Thursday, June 5, 2008

Sul Consumo di Energia in Italia: Precisazione

Ciao Maurizio,

Vidi già tempo fa il blog di Legambiente Narni (su suggerimento di qualcuna di voi), mi pare che siate interessati alle questioni energetiche ed anche assai attivi.

Torno qui con brevi annotazioni sul tema energia perché continuo a vedere errori di tutti i tipi, sia in rete che nei media cartacei.
E’ perfino divertente osservare dall’esterno il dibattito italiano sulle questioni energetiche. Direi che esso offre una misura significativa dell' alto tasso di analfabetismo nazionale, tasso che va di pari passo con il grado di settarismo.
E così, nella recente discussione seguita alla richiesta della sig.ra Marcegaglia di procedere alla costruzione di centrali nucleari, se ne sono lette e sentite di tutti i colori.
Visto che le centrali nucleari servono a produrre elettricità, ci si è chiesti quanta parte ha l’elettricità nel consumo energetico totale. In realtà lo sanno in pochi ma in tanti hanno voluto dire la loro. Si sa che gli italiani son loquaci...basta averne una decina intorno per rendersene conto….

Il popolo tende ad associare l’energia con …la luce! Dunque i “nuclearisti” hanno buon gioco nel sostenere che bisogna costruire le centrali nucleari per produrre l’energia che serve e che è tanta.

Di converso, gli “antinuclearisti” faziosi e analfabeti (e ce ne sono diversi) sostengono che l’energia elettrica è solo una piccola parte dell’energia totale che si consuma. Quindi le centrali nucleari comunque servirebbero a pochissimo. Ho già detto che i programmi di costruzione di centrali nucleari sono assurdi ma è comunque bene dare numeri e trasmettere informazioni corrette. Altrimenti l'imbecillità prevale nel dibattito e nelle politiche energetiche.

Allora:

Da alcuni anni (anche nel 2004 che tu prendi a riferimento nel tuo articolo all’URL http://equavita.blogspot.com/2008/05/leggo-da-repubblica-un-articolo-sul.html )

il consumo totale di energia primaria italiana è di circa 8 quadrilioni di British Thermal Units (Btu) che equivalgono a circa 2374 Tera Watt Ora (TWh) . Il dato che citi di 1526TWh è in realtà il consumo finale “pulito”, esso esclude cioè la parte di energia consumata nella trasformazione a "fini utili" della stessa energia primaria. E si tratta di un contributo rilevante….magari non ci fosse! Ma le leggi della termodinamica non si possono ignorare.

Quello che conta per un Paese è dunque il consumo totale ( Primary Energy Supply ).

Apparentemente i 300 TWh di consumo strettamente elettrico italiano costituirebbero solo circa 1/8 del consumo totale (2374 TWh). Uso il condizionale perché in realtà questa conclusione è sbagliata. Per generare 1 KWh elettrico è necessario considerare un fattore di conversione che tenga conto dell’input energetico primario e dell’efficienza del processo di generazione…questo fattore varia da Paese a Paese, da anno in anno e da centrale a centrale…è un conto molto, molto delicato. Ci sono stime particolari per gli USA e, per esse, quel fattore risulta essere circa 3.

Ergo, teoricamente vale l’uguaglianza 1 KWh = 3.412 Btu ma, praticamente, 1 KWh vale circa 10 Btu….cioè, per generare 1 KWh bisogna spendere una quota di energia primaria tre volte maggiore di quella che una mera conversione di unità energetiche prevederebbe.

Per l’Italia, i fattori di conversione di cui si ha stima sono analoghi o, secondo l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, solo leggermente più bassi.

Allora, tornando a noi, i 300TWh elettrici italiani assorbono non 1/8 bensì quasi 3/8 del consumo primario totale. Dunque il consumo elettrico diventa, in un’analisi attenta, ben più pesante di quel 20% che tu erroneamente riporti. Ma non preoccuparti….so che sei un bravo ragazzo. Eppoi ho visto anche stime del 15% ...nel tuo commento al mio precedente post, dicevi di esser membro del comitato scientifico nazionale di Legambiente ….magari prova a chiedere con nonchalance al buon Presidente di Legambiente se sa quant’è il peso del consumo elettrico !

Ovviamente i 5/8 abbondanti del consumo energetico primario se ne vanno in altre direzioni che non sono ...la luce e nemmeno l'elettricità che nutre frigoriferi, televisori, cellulari etc...

Naturalmente, come già accennavo, una buona parte del consumo, sia elettrico che d’energia primaria, è puro spreco. Materia prima buttata….mentre si sa che, per fare i capitali, la parsimonia è il primo ingrediente.

Tuesday, June 3, 2008

Bandiere Blu e Marcia del 7 Giugno

Si avvicina l’estate e sale la voglia di mare. Chi vive bene tutto l’anno non ha tanto bisogno di fughe ma chi, e sono i più, vive compresso in un condominio orribile e/o triste sente impellente la voglia di evadere e di sdraiarsi in spiaggia, dopo essersi coperto il corpo con una puzzolente crema protettiva che non serve a niente (se non ad ingrassare chi la produce).

Legambiente pensa a tutti e questo è il momento giusto per procedere ad assegnare le famose Bandiere Blu. Quest’anno è stata premiata l’Isola del Giglio. Nel passato non mi ero mai interessato alle vicende interne a Legambiente ma devo dire che nell’ultimo anno ho acquisito una notevole messe di informazioni per concludere, ormai da tempo, che i Premi di Legambiente sono una puttanata.

Lo avevo già sottolineato in una lettera pubblicata sul Quotidiano della Calabria lo scorso 5 Marzo

http://marcozoli.blogspot.com/2008/03/le-buone-pratiche-degli-pseudo.html

Ho constatato di recente che alle Bandiere Blu di Legambiente ci credono oramai solo i fessi.

L’Isola del Giglio è senz’altro un bel posto ma come tanti altri. Tra i suoi meriti principali c’è quello di trovarsi vicino al luogo in cui si tiene la Festambiente nazionale…è importante mantenere buoni rapporti con le Amministrazioni Comunali….oggi io premio te, domani tu fai un piacere a me…e se incentiviamo il turismo in questa zona siam tutti felici ! Noto che, a Festambiente sono uno dei pochi che arriva in bicicletta. La massa arriva con auto inquinanti e riempie il parcheggio vicino: così Festambiente (che è peraltro piacevole) diventa d’estate un appuntamento molto inquinante per la Maremma. Basta esser lì in occasione di un concerto serale per rendersene conto...Peraltro anche le brave ragazze/i che vi lavorano arrivano lì in auto regolarmente pur abitando non molto distante. Alcuni sono grassottelli e pedalare farebbe loro un gran bene…

A proposito di stili di vita !….Ma si sa che l’ambientalismo è, per molti, un’occasione di lavoro e business esattamente come un’altra. La coerenza va a farsi friggere…

Anche le già pluri-premiate e blu-imbandierate Castiglione della Pescaia e Capalbio son tutte lì vicine….carine ma molto costose. Per andare all’Isola del Giglio dall’Argentario si pagano 19€ A/R nei fine settimana e 17€ nei feriali. E non si tratta di una grande distanza. Non solo: la bici paga 10€ ! Tralasciamo pudicamente gli altri costi …Chiunque abbia un minimo di sale in zucca raggiunge in bici (o treno + bici) Venezia, Ancona o Brindisi, prende un traghetto e trasporta la bici gratis verso una qualunque destinazione dei Balcani….dalla Dalmazia alla Grecia trova posti stupendi in cui pedalare fringuello….e spendere un quarto che al Giglio o a Capalbio. In alternativa, chi abita nel Nord-Ovest d’Italia e non voglia far troppa strada fino a Venezia, potrà prendere un treno per la Penisola Iberica e pedalare verso il Portogallo.

Ahh, Sabato 7 Giugno ci sarebbe la famosa Marcia per il Clima che è stata rinominata in extremis anche Marcia contro il Nucleare…facendo un piccolo sgarbo alla neo-ministra Prestigiacomo che è così carina e che piaceva tanto ai capi di Legambiente. Ho già spiegato in dettaglio i motivi per cui le centrali nucleari sono un nonsenso e dunque difficilmente si faranno. E’ difficile trovar privati che tirino fuori tutti quei quattrini senza certezze…dunque i dirigenti di Confindustria ed Edison vorrebbero essenzialmente soldi pubblici. Solo per inciso, nella medesima lettera citata all’URL di cui sopra sottolineavo i rapporti di amichevole e fruttifera collaborazione che intercorrono tra Edison e Legambiente e naturalmente non lo facevo a caso. Domanda: tali rapporti continuano e si estendono ad altri settori o sono limitati all’installazione delle lampadine efficienti in qualche scuola? Mia nonna diceva che non si può tenere un piede in due scarpe….

Ho letto l’appello pro-Marcia. Molti dei singoli punti elencati sono giusti ma il loro nesso col clima globale è oscuro. Vi è una bella presunzione antropica nel pensare che, ad esempio, la coesione sociale e l’agricoltura biologica possano modificare i grandi corsi climatici.

Eppoi quand’anche tutti quegli obiettivi fossero realizzati in Italia domani mattina, l’effetto sul clima sarebbe nullo per il semplice motivo che l’Italia conta nel mondo praticamente zero (per fortuna) . Quindi l’impostazione dell’appello risulta ridicola: è infarcito di slogan (la febbre del Pianeta…) ed è chiaro che gli estensori, da bravi politicanti, ignorano l’ABC delle questioni climatiche. Dentro c’è di tutto, un gran pourpouri di temi, per il semplice motivo che Legambiente richiedeva l’adesione di quante più associazioni possibili, dunque doveva dar soddisfazione un po’ a tutti. Manca un riferimento alla necessità di valorizzare i francobolli da collezione ed infatti le associazioni numismatiche non aderiscono. Per fortuna si è aggiunto in extremis il nucleare…

Naturalmente per tante ragazze e ragazzi andare a marciare significa esprimere un bisogno di socialità. E’ un’occasione per sgranchirsi le gambe stando insieme, non importa se poi si marci per il clima o per la difesa del falco pellegrino. Trovarsi in tanti e scandire gli stessi slogan è eccitante. La massa scalda e, a sera dopo aver marciato, anche l’individuo più triste si sentirà sollevato. Andrà a casa e si farà una bella doccia con acqua scaldata bruciando metano succhiato in Libia o Russia.

I caporioni di Legambiente son furbacchioni e conoscono bene questi bisogni di socialità. Recuperando la piazza, cercano di recuperare una dimensione movimentista dopo la nefasta esperienza di governo….e la campagna elettorale con tanto di ridicolo pullman verde organizzato dal capo al soldo del PD (ed ora in ombra):

http://marcozoli.blogspot.com/2008/02/le-balle-di-legambiente-e-la-colf-di.html

Io penso che il 7 giugno sia molto più salutare farsi un bel trekking in campagna oppure una bella nuotata al mare invece che andar a marciare proprio a Milano dove peraltro l’aria non è delle migliori. Inoltre alle manifestazioni arrivano in tanti a bordo di pullman (già organizzati mi sembra) che bruciano ettolitri di combustibili fossili. Dunque marciare per il clima fa un po’ male al Pianeta.



p.s. A proposito di centrali nucleari, mi giunge notizia che:

"Uno degli ultimi atti del governo di Romano Prodi è stata l’approvazione del regolamento che detta i criteri per individuare tutto ciò che può essere oggetto del segreto di stato (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 16 aprile 2008 ed entrato in vigore il 1 maggio).

Già la scelta di emanare un regolamento su un argomento così importante, da parte di un governo in carica solo per svolgere l’ordinaria amministrazione (e per di più a elezioni già concluse) è per lo meno bislacca. Ma tutto passa in secondo piano quando si legge (al punto 17 dell’allegato) che tra le cose a cui potrà essere esteso il segreto di stato sono compresi anche gli impianti civili per la produzione di energia ed altre infrastrutture critiche."


E' senz'altro un punto da approfondire. Dove erano i deputati e senatori di Legambiente quando questa cosina passava?


Thursday, May 22, 2008

Considerazioni sull' Energia Nucleare

Si è riaperto in Italia il dibattito sull’opportunità di costruire reattori nucleari al fine di produrre energia elettrica e, al momento, sembra diffondersi nell’opinione pubblica l’idea che la scelta nucleare sia inevitabile. Naturalmente la tendenza a schierarsi “pro o contro il nucleare” non deriva generalmente da una conoscenza/valutazione dei dati oggettivi della questione energetica bensì ci si schiera sulla base delle posizioni assunte dalla parte politica a cui si fa riferimento. L’importante è schierarsi anche se non si sa bene il perché. Secondo la consueta pratica italiana. Conviene pertanto considerare alcuni elementi fondamentali e vincolanti della questione nucleare.

Secondo i dati pubblicati dalla World Nuclear Association, aggiornati a Marzo 2008, esistono nel mondo 439 reattori nucleari (per una potenza complessiva di 372 GigaWatt) che producono il 16% dell’energia elettrica totale consumata dagli umani. La costruzione della maggior parte dei reattori è iniziata tra il 1965 e il 1975 e, nel 1985, si è raggiunto il massimo di nuova potenza nucleare connessa alla rete elettrica. Dunque, il tempo medio per la costruzione di un reattore è stato finora di circa 10 anni. Dopo del 1985 la potenza complessiva dei nuovi reattori entrati in esercizio è diminuita in modo significativo e così tutte le previsioni di forte crescita del settore nucleare fatte (a partire dal 1975) da International Atomic Energy Agency e Nuclear Energy Agency sono state poi smentite e corrette al ribasso. Attualmente ci sono 35 reattori in costruzione (e per alcuni, i cantieri sono già aperti da diversi anni) che forniranno una potenza complessiva di circa 29 GW ma, al contempo, va osservato che circa il 70% dei reattori esistenti sta invecchiando e dovrà essere mandato a riposo (decommissionato) entro i prossimi 25 anni. Le nuove costruzioni e quelle programmate potranno al più sostituire la potenza nucleare attualmente in esercizio ma, ad esser realisti, non è prevedibile un boom di nuovi reattori nei prossimi anni e dunque la percentuale di energia elettrica di origine nucleare rimarrà dapprima stazionaria e tenderà in futuro a calare.

I complicati iter burocratici e decisionali, gli ingenti costi di costruzione dei reattori, la necessità di garantire profili di sicurezza sempre più elevati in un mondo sempre più insicuro, la questione non risolta del trattamento delle scorie radioattive, sono tutti fattori che non incoraggiano gli investimenti nella tecnologia nucleare ai fini della produzione di elettricità. Vi è però un aspetto almeno tanto rilevante quanto quelli citati eppur tuttavia spesso non considerato a dovere: si tratta della disponibilità delle risorse di Uranio, l’elemento combustibile dei reattori attualmente in funzione. Ad oggi undici nazioni, tra le quali Germania, Francia e Repubblica Ceca, hanno esaurito le loro riserve e 2.3 milioni di tonnellate (ton) di uranio sono già state consumate. La domanda mondiale di uranio è di circa 67 mila ton per anno mentre la produzione si attesta sulle 42 mila ton. Così 25 mila ton sono prelevate ogni anno dalle scorte secondarie accumulatesi prima del 1980, nei tempi in cui la produzione di uranio era stimolata dalla domanda militare. Per quanto l’entità precisa di queste scorte secondarie non sia nota, si stima con le dovute cautele che esse si esauriranno in una decina d’anni. Allora già si pone il problema di un incremento della attuale produzione sì da coprire l’imminente prossimo buco lasciato dalle scorte secondarie. Ma quanto uranio rimane in natura? In linea di principio potrebbe esservene tanto ma la disponibilità concreta è legata al suo grado di concentrazione nella roccia da cui lo si estrae, ergo al suo costo di estrazione. Attualmente, le Risorse Ragionevolmente Sicure ad un costo inferiore ai 40US$/Kg sono di 1.9 milioni ton mentre vi sono altre 640 mila ton ad un costo tra i 40 e gli 80US$/Kg . Oltre queste quantità si entra nel regno del condizionale e dell’ipotetico. Dunque, all’attuale tasso di consumo l’uranio effettivamente disponibile durerebbe circa 38 anni. Se si dovesse aumentare il numero di reattori in esercizio senza un’effettiva garanzia sui rifornimenti di combustibile si butterebbero soldi al vento. Si rischierebbe di ultimare i lavori di costruzione dei reattori e di lasciar poi i medesimi spenti e inutilizzati. Naturalmente questi aspetti sono noti agli operatori del settore. Ma il costruire le centrali nucleari è, per alcuni, un business in sé. A prescindere dalla loro reale utilità economica e ambientale.

Solo il Canada dispone oggi di miniere nelle quali la concentrazione di ossidi di uranio è almeno dell’ 1% e la produzione nazionale di uranio copre il 30% del totale mondiale. L’Australia ha le riserve minerarie certamente più vaste ma di qualità peggiore del Canada in quanto in esse il grado di concentrazione è attorno a 0.1%. Al diminuire della concentrazione aumenta la massa di roccia da lavorare per estrarre una data quantità di uranio. Di conseguenza l’input energetico cresce rapidamente al diminuire del grado di concentrazione. Si stima che, al di sotto di una concentrazione dello 0.01%, il bilancio energetico diventi negativo in quanto l’input d’energia necessario all’intero e complesso processo produttivo è troppo alto. In sintesi, di uranio ce ne sarebbe ma estrarlo non converrebbe. Va inoltre ricordato che l’attività mineraria ha un alto impatto ambientale e, se si dovessero considerare (come sarebbe giusto fare in una corretta analisi del ciclo di vita) i costi ambientali indotti dall’intero processo estrattivo, i reali costi finali sarebbero ben maggiori di quelli sopra citati. Nell’intero ciclo di preparazione dell’uranio, il processo dell’ arricchimento è particolarmente energivoro: esso consiste nell’aumentare artificialmente la percentuale relativa del tipo di uranio più radioattivo rispetto alla percentuale che è data in natura. In molti impianti di arricchimento l’energia necessaria è prodotta bruciando carbone e dunque il contributo all’emissione di gas serra è non trascurabile. In generale, la stessa attività di costruzione degli impianti, dei reattori e il loro decommissionamento finale richiede grandi quantità di cemento la cui produzione è notoriamente inquinante e produttrice di diossido di carbonio. Le quantità di diossido di carbonio prodotte dall’intero ciclo associato al reattore nucleare aumentano al diminuire della percentuale di ossidi di uranio nella roccia. Per concentrazioni inferiori a 0.01%, le emissioni di CO_2 dovute ad una centrale nucleare diventano addirittura maggiori di quelle emesse da una centrale a metano a parità di energia prodotta. L’affermazione, spesso ripetuta, che l’energia nucleare è amica del clima è dunque oggettivamente falsa anche se, a tutt’oggi, un reattore nucleare inquina certo meno di una centrale a carbone.

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un costante aumento del prezzo del petrolio e molti commentatori hanno sostenuto che, di fronte al progressivo esaurirsi delle risorse petrolifere, il ricorso all’energia nucleare è inevitabile. Il caso della Francia è, a questo proposito, illuminante in quanto essa produce il 78% dell’energia elettrica da fonte nucleare. Bene, la Francia è al contempo al dodicesimo posto nel mondo per consumo di petrolio e al sesto posto nel mondo per importazioni di petrolio. La Francia consuma e importa più petrolio dell’Italia che non produce un singolo chilowattora da nucleare. Nonostante tutta la sua energia nucleare, la Francia consuma ogni giorno una quantità di petrolio equivalente all’intera produzione irachena. La credenza che il nucleare permette di liberarsi dal petrolio è dunque oggettivamente falsa ed il motivo è ovvio: chiunque abbia frequentato una buona scuola dell’obbligo sa che l’elettricità è solo una delle forme di energia possibili. Dalla fonte nucleare si produce energia elettrica ma il sistema dei trasporti è quasi interamente dipendente dalla fonte petrolifera. Uranio e petrolio servono comparti distinti e così sarà almeno fino al giorno in cui l’intero sistema dei trasporti, auto incluse, non sarà elettrificato. Ma se quel giorno verrà, non appena saranno disponibili auto elettriche con batterie a prezzi ragionevoli e dotate di sufficiente autonomia allora sarà (almeno per me) naturale caricare la batteria con l’energia solare autoprodotta in giardino senza bisogno di ricorrere a mega impianti nucleari dislocati a centinaia di chilometri di distanza ed alimentati con uranio dal ciclo produttivo ambientalmente ed economicamente insostenibile.

Veniamo così ad uno degli aspetti chiave della questione energetica. Se i reattori nucleari servono a produrre elettricità converrà dare uno sguardo alla composizione dei reali consumi elettrici odierni. In Europa, il settore residenziale e i servizi assorbono circa il 54% dell’elettricità totale mentre all’industria va una quota del 42% . Case e uffici incidono dunque non poco sul consumo elettrico complessivo. Focalizzando sui consumi residenziali si nota che le voci più energivore sono nell’ordine: sistemi di riscaldamento elettrici, sistemi di refrigerazione/climatizzazione, illuminazione e boiler elettrici. Insieme fanno il 58% dei consumi elettrici residenziali. Analogo è il trend per gli uffici. Qui il risparmio energetico e l’introduzione di input intelligenti nelle tecniche di costruzione possono abbattere drasticamente i consumi termo-elettrici mentre la parte di fabbisogno residuale può essere in gran parte coperta dalle tecnologie solari. In particolare, il solare termico è una tecnologia semplice, consolidata ed economica che permette in gran parte d’Italia e d’Europa di scaldare l’acqua per buona parte dell’anno a fini sanitari e di riscaldamento. Quando il sole non splende è facile integrare il fabbisogno mediante qualche pezzo di legna proveniente dalla manutenzione dei boschi. Eppure ancora il 9% del consumo elettrico residenziale viene mangiato dagli scaldabagno mentre il 22% se ne va per scaldare le stanze. Già tagliando solo queste due voci di consumo assurde si risparmierebbe una quantità di energia elettrica quasi pari a quella che l’Italia importa dalla Francia e che là è prodotta tramite i reattori nucleari. E la lista dei possibili risparmi potrebbe continuare a lungo. Vien fatto di chiedersi se sia veramente il caso di andare a scavare nelle miniere di Australia e Niger, estrarre l’uranio, triturarlo, gassificarlo, centrifugarlo, trasportarlo fino ad un reattore, innescare processi nucleari altamente energetici al fine di produrre elettricità, la quale a sua volta deve essere trasportata a lunga distanza ed infine, in case ed uffici, degradata in energia termica. Il tutto per farsi una doccia a 40 gradi centigradi o per scaldare una stanza a 18 gradi. Ad ogni passaggio di stato energetico corrisponde un processo dissipativo, dunque l’efficienza dell’intero processo produttivo crolla. Osservando le tipologie di consumo umane non si può non rilevare l’assurdo termodinamico. Il buon senso insegna che l’energia solare ha già un volto termico dunque per lavarsi e scaldarsi è, a queste latitudini, sufficiente quella per quasi tutto l’anno.

Razionalizzare i consumi non significa dover tirare la cinghia bensì aumentare la qualità della vita. Mangiar troppo e sprecare metà delle porzioni non significa mangiar bene, significa semplicemente appesantire il fisico e danneggiare l’ambiente.

In conclusione, tutti gli argomenti generalmente addotti in favore dell’uso dell’energia nucleare al fine della produzione elettrica sono stati smontati. I reattori nucleari non aumenteranno a livello mondiale la loro capacità produttiva globale per motivi intrinseci legati alla reperibilità dell’uranio e per gli alti costi dell’intero ciclo produttivo. In esso vanno inclusi ovviamente anche il processo di decommissionamento e lo stoccaggio delle scorie radioattive. La tecnologia nucleare nota ad oggi è semplicemente non conveniente per sopperire al fabbisogno di energia elettrica. Per questo motivo le previsioni di sviluppo avanzate negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso sono regolarmente fallite. E’ anche bene chiarire che i famosi Reattori di Quarta Generazione (spesso citati con troppa euforia) non saranno comunque pronti prima del 2030 secondo le stesse dichiarazioni contenute nella Technology Roadmap delle 10 nazioni facenti parte del Generation IV International Forum. Quindi è possibile che si slitti verso il 2050.

Il reattore nucleare, di qualsivoglia generazione, è in realtà figlio di un’idea destinata a morire. L’idea fondamentale su cui si basa la tecnologia nucleare è quella della separazione tra luogo della produzione e luogo del consumo energetico. La mega-centrale (sia nucleare che a combustibili fossili) è necessariamente dislocata lontano dall’utente. Su questa idea è nata cent’anni fa e si è poi strutturata quella costruzione straordinaria che è la rete elettrica. Oggi però le tecnologie solari, per quanto ancora incentivate, già permettono di ricomporre la frattura tra produttore e consumatore d’energia e inducono dunque a ripensare l’intera struttura della rete. Senza alcun dubbio le società del futuro vivranno grazie all’energia solare che è inesauribile, non monopolizzabile ed utilizzabile in modo diffuso. Si tratta di capire quanto sarà lungo e problematico il processo di transizione all’economia solare. In questa direzione sensata sarebbe bene, fin da ora, impiegare i quattrini disponibili.

Wednesday, May 21, 2008

Environmental Damages and Biodiversity Loss make people poorer

http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/7424535.stm


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Tuesday, May 20, 2008

Dibattito in Germania sull'aumento degli stipendi ai parlamentari

Qualora dovessero essere approvati i controversi aumenti, gli stipendi
dei parlamentari tedeschi salirebbero a
7946 Euro nel 2009 e a 8159 Euro nel 2010. Credo sia circa un terzo
degli attuali stipendi dei parlamentari italiani.

Notizie e dibattito all'URL

http://www.spiegel.de/politik/deutschland/0,1518,554218,00.html


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Version: 7.5.524 / Virus Database: 269.23.21/1455 - Release Date: 19/05/2008 17.04

Sunday, May 18, 2008

Per il popolo di Birmania - Appello del Dr. Mamatimin Abbas

Il Dr. Mamatimin Abbas (Dipartimento di Fisica - Università di Camerino) ha inviato il seguente appello al fine di aiutare la gente di Birmania. La Sig.ra Than Than Sein (Dottoranda in Biologia a Camerino) tornerà martedì 20 Maggio nel suo Paese per portare un aiuto concreto alla gente ancora isolata nel delta del fiume Irrawaddy.

Attraverso il metodo supersicuro della donazione PayPal potete contribuire concretamente all'azione di Than Than. Visto che Than Than sa esattamente come muoversi in Birmania potete essere certi che i vostri soldi arriveranno a salvare qualcuna delle tante persone disperate. Ogni Euro è utile. Cerchiamo così di mettere riparo all'incredibile vuoto di informazione dei media italiani sulla catastrofe (vd. il post successivo). Ho sollevato la questione già alcuni giorni fa. Quattro anni fa lo Tsunami che colpì l'Asia fece grande notizia solo perchè c'erano turisti italiani coinvolti...tornerò in seguito su alcuni aspetti di gestione ambientale che hanno contribuito alla catastrofe nel Delta del fiume Irrawaddy.

Per fare la donazione, cliccate sull'indirizzo URL seguente (nel caso non riusciste, potete copiare e incollare la lunga riga URL nella vostra barra)

https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_donations&business=donateburma%40gmail%2ecom&item_name=donateburma&no_shipping=0&no_note=1&tax=0&currency_code=EUR&lc=IT&bn=PP%2dDonationsBF&charset=UTF%2d8

Basta avere una Carta di Credito...
Grazie MZ
**********************************************************************************

Dr. Mamatimin Abbas:

The death toll is steeply increasing in Myanmar, and more than two million people are desperately needing humanitarian aide. Individual help is becoming more and more important as the government of Myanmar is slow in taking action and accepting the foreign aide. The couragous decision of Ms. Thanthan to return to her country to participate in the humanitarian work is truly touching and deserves our full support.

Here I'd like to specify the Internet donation:

Please Copy and Paste the following link to the internet address (if it's not appeared as html link):
The death toll in steeply increasing in Myanmar, and more than two million people are desperately needing humanitarian aide. Individual help is becoming more and more important as the government of Myanmar is slow in taking action and accepting the foreign aide. The couragous decision of Ms. Thanthan to return to her country to participate in the humanitarian work is truly touching and deserves our full support.

Here I'd like to specify the Internet donation:

Please Copy and Paste the following link to the internet address (if it's not appeared as html link):

https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_donations&business=donateburma%40gmail%2ecom&item_name=donateburma&no_shipping=0&no_note=1&tax=0&currency_code=EUR&lc=IT&bn=PP%2dDonationsBF&charset=UTF%2d8

You will be directed to the donation page: (donateburma@gmail.com) , enter the donation amount, and refresh for total amount.

If you are a paypal account holder, you can enter the account from the right of the page, and with one step of confirmation, you can complete the donation.

If you don't have a paypal account, click the CONTINUE link on the left of the page, and in the next page fill out the card details (Master, Visa, Postepay) to finish the donation.

If you would like to donate via bank transfer, please contact Ms. Thanthan directly, and she can provide her bank account details for you.

We highly appreciate if you can inform this activity also to your relatives and friends elsewhere who would like to contribute to alleviate this humanitarian crisis.

Thanks again for you concern and support.

Best regards,

Mamatimin



Focus on Desperate Burma and Very Provincial Italian Information

Yesterday I had a look at the most influential European Press...Der Spiegel, The Economist, El Pais, Die Zeit, The Guardian, The Independent, Libération, International Herald Tribune, just to mention a few...ALL extensively covered the Burmese tragedy emphasizing it as much as the earthquake which stroke China.

Instead, none of the main Italian newspapers gave due relevance to the Burma events (and very few to the tremendous Chinese earthquake). Not one single news from Burma on the first pages!! This shows once again how provincial and decaying this poor country is. Main headlines to be found in LaRepubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Il Giornale...were all concerned with low profile internal security issues, emblematic news from the garbage-covered Neaples and similar ones.

Doubtless the italian information quality fits (and mirrors) the italian people standard, certainly one of the lowest existing nowadays in Europe.

While small scale criminality and some roma-made robberies are the focus of the italian worries, large scale criminality (the well known italian mafia) acts undisturbed. Not only: it rules over the country.

Update on Burma at the URL

http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/7406801.stm

Wednesday, May 14, 2008

On the International Aid ....Burma and China cases

Dear Mr. Yu Ting,

I appreciated very much your detailed reply. The issue of the international aid following natural disasters is in fact twofold and deserves a comment.

The aid may be viewed (and perceived) as a genuine effort to bring relief to heavily stroken people and, I believe, this is the kind of aid provided by most humanitarian organizations and most NGO workers.

However, very often, the “aid” turns out to be a tool for economical penetrations in devasted areas. This is the kind of “aid” supported by the White House spokesman Gordon Johndroe as you can see at the URL

http://www.mercurynews.com/ci_9206670?nclick_check=1

The latter refers just to the present Burma case but Mr. Johndroe’s ideas about aids are certainly not new and are shared by several Western governments top officials.

Being aware of this, India refused (as you say) foreign aid after the Dec 2004 tsunami. But India, unlike Burma, is a democratic and self-sufficient country whose government promptly managed to organize relief operations. Thus, India’s decision appeared to be right and should not be confused with the present Burma case.

According to the latest news, while China has wisely allowed reporters access to the devasted Sichuan province very little is known about the Burma situation aside from the fact that food aid does not reach those who need it.

As China influence on Burma junta is considerable, I feel that your proposal to contact the Chinese Students Union Leader and address the Chinese embassy in Italy is of great value no matter what the final ouput will be. Please let me know about it.

Best regards and best wishes

Yours

Marco Zoli

http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/asia/article3900686.ece


Tuesday, May 13, 2008

On the Natural Disasters in Burma and China

To the Chairman of the Chinese students and Scholars Union - (at the University of Camerino, Italy)

Following his letter to the University Forum:


Dear Mr. Yu Ting,


With a sincere sigh of relief, I’m getting aware right now that none of your families has been hit by the devastating event. I’m pretty much convinced that the courageous Chinese people will defeat the earthquake once again and, likely, for ever.

Under the circumstances, I wish I could be close also to the people of Burma and mourn together over the victims of the cyclone Nargis which struck the Irrawaddy delta region. While the death toll is rising towards 100.000, the Burma’s military government is still forbidding foreign aid workers to go and help the extremely poor and vulnerable population.

In view of the fact that China is the closest ally of the tremendous Burma military junta, we all should urge the Chinese government to put pressure on the junta in order to allow humanitarian agencies to enter Burma with no further delays.

I believe it would be highly significant if you, as Chairman of the Chinese students and Scholars Union in Italy, could openly invite your government not to oppose to bring the Burma issue in front of the U.N. Security Council.

The people of Burma deserve at least as much help as the Chinese people hit by the earthquake.

While I have no doubt that you share my view, I’m ready to host your comments in my blog and to spread them (to some modest extent) throughout the world.

Sincerely Yours

Marco Zoli

Tuesday, April 29, 2008

L' EPILOGO DELLA FARSA e LE PROSPETTIVE

E così Roma si ritrova con un sindaco fascista-sociale mentre gruppetti di teppisti scorrazzano per la città ostentando i loro truci simboli. Si conclude nel peggiore dei modi il capitolo della squallida vicenda politica italiota iniziato nemmeno molto tempo fa con la nascita del Partito Democratico. Con la farsa delle elezioni primarie. Devo dire che, a pelle, il nuovo sindaco di Roma mi risulta persino meno antipatico del suo antagonista.

Era chiaro a chiunque avesse un minimo di sale in zucca che l'operazione PD non aveva alcuna base etico-politica, non vi era dietro alcun disegno di società, alcuna sostanza. Era una semplice operazione di potere con cui i capo-clan miravano a "razionalizzare" lo scenario politico onde garantirsi centralità negli anni a venire. La farsa delle primarie doveva servire a dare una "investitura democratica" al disegno ordito dal gruppetto dirigente. Disegno miope anche dal punto di vista della stretta ingegneria politica. Naturalmente lo stuolo di servi, portaborse ed amministratori locali hanno seguito i capi belando di gioia e cercando di garantirsi un posticino al tepido sole....ed anche tanta brava gente ha creduto ingenuamente che si aprisse "una fase politica nuova" senza riflettere sul fatto che se gli individui son "vecchi" (di idee prima ancora che all' anagrafe) le fasi "nuove" non si aprono. Tre milioni e mezzo di fessacchiotti sono andati a votare, pagando anche 1€, per nulla....per incoronare un leader senza stoffa a cui si contrapponevano, facendo teatrino, due democristiani intellettualmente piatti.
Non si può non confrontare lo spessore politico e intellettuale di questi attuali politicanti iperpagati con quello di personaggi come Ingrao o Berlinguer tanto per fare solo due nomi peraltro centrali fino a non molto tempo fa.

E' evidente che le società cambiano ed anche in fretta....quando viveva Berlinguer Internet non esisteva ed io ebbi il primo indirizzo e-mail nell'anno in cui lui morì. Eppurtuttavia la trasformazione del quadro politico italiano in questi ultimi vent'anni mi pare si sia risolta in una generale involuzione....mentre pezzi di società si sono comunque mossi e spesso anche decisamente in avanti la politica è via via degenerata, "mani pulite" è passato invano e i politicanti si son fatti sempre più corporazione. Il bello è che sembra molto difficile spazzarli via perchè la massa italiota è talmente ignorante che comunque finisce col legittimare la sfera politicante. E la seconda, in fondo, non è che lo specchio della massa medesima.

Per fortuna lo straordinario processo di globalizzazione, reale e virtuale, intensificatosi negli ultimi anni permette a chiunque abbia talento e dinamismo di muoversi nel mondo e di trovare opportunità nei luoghi e nei modi più disparati. Mi sa che, avanti di questo passo, rimarranno in pianta stabile in Italia solo i più stupidi e i più incapaci. Ed andranno a votare, belando, per questo o per quel capo clan.

Mentre i fringuelli sono a loro agio in ampi areali.

Tuesday, April 15, 2008

LA SEMPLIFICAZIONE e IL FLOP dell' EX SINDACO

Dunque non era poi la Legge elettorale responsabile della famosa “instabilità politica”…questa legge ha semplicemente permesso ai capi delle due macro-cosche di scegliere i loro uomini più servi e fedeli e di imporli ai votanti che, ancora in buona parte, li hanno supinamente accettati.

Peraltro non c’erano molte alternative per chi, nonostante tutto, voleva esercitare il proprio diritto di voto. O il PD o il PDL….così era stata posta la questione. Gli altri non contavano. Con una grande eccezione, la Lega Nord, che infatti ha stravinto nella parte più densamente popolata d’Italia, in regioni tanto produttive quanto insoddisfatte. Va detto che Bossi e i dirigenti della Lega Nord conoscono il territorio in cui si muovono e, nonostante la legge elettorale cancelli il voto di preferenza, sanno chi far apparire nelle liste. La gente del Nord è generalmente pragmatica, diversi di loro magari parlano un italiano incerto e non sono intellettualmente molto raffinati. Però vanno al sodo e sanno distinguere il fumo dall’arrosto. Il Nord-Est va girato in bicicletta, nonostante il traffico, per capire come stanno effettivamente le cose. Non basta un giro con un pullman dipinto di verde (dalla eco-colf dell’ ex-sindaco di Roma) ma di fatto inquinante. E non serve nemmeno ficcare a capolista un industrialotto pescato all’ultima ora. Se in quelle zone fossero venute delle proposte concrete per una riqualificazione del territorio e del futuro produttivo la gente le avrebbe valutate. Queste proposte non sono venute perché Veltroni e il suo clan non hanno sale in zucca. E non sanno pedalare. E allora quella gente preferisce votare per chi conosce, parla la loro stessa lingua e qualche soluzione magari brutale la trova.

Le grandi questioni della produzione energetica, delle infrastrutture del futuro e della qualità della vita erano assenti dalla campagna elettorale perché non fanno parte dell’orizzonte culturale dei politicanti italiani, né dunque del PD. Nonostante la presenza nel PD di un paio di pseudo-ambientalisti servi che volevano guadagnarsi un buon stipendio e di fatto hanno sputtanato un’associazione ambientalista che pure conta tante brave ragazze e soci. Molti di loro però hanno fatto un errore: non hanno capito che il loro entusiasmo e le loro passioni rimarranno frustrati se poi si fanno rappresentare da caporioni che sono soltanto dei politicanti intrallazzatori. Non basta agire nel (e per il) proprio nobile circolo locale. Bisogna pensare in modo globale. L’assenza della grande questione ambientale è uno degli elementi più significativi delle elezioni del 2008. E son sicuro che questa questione, posta nel modo giusto, avrebbe interessato molto anche la gente del Nord-Est.

Io l’avevo detto. Ed avevo anche detto che la logica del “votate me sennò vince Berlusconi” era vecchia e sterile. Così è stato. Veltroni ha fatto flop. Ha messo in lista anche delle ciccette (oltre che dei vetero-analfabeti) inseguendo Berlusconi sulla strada della propaganda demagogica e della semplificazione. Ma su quella strada non poteva che perdere perché quell’altro è più bravo. Ed ha perso quasi ovunque, non solo al Nord. Il progettino PD è fallito. Così l’ex-sindaco, amante del cinema ma individuo inconsistente, ha “semplificato”. Tagliandosi le palle ( inattive se la colf in pullman dorme) è tutto più semplice. Secondo me però è meglio avere le palle e dover gestire la complessità che ne consegue. L’unico risultato della fobia semplificatrice è stato quello di far fuori la Sinistra dal suo canto incapace di trovare la bussola e di fare una proposta. Non mi pare che il non essere rappresentati in parlamento sia, in sé, un grosso problema: infatti il parlamento non conta da tempo un fico secco ed è in gran parte ricettacolo di due cosche di sanguisughe comandate da due cupole che decidono per tutti. Ad alcune care persone che non volevano comunque rinunciare a votare dicevo di votar Bertinotti. Solo per la stima della persona e per il valore di testimonianza. Che però non basta (ed infatti io non ho votato perché non avevo tempo da perdere). Non può bastare in un Paese in crisi profonda e dal quale tante delle persone migliori scappano. E magari vi tornano ogni tanto da turisti. Senza votare perché non vedono qui prospettive di qualità.

Saturday, April 5, 2008

URGENTE - LINEA ADSL

Da questa mattina, 5 Aprile 2008, non ho più la linea ADSL.
Senza alcun preavviso è stata staccata. Usufruivo del servizio ADSL Telecom dall'Agosto 2007.
Qualche tempo fa, avevo chiesto ad Infostrada di attivare sulla mia linea telefonica l'offerta Happy Italy con il trasferimento del canone, finora sempre pagato a Telecom.

Tutti gli operatori, sia del 187 Telecom che del 155 Infostrada, mi avevano garantito che era possibile avere la "fonia" con Infostrada e la linea ADSL con Telecom. Nel contratto firmato che ho inviato ad Infostrada sceglievo dunque questa opzione.

Stamani, dopo essermi accorto che la linea ADSL era stata disattivata, ho chiesto lumi. L'operatrice di Infostrada ha raccolto la mia segnalazione e mi ha assicurato che Telecom ha torto in quanto ha violato un accordo intercorso tra i due gestori secondo il quale fonia e ADSL sono separate.

Viceversa l'operatrice Telecom dice che è Infostrada ad avere torto in quanto il passaggio del canone ad Infostrada implica il decadimento della linea ADSL. La signora Grazia di Torino (Telecom) che mi ha appena telefonato ha inizialmente affermato che il distacco dell'ADSL è avvenuto in "automatico". Si è poi corretta ed ha ammesso di aver detto una bugia: qualcheduno ha ovviamente staccato la linea ADSL che era funzionante fino alle 10.00 circa. Le informazioni datemi dalla bugiardona signora Grazia contraddicono comunque quelle datemi dagli altri operatori Telecom, suoi colleghi, fino a qualche giorno fa.

Evidentemente uno dei due gestori ha torto ed uno ha ragione. Si tratta ora di stabilire chi. Lunedì chiederò l'intervento di Altroconsumo. Intanto sono senza linea.

Per inciso noto che tutti gli operatori si presentano solo col nome e senza cognome...Mario, Lucia...rifiutano di dire chi sono secondo una tipica consuetudo italo-omertosa...non è dunque possibile inchiodarli alle loro responsabilità...
ognuno dice quel cavolo che vuole impuneemente...è poi anche interessante la foga con cui questi dipendenti difendono ovinamente l'azienda che da loro da mangiare...gli schiavi si identificano con le decisioni dei loro padroni senza riflettere se queste siano giuste o sbagliate. Italo-cervelli all'ammasso.

ANCHE LA CASELLA DI POSTA SU "ALICE.IT" RISULTA DISATTIVATA !!
PREGO SCRIVERE A : zoli.marco@libero.it

Saturday, March 29, 2008

1. Regalo alle ambientaliste....

Regalo (nel post che segue) alle amiche e agli amici di Legambiente un bellissimo itinerario da fare in bici o a piedi.


Il regalo è sia per coloro che sono ancora iscritti all'associazione, sia per coloro che non hanno rinnovato l'iscrizione onde non farsi strumentalizzare da capi politicanti che, come avevo previsto, si sono ben collocati a vari livelli in liste PD....i furbacchioni raccontano che loro "contaminerebbero la politica" portando in essa i "valori dell'ambientalismo"....naturalmente a queste frottole credono oramai in pochi....è successo invece che anche in questa penosa campagna elettorale, le grandi questioni ambientali e scientifiche siano state dimenticate: come era prevedibile. Gli eco-politicanti sono invece stati da tempo "contaminati dalla politica" e dalla correlata logica dell'intrallazzo (di cui ho già dato abbondanti prove). Vedo molti tipi non onesti dunque non credibili sul piano individuale, che è quello che conta. E intanto l'Italietta affonda, perde prestigio internazionale, si trova qua e là sommersa da rifiuti.... si impoverisce pure. Mentre la classe politica pensa a garantirsi un ottimo stipendio ( di molto superiore a quello dei loro colleghi europei) per gli anni a venire continuando a lanciar proclami con lo scopo di infinocchiare il popolo e farsi votare.
E' un fatto che, in questa fase storica e in questo Paese, la democrazia vive non "grazie al sistema dei partiti" (come fu in passato) ma nonostante esso sistema esista.

Il 13 Aprile dunque l' ambientalista serio/a
a) si fa una buona colazione con yoghurt, spezie e verdure sane,
b) si fa un bel giro in bicicletta,
c) trapianta pomodori e melanzane se già non lo ha fatto,
d) ristruttura il proprio impianto termico per rendersi libero/a dal metano se ancora disgraziatamente dipende da esso,
e) passa qualche ora a studiare...eventualmente fringuella un pochino.

Il 14 Aprile continua il suo lavoro e fa più o meno lo stesso.....andare a votare significa legittimare un sistema coperto dal discredito. E comunque il Parlamento, che peraltro conta poco, è già stato de facto composto dai signori che hanno formato le liste cooptando la massa dei più servi ed inserendo qualche fiorellino all'occhiello avente funzione di specchietto per le allodole.

2....Un pezzo di Sicilia da scoprire in Bicicletta

Nella Sicilia meridionale, le straordinarie falesie che sovrastano la spiaggia di Eraclea Minoa contengono giganteschi depositi di cristalli di gesso risalenti a circa 5.5 milioni di anni fa, epoca in cui il Mar Mediterraneo evaporò a causa della chiusura del collegamento con l’Atlantico probabilmente determinata dal sollevamento dell’attuale penisola iberica e dell’Africa settentrionale [1] e dalla loro conseguente collisione. Mi trovavo tre anni fa su quella magnifica spiaggia vicina alle foci del fiume Platani e da lì decisi di proseguire il mio viaggio in bicicletta risalendo la valle del fiume, verso il cuore della Sicilia occidentale. Scoprii così lentamente un pezzo dei Monti Sicani, territorio di rara bellezza e di grande interesse sia storico-archeologico che geologico-ambientale. Il paesaggio agrario e i pascoli lasciano spesso il posto all’ambiente naturale della macchia mediterranea che, perlomeno nelle zone di bassa quota, presenta boscaglie di leccio e corbezzolo arricchite da un sottobosco di pungitopi, biancospini, prugnoli e gustosi asparagi. I popolamenti arborei artificiali sono costituiti principalmente da conifere ma si incontrano spesso anche gli eucalipti i quali però, assorbendo grandi quantità d’acqua, risultano funzionali solo in zone umide e paludose o alle altitudini più elevate. Raggiunsi Sant’Angelo Muxaro, arroccato in posizione strategica su di una collina di gesso cristallino lungo le cui pareti furono ritrovate, già a partire dal ‘700, diverse tombe di forma rotonda (tholos) con preziosi reperti oggi custoditi nei musei archeologici siciliani ed al British Museum di Londra. Le tombe monumentali, rinvenute negli anni trenta del secolo scorso, sono considerate le più importanti di Sicilia. Qui aveva sede Kamikos, la città fortezza del popolo Sicano considerato indigeno, almeno nel senso che esso ha costituito la più antica società strutturata di cui si hanno tracce in Sicilia. Le rocce gessose del colle di Sant’Angelo Muxaro, depositatesi in seguito al prosciugamento del Mediterraneo, hanno subito nel tempo l’azione solvente dell’acqua che ha creato fenomeni e paesaggi carsici di grande rilevanza speleologica. Qui fui introdotto alla speleologia dagli appassionati e competenti fondatori dell’Associazione Val di Kam [2] peraltro impegnata da anni nella promozione di attività economiche e di un turismo qualificato che arrechi vero beneficio alla popolazione locale.

Sono tornato quest’anno nei Monti Sicani ed ho apprezzato ancora una volta il senso dell’ospitalità e il forte legame alle tradizioni che anima le genti di questo territorio, per sua fortuna non colpito dal virus del turismo di massa. A San Biagio Platani ho visto giovani e meno giovani che lavoravano da settimane nella preparazione degli artistici addobbi per la secolare festa degli Archi di Pasqua sotto i quali avviene l’incontro tra Gesù risorto e la Madonna. Più a nord, non distante dalle sorgenti del Platani e a circa 1000 metri di altitudine, ho visitato l’Eremo di santa Rosalia alla Quisquina, costruito verso la fine del 1600 attorno alla grotta in cui la signora, quattro secoli e mezzo prima, aveva vissuto da eremita. E’ un complesso di grande valore architettonico che va visitato possibilmente non d’estate onde evitare le folle vocianti e poter cogliere l’intensa spiritualità del luogo. E’ gestito dalla Cooperativa la Quercia Grande [3], anch’essa sorta per promuovere servizi di un turismo rurale che, oltre ad essere non invasivo, risulta piacevole ed economico. L’Eremo è situato nella Riserva Naturale Orientata « Monte Cammarata », Sito di Importanza Comunitaria che copre circa 2000 ha tra i comuni di Cammarata, San Giovanni Gemini e Santo Stefano Quisquina. Col prezioso accompagnamento del personale dell’ Associazione Oros [4], ho visitato questa Riserva al cui interno si trova il Vivaio Filici [5] gestito dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana e specializzato nella produzione di conifere, latifoglie e varie specie mediterranee tra le quali il carrubo. Cito questa longeva pianta [6], originaria del mediterraneo orientale e sin dai tempi remoti parte integrante del paesaggio siciliano, perché mi sembra oggi ingiustamente trascurata e, in Italia, spesso incredibilmente sconosciuta. Credo che i Vivai forestali abbiano un ruolo fondamentale nel preservare e trasmettere una autentica cultura ambientale che peraltro costituisce premessa per lo sviluppo di attività economiche (e turistiche) di alto valore produttivo. Sarebbe forse opportuno che gli Enti pubblici preposti finanziassero a dovere queste strutture.

I Monti Sicani comprendono anche la valle del fiume Magazzolo e la valle del Sosio con gli interessanti borghi di Palazzo Adriano, sede di un’antico casale abitato da comunità albanesi di rito greco, e Prizzi, nella cui struttura urbanistica e territoriale sono evidenti i segni del prospero periodo di presenza araba in Sicilia.

Ho voluto evidenziare solo alcuni elementi caratteristici di questo territorio che di certo non appartiene ai circuiti del turismo canonico ma che può offrire al viaggiatore indipendente una messe impressionante di stimoli e suggestioni. Non ho accennato alla ricchezza gastronomica della zona e alla genuinità dei sapori che pure costituiranno un’esperienza indimenticabile nonchè parte essenziale di un vero viaggio, a piedi o in bici, nell’entroterra della Sicilia occidentale [7].


[1] Svend Duggen et al. Nature vol. 422, pg. 602 (2003). DOI:10.1038/nature01553

[2] http://www.valdikam.it

[3] http://www.quisquina.com - http://www.sicilianascosta.it/

[4] http://www.oros-sicilia.it/

[5] Agli amanti della botanica consiglio una chiacchierata col sig. Vincenzo Alongi, Istruttore

tecnico forestale, responsabile del Vivaio.

[6] E’ una pianta a sessi separati la quale però mantiene astutamente un certo numero di fiori

ermafroditi onde garantirsi una possibilità di riproduzione in più. I suoi frutti, noti nel nord

Europa come “pane di San Giovanni”, sono privi di glutine, ricchi di fibre, di vitamine e di

calcio, potassio e manganese. E’ mangiato tradizionalmente durante la festa ebraica di Tu

Bishvat, il Capodanno degli Alberi. I suoi semi, in virtù del loro presunto peso uniforme,

venivano usati come unità di massa (carato) per pesare oro e pietre preziose.

.[7] I Monti Sicani sono facilmente raggiungibili in treno (con trasporto bici). Sulla linea Palermo-

Agrigento, le stazioni di riferimento sono: 1) Acquaviva-Casteltermini, 2) Cammarata-San

Giovanni Gemini.

Quanto ai pernottamenti, oltre alle forme di “albergo diffuso” offerte da Val di Kam e Quercia

Grande, segnalo con piacere Poggio Belvedere (San Giovanni Gemini -

http://www.poggiobelvedere-sicilia.it) in quanto è una struttura accogliente ed autosufficiente

da un punto di vista termico (riscaldamento a biomasse), dunque costruita usando il cervello.

In bellissima posizione si trova poi, nei pressi di Cammarata, l’attraente agriturismo Luci di

Luna.

Purtroppo esistono anche strutture ricettive costruite in stile pacchiano, pompose ed energivore.

Capita che questi assurdi termodinamici siano stati co-finanziati con quattrini pubblici: trattasi

di classici investimenti improduttivi. Il turista intelligente pernotterà in strutture intelligenti e

lascerà vuote quelle energivore.

A Cammarata, in Contrada Gilferraro, consiglio una visita all’Azienda Agricola Barno-Lo

Scrudato (tel 0922 909593), fondata e gestita da persone che amano davvero gli animali. Tra le

altre cose qui viene prodotto il superbo latte d’asina di razza ragusana.

A San Giovanni Gemini c’è una gemma: le creazioni artistiche di zucchero della famosa

Pasticceria Virga - http://www.pasticceriavirga.it

FOTO in:

http://www.ecostiera.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1614&Itemid=52&sectionid=34&idvis=1

1) Palazzo Adriano: la piazza resa famosa dal film “Nuovo Cinema Paradiso”

2) Capre Girgentane nell’Azienda Agricola Barno-Lo Scrudato

3) Sant’Angelo Muxaro

4) Al caseificio di Sant’Angelo Muxaro

5) Lo storico panificio di Sant’Angelo Muxaro

6) San Biagio Platani: decorazioni per la festa degli Archi


Friday, March 28, 2008

Le Buone Pratiche degli Pseudo-Ambientalisti

Gentile Direttore,

Le scrivo in merito ad una questione di “buona pratica e metodologia” ambientalista. Considerata l’importanza via via crescente dei temi ambientali, spero che queste righe possano interessarla.

Esiste un’associazione, Legambiente, nota per conferire premi e stilare classifiche su di una miriade di temi di carattere ambientale. Si va dal “Premio Ecosistema Bambino” al “Premio Innovazione Amica dell’Ambiente”, dal “Premio Cinemambiente” al “Premio al Comune Riciclone”, dalla “Classifica sugli Ecosistemi Urbani” alla “Classifica delle Spiagge Blu” e così via…. nei prossimi giorni partirà la “campagna Kyoto anch’io” che Legambiente organizza in collaborazione con Edison per “premiare” la scuola più ecoefficiente.

Vorrei sottolineare che queste graduatorie di Legambiente vengono stilate, spesso e volentieri, secondo criteri discutibili o, per meglio dire, d’interesse politico-economico. Questo è consistente con la "politica di vicinanza alle aziende" tipica dell'associazione. Non è poi un caso se, tra le inserzioni pubblicitarie che riempiono le pagine del mensile LaNuovaEcologia, troviamo persino quella di ENI nota per il suo storico e genuino impegno ambientalista. Con cognizione di causa, aggiungo che nella gestione dei Premi a volte si ricorre alla truffa bella e buona....in sintesi, si premiano tra loro! La verità è che tale associazione, nata oltre vent’anni fa, sulla base dei valori dell’ambientalismo scientifico si è poi trasformata in formazione partitica. Recentemente è diventata verde foglia di fico del Partito Democratico. Senza dar giudizi in proposito, noto che ciò sta creando non poco malumore tra tanti bravi e onesti ambientalisti che ancora operano nella base dell’associazione. Peraltro le grandi questioni ambientali sono assenti dalla presente campagna elettorale, tanto banale quanto provinciale, in sintonia con lo stato di decadenza dell' Italietta. I capi di Legambiente cercano di posizionarsi nelle liste per garantirsi un buon stipendio e non vogliono disturbare il loro astuto leader con....spinose questioni da ambientalisti! Naturalmente i capi dicono che loro "contaminano la politica" e si attribuiscono così una funzione virtuosa. Che però non esiste. Anzi, gli eco-furbacchioni vengono "contaminati da la politica".

E’ comunque un fatto che i nomi storici dell’ambientalismo scientifico, se ancora in vita, non si occupano più delle vicende quotidiane di Legambiente mentre il personale che, in concreto, ne gestisce le varie iniziative è del tutto sprovvisto di conoscenze scientifiche, anche delle più semplici. A titolo di esempio, nel mio blog sono riportate le URL di alcuni miei recenti contributi su di un interessante settimanale di scienza e cultura e su di un quotidiano online di Amalfi: si racconta di come un suo collega, un bravo giornalista de La Repubblica, sia rimasto vittima dell’ignoranza di una società di Legambiente….evidenzio peraltro alcuni dei limiti del Protocollo di Kyoto….credo sia opportuno spiegare perchè quel Protocollo sta fallendo e sarebbe bello spiegare perché Legambiente collabora sempre così strettamente con industrie tanto danarose quanto generose.

Direttore, sono convinto che il suo ruolo sia essenziale: un' informazione corretta fa sempre e solo del bene.
Cordiali saluti


Marco Zoli

Thursday, March 6, 2008

IL COMPOST DI LEGAMBIENTE A RADIO3SCIENZA

Gentile Dr. Pagan,

ascolto spesso con interesse la vostra trasmissione Radio3scienza e so che è molto seguita anche negli ambienti scientifici.
Stamani lei ha trattato il tema "Rifiuti e Compostaggio" in presenza di due esperti, uno dei quali è il "responsabile scientifico di Legambiente". Almeno, così è stato presentato. Alla domanda di un ascoltatore relativa alla possibilità di "poter gettare anche le ossa nel compost" ho sentito l'esperto di Legambiente dare risposta affermativa (e mi pare poi che il secondo esperto, per quanto molto più preparato del primo, lo abbia seguito): sì, si può fare, è stato detto!

Questa questione è in realtà delicata e consigli di questo tipo mi sembrano davvero inopportuni. Visto che produco il compost per l'orto da tanti anni vorrei dire la mia. A suo tempo mi ero un pochino informato... Ora, è opinione generale che le ossa NON vadano gettate nel compost sia perchè il loro tempo di decomposizione è molto lungo sia perchè (e questo è buon senso) attirano i topi ed altri animaletti...queste son cose che conosce qualsiasi contadino (mentre l'"esperto di Legambiente" evidentemente non si è mai fatto un orto nè un pochino di compost).

Inoltre mi pare che vi siano anche motivazioni più strettamente scientifiche legate alla possibile emissione di tossine in fase di decomposizione di resti animali. Queste sono cose che vanno approfondite per bene e lascierei la parola a veri esperti del settore....

In generale ho trovato assolutamente banali e inadeguate le risposte dello "scienziato" di Legambiente sig. Ciafani (il quale peraltro si esprimeva in un italiano
molto incerto)...questo oramai capita assai di frequente quando Legambiente viene interpellata: è un fatto arcinoto che l'associazione ha perso del tutto il "peso scientifico" che aveva 15-20 anni fa.

E' evidente che questi "esperti di Legambiente" non sono adeguati all'alto profilo di Radio3Scienza, programma noto per il suo serio lavoro di divulgazione scientifica.

Qui di seguito le elenco alcune utili URL in materia di compostaggio... tante altre sono in rete ove naturalmente, come ben sa, bisogna sempre filtrare: ci sono molte tossine...

Cordiali saluti
Marco Zoli

http://www.lugano.ch/GetPDF.cfm?iddoc=D4833FD14C893DC6C1257076002B66B5&pdf_name=Compostaggio.pdf

http://www.compostguide.com/

http://www.organicauthority.com/organic-gardening/organic-gardening/a-simple-organic-compost-recipe.html

Monday, February 25, 2008

Sul business ambientalista....e l'Eco-Ignoranza

L'articolo in pdf è pubblicato su:

http://www.heos.it/ n.7 del 22 Febbraio 2008 Chi lo vuole può chiedermelo.

ALICE.IT E' POCO AFFIDABILE...

PER SICUREZZA PREGO INVIARE EVENTUALI COMMENTI ANCHE A : zoli.marco@libero.it

Friday, February 15, 2008

Il Protocollo di Kyoto e le Emissioni di Rumiz....

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Il 28 dicembre 2007, il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un’inchiesta, a firma di Paolo Rumiz, “Vivere a Emissioni Zero”, che ha avuto un’eco notevole nel mondo dell’ambientalismo.

Per una settimana Rumiz ha deciso di vivere virtuosamente, facendo quantificare dagli esperti di una società di Legambiente il carico di emissioni di biossido di carbonio (CO2) associato ad ogni sua azione quotidiana. Solo che i calcoli fatti dalla società specializzata in “progetti che utilizzano fonti rinnovabili” erano sbagliati. Ecco che abbiamo rifatto i conteggi.

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In questi giorni, si celebra l’anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto ( il 16 febbraio 2005), e dunque il tema sollevato da Rumiz è di grande attualità. Non condivido del tutto il messaggio monacal-austero trasmesso dall’inchiesta: credo non possa essere vincente mentre so che si può vivere molto bene inquinando molto poco. A tal fine è necessario usare tecnologia e cervello. Comunque ho apprezzato lo spirito del suo lavoro focalizzato sul tema della responsabilità individuale e della consapevolezza ambientale. Purtroppo Rumiz si è fatto ingannare dal “nome trasparente”, AzzeroCO2, della società di Legambiente che gli ha sbagliato tutti i conti.

Per pura coincidenza ho avuto in mano quel giorno la copia cartacea del quotidiano: da essa, ancor più che dall’articolo elettronico, traspare il giusto desiderio di Rumiz di entrare nei dettagli e di misurare il CO2 effettivamente prodotto: le pagine centrali del quotidiano contenevano riquadri con numeri precisi relativi ai chili di CO2 giornalmente prodotti (non “consumati” come scritto erroneamente nei titoli del quotidiano).

Gli esperti, dopo aver frugato nella privacy di Rumiz, arrivano alla conclusione che il suo consumo energetico totale ammonta a 2427 KWh annui. Tale cifra indurrebbe una produzione di 4.32 Kg di CO2 al giorno, meno della metà della media europea che sarebbe di 9 Kg al giorno pro capite.

Questi sono i dati fondamentali su cui si regge l’intero ragionamento quantitativo di Rumiz. Egli aggiunge subito dopo che in quel computo del CO2 non è compreso il peso inquinante dovuto ai trasporti. La frase è mal scritta e comunque contraddice l’affermazione precedente. Ma soprassediamo: aggiungerò io, a quei 2427 KWh, il peso energetico dovuto ai trasporti che è in generale rilevante. In Italia si stima che il settore trasporti assorba oggi il 34% del consumo totale di energia primaria. Tale percentuale va dunque mantenuta nel calcolo dei consumi pro-capite. Per farla breve, secondo AzzeroCO2, Rumiz consumerebbe in totale 3677 KWh, tutto compreso.

Ora, secondo i dati dell’ Energy Information Administration (consistenti con quelli delle altre Agenzie) il consumo annuo pro capite italiano è di circa 41600 KWh. Dunque, stando ad AzzeroCO2, Rumiz consumerebbe meno di un undicesimo della media nazionale: cioè l’Italia potrebbe essere abitata da 700 milioni di persone che vivono come lui!

Il risultato è francamente assurdo anche in virtù della già oggi altissima densità di popolazione. Nonostante Rumiz non abbia l’auto e usi la bici, egli ha pur sempre una casa la cui costruzione ha implicato un consumo energetico e di territorio. Egli cammina e pedala su strade asfaltate la cui manutenzione comporta dei costi energetici da ripartire. Eppoi, prima di mettersi in cura per una settimana, usava la caldaia a gas, comprava l’acqua in bottiglia e le merci del supermercato. Va a comprare persino il pane. Insomma vive abbastanza nella norma. E’ dunque impossibile che il suo impatto totale sia di 3677 KWh. Ergo, AzzeroCO2 ha sbagliato clamorosamente il calcolo sottostimando i suoi consumi: 700 milioni di persone come Rumiz in Italia non ci entrano proprio.

Chissà dove hanno poi pescato il dato sui 9 Kg al giorno di CO2 pro capite. Chiunque conosca l’ABC delle questioni ambientali sa che la media europea di produzione di CO2 è di circa 10 tonnellate annue pro capite, cioè 27 Kg al giorno a persona: dunque la società di Legambiente fa un altro errore pacchiano e sottostima il dato di un fattore tre.

Ma procediamo. La precisione di due cifre decimali con cui si danno le varie quantità di CO2 prodotte è esagerata e metodologicamente scorretta a fronte delle grosse indeterminazioni sui parametri fondamentali necessari al calcolo.

Nella sera del 21 Dicembre Rumiz ha rinunciato a mangiare lo stufato, che pure gli faceva voglia, perché “cucinato col gas”. Quella fettina era la classica pagliuzza a fronte del trave, i 27 Kg di CO2 pro-capite del tutto dimenticati. Ma rimanendo sullo stufato, il “gas” è solo uno dei tasselli del mosaico inquinante. Mentre esso può essere sostituito da qualche pezzetto di legna dopo essersi dotati di una stufa efficiente, è invece l’allevamento stesso del bovino (Rumiz vi fa un veloce riferimento) ad avere un elevato costo energetico. Inoltre si ignorano le emissioni di metano (CH_4) prodotte dal bovino medesimo.

Eppure già nel Novembre 2006, un documentato studio della Food and Agricolture Organization stimava le flatulenze bovine come responsabili del 37% delle emissioni di metano (indotte da attività umane) su scala globale. Trovo così singolare che non esista una società AzzeroCH4 mentre esiste la società AzzeroCO2, per quanto altamente disinformata proprio nel settore che dovrebbe essere di sua competenza. Diciamo, a parziale attenuante, che gli italiani hanno grossi problemi nell’accedere all’informazione tecnico-scientifica internazionale.

Il metano è tutt’altro che “fonte di energia pulita”.
La combustione di CH_4 produce CO2 mentre le stesse attività di estrazione e trasporto del metano comportano emissioni, a volte disastrose, di CH_4 direttamente in atmosfera. Si consideri che una tonnellata di CH_4 ha in atmosfera un potere riscaldante equivalente a circa 24 tonnellate di CO2. Do per scontato che ogni degno ambientalista abbia già rinunciato al metano nei suoi usi domestici a mò di esempio virtuoso. Propongo che si verifichi se gli eco-dem, attualmente emarginati nel dibattito partitico pre-elettorale, siano a casa loro veramente ambientalisti.

Comunque il coraggioso Rumiz merita una simpatica tirata d’orecchi.

Se fosse andato a visitare il sito di AzzeroCO2 avrebbe potuto capire che era incappato in una società di marketing: cliccando su “cittadini” si viene invitati a “calcolare ed azzerare le proprie emissioni”. Si scelga ad esempio di neutralizzare un “viaggio in aereo” composto di “1 tratta” per un “totale di 800kms”. Vi viene imputato un carico di 144 Kg di CO2 e ciò a prescindere dal tipo di aeromobile, dal tipo di pista decollo/atterraggio e dal numero di passeggeri. Ancora una volta si tratta di un conto a spanne. Se però procedete vi verrà addebitato l’ importo relativo che è pari (dicono loro) a 5,04 €.
Tuttavia poiché l'unità minima di acquisto è di 1 credito di emissione, pari a 35 €, questa neutralizzazione avrà comunque il costo di 35 €. Che è (secondo loro) il costo di una tonnellata di CO2.
Potete così sostenere un progetto di “Teleriscaldamento a biomassa in Valtellina”! A questo punto solo un "fesso" inserisce i propri dati e paga. Con questo esempio concreto siamo entrati in pieno nello spirito del Protocollo di Kyoto (che ha by-prodotto anche AzzeroCO2) che avuto finora esiti abbastanza fallimentari.

L’idea di fondo del Protocollo era tanto buona quanto ambiziosa: indurre una consapevolezza internazionale sulla questione ambientale e far pagare di più agli Stati e alle imprese più inquinanti. In concreto però si sono introdotti i “meccanismi flessibili” con i quali i meno virtuosi possono neutralizzare le loro malefatte comprando crediti dai più virtuosi. O fare “progetti buoni” come, ad esempio, in Valtellina. In sostanza si tratta di scappatoie e, su scala internazionale, il meccanismo è di difficile gestione. Anche perché le verifiche della effettiva realizzazione dei progetti virtuosi sono molto spesso dubbie. Il 16 Febbraio ricorre il terzo compleanno dell’entrata in vigore del Protocollo ma sono in molti a pensare che si tratti di un funerale. Osservo che:

1) Il Protocollo, firmato nel 1997, è entrato in vigore grazie alla Russia la quale alla fine ha aderito perché vi ha visto una convenienza. Infatti la riduzione delle emissioni richiesta ai singoli stati viene misurata rispetto al 1990. In quell’anno esisteva ancora l’Unione Sovietica e le sue emissioni inquinanti erano imponenti, poi sono crollate con la destrutturazione del suo apparato industriale e, dal 1997, sono cresciute di nuovo. Dunque prendendo a riferimento il 1990, la Russia risulta oggi molto virtuosa sul piano delle emissioni. Insomma grazie a Kyoto può far qualche affare. Se il riferimento fosse stato il 1997, la Russia non avrebbe aderito. Discorso analogo vale per la Germania che è uno dei perni del Protocollo e che oggi può vantare un’ottima performance rispetto al 1990. Molto meno rispetto al 1997.

2) Sul mercato delle emissioni di CO2, una tonnellata viene quotata oggi 0.01 € mentre due anni fa valeva 27 €. Comunque non si sono mai visti i 35 € voluti da AzzeroCO2. Finchè si trattava di calcolare i consumi di Rumiz, la società di Legambiente tendeva a sottostimare, passando ai quattrini la società tende, con mossa felpata, a sovrastimare.

3) La Borsa è come al solito impietosa e i numeri contano più di tante chiacchiere. Se le quotazioni sono crollate è perché gli Stati Europei, dopo aver firmato il Protocollo, hanno concesso alle loro imprese generose quote di emissione di CO2 e l’intero meccanismo basato sul commercio delle emissioni inquinanti ha perso di credibilità.

4)Accordi internazionali di questa portata implicano migliaia di riunioni e conferenze tra politici e esperti. Tutto ciò avviene in stanze ben riscaldate e illuminate dove ci si reca grazie a molti viaggi e lunghi voli aerei. Si mangia anche molto. Tutto ciò richiede un ampio uso di combustibili fossili. E’ plausibile che il (sicuro) carico inquinante associato alla preparazione di un Protocollo sia paragonabile alla effettiva riduzione di emissioni inquinanti che, in conseguenza di tale Protocollo, si andrà poi (forse) ad ottenere. Al business ambientalista sono poi associate occasioni turistiche sotto forma di Conferenze, magari a Bali o nel Principato di Monaco.

Credo sarebbe bene ridurre la dimensione del caravanserraglio delle Conferenze ambientali. Penso che le informazioni concrete che gli esperti si sono scambiati a Bali avrebbero potuto essere comunicate anche per e-mail o video-conferenza. Stando a casa e rendendosi liberi dal metano a casa loro darebbero il buon esempio.

In conclusione, se uno Stato od una Regione vogliono ridurre il proprio peso inquinante lo possono fare dandosi standards, regolamenti precisi e politiche fiscali rigorose. Senza tanti “meccanismi flessibili”.

Il caso della California, che pure non ha firmato alcun Protocollo di Kyoto, può essere considerato un esempio significativo. Uno Stato decide però di avviarsi lungo una strada ambientalmente sostenibile se i suoi cittadini glielo chiedono: a tal fine è necessario che questi acquisiscano un certo livello di consapevolezza e di istruzione. Considerato il livello medio italiano è dunque auspicabile che Rumiz continui lungo la sua strada virtuosa e che pubblichi altre inchieste. Magari con numeri più corretti. E facendo attenzione a chi interpella.

http://www.heos.it/Attualita_08/0100027.htm

...Le balle di Legambiente e la colf di Veltroni

So che nei circoli di Legambiente sparsi per l'Italia ci sono brave persone impegnate a difendere con passione il loro territorio. Per tante ragazze e ragazzi, ritrovarsi alla domenica per ripulire una spiaggia o una strada, od anche soltanto per fare una escursione, è un motivo gratificante ed aggregante. Riunirsi sotto le bandiere del Cigno, sentirsi parte di una organizzazione, rafforza un senso di identità e di appartenenza....sono in tanti ad aver bisogno della dimensione gruppale. Purtroppo però molte e molti di loro (che formano la base) non si rendono immediatamente conto che tutto quell' entusiasmo serve ai vertici dell'organizzazione per poter "pesare politicamente" o meglio, per fare una bella carriera partitica personale. Naturalmente ogni iscritta/o, una volta capita l'antifona, ha il diritto di non farsi più usare da personaggi perlomeno ambigui...Legambiente era nata oltre vent'anni fa sulla base dei valori dell'ambientalismo scientifico...ora a me sembra che abbiano finito col prevalere i valori del quattrino...di certo, di scientifico, è rimasto ben poco. Come ho dimostrato più volte! Per poter poi sperare di azzerare domani la CO2 bisogna innanzitutto ridurre oggi l'analfabetismo...e strigliare i politicanti.

Intanto sono partiti i pullman di Veltroni. Il mini-furbacchione Realacci gliene ha dipinto uno di verde ed annuncia, in stile Kyoto, che «le emissioni prodotte (dai pullman) saranno azzerate dalla riforestazione di alcune zone della penisola».

Naturalmente a queste promesse e all'efficacia dell'azione ci crede solo un cretino...fatto sta che il gran-furbacchione Veltroni si è accordato con DiPietro, il quale non mi sembra molto ambientalista ma che porta più voti di Realacci...questi deve dunque dimostrare in tutti modi al capo di essere una brava colf: il pullman sarà senz'altro pulito e confortevole!

Ma non si accorgono di quanto sono ridicoli? La loro fortuna è senz'altro legata all'alto tasso di analfabetismo di massa....chi non capisce niente può ancora credere a quello che dicono.

Monday, February 11, 2008

Sezione Economia in Ecostiera.it

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http://www.ecostiera.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1468&Itemid=52&sectionid=33&idvis=1

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Qualche settimana fa il petrolio ha raggiunto la soglia dei “100 dollari al barile” e la notizia ha suscitato una valanga di preoccupate reazioni in Italia e nel mondo. Una gran massa di politici e commentatori per lo più disinformati ha voluto dire la sua.

Negli ultimi anni ho verificato più volte nel corso di vari incontri che la stragrande maggioranza degli italiani (e limitiamoci a questi) non sa cosa sia un “barile”. In tali condizioni è difficile stabilire se il prezzo del petrolio è alto o basso. Stabilito che “1 barile =159 litri” , ne deduciamo che un litro di petrolio costa oggi circa 0.44 Euro: nessuna bibita gassata credo sia tanto economica.

Quand’anche il petrolio dovesse raggiungere i “200 dollari al barile”, il suo costo per litro rimarrebbe comunque inferiore a quello del succo di frutta, della birra o del Tavernello. Ma il valore reale di questo straordinario liquido (formatosi 150 milioni di anni fa e disponibile solo in alcune zone della Terra ad una profondità che oscilla dai due ai cinque kms circa) può essere stimato oggettivamente solo sulla base della quantità di energia in esso contenuta.

Va detto allora che un litro di petrolio contiene circa 11KWh di energia e ciò corrisponde grosso modo a “diecimila chilo calorie”. E' l’energia sufficiente ad alimentare un robusto essere umano per oltre tre giorni! Dunque, se il petrolio fosse commestibile, con 44 centesimi di euro ognuno di noi potrebbe vivere più di tre giorni. Il paradosso prova in modo inconfutabile che il petrolio è ancora terribilmente economico con buona pace della massa di agitati strilloni.

E’ evidente che il vero problema non sta nel “petrolio in sé” bensì nell’incapacità delle società umane di gestire con parsimonia il loro rapporto con questo (ed anche con gli altri) combustibile di origine fossile, rapporto iniziato nel 1859 con la trivellazione in Pennsylvania del primo pozzo.

Da allora vari e complessi fattori hanno concorso a determinare il prezzo del duttile liquido diventato sempre più indispensabile alle economie mondiali nel corso del ‘900 anche in virtù dello sviluppo dell’industria automobilistica. Ed infatti la storia di quest’ultima si intrecciò ben presto con quella delle compagnie petrolifere: già negli anni ’20, General Motors cominciò a minare il sistema di trasporto pubblico elettrico a New York. La medesima politica di distruzione proseguì poi nei due decenni successivi in tutte le più grandi città degli USA in collaborazione con Standard Oil, la madre (o nonna) di Exxon, Amoco e Chevron-Texaco. Si doveva passare all’automobile alimentata da petrolio!

Oggi il mondo brucia circa 85 milioni di barili di petrolio al giorno (mbpg) e la tendenza è al rialzo, almeno fin quando ci sarà oro nero da estrarre e bruciare. Il geologo Marion King Hubbert aveva previsto già nel 1956 che gli USA avrebbero raggiunto il loro picco di produzione di petrolio nel 1971. Non fu ascoltato, anzi fu osteggiato in vari modi. Tale picco, arrivato poi puntualmente, ha influenzato la storia politica e militare mondiale di questi ultimi 35 anni. Oggi gli USA producono 8.3 mbpg ma ne consumano 20.6. Per fortuna ci sono ancora l’Arabia Saudita e la Russia che producono rispettivamente 10.7 e 9.7 mbpg mentre il Canada è in ascesa, per quanto i costi di estrazione del suo petrolio non convenzionale saranno via via più elevati.

Gli sceicchi d’Arabia hanno avuto storicamente un ruolo calmieratrice sul prezzo del petrolio ma la loro funzione dovrà prima o poi esaurirsi con il raggiungimento del picco di Hubbert in Arabia. Si consideri che metà del petrolio saudita proviene da un unico mega-giacimento, quello di Ghawar scoperto nel lontano 1948. Nulla dura in eterno, tanto meno il petrolio, dunque aspettiamoci ben altri rincari rispetto a quelli che vediamo in queste settimane. Non mi sembra però che siano in molti oggi a prendere il toro per le corna e a scegliere l’unica via possibile: quella della modificazione/riduzione drastica dei consumi individuali accompagnata da misure di efficienza energetica. Al contrario, aumenta il numero di auto di grossa cilindrata in circolazione e c’è ancora chi pensa che lo sviluppo di un Paese sia quantificabile attraverso l’indice del PIL al quale, anche in Italia, contribuisce in modo chiave l’industria dell’auto. E’ chiaro che siamo in un circolo vizioso. Non se ne esce se non puntando su produzioni industriali a basso consumo energetico e ad alta tecnologia. Oltre che sulla bicicletta la quale deve diventare il perno del trasporto urbano: ma so che si tratta ancora di un sogno. Peccato perché, tra l’altro, pedalando ci si mantiene in gran forma.

Di petrolio sono intrise le merci che arrivano nei supermercati del mondo, che entrano nelle case della gente e che da queste escono nella forma di rifiuti. Per diversi giorni, i titoli di testa della BBC sono stati occupati dalle strade di Napoli strapiene di montagne di spazzatura, spesso fumante. Pezzi di bel giornalismo accostavano quelle immagini al ritorno in ufficio del sorridente Presidente Prodi dopo le vacanze.

Eppure il caso di Napoli e del suo hinterland è forse solo la punta di un iceberg, rappresenta una situazione estrema, resa insopportabile dalla presenza di interessi criminali e dalla correlata incapacità dei politici di trovare soluzioni decenti, oltre che dalla troppo alta densità di popolazione. Ma quel dramma, palese a Napoli, è latente altrove. Andrebbe però detto, per stroncare le tante e solite esternazioni razziste di questi giorni, che a Salerno la gestione amministrativa è ben diversa. Ed anche Salerno è in Campania. Ad essere precisi, la produzione di rifiuti pro-capite sembra essere in Campania addirittura inferiore sia alla media nazionale che a quella delle regioni meridionali sempre che tutto venga conteggiato esattamente. Ma questi son “dettagli”. Il problema è che si tratta in generale di valori medi comunque troppo alti, oscillanti da 1.3 a quasi 2 kg al giorno per abitante.

E’ evidente allora che la vera, radicale soluzione del problema, a Napoli o altrove, non può essere quella della “raccolta differenziata” in sé, né tantomeno quella dell’ “incenerimento”.

La prima è senz’altro una cosina che va fatta ed appartiene alla sfera della buona educazione ma non la enfatizzerei troppo perché poi comunque si rimane con materiali sì differenziati ma spesso difficili da gestire; inoltre può fornire un alibi al cittadino il quale, differenziando, crede di aver risolto il problema e si mette la coscienza a posto. La seconda soluzione, gentilmente detta “termovalorizzazione” (anche solo della parte non riciclabile) induce una strabiliante produzione di gas ad effetto serra. Peraltro l’Italia, dopo aver firmato il protocollo di Kyoto, non lo rispetta: mi sembra difficile che gli inceneritori possano aiutare a far quadrare i conti. E’ vero che bruciare i rifiuti in strada produce ancor più diossine degli inceneritori ma è anche vero che la gente di qualità tende “al meglio” e non “al meno peggio”, che poi diventa sempre peggiore. Semmai si ricorre ad alcuni inceneritori come “scelta residuale”, dopo aver fatto tutto il resto. Ma non sono essi l’ancora di salvezza come taluni, forse non privi di interessi, sostengono in questi giorni.

Dunque, la vera soluzione è il classico uovo di colombo: “la non produzione di rifiuti o perlomeno la loro drastica riduzione”. Raggiunto questo standard il problema rifiuti sarebbe praticamente inesistente ed un inceneritore per tutta la Penisola sarebbe più che sufficiente. Come ho detto in altre occasioni, c’è solo una strada per giungere a questo fine: far pagare salatamente i rifiuti per quantità e qualità al cittadino non dotato di senso della responsabilità individuale e dunque iper-produttore di rifiuti. Va quindi abbandonata la consuetudo imbecille della tassa basata sulla superficie dell’abitazione, incredibilmente ancora in voga in quasi tutta Italia. Anziché colpire il rifiuto colpisce la casa. Immagino che possa essere utile ai Comuni pigri continuare con questo andazzo (ed avere una voce d’entrata prontamente variabile a seconda dei bisogni finanziari) ma così si va di male in peggio sul fronte dei rifiuti. Soltanto imponendo la strada indicata, anche al prezzo della iniziale impopolarità, gli amministratori potranno innescare un meccanismo virtuoso ed etico. Chi non produce rifiuti non paga: è perfino un fatto di giustizia sociale.

Gli stessi cittadini impareranno a fare la spesa, miglioreranno la qualità della loro alimentazione e, non sprecando, aumenteranno anche la propria ricchezza individuale. A parità di stipendio, chi ha più cultura, riesce sempre ad avere un potere d’acquisto più elevato. Ed anche la dipendenza dal petrolio delle società umane verrebbe drasticamente ridotta. Lasciando disoccupati molti strilloni.