resa insopportabile dalla presenza di interessi criminali e dalla correlata incapacità dei politici di trovare soluzioni decenti, oltre che dalla troppo alta densità di popolazione. Ma quel dramma, palese a Napoli, è latente altrove. Andrebbe però detto, per stroncare le tante e solite esternazioni razziste di questi giorni, che a Salerno la gestione amministrativa è ben diversa. Ed anche Salerno è in Campania. Ad essere precisi, la produzione di rifiuti pro-capite sembra essere in Campania addirittura inferiore sia alla media nazionale che a quella delle regioni meridionali sempre che tutto venga conteggiato esattamente. Ma questi son “dettagli”. Il problema è che si tratta in generale di valori medi comunque troppo alti, oscillanti da 1.3 a quasi 2 kg al giorno per abitante.

E’ evidente allora che la vera, radicale soluzione del problema, a Napoli o altrove, non può essere quella della “raccolta differenziata” in sé, né tantomeno quella dell’ “incenerimento”.

La prima è senz’altro una cosina che va fatta ed appartiene alla sfera della buona educazione ma non la enfatizzerei troppo perché poi comunque si rimane con materiali sì differenziati ma spesso difficili da gestire; inoltre può fornire un alibi al cittadino il quale, differenziando, crede di aver risolto il problema e si mette la coscienza a posto. La seconda soluzione, gentilmente detta “termovalorizzazione” (anche solo della parte non riciclabile) induce una strabiliante produzione di gas ad effetto serra. Peraltro l’Italia, dopo aver firmato il protocollo di Kyoto, non lo rispetta: mi sembra difficile che gli inceneritori possano aiutare a far quadrare i conti. E’ vero che bruciare i rifiuti in strada produce ancor più diossine degli inceneritori ma è anche vero che la gente di qualità tende “al meglio” e non “al meno peggio”, che poi diventa sempre peggiore. Semmai si ricorre ad alcuni inceneritori come “scelta residuale”, dopo aver fatto tutto il resto. Ma non sono essi l’ancora di salvezza come taluni, forse non privi di interessi, sostengono in questi giorni.

Dunque, la vera soluzione è il classico uovo di colombo: “la non produzione di rifiuti o perlomeno la loro drastica riduzione”. Raggiunto questo standard il problema rifiuti sarebbe praticamente inesistente ed un inceneritore per tutta la Penisola sarebbe più che sufficiente. Come ho detto in altre occasioni, c’è solo una strada per giungere a questo fine: far pagare salatamente i rifiuti per quantità e qualità al cittadino non dotato di senso della responsabilità individuale e dunque iper-produttore di rifiuti. Va quindi abbandonata la consuetudo imbecille della tassa basata sulla superficie dell’abitazione, incredibilmente ancora in voga in quasi tutta Italia. Anziché colpire il rifiuto colpisce la casa. Immagino che possa essere utile ai Comuni pigri continuare con questo andazzo (ed avere una voce d’entrata prontamente variabile a seconda dei bisogni finanziari) ma così si va di male in peggio sul fronte dei rifiuti. Soltanto imponendo la strada indicata, anche al prezzo della iniziale impopolarità, gli amministratori potranno innescare un meccanismo virtuoso ed etico. Chi non produce rifiuti non paga: è perfino un fatto di giustizia sociale.

Gli stessi cittadini impareranno a fare la spesa, miglioreranno la qualità della loro alimentazione e, non sprecando, aumenteranno anche la propria ricchezza individuale. A parità di stipendio, chi ha più cultura, riesce sempre ad avere un potere d’acquisto più elevato. Ed anche la dipendenza dal petrolio delle società umane verrebbe drasticamente ridotta. Lasciando disoccupati molti strilloni.

Saturday, January 12, 2008

1. Petrolio e Rifiuti

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=16179

Nei giorni scorsi il petrolio ha raggiunto la soglia dei “100 dollari al barile” e la notizia ha suscitato una valanga di preoccupati commenti in Italia e nel mondo. Una gran massa di politici di tutte le risme, ambientalisti e giornalisti per lo più disinformati ha voluto dire la sua. Negli ultimi anni ho verificato più volte nel corso di incontri pubblici e privati che la stragrande maggioranza degli italiani (e limitiamoci a questi) non sa cosa sia un “barile”. In tali condizioni è difficile stabilire se il prezzo del petrolio è alto o basso. Vorrei qui informare coloro i quali ancora lo ignorino che “1 barile =159 litri” ergo, un litro di petrolio costa oggi circa 0.44 Euro: nessuna bibita gassata credo sia tanto economica. Quand’anche il petrolio dovesse raggiungere i “200 dollari al barile”, il suo costo per litro rimarrebbe comunque inferiore a quello del succo di frutta, della birra o del Tavernello. Ma il valore reale di questo straordinario liquido (formatosi 150 milioni di anni fa e disponibile solo in alcune zone della Terra ad una profondità che oscilla dai due ai cinque kms circa) può essere stimato oggettivamente solo sulla base della quantità di energia in esso contenuta. Va detto allora che un litro di petrolio contiene circa 11KWh di energia e ciò corrisponde grosso modo a “diecimila chilo calorie”…è l’energia sufficiente ad alimentare un robusto essere umano per oltre tre giorni! Dunque, se il petrolio fosse commestibile, con 44 centesimi di euro ognuno di noi potrebbe vivere più di tre giorni. Il paradosso prova in modo inconfutabile che il petrolio è ancora terribilmente economico con buona pace della massa di agitati strilloni incapaci di contare.

E’ evidente che il vero problema non sta nel “petrolio in sé” bensì nell’incapacità delle società umane di gestire con parsimonia il loro rapporto con questo (ed anche con gli altri) combustibile di origine fossile, rapporto iniziato nel 1859 con la trivellazione in Pennsylvania del primo pozzo. Da allora vari e complessi fattori hanno concorso a determinare il prezzo del duttile liquido diventato sempre più indispensabile alle economie mondiali nel corso del ‘900 anche in virtù dello sviluppo dell’industria automobilistica. Ed infatti la storia di quest’ultima si intrecciò ben presto con quella delle compagnie petrolifere: già negli anni ’20, General Motors cominciò a minare il sistema di trasporto pubblico elettrico a New York. La medesima politica di distruzione proseguì poi nei due decenni successivi in tutte le più grandi città degli USA in collaborazione con Standard Oil, la madre (o nonna) di Exxon, Amoco e Chevron-Texaco. Si doveva passare all’automobile alimentata da petrolio!

Oggi il mondo brucia circa 85 milioni di barili di petrolio al giorno (mbpg) e la tendenza è al rialzo, almeno fin quando ci sarà oro nero da estrarre e bruciare. Il geologo Marion King Hubbert aveva previsto già nel 1956 che gli USA avrebbero raggiunto il loro picco di produzione di petrolio nel 1971. Non fu ascoltato, anzi fu osteggiato in vari modi. Tale picco, arrivato poi puntualmente, ha influenzato la storia politica e militare mondiale di questi ultimi 35 anni. Oggi gli USA producono 8.3 mbpg ma ne consumano 20.6. Per fortuna ci sono ancora l’Arabia Saudita e la Russia che producono rispettivamente 10.7 e 9.7 mbpg mentre il Canada è in ascesa, per quanto i costi di estrazione del suo petrolio non convenzionale saranno via via più elevati.
Gli sceicchi d’Arabia hanno avuto storicamente un ruolo calmieratrice sul prezzo del petrolio ma la loro funzione dovrà prima o poi esaurirsi con il raggiungimento del picco di Hubbert in Arabia. Si consideri che metà del petrolio saudita proviene da un unico mega-giacimento, quello di Ghawar scoperto nel lontano 1948. Nulla dura in eterno, tanto meno il petrolio, dunque aspettiamoci ben altri rincari rispetto a quelli che oggi angosciano gli strilloni. Non mi sembra però che siano in molti oggi a prendere il toro per le corna e a scegliere l’unica via possibile: quella della modificazione/riduzione drastica dei consumi individuali accompagnata da misure di efficienza energetica. Al contrario, aumenta il numero di auto di grossa cilindrata in circolazione e c’è ancora chi pensa che lo sviluppo di un Paese sia quantificabile attraverso l’indice del PIL al quale, anche in Italia, contribuisce in modo chiave l’industria dell’auto. E’ chiaro che siamo in un circolo vizioso. Non se ne esce se non puntando su produzioni industriali a basso consumo energetico e ad alta tecnologia. Oltre che sulla bicicletta la quale deve diventare il perno del trasporto urbano: ma so che si tratta ancora di un sogno. Peccato perché, tra l’altro, pedalando ci si mantiene fringuelli.

In questi giorni ho visto tornare a galla in settori ambientalisti-pacifisti la notizia secondo la quale l’Iraq è, o era al tempo di Saddam Hussein, il “più importante produttore di oro nero” e per questo motivo è stato invaso dagli USA. Si tratta di una eco-balla. L’Iraq è oggi il quindicesimo produttore mondiale con 2 mbpg mentre nell’anno 2000 era al decimo posto con 2.58 mbpg dunque il suo contributo petrolifero era discreto ma non tale da giustificare di per sé l’invasione USA. In essa hanno giocato e giocano motivi geostrategici ben più complessi, il petrolio iracheno era solo uno dei tasselli. Peraltro la sua produzione è calata come era facile prevedere e chissà se e quando tornerà a salire. Come al solito bisogna conoscere i numeri precisi per fare valutazioni azzeccate e, a tal fine, bisogna saper contare e leggere. Per le questioni energetiche e ambientali, piaccia o non piaccia, le informazioni che contano sono veicolate quasi esclusivamente in inglese e in tedesco. Purtroppo in Italia impera l’analfabetismo di massa, anche nei settori ambientalisti altamente ideologizzati e non sempre disinteressati.

Di petrolio sono intrise le merci che arrivano nei supermercati del mondo, che entrano nelle case della gente e che da queste escono nella forma di rifiuti. In questi giorni, i titoli di testa della BBC sono occupati dalle strade di Napoli strapiene di montagne di spazzatura, spesso fumante. Pezzi di alto giornalismo accostano quelle immagini al ritorno in ufficio del sorridente Presidente Prodi dopo le vacanze. Egli dice che l’Italia non declina ma, a prescindere dal PIL, molti segnali indicano il contrario. Eppure il caso di Napoli e del suo hinterland è forse solo la punta di un iceberg, rappresenta una situazione estrema, resa insopportabile dalla presenza di interessi criminali e dalla incapacità dei politici locali di trovare soluzioni decenti, oltre che dalla troppo alta densità di popolazione. Ma quel dramma, palese a Napoli, è latente altrove. Anzi, la produzione di rifiuti pro-capite sembra essere in Campania addirittura inferiore sia alla media nazionale che a quella delle regioni meridionali sempre che tutto venga conteggiato esattamente. Ma questi son “dettagli”. Il problema è che si tratta di valori medi troppo alti, oscillanti da 1.3 a 1.7 kg al giorno per abitante, valori per me assurdi visto che arrivo a produrre quelle quantità in quasi due mesi.

E’ evidente allora che la vera, radicale soluzione del problema, a Napoli o altrove, non può essere quella della “raccolta differenziata” né tantomeno quella dell’ “incenerimento” : la prima è senz’altro una cosina che può aiutare ed appartiene alla sfera della buona educazione ma non la enfatizzerei troppo perché poi comunque si rimane con materiali sì differenziati ma difficili da gestire; la seconda soluzione, gentilmente detta “termovalorizzazione” (anche solo della consistente parte non riciclabile) induce una strabiliante produzione di gas serra, dunque ogni associazione ambientalista degna di tal nome dovrebbe rifiutarla a priori. E’ vero che bruciare i rifiuti in strada produce ancor più diossine ma è anche vero che le persone serie tendono “al meglio” e non “al meno peggio”, che poi diventa sempre peggiore. Uscendo dalla sfera dell’eco-demagogia, la vera soluzione è l’uovo di colombo: “la non produzione di rifiuti o perlomeno la loro drastica riduzione”, di almeno un fattore 50 tanto per avvicinarsi al mio standard. Raggiunto questo standard il problema rifiuti sarebbe praticamente inesistente. Come ho detto in altre occasioni, c’è solo una strada per giungere a questo fine: far pagare salatamente i rifiuti per quantità e qualità al cittadino non dotato di senso della responsabilità individuale e dunque iper-produttore di rifiuti. Va quindi abbandonata la consuetudo imbecille della tassa basata sulla superficie dell’abitazione, incredibilmente ancora in voga. Soltanto imponendo questa strategia, anche al prezzo della iniziale impopolarità, gli amministratori potranno innescare un meccanismo virtuoso ed etico. Gli stessi cittadini impareranno a fare la spesa, miglioreranno la qualità della loro alimentazione e, non sprecando, aumenteranno anche la propria ricchezza individuale. A parità di stipendio, chi ha più cultura, riesce ad avere un potere d’acquisto più elevato. Ed anche la dipendenza dal petrolio delle società umane verrebbe drasticamente ridotta. Lasciando disoccupati molti strilloni.

Tuesday, January 8, 2008

2. L'Ambra.....

Negli ultimi tempi mi sono ritrovato per forza di cose a leggere diversi articoli pubblicati dal mensile di Legambiente: ho notato la netta involuzione sul piano della sostanza rispetto alla rivista di diversi anni fa.

Nell’ultimo numero, la signora Domenica Ferri di Milano scrive una lettera indignata relativa ad un precedente articolo della rivista in cui si consigliava la “buona pratica” del non tirar lo sciacquone al fine di promuovere il risparmio idrico. Si ricordava un motto del sindaco di Londra, notoriamente astuto, e si invitava a lasciar galleggiare i liquidi gialli…devo dire che quel tipo di consigli fa un certo schifo anche a me…credo vadano ignorati in quanto esempio di stupido e triviale pseudo-ambientalismo. Il direttore Fratoddi però, non contento della sua precedente gaffe, risponde alla lettera della signora Domenica (anzi, la usa a pretesto) per insistere sulla sua raffinata teoria: non è il caso “di gettare 15 lt di acqua potabile”, quel gesto va semmai “rimandato alla fine della giornata”….sì, avete letto bene! Questo è il direttore della “storica rivista degli ambientalisti”….per dirla con la signora Domenica Ferri. Ancora non è chiaro come egli sia riuscito a fare il giornalista e a diventar direttore…né ho avuto ancora tempo di chiarire se è vero che egli sia davvero docente all’Università di Cassino: sarebbe il colmo! Spero per l’Università che si tratti di un errore…

Ho notato questo scambio di epistole perché sono molto sensibile al tema del risparmio, idrico e non. Al contempo detesto lo sporco e il puzzo. In viaggio, si sa, è bene sapersi abituare anche alle condizioni estreme…l’ho fatto tante volte. A casa però amo l’igiene, nella sporcizia non riesco proprio a starci.

Ora, sono oltre 10 anni che uso la buona acqua potabile che mi arriva dall’Amiata solo per bere e cucinare…per tutte le altre funzioni utilizzo l’acqua piovana di raccolta. Peraltro mi sembra assurdo dover pagare l’acqua…per fortuna viene ancora dal cielo. Quando si costruisce o ristruttura una casa bisogna usare il cervello (se lo si possiede) e predisporre l’impianto idrico in modo adeguato. Anche nei condomini di città ci si può rendere autosufficienti (o quasi) da un punto di vista idrico.

Per questi motivi ho trovato la risposta del Fratoddi alla signora Domenica assolutamente insulsa per quanto coerente con la statura intellettuale del personaggio.

In un’ottica minimalista, un ambientalista serio (ma anche una semplice persona dotata di buon senso) avrebbe risposto informando che:

1) esistono sciacquoni aventi capienza di 5lt e non 15lt

2) pur mantenendo il vecchio sciacquone, alcune pietre possono fare all’uopo

3) l’urina è gialla quando ci si alimenta male e si beve poco e peggio. Se lo stile di vita è invece ottimale, l’urina è chiara e trasparente. E non puzza molto. In ogni caso è bene non lasciarla ristagnare.

Invece il Fratoddi ha scelto la risposta più consistente con la sua esperienza diretta. Mi veniva da ridere nel leggerlo perché io già avevo saputo, prima ancora che scrivesse, che lui prediligeva il giallo intenso, il color dell’ambra…a ben pensarci è solo giusto dunque che egli non tiri lo sciacquone di giorno e rimandi l’atto sacrificale alla sera. Con grande gioia, immagino, di quella povera ragazza che stoicamente ha scelto di condividere l’appartamento con lui.

Ma la cosa diventa seria se si considera che il Fratoddi passa diverse ore alla redazione, in Via Salaria, che se non sbaglio annovera 12 membri tra cui alcune signore oltre al direttore…più diversi collaboratori che passano di lì. Limitiamoci ai primi (residenti) e consideriamo una media di 4 emissioni/giorno pro capite: fa 52 getti/giorno i quali, in conformità del verbo fratoddiano, verranno fatti eventualmente defluire solo a tarda sera: dai coraggiosi lavoratori dell’impresa di pulizie che ha avuto la ventura di vincere l’appalto nel buco nero di Via Salaria. C’è solo da sperare che tra i 12 ci sia qualcuna/o, un Giuda, che riesca ogni tanto a far di solido: in alcuni casi, il Fratoddi ha fatto sapere che ammette delle deroghe e acconsente allo spreco idrico…

so che per un tozzo di pane la gente sviluppa spesso comportamenti ovini ma sarà mai possibile che nessuna di quelle ragazze trovi la dignità di ribellarsi e denunciare imbecillità e truffe?

Non ho potuto non pensare alle condizioni in cui versavano quei quartieri con latrina unica della vecchia Pechino, ancora esistenti 10 anni fa. Son purtroppo la norma in tante parti del mondo.

E pensare che egli voleva “venire a trovarmi”…sentiva che “potevamo essere amici”…me lo disse mentre mi offriva il secondo posto al concorso-truffa, indetto dalla sua rivista e da Legambiente, e in questo blog ampiamente descritto. Naturalmente mi son ben guardato dall’accettare…avrei corso un bel rischio nel prendermi in casa un tal soggetto! Non avrei nemmeno potuto mandarlo alla concimaia nel campo perché le sue scorie avrebbero contaminato il terriccio che uso per l’orto e sarebbero entrate nel ciclo biologico.

Peraltro, nel suo editoriale, lo scatenato direttore ci informa con un certo vezzo di possedere un motorino elettrico. Accidenti, direbbe qualcuno, questo sì che è un vero ambientalista…scientifico per giunta! Egli però omette di specificare ove ricarichi la batteria. Se il Fratoddi è produttore di energia “pulita” tutto va bene e mi congratulo con lui ma ho dubbi molto seri che questo sia il caso.

Ora, per generare elettricità in una centrale tradizionale, circa due terzi dell’energia primaria contenuta nel combustibile fossile vanno persi anzi, scaldano il Pianeta…ciò vuol dire che per 1KWh consumato dal Fratoddi altri due equivalenti se ne vanno in fumo. Poi ci sono le perdite dovute ad effetti dissipativi in fase di trasporto e trasformazione. Esistono anche centrali con turbine più efficienti e sistemi di cogenerazione ma non sono neanche troppo diffusi. E’ molto plausibile dunque che il motorino del Fratoddi contribuisca ad un carico inquinante complessivo paragonabile a quello di un qualsiasi altro motorino. Semplicemente lui sposta l’inquinamento dal centro di Roma al luogo di produzione dell’energia che lui candidamente brucia. L’enfasi mediatica sul mezzo di trasporto elettrico allude però ad un comportamento ineccepibile. Questo è un classico esempio di eco-demagogia diffusa in certi ambienti ignoranti di politicanti e pseudo ambientalisti italioti. Il trasporto elettrico non vuol dire un fico secco se non si spiega in dettaglio come è stata prodotta quell’elettricità…rischia di essere coerente con l’ipocrisia di chi non vuole lo sporco a casa sua ma lo consente qualche chilometro più in là…è la famosa logica del NIMBY.

Nello stesso editoriale egli ci informa poi che gli capita spesso di stare in piedi alla stazione Tuscolana ad aspettare il treno che non passa….tutto ciò per arrivare in via Salaria! Si lamenta e non gli passa per l’anticamera del cervello l’idea di prendere una bicicletta e di pedalare. Non è distante, gli farebbe pure bene e sarebbe l’unica cosa sensata…

Cara signora Domenica, lei però è ancor più ingiusta di me…. Noi non abbiamo capito che ci troviamo di fronte ad un personaggio speciale, un moderno demiurgo. “Ambra” viene dal greco “elektron” e fu proprio a partire da questa straordinaria resina fossile che i greci osservarono le prime forme di elettricità…per l’appunto. L’ambra, Bernstein, mi è sempre piaciuta, è bella e può esser preziosa. Il nostro demiurgo possiede una fontana d’ambra allo stato liquido ed ha dunque avviato un processo virtuoso: la utilizza per alimentare il suo motorino. Ecco perché non tira lo sciacquone! Ha capito signora Domenica? Sappia che l’ambra raggiunge lo stato liquido attorno ai 300 gradi centigradi….è dunque inevitabile che il direttore sia molto sensibile alle grandi questioni del riscaldamento globale. Vive in prima persona la cosiddetta “febbre del Pianeta”. La sente addosso.

Seriamente: non passa mese senza che laNuovaEcologia sfoderi un numero incredibile di Fesserie e Falsità…dalle ecolavatrici ai commenti sui premi Nobel, dalle notizie ambientali ai dati sulle energie rinnovabili! Naturalmente non posso commentare tutto. Ogni iscritto a Legambiente che riceve la rivista ed è dotato di senso critico deciderà se utilizzarla per accendere la stufa, come ho fatto io 5 minuti fa, termovalorizzando il rifiuto.

So che alcuni lo fanno già.

Naturalmente la rivista usa a fini commerciali alcune facce famose dell’ambientalismo internazionale, per esempio Vandana Shiva che appare come “collaboratrice”. Chi traduce i suoi articoli? Mah….intanto altri collaboratori più giovani di Shiva vengono pagati (forse!) con oltre un anno di ritardo. Il Direttore dice che non ha liquidi….e questi giovani giornalisti avrebbero anche la pretesa di essere pagati in ambra! Il Direttore non li sopporta più…lui deve alimentare il motorino elettrico e loro fanno bene a cercare altre strade.

.....e la Sibilla

Tornerò magari in seguito sull’uso a fini commerciali delle facce altrui fatto dalla rivista…l’epilogo del famoso premio ambientalista è un caso da manuale….ahh! sapete quanti voti aveva poi avuto Raffaele Del Giudice, l’uomo di Qualiano? E’ emersa la notizia che si trattava di 535 (cinquecentotrentacinque)…se la cifra è esatta, considerando che Qualiano ha una densità di circa 3400 abitanti/Kmq, egli controllerebbe circa 15 ettari del territorio comunale…più o meno quelli occupati dalle eco-balle. Un risultato straordinario nella competizione lanciata dalla rivista su scala internazionale (peraltro i 5 candidati non italiani non avevano capito di essere in concorso: nemmeno col dizionario riuscivano a tradurre gli e-mails sconnessi che ricevevano dal presidente di giuria Fiorillo, poi silurato dal suo capo per manifesta incapacità).

E io credevo che costui fosse un’autorità almeno a Napoli! Invece, a ragione, manco lì lo prendono sul serio…bisogna andare negli inferi: in essi impera la Sibilla dell’Underground! E chissà che non ci abbia pensato in extremis San Gennaro a far resuscitare alcuni antenati della Sibilla sì da farli votare, per quanto dopo del 31 Agosto che era la data della scadenza prefissata. Ecco il perché della proroga: si doveva dar tempo a San Gennaro di agire….nell’italietta delle mafie e dei condoni cosa volete che sia una proroga! E’ cosa normale, no?

http://ilcamorrista.blogspot.com/2007/12/il-cimitero-degli-orrori.html

Legambiente esce sputtanata da questa misera vicenda ordita al suo interno da personaggi meschini che non “pensano globalmente” ma “intrallazzano localmente”…siamo di fronte a gente che non vale niente…mi stupisce poi che Realacci e qualche altro dirigente si interroghino sul perché l’ambientalismo rimanga “nano” in Italia…cosa si aspetterebbero con questi soci?

Sulla rivista di Dicembre appariva anche un commento che suona come un panegirico da regime stalinista…si noti che la Sibilla, manco a dirlo, è funzionario di partito già targato DS o come cavolo si chiama ora… in una situazione incredibile come quella del napoletano può essere utile avere un socio da lanciare magari un domani a sindaco con etichetta ambientalista…se il colpetto dovesse riuscire e costui spingesse per far costruire (ad esempio) degli inceneritori, alcune dittarelle potrebbero far arrivare dei bei quattrini.

Capito il perché del concorso ambientalista? Qualche ingenuo pensava che fosse “Il Premio” l’oggetto del contendere….Ora che Rettori e Presidi sono avvisati, spero perlomeno che i furfantelli dipinti di verde (e che mandano su questo blog messaggi anonimi) vengano in futuro tenuti fuori dalle aule magne delle Università.

Chiudo con un punto che è, credo, fondamentale: questi pseudo ambientalisti esistono perché esistono la camorra e le ecoballe. Se non vi fosse la camorra costoro non avrebbero più alcun ruolo, perché come individui non sanno costruire, non valgono alcunché. Nel mondo però la gente che non è direttamente coinvolta, non trova poi così attraenti tutte queste beghe di mafie e camorra. Ecco perché i furfantelli, incapaci di esser fringuelli e agire in positivo, non possono che essere dei perdenti.

Ricevo oggi la lettera del Comitato regionale Toscano di Legambiente con l’invito a rinnovare l’iscrizione per il 2008. Ringrazio ma la cosa mi risulta impossibile. Anche perché mi ritroverei, in virtù della proprietà transitiva, de facto affiliato al partito democratico. Ciò non rientra nelle mie aspirazioni.

Il Montone...

...e Afrodite

Wednesday, January 2, 2008

ITALIAN STATE TV DENIES DARWINISM

Public TV news broadcasts unbelievable statements by top catholic officers regarding Darwin and Darwinism...

http://it.youtube.com/watch?v=6GpWd7nnSko

WARNING: In order to watch it, you've first to copy the URL in your browser and then click on it.

Even those who don't understand italian may get a flavour of the ruling "cultural atmosphere"...

Help.....This Country is sinking !

Needless to say that the catholic church (Vatican) location in the heart of Rome is at the origin of the widespread italian cancer.

Friday, December 14, 2007

RIFLESSIONI DA LONTANO

Qualche giorno fa, Massimo Serafini ha scritto uno sconsolato articolo sul giornale online "Aprile": egli rifletteva sul perchè il Congresso di Legambiente sia stato ignorato dalla stampa e, più in generale, sulle prospettive dell'ambientalismo in relazione ad alcune questioni concrete ed attuali....ho trovato quell'analisi sincera e così vi ho aggiunto in calce un commento.

E' evidente ai più che se una grande associazione ambientalista finisce con l'essere collaterale ad un grosso partito politico, essa perde gran parte della sua funzione. Peggio, al suo interno, si sviluppano competizioni ed aspirazioni di carriera finalizzate a conquistare posizioni chiave per il "lancio" verso Montecitorio o Palazzo Madama....il che significa, molto brutalmente, uno stipendio da 20-25.000 Euro/mese...più altre cosine!
Questo è quello che è successo, come tutti sanno....è stato spesso sottolineato, anche al Congresso, che l'associazione deve rimanere autonoma dai partiti....la frequenza con cui queste sottolineature appaiono nei discorsi dei vari dirigenti è indice di per sè che tale autonomia, ai vertici, de facto non c'è. Se ci fosse non vi sarebbe bisogno di sottolinearne l'esigenza. Di conseguenza è poi ovvio che il Congresso funga da passerella per i vari politici i quali sfilano ripetendo frasi scontate e noiose...non sarebbe stato più interessante offrire una misura concreta del grado di "reale cultura ambientalista" dei vari dirigenti di Legambiente nella loro vita quotidiana? Sarebbe molto carino (e non riduttivo) se i parlamentari legambientini, il presidente, i vari membri della segreteria nazionale ci raccontassero se (e in che misura) loro dipendono dal metano e dagli altri combustibili fossili, se essi usano acqua potabile per tirar lo sciacquone, quanti rifiuti/giorno producono e così via...questioni solo apparentemente banali....io sono sempre convinto che l'esempio individuale sia decisivo al fine di acquisire credibilità....ho invece la netta impressione che molti ambientalisti italici siano più portati alla chiacchiera che all'azione concreta!

In margine a questa rapida riflessione, vorrei dire con una qual certa soddisfazione (e per diverse ragioni) che l'oscuramento del Congresso di Legambiente era stato previsto con anticipo in questo blog...!! Continuo peraltro a pensare che nei tanti circoli di LA vi siano tantissime persone che credono in quello che fanno ed agiscono con coerenza ambientalista.

Riprenderemo l'azione nei prossimi mesi...ora sono in tournee.
Buone feste

Monday, December 10, 2007

ECO FRAUD ENTERS RENOWNED ROME UNIVERSITY "LA SAPIENZA"

Eco fraud news is spreading more and more...now it is shaking the academic world after famous Rome university "La Sapienza" has been sadly involved in the tricky story.
On November 29th, the Science of Communications Faculty Head, Prof.Morcellini opened a meeting on "Lifestyles and Behavior of Italians" at the University Congress Centre. Researchers and sociologists attended. Even high school teachers had been invited to participate in framework of their school teaching programs. Soon after the introductory speeches, the dubious man from Neaples suburbs has been awarded Environmentalist 2007. Needless to say that a more appropriate place could not have been chosen by his clan mates, Mr.Della Seta and Mr.Fratoddi, to end their astonishing fraud. The two eco-guys were the only ones to survive as jury members.

While concerned communication has been sent to University authorities, unclear connections between some academics and "green painted" Partito Democratico top members need to be investigated! Where else in Europe, can University Congress Centres be used as stage by dubious politicians to achieve their goals? Of course their political aims are camouflaged by "cultural meetings"....

Ambiguous position of apparently reliable Mr.Della Seta was evident to everybody: while he was still in charge as president of the environmental league (Legambiente), he also showed up as national committee member of new born "Partito Democratico" led by Mr. Veltroni!

Formally, the double game ceased yesterday evening with the election of a new Legambiente president.
Substantially the links between environmental association and "Partito Democratico" keep on being very strong with the former providing a green face for the latter.

Whenever campaigning inside Universities and cultural structures is required, the sly dog uses the trendy eco-face!
My feeling is that the time has come to stop, by several means, arrogant political intrusions in any field of italian civil society...

http://www.ecostiera.it/index.php?option=com_content&task=view&sectionid=24&id=1028&Itemid=67&idvis=1

Sunday, December 9, 2007

LA CENTRALE NUCLEARE DISMESSA DI SESSA AURUNCA

A proposito delle (spesso dimenticate) centrali nucleari italiane vorrei segnalare un interessante aggiornamento relativo alla centrale di Sessa Aurunca (Caserta) che entrò in funzione nel 1964. Aveva una potenza di 160 MW e, in 14 anni di esercizio, fornì circa 12.5TWh

http://www.ecostiera.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1068&Itemid=52&idvis=1

Wednesday, December 5, 2007

IL CIGNO INDIGNATO VA A CONGRESSO - EDITORIALE

Care Ambientaliste, cari Ambientalisti,

Molte e molti di voi stanno per partire alla volta di Roma per partecipare da delegati all'VIII Congresso di Legambiente, molti altri pur stando a casa verranno informati delle vicende congressuali. Dalla Val di Susa, alla provincia di Agrigento, dalla provincia di Palermo a quella di Venezia, da Bologna a Napoli, da Siena a Rispescia, tutte e tutti si interrogano comunque sul senso della propria esperienza e del proprio agire all'interno di una grande Associazione ambientalista. Le domande che vi ponete da tempo (e non solo in queste ore) sono legittime anche in considerazione del tempo che generosamente dedicate alla vita e all'attività del vostro circolo.

E' un fatto che la cultura ambientalista, pur essendosi diffusa, non è diventata in Italia senso comune. Non ha sfondato. I numeri parlano come al solito chiaro....potrei snocciolarne per pagine se non fosse che ho molto da fare. Basti solo considerare che l'Italia non soddisferà i requisiti imposti dal Protocollo di Kyoto relativi alla riduzione (peraltro modesta: 6.5% rispetto alla quota del 1990) dei gas serra. Questa drammatica inadempienza si tradurrà peraltro in un esborso finanziario che finirà col pesare sui portafogli di tutti i cittadini, virtuosi o meno che essi siano. Altri importanti Paesi europei hanno fatto molto ma molto meglio pur dovendo soddisfare a vincoli di Protocollo per loro più restrittivi.

Vien fatto di chiedersi quale siano le origini del parziale (sostanziale) fallimento della politica ambientalista in Italia e del perchè essa rimanga tema marginale nell'agenda dei governi. Io credo che una cultura ambientalista possa essere forte e vincente solo se si basa su esempi virtuosi, su di una rete diffusa di individui che sappiano tradurre le istanze generali in comportamenti, anche personali, concreti. Sono allergico agli slogan ma quel "pensare globalmente e agire localmente" che ha contrassegnato la nascita del Cigno mi piace proprio. Era già mio quando forse l'uovo del Cigno stava per schiudersi. Bene, a me pare che nella dirigenza di una grande associazione ambientalista dovrebbero esservi individui altamente virtuosi: ambientalisti coerenti innanzitutto a casa propria. Mi dispiace ma nell'ambientalismo italiano non vedo una personalità di spicco, nè un Gandhi, nè una Vandana Shiva, nè una Wangari Mathai nè un Barry Commoner e neanche un Cohen Bendit. La mia generale impressione è che la generosità e l'impegno di tante ambientalisti di base rischino di rimanere frustrati anche (ma non solo) per l'assenza di leaders carismatici. Peggio: la struttura ambientalista rischia di diventare trampolino di lancio per le aspirazioni di carriera politica di alcuni maneggioni. Magari poi diversi politicanti, nel loro quotidiano, emettono 3 o 4 volte più gas serra di un cittadino medio italiano (il quale già emette molto...anzi maledettamente troppo!). Tale rischio è enorme in Italia anche in virtù del fatto che gli stipendi elargiti ai parlamentari sono assurdamente alti. Recentemente i parlamentari tedeschi hanno avuto un aumento del 10% salendo a 7.700 Euro. (tale aumento è stato leggermente compensato da una riduzione delle loro pensioni). I parlamentari italiani guadagnano circa 3 volte tanto: l'obiettivo economico è dunque lauto anche per gli ambientalisti rampanti....uno stipendio robusto stimola l'appetito!

Il senso di una mia recente denuncia (descritta in dettaglio in questo blog) è stato chiaro a quasi tutti in Italia e nel mondo. Da tempo sapevo che vi erano anche in Legambiente tentazioni verticistiche e aspirazioni di carriera, tendenze a fare piccoli giochini pur di conquistarsi un misero posto al sole. Queste cose avvengono di frequente quando le Associazioni si strutturano, esattamente come accade nei Partiti e altrove. La vicenda del Premio Ambientalista lanciato da La NuovaEcologia è stata eloquente, la classica goccia che fa traboccare il vaso... migliaia di iscritti, lettori della rivista dell'associazione, semplici cittadini del mondo, sono stati truffati alla grande da alcuni signori ben collocati all'interno di Legambiente. E' stato leso un diritto elementare: quello di sapere come va a finire un'elezione a cui si è partecipato. Peraltro in forma non anonima e fornendo i propri dati. Ho ricevuto tantissime lettere le quali avevano un comune denominatore. Tutti si chiedevano: "ma se questi tizi organizzano una truffa del genere per un semplice concorso-premio (che di per sè era una bella iniziativa, aggiungo io) dove potrebbero mai arrivare qualora la posta in gioco fosse più alta?".

E' evidente che la credibilità di questi Furbacchioni è ora uguale a zero ma, purtroppo, anche la credibilità dei vertici dell' associazione e della sua rivista è stata messa in discussione! Non da me ma dai fatti!

Non mi ci è voluto molto per smascherare i truffatori....rassicuro anche alcune amiche che mi hanno chiesto perchè vi perdessi tanto tempo visto che la cosa esula dai miei interessi. Allora: in due ore ho aperto questo blog (che in breve ha acquisito notevole diffusione ed alto indice di gradimento) e nel giro di un paio di giorni la notizia ha fatto il giro d'Italia e dei settori del mondo che avevano partecipato....grazie ad una vera giornalista, direttrice di ecostiera.it

http://www.ecostiera.it/index.php?option=com_content&task=view&sectionid=24&id=1028&Itemid=67&idvis=1

ed al potentissimo nodo di Peacelink:

www.peacelink.it/ecologia/a/24121.html

la mia denuncia ha coperto le altre notizie provenienti dalle fonti dell'ambientalismo. Il responso di Google è ancor oggi inequivocabile. Così, il membro di maggior prestigio della giuria ha fatto togliere il proprio nome dalla medesima: non voleva che esso fosse usato per coprire una truffa. Va dato atto al Presidente di Legambiente Della Seta di aver prontamente silurato l'impresentabile presidente di giuria. Essa giuria è andata in frantumi e Della Seta è andato al convegno pre-congressuale sugli "stili di vita" trascinandosi dietro il solo direttore della rivista in preda peraltro ad un forte mal di stomaco....ho appreso ieri che il Fratoddi figurerebbe tra i docenti dell'Università di Cassino (Facoltà di Lettere&Filosofia)....non ho ben capito se egli insegni "Scrittura giornalistica e Teoria dei Nuovi Media" o cos'altro; non mi è chiara la qualità delle competenze che gli permetterebbero di fare il docente universitario....sulla base di quale curriculum?....Approfondiremo la questione che si interseca con quella della proliferazione abnorme dei corsi di studio universitari. Tale proliferazione porta poi a dare incarichi anche al primo che passa....

Comunque, tornando a noi, il Della Seta avrebbe potuto fare una cosa molto semplice: far pubblicare i veri risultati elettorali esaminati da commissione indipendente....come si fa in democrazia! E' incredibile che si deva stare a sottolineare queste cosine nell'Italia del 2007....

Sta di fatto che il convegno sui "comportamenti degli italiani e i loro stili di vita" tenutosi il 29 Novembre al Centro Congressi dell'Università La Sapienza si è invece aperto con l'epilogo di una clamorosa operazione truffaldina....la consegna del famoso premio ad un uomo di Qualiano (NA) che ha legato la propria immagine alla (vera) emergenza ambientale e allo scandalo delle balle di rifiuti accumulati nell'hinterland nord del capoluogo campano. Peccato che proprio nelle sue zone, in molti ora lo indichino come "il Principe delle Eco-balle".... io l'avevo detto che l'intera operazione aveva un intrinseco effetto-boomerang!
Naturalmente, ora anche il mondo Accademico verrà investito della questione: moltissimi docenti e ricercatori di importanti istituzioni internazionali avevano partecipato e votato. Risulta perlomeno fastidioso che proprio il Centro Congressi di una prestigiosa Università Europea venga usato come palcoscenico da parte di piccoli uomini in procinto di costruirsi un ruolo politico anche attraverso convegni ed elargizioni di premi...forse sarebbe più consono se il Della Seta e i suoi amici organizzassero a casa loro gli incontri sui "comportamenti degli italiani".

Amiche e amici...non ho dunque perso molto tempo....ed il mio input di risorsa-tempo era commisurato all'output: fare emergere la verità....i Nuovi Media, di cui sono grande amico anche in Pratica, mi hanno aiutato e un pochino mi sono pure divertito. Scrivere mi piace...per chi è abituato a lavorare veramente queste cose son bazzeccole. Insomma ne è valsa la pena perchè penso che solo le analisi dirette uccidano l' ipocrisia e promuovano un sano ambientalismo.

Spero di aver contribuito ad avviare una riflessione. Tutto qui. Sarò impegnato nei prossimi giorni...Vi auguro un prospero Congresso....divertitevi e siate esigenti.
Cari saluti