Climate Scientists Meeting deals with troubles on Short-Term Climate Predictions
http://www.treehugger.com/files/2008/06/climate-change-predictions.php
Questo blog nasce con l'intento di dare un contributo alla diffusione di una cultura ambientalista sia teorico-scientifica che operativa. E libera da intrallazzi. Strada facendo qualche divagazione si fa necessaria. ******* Motivation which inspires this blog is helping to spread an environmental culture with both scientific and practical sound basis. Above all, a Frauds Free culture. Some contributions on other issues are published according to latest news and needs.
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In risposta al commento di Maurizio Zara al mio post precedente.
Sì Maurizio, è tutto chiaro: hai le idee molto confuse…
Procediamo con ordine:
1) Il considerare i “consumi di energia primaria totale” non è una mia stravaganza: è quello che si fa nei computi energetici. Dentro a quel dato totale ci sono purtroppo anche sprechi e inefficienze che non si cancellano con un colpo di spugna. I dati sul "consumo finale" attorno a cui giri non significano di per sè alcunchè...semmai puoi citarli per enfatizzare che gli sprechi sono mostruosi.
2) No, io ho detto che per fare 1KWh pronto all’uso a valle ce ne vogliono circa (quasi) 3 a monte. Oltre all’efficienza della centrale vanno considerate le perdite di carico nel trasporto. Dunque, a quel 2,47 che tu citi devi sommare ancora almeno un 10%…e quindi arrivi a circa 2,7 KWh…ripeto che qui le stime andrebbero fatte caso per caso.
3) Utilizziamo pure le unità di misura che preferisci e cioè le tonnellate equivalenti di petrolio (tep). Allora, 1 tep = 11600 KWh….dunque 10 Mtep = 116 TWh
4) I 116 TWh di energia elettrica importata già pronta, a cui ti riferisci, non si sottraggono affatto dai 300 TWh di consumo elettrico netto! Secondo la tua “sottrazione”, i 116 TWh importati costituirebbero il 39% dell’energia elettrica netta che si usa. Invece, anche senza scomodare sofisticate banche dati internazionali, lo stesso Ministero per le Attività Produttive (MAP) conferma che i 116 TWh (10Mtep) contribuiscono per il 14.4% al paniere dell’energia elettrica lorda che è costituito da 805 TWh (69,3 Mtep). Dopodiché, nella trasformazione e distribuzione, una buona parte di quel lordo va perso. Chiunque conosca un pochino la complessità della rete arguisce che anche una parte di quei 116 TWh importati vanno persi dunque non si può sottrarre un contributo che è lordo da un dato, i 300 TWh, che è netto….sarebbe come sottrarre pere dalle mele….inoltre, non va sottratto un bel nulla! Il fatto che siano importati già nella forma elettrica non vuol mica dire che non pesino nel paniere…per il 14,4% per l’appunto. Dunque sei riuscito a fare due errori madornali in un colpo solo: hai sottratto quel che non andava sottratto e, per giunta, l’hai sottratto male.
5) Stabilito che il paniere di energia elettrica è di 69,3 Mtep e che l’ energia primaria totale consumata in Italia è di circa 195Mtep, ne consegue che il peso della componente di energia elettrica sul totale è del 35,5% . Questo dato si avvicina terribilmente alla mia stima di 3/8 (vedi post precedente). Siccome sono sempre prudente avevo fatto precedere il 3/8 da un “quasi”….
6) Possono esservi leggere discrepanze tra le stime dovute ai modi di calcolare i consumi energetici…io sono affezionato ai dati di agenzie USA come l’EIA (che stima il consumo italiano totale in circa 8 quadrilioni di Btu) ma anche considerando i dati del MAP italiano la sostanza delle cose non cambia. Il peso dell’energia elettrica non è del 20% ma è di oltre il 33% ...E' una bella differenza.
Se non fosse così non sarei intervenuto a commentare sul tuo blog....se intervengo c'è un motivo, non credi?
Caro Maurizio, permettimi invece una amichevole riflessione di carattere più generale. Le questioni energetiche di cui parliamo sono, per me, uno dei tanti hobbies…me ne occupo per diletto. Ma tu, se non sbaglio, sei laureato in ingegneria ambientale e per te questo è lavoro, dovrebbe essere parte del tuo pane quotidiano! Ma come è possibile ? In base alla mia esperienza non riesco davvero ad immaginare un ingegnere indiano o israeliano, tedesco od olandese che faccia errori così pacchiani come quelli che hai fatto tu. Su questioni peraltro semplici....figuriamoci sul resto! Lasciamo pur perdere l'affanno dei caporioni analfabeti di Legambiente (avrai visto che son mesi che li becco in castagna praticamente su tutto...ogni volta che do un'occhiata in giro) ma quel che conta e preoccupa è il degrado italiano e del suo sistema di formazione….certo ci sono isole di alta qualità nei Dipartimenti di Fisica e, qui e là, in altri Dipartimenti scientifici e non, ma la situazione generale dell’istruzione universitaria è molto critica. Per forza l'italietta affonda...Prova a meditare su questa piccola ma significativa esperienza epistolare. Sperando di avere contribuito ad avviare una riflessione, ti invio un caro saluto
9 Giugno - Va bene Maurizio....vedo che fai anche ricerche...ora proseguiamo.
Ciao Maurizio,
Vidi già tempo fa il blog di Legambiente Narni (su suggerimento di qualcuna di voi), mi pare che siate interessati alle questioni energetiche ed anche assai attivi.
Torno qui con brevi annotazioni sul tema energia perché continuo a vedere errori di tutti i tipi, sia in rete che nei media cartacei.
E così, nella recente discussione seguita alla richiesta della sig.ra Marcegaglia di procedere alla costruzione di centrali nucleari, se ne sono lette e sentite di tutti i colori.
Visto che le centrali nucleari servono a produrre elettricità, ci si è chiesti quanta parte ha l’elettricità nel consumo energetico totale. In realtà lo sanno in pochi ma in tanti hanno voluto dire la loro. Si sa che gli italiani son loquaci...basta averne una decina intorno per rendersene conto….
Il popolo tende ad associare l’energia con …la luce! Dunque i “nuclearisti” hanno buon gioco nel sostenere che bisogna costruire le centrali nucleari per produrre l’energia che serve e che è tanta.
Di converso, gli “antinuclearisti” faziosi e analfabeti (e ce ne sono diversi) sostengono che l’energia elettrica è solo una piccola parte dell’energia totale che si consuma. Quindi le centrali nucleari comunque servirebbero a pochissimo. Ho già detto che i programmi di costruzione di centrali nucleari sono assurdi ma è comunque bene dare numeri e trasmettere informazioni corrette. Altrimenti l'imbecillità prevale nel dibattito e nelle politiche energetiche.
Allora:
Da alcuni anni (anche nel 2004 che tu prendi a riferimento nel tuo articolo all’URL http://equavita.blogspot.com/2008/05/leggo-da-repubblica-un-articolo-sul.html )
il consumo totale di energia primaria italiana è di circa 8 quadrilioni di British Thermal Units (Btu) che equivalgono a circa 2374 Tera Watt Ora (TWh) . Il dato che citi di 1526TWh è in realtà il consumo finale “pulito”, esso esclude cioè la parte di energia consumata nella trasformazione a "fini utili" della stessa energia primaria. E si tratta di un contributo rilevante….magari non ci fosse! Ma le leggi della termodinamica non si possono ignorare.
Quello che conta per un Paese è dunque il consumo totale ( Primary Energy Supply ).
Apparentemente i 300 TWh di consumo strettamente elettrico italiano costituirebbero solo circa 1/8 del consumo totale (2374 TWh). Uso il condizionale perché in realtà questa conclusione è sbagliata. Per generare 1 KWh elettrico è necessario considerare un fattore di conversione che tenga conto dell’input energetico primario e dell’efficienza del processo di generazione…questo fattore varia da Paese a Paese, da anno in anno e da centrale a centrale…è un conto molto, molto delicato. Ci sono stime particolari per gli USA e, per esse, quel fattore risulta essere circa 3.
Ergo, teoricamente vale l’uguaglianza 1 KWh = 3.412 Btu ma, praticamente, 1 KWh vale circa 10 Btu….cioè, per generare 1 KWh bisogna spendere una quota di energia primaria tre volte maggiore di quella che una mera conversione di unità energetiche prevederebbe.
Per l’Italia, i fattori di conversione di cui si ha stima sono analoghi o, secondo l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, solo leggermente più bassi.
Allora, tornando a noi, i 300TWh elettrici italiani assorbono non 1/8 bensì quasi 3/8 del consumo primario totale. Dunque il consumo elettrico diventa, in un’analisi attenta, ben più pesante di quel 20% che tu erroneamente riporti. Ma non preoccuparti….so che sei un bravo ragazzo. Eppoi ho visto anche stime del 15% ...nel tuo commento al mio precedente post, dicevi di esser membro del comitato scientifico nazionale di Legambiente ….magari prova a chiedere con nonchalance al buon Presidente di Legambiente se sa quant’è il peso del consumo elettrico !
Ovviamente i 5/8 abbondanti del consumo energetico primario se ne vanno in altre direzioni che non sono ...la luce e nemmeno l'elettricità che nutre frigoriferi, televisori, cellulari etc...
Si avvicina l’estate e sale la voglia di mare. Chi vive bene tutto l’anno non ha tanto bisogno di fughe ma chi, e sono i più, vive compresso in un condominio orribile e/o triste sente impellente la voglia di evadere e di sdraiarsi in spiaggia, dopo essersi coperto il corpo con una puzzolente crema protettiva che non serve a niente (se non ad ingrassare chi la produce).
Legambiente pensa a tutti e questo è il momento giusto per procedere ad assegnare le famose Bandiere Blu. Quest’anno è stata premiata l’Isola del Giglio. Nel passato non mi ero mai interessato alle vicende interne a Legambiente ma devo dire che nell’ultimo anno ho acquisito una notevole messe di informazioni per concludere, ormai da tempo, che i Premi di Legambiente sono una puttanata.
Lo avevo già sottolineato in una lettera pubblicata sul Quotidiano della Calabria lo scorso 5 Marzo
http://marcozoli.blogspot.com/2008/03/le-buone-pratiche-degli-pseudo.html
Ho constatato di recente che alle Bandiere Blu di Legambiente ci credono oramai solo i fessi.
L’Isola del Giglio è senz’altro un bel posto ma come tanti altri. Tra i suoi meriti principali c’è quello di trovarsi vicino al luogo in cui si tiene la Festambiente nazionale…è importante mantenere buoni rapporti con le Amministrazioni Comunali….oggi io premio te, domani tu fai un piacere a me…e se incentiviamo il turismo in questa zona siam tutti felici ! Noto che, a Festambiente sono uno dei pochi che arriva in bicicletta. La massa arriva con auto inquinanti e riempie il parcheggio vicino: così Festambiente (che è peraltro piacevole) diventa d’estate un appuntamento molto inquinante per la Maremma. Basta esser lì in occasione di un concerto serale per rendersene conto...Peraltro anche le brave ragazze/i che vi lavorano arrivano lì in auto regolarmente pur abitando non molto distante. Alcuni sono grassottelli e pedalare farebbe loro un gran bene…
A proposito di stili di vita !….Ma si sa che l’ambientalismo è, per molti, un’occasione di lavoro e business esattamente come un’altra. La coerenza va a farsi friggere…
Anche le già pluri-premiate e blu-imbandierate Castiglione della Pescaia e Capalbio son tutte lì vicine….carine ma molto costose. Per andare all’Isola del Giglio dall’Argentario si pagano 19€ A/R nei fine settimana e 17€ nei feriali. E non si tratta di una grande distanza. Non solo: la bici paga 10€ ! Tralasciamo pudicamente gli altri costi …Chiunque abbia un minimo di sale in zucca raggiunge in bici (o treno + bici) Venezia, Ancona o Brindisi, prende un traghetto e trasporta la bici gratis verso una qualunque destinazione dei Balcani….dalla Dalmazia alla Grecia trova posti stupendi in cui pedalare fringuello….e spendere un quarto che al Giglio o a Capalbio. In alternativa, chi abita nel Nord-Ovest d’Italia e non voglia far troppa strada fino a Venezia, potrà prendere un treno per la Penisola Iberica e pedalare verso il Portogallo.
Ahh, Sabato 7 Giugno ci sarebbe la famosa Marcia per il Clima che è stata rinominata in extremis anche Marcia contro il Nucleare…facendo un piccolo sgarbo alla neo-ministra Prestigiacomo che è così carina e che piaceva tanto ai capi di Legambiente. Ho già spiegato in dettaglio i motivi per cui le centrali nucleari sono un nonsenso e dunque difficilmente si faranno. E’ difficile trovar privati che tirino fuori tutti quei quattrini senza certezze…dunque i dirigenti di Confindustria ed Edison vorrebbero essenzialmente soldi pubblici. Solo per inciso, nella medesima lettera citata all’URL di cui sopra sottolineavo i rapporti di amichevole e fruttifera collaborazione che intercorrono tra Edison e Legambiente e naturalmente non lo facevo a caso. Domanda: tali rapporti continuano e si estendono ad altri settori o sono limitati all’installazione delle lampadine efficienti in qualche scuola? Mia nonna diceva che non si può tenere un piede in due scarpe….
Ho letto l’appello pro-Marcia. Molti dei singoli punti elencati sono giusti ma il loro nesso col clima globale è oscuro. Vi è una bella presunzione antropica nel pensare che, ad esempio, la coesione sociale e l’agricoltura biologica possano modificare i grandi corsi climatici.
Eppoi quand’anche tutti quegli obiettivi fossero realizzati in Italia domani mattina, l’effetto sul clima sarebbe nullo per il semplice motivo che l’Italia conta nel mondo praticamente zero (per fortuna) . Quindi l’impostazione dell’appello risulta ridicola: è infarcito di slogan (la febbre del Pianeta…) ed è chiaro che gli estensori, da bravi politicanti, ignorano l’ABC delle questioni climatiche. Dentro c’è di tutto, un gran pourpouri di temi, per il semplice motivo che Legambiente richiedeva l’adesione di quante più associazioni possibili, dunque doveva dar soddisfazione un po’ a tutti. Manca un riferimento alla necessità di valorizzare i francobolli da collezione ed infatti le associazioni numismatiche non aderiscono. Per fortuna si è aggiunto in extremis il nucleare…
Naturalmente per tante ragazze e ragazzi andare a marciare significa esprimere un bisogno di socialità. E’ un’occasione per sgranchirsi le gambe stando insieme, non importa se poi si marci per il clima o per la difesa del falco pellegrino. Trovarsi in tanti e scandire gli stessi slogan è eccitante. La massa scalda e, a sera dopo aver marciato, anche l’individuo più triste si sentirà sollevato. Andrà a casa e si farà una bella doccia con acqua scaldata bruciando metano succhiato in Libia o Russia.
I caporioni di Legambiente son furbacchioni e conoscono bene questi bisogni di socialità. Recuperando la piazza, cercano di recuperare una dimensione movimentista dopo la nefasta esperienza di governo….e la campagna elettorale con tanto di ridicolo pullman verde organizzato dal capo al soldo del PD (ed ora in ombra):
http://marcozoli.blogspot.com/2008/02/le-balle-di-legambiente-e-la-colf-di.html
Io penso che il 7 giugno sia molto più salutare farsi un bel trekking in campagna oppure una bella nuotata al mare invece che andar a marciare proprio a Milano dove peraltro l’aria non è delle migliori. Inoltre alle manifestazioni arrivano in tanti a bordo di pullman (già organizzati mi sembra) che bruciano ettolitri di combustibili fossili. Dunque marciare per il clima fa un po’ male al Pianeta.
p.s. A proposito di centrali nucleari, mi giunge notizia che:
"Uno degli ultimi atti del governo di Romano Prodi è stata l’approvazione del regolamento che detta i criteri per individuare tutto ciò che può essere oggetto del segreto di stato (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 16 aprile 2008 ed entrato in vigore il 1 maggio).
Già la scelta di emanare un regolamento su un argomento così importante, da parte di un governo in carica solo per svolgere l’ordinaria amministrazione (e per di più a elezioni già concluse) è per lo meno bislacca. Ma tutto passa in secondo piano quando si legge (al punto 17 dell’allegato) che tra le cose a cui potrà essere esteso il segreto di stato sono compresi anche gli impianti civili per la produzione di energia ed altre infrastrutture critiche."
E' senz'altro un punto da approfondire. Dove erano i deputati e senatori di Legambiente quando questa cosina passava?
Si è riaperto in Italia il dibattito sull’opportunità di costruire reattori nucleari al fine di produrre energia elettrica e, al momento, sembra diffondersi nell’opinione pubblica l’idea che la scelta nucleare sia inevitabile. Naturalmente la tendenza a schierarsi “pro o contro il nucleare” non deriva generalmente da una conoscenza/valutazione dei dati oggettivi della questione energetica bensì ci si schiera sulla base delle posizioni assunte dalla parte politica a cui si fa riferimento. L’importante è schierarsi anche se non si sa bene il perché. Secondo la consueta pratica italiana. Conviene pertanto considerare alcuni elementi fondamentali e vincolanti della questione nucleare.
Secondo i dati pubblicati dalla World Nuclear Association, aggiornati a Marzo 2008, esistono nel mondo 439 reattori nucleari (per una potenza complessiva di 372 GigaWatt) che producono il 16% dell’energia elettrica totale consumata dagli umani. La costruzione della maggior parte dei reattori è iniziata tra il 1965 e il 1975 e, nel 1985, si è raggiunto il massimo di nuova potenza nucleare connessa alla rete elettrica. Dunque, il tempo medio per la costruzione di un reattore è stato finora di circa 10 anni. Dopo del 1985 la potenza complessiva dei nuovi reattori entrati in esercizio è diminuita in modo significativo e così tutte le previsioni di forte crescita del settore nucleare fatte (a partire dal 1975) da International Atomic Energy Agency e Nuclear Energy Agency sono state poi smentite e corrette al ribasso. Attualmente ci sono 35 reattori in costruzione (e per alcuni, i cantieri sono già aperti da diversi anni) che forniranno una potenza complessiva di circa 29 GW ma, al contempo, va osservato che circa il 70% dei reattori esistenti sta invecchiando e dovrà essere mandato a riposo (decommissionato) entro i prossimi 25 anni. Le nuove costruzioni e quelle programmate potranno al più sostituire la potenza nucleare attualmente in esercizio ma, ad esser realisti, non è prevedibile un boom di nuovi reattori nei prossimi anni e dunque la percentuale di energia elettrica di origine nucleare rimarrà dapprima stazionaria e tenderà in futuro a calare.
I complicati iter burocratici e decisionali, gli ingenti costi di costruzione dei reattori, la necessità di garantire profili di sicurezza sempre più elevati in un mondo sempre più insicuro, la questione non risolta del trattamento delle scorie radioattive, sono tutti fattori che non incoraggiano gli investimenti nella tecnologia nucleare ai fini della produzione di elettricità. Vi è però un aspetto almeno tanto rilevante quanto quelli citati eppur tuttavia spesso non considerato a dovere: si tratta della disponibilità delle risorse di Uranio, l’elemento combustibile dei reattori attualmente in funzione. Ad oggi undici nazioni, tra le quali Germania, Francia e Repubblica Ceca, hanno esaurito le loro riserve e 2.3 milioni di tonnellate (ton) di uranio sono già state consumate. La domanda mondiale di uranio è di circa 67 mila ton per anno mentre la produzione si attesta sulle 42 mila ton. Così 25 mila ton sono prelevate ogni anno dalle scorte secondarie accumulatesi prima del 1980, nei tempi in cui la produzione di uranio era stimolata dalla domanda militare. Per quanto l’entità precisa di queste scorte secondarie non sia nota, si stima con le dovute cautele che esse si esauriranno in una decina d’anni. Allora già si pone il problema di un incremento della attuale produzione sì da coprire l’imminente prossimo buco lasciato dalle scorte secondarie. Ma quanto uranio rimane in natura? In linea di principio potrebbe esservene tanto ma la disponibilità concreta è legata al suo grado di concentrazione nella roccia da cui lo si estrae, ergo al suo costo di estrazione. Attualmente, le Risorse Ragionevolmente Sicure ad un costo inferiore ai 40US$/Kg sono di 1.9 milioni ton mentre vi sono altre 640 mila ton ad un costo tra i 40 e gli 80US$/Kg . Oltre queste quantità si entra nel regno del condizionale e dell’ipotetico. Dunque, all’attuale tasso di consumo l’uranio effettivamente disponibile durerebbe circa 38 anni. Se si dovesse aumentare il numero di reattori in esercizio senza un’effettiva garanzia sui rifornimenti di combustibile si butterebbero soldi al vento. Si rischierebbe di ultimare i lavori di costruzione dei reattori e di lasciar poi i medesimi spenti e inutilizzati. Naturalmente questi aspetti sono noti agli operatori del settore. Ma il costruire le centrali nucleari è, per alcuni, un business in sé. A prescindere dalla loro reale utilità economica e ambientale.
Solo il Canada dispone oggi di miniere nelle quali la concentrazione di ossidi di uranio è almeno dell’ 1% e la produzione nazionale di uranio copre il 30% del totale mondiale. L’Australia ha le riserve minerarie certamente più vaste ma di qualità peggiore del Canada in quanto in esse il grado di concentrazione è attorno a 0.1%. Al diminuire della concentrazione aumenta la massa di roccia da lavorare per estrarre una data quantità di uranio. Di conseguenza l’input energetico cresce rapidamente al diminuire del grado di concentrazione. Si stima che, al di sotto di una concentrazione dello 0.01%, il bilancio energetico diventi negativo in quanto l’input d’energia necessario all’intero e complesso processo produttivo è troppo alto. In sintesi, di uranio ce ne sarebbe ma estrarlo non converrebbe. Va inoltre ricordato che l’attività mineraria ha un alto impatto ambientale e, se si dovessero considerare (come sarebbe giusto fare in una corretta analisi del ciclo di vita) i costi ambientali indotti dall’intero processo estrattivo, i reali costi finali sarebbero ben maggiori di quelli sopra citati. Nell’intero ciclo di preparazione dell’uranio, il processo dell’ arricchimento è particolarmente energivoro: esso consiste nell’aumentare artificialmente la percentuale relativa del tipo di uranio più radioattivo rispetto alla percentuale che è data in natura. In molti impianti di arricchimento l’energia necessaria è prodotta bruciando carbone e dunque il contributo all’emissione di gas serra è non trascurabile. In generale, la stessa attività di costruzione degli impianti, dei reattori e il loro decommissionamento finale richiede grandi quantità di cemento la cui produzione è notoriamente inquinante e produttrice di diossido di carbonio. Le quantità di diossido di carbonio prodotte dall’intero ciclo associato al reattore nucleare aumentano al diminuire della percentuale di ossidi di uranio nella roccia. Per concentrazioni inferiori a 0.01%, le emissioni di CO_2 dovute ad una centrale nucleare diventano addirittura maggiori di quelle emesse da una centrale a metano a parità di energia prodotta. L’affermazione, spesso ripetuta, che l’energia nucleare è amica del clima è dunque oggettivamente falsa anche se, a tutt’oggi, un reattore nucleare inquina certo meno di una centrale a carbone.
Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un costante aumento del prezzo del petrolio e molti commentatori hanno sostenuto che, di fronte al progressivo esaurirsi delle risorse petrolifere, il ricorso all’energia nucleare è inevitabile. Il caso della Francia è, a questo proposito, illuminante in quanto essa produce il 78% dell’energia elettrica da fonte nucleare. Bene, la Francia è al contempo al dodicesimo posto nel mondo per consumo di petrolio e al sesto posto nel mondo per importazioni di petrolio. La Francia consuma e importa più petrolio dell’Italia che non produce un singolo chilowattora da nucleare. Nonostante tutta la sua energia nucleare, la Francia consuma ogni giorno una quantità di petrolio equivalente all’intera produzione irachena. La credenza che il nucleare permette di liberarsi dal petrolio è dunque oggettivamente falsa ed il motivo è ovvio: chiunque abbia frequentato una buona scuola dell’obbligo sa che l’elettricità è solo una delle forme di energia possibili. Dalla fonte nucleare si produce energia elettrica ma il sistema dei trasporti è quasi interamente dipendente dalla fonte petrolifera. Uranio e petrolio servono comparti distinti e così sarà almeno fino al giorno in cui l’intero sistema dei trasporti, auto incluse, non sarà elettrificato. Ma se quel giorno verrà, non appena saranno disponibili auto elettriche con batterie a prezzi ragionevoli e dotate di sufficiente autonomia allora sarà (almeno per me) naturale caricare la batteria con l’energia solare autoprodotta in giardino senza bisogno di ricorrere a mega impianti nucleari dislocati a centinaia di chilometri di distanza ed alimentati con uranio dal ciclo produttivo ambientalmente ed economicamente insostenibile.
Veniamo così ad uno degli aspetti chiave della questione energetica. Se i reattori nucleari servono a produrre elettricità converrà dare uno sguardo alla composizione dei reali consumi elettrici odierni. In Europa, il settore residenziale e i servizi assorbono circa il 54% dell’elettricità totale mentre all’industria va una quota del 42% . Case e uffici incidono dunque non poco sul consumo elettrico complessivo. Focalizzando sui consumi residenziali si nota che le voci più energivore sono nell’ordine: sistemi di riscaldamento elettrici, sistemi di refrigerazione/climatizzazione, illuminazione e boiler elettrici. Insieme fanno il 58% dei consumi elettrici residenziali. Analogo è il trend per gli uffici. Qui il risparmio energetico e l’introduzione di input intelligenti nelle tecniche di costruzione possono abbattere drasticamente i consumi termo-elettrici mentre la parte di fabbisogno residuale può essere in gran parte coperta dalle tecnologie solari. In particolare, il solare termico è una tecnologia semplice, consolidata ed economica che permette in gran parte d’Italia e d’Europa di scaldare l’acqua per buona parte dell’anno a fini sanitari e di riscaldamento. Quando il sole non splende è facile integrare il fabbisogno mediante qualche pezzo di legna proveniente dalla manutenzione dei boschi. Eppure ancora il 9% del consumo elettrico residenziale viene mangiato dagli scaldabagno mentre il 22% se ne va per scaldare le stanze. Già tagliando solo queste due voci di consumo assurde si risparmierebbe una quantità di energia elettrica quasi pari a quella che l’Italia importa dalla Francia e che là è prodotta tramite i reattori nucleari. E la lista dei possibili risparmi potrebbe continuare a lungo. Vien fatto di chiedersi se sia veramente il caso di andare a scavare nelle miniere di Australia e Niger, estrarre l’uranio, triturarlo, gassificarlo, centrifugarlo, trasportarlo fino ad un reattore, innescare processi nucleari altamente energetici al fine di produrre elettricità, la quale a sua volta deve essere trasportata a lunga distanza ed infine, in case ed uffici, degradata in energia termica. Il tutto per farsi una doccia a 40 gradi centigradi o per scaldare una stanza a 18 gradi. Ad ogni passaggio di stato energetico corrisponde un processo dissipativo, dunque l’efficienza dell’intero processo produttivo crolla. Osservando le tipologie di consumo umane non si può non rilevare l’assurdo termodinamico. Il buon senso insegna che l’energia solare ha già un volto termico dunque per lavarsi e scaldarsi è, a queste latitudini, sufficiente quella per quasi tutto l’anno.
Razionalizzare i consumi non significa dover tirare la cinghia bensì aumentare la qualità della vita. Mangiar troppo e sprecare metà delle porzioni non significa mangiar bene, significa semplicemente appesantire il fisico e danneggiare l’ambiente.
In conclusione, tutti gli argomenti generalmente addotti in favore dell’uso dell’energia nucleare al fine della produzione elettrica sono stati smontati. I reattori nucleari non aumenteranno a livello mondiale la loro capacità produttiva globale per motivi intrinseci legati alla reperibilità dell’uranio e per gli alti costi dell’intero ciclo produttivo. In esso vanno inclusi ovviamente anche il processo di decommissionamento e lo stoccaggio delle scorie radioattive. La tecnologia nucleare nota ad oggi è semplicemente non conveniente per sopperire al fabbisogno di energia elettrica. Per questo motivo le previsioni di sviluppo avanzate negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso sono regolarmente fallite. E’ anche bene chiarire che i famosi Reattori di Quarta Generazione (spesso citati con troppa euforia) non saranno comunque pronti prima del 2030 secondo le stesse dichiarazioni contenute nella Technology Roadmap delle 10 nazioni facenti parte del Generation IV International Forum. Quindi è possibile che si slitti verso il 2050.
Il reattore nucleare, di qualsivoglia generazione, è in realtà figlio di un’idea destinata a morire. L’idea fondamentale su cui si basa la tecnologia nucleare è quella della separazione tra luogo della produzione e luogo del consumo energetico. La mega-centrale (sia nucleare che a combustibili fossili) è necessariamente dislocata lontano dall’utente. Su questa idea è nata cent’anni fa e si è poi strutturata quella costruzione straordinaria che è la rete elettrica. Oggi però le tecnologie solari, per quanto ancora incentivate, già permettono di ricomporre la frattura tra produttore e consumatore d’energia e inducono dunque a ripensare l’intera struttura della rete. Senza alcun dubbio le società del futuro vivranno grazie all’energia solare che è inesauribile, non monopolizzabile ed utilizzabile in modo diffuso. Si tratta di capire quanto sarà lungo e problematico il processo di transizione all’economia solare. In questa direzione sensata sarebbe bene, fin da ora, impiegare i quattrini disponibili.
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Notizie e dibattito all'URL
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To the Chairman of the Chinese students and Scholars Union - (at the University of Camerino, Italy)
Following his letter to the University Forum:
Dear Mr. Yu Ting,
With a sincere sigh of relief, I’m getting aware right now that none of your families has been hit by the devastating event. I’m pretty much convinced that the courageous Chinese people will defeat the earthquake once again and, likely, for ever.
Under the circumstances, I wish I could be close also to the people of Burma and mourn together over the victims of the cyclone Nargis which struck the Irrawaddy delta region. While the death toll is rising towards 100.000, the Burma’s military government is still forbidding foreign aid workers to go and help the extremely poor and vulnerable population.
In view of the fact that China is the closest ally of the tremendous Burma military junta, we all should urge the Chinese government to put pressure on the junta in order to allow humanitarian agencies to enter Burma with no further delays.
I believe it would be highly significant if you, as Chairman of the Chinese students and Scholars Union in Italy, could openly invite your government not to oppose to bring the Burma issue in front of the U.N. Security Council.
The people of Burma deserve at least as much help as the Chinese people hit by the earthquake.
While I have no doubt that you share my view, I’m ready to host your comments in my blog and to spread them (to some modest extent) throughout the world.
Sincerely Yours
Marco Zoli
Nella Sicilia meridionale, le straordinarie falesie che sovrastano la spiaggia di Eraclea Minoa contengono giganteschi depositi di cristalli di gesso risalenti a circa 5.5 milioni di anni fa, epoca in cui il Mar Mediterraneo evaporò a causa della chiusura del collegamento con l’Atlantico probabilmente determinata dal sollevamento dell’attuale penisola iberica e dell’Africa settentrionale [1] e dalla loro conseguente collisione. Mi trovavo tre anni fa su quella magnifica spiaggia vicina alle foci del fiume Platani e da lì decisi di proseguire il mio viaggio in bicicletta risalendo la valle del fiume, verso il cuore della Sicilia occidentale. Scoprii così lentamente un pezzo dei Monti Sicani, territorio di rara bellezza e di grande interesse sia storico-archeologico che geologico-ambientale. Il paesaggio agrario e i pascoli lasciano spesso il posto all’ambiente naturale della macchia mediterranea che, perlomeno nelle zone di bassa quota, presenta boscaglie di leccio e corbezzolo arricchite da un sottobosco di pungitopi, biancospini, prugnoli e gustosi asparagi. I popolamenti arborei artificiali sono costituiti principalmente da conifere ma si incontrano spesso anche gli eucalipti i quali però, assorbendo grandi quantità d’acqua, risultano funzionali solo in zone umide e paludose o alle altitudini più elevate. Raggiunsi Sant’Angelo Muxaro, arroccato in posizione strategica su di una collina di gesso cristallino lungo le cui pareti furono ritrovate, già a partire dal ‘700, diverse tombe di forma rotonda (tholos) con preziosi reperti oggi custoditi nei musei archeologici siciliani ed al British Museum di Londra. Le tombe monumentali, rinvenute negli anni trenta del secolo scorso, sono considerate le più importanti di Sicilia. Qui aveva sede Kamikos, la città fortezza del popolo Sicano considerato indigeno, almeno nel senso che esso ha costituito la più antica società strutturata di cui si hanno tracce in Sicilia. Le rocce gessose del colle di Sant’Angelo Muxaro, depositatesi in seguito al prosciugamento del Mediterraneo, hanno subito nel tempo l’azione solvente dell’acqua che ha creato fenomeni e paesaggi carsici di grande rilevanza speleologica. Qui fui introdotto alla speleologia dagli appassionati e competenti fondatori dell’Associazione Val di Kam [2] peraltro impegnata da anni nella promozione di attività economiche e di un turismo qualificato che arrechi vero beneficio alla popolazione locale.
Sono tornato quest’anno nei Monti Sicani ed ho apprezzato ancora una volta il senso dell’ospitalità e il forte legame alle tradizioni che anima le genti di questo territorio, per sua fortuna non colpito dal virus del turismo di massa. A San Biagio Platani ho visto giovani e meno giovani che lavoravano da settimane nella preparazione degli artistici addobbi per la secolare festa degli Archi di Pasqua sotto i quali avviene l’incontro tra Gesù risorto e la Madonna. Più a nord, non distante dalle sorgenti del Platani e a circa 1000 metri di altitudine, ho visitato l’Eremo di santa Rosalia alla Quisquina, costruito verso la fine del 1600 attorno alla grotta in cui la signora, quattro secoli e mezzo prima, aveva vissuto da eremita. E’ un complesso di grande valore architettonico che va visitato possibilmente non d’estate onde evitare le folle vocianti e poter cogliere l’intensa spiritualità del luogo. E’ gestito dalla Cooperativa la Quercia Grande [3], anch’essa sorta per promuovere servizi di un turismo rurale che, oltre ad essere non invasivo, risulta piacevole ed economico. L’Eremo è situato nella Riserva Naturale Orientata « Monte Cammarata », Sito di Importanza Comunitaria che copre circa 2000 ha tra i comuni di Cammarata, San Giovanni Gemini e Santo Stefano Quisquina. Col prezioso accompagnamento del personale dell’ Associazione Oros [4], ho visitato questa Riserva al cui interno si trova il Vivaio Filici [5] gestito dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana e specializzato nella produzione di conifere, latifoglie e varie specie mediterranee tra le quali il carrubo. Cito questa longeva pianta [6], originaria del mediterraneo orientale e sin dai tempi remoti parte integrante del paesaggio siciliano, perché mi sembra oggi ingiustamente trascurata e, in Italia, spesso incredibilmente sconosciuta. Credo che i Vivai forestali abbiano un ruolo fondamentale nel preservare e trasmettere una autentica cultura ambientale che peraltro costituisce premessa per lo sviluppo di attività economiche (e turistiche) di alto valore produttivo. Sarebbe forse opportuno che gli Enti pubblici preposti finanziassero a dovere queste strutture.
I Monti Sicani comprendono anche la valle del fiume Magazzolo e la valle del Sosio con gli interessanti borghi di Palazzo Adriano, sede di un’antico casale abitato da comunità albanesi di rito greco, e Prizzi, nella cui struttura urbanistica e territoriale sono evidenti i segni del prospero periodo di presenza araba in Sicilia.
Ho voluto evidenziare solo alcuni elementi caratteristici di questo territorio che di certo non appartiene ai circuiti del turismo canonico ma che può offrire al viaggiatore indipendente una messe impressionante di stimoli e suggestioni. Non ho accennato alla ricchezza gastronomica della zona e alla genuinità dei sapori che pure costituiranno un’esperienza indimenticabile nonchè parte essenziale di un vero viaggio, a piedi o in bici, nell’entroterra della Sicilia occidentale [7].
[1] Svend Duggen et al. Nature vol. 422, pg. 602 (2003). DOI:10.1038/nature01553
[3] http://www.quisquina.com - http://www.sicilianascosta.it/
[4] http://www.oros-sicilia.it/
[5] Agli amanti della botanica consiglio una chiacchierata col sig. Vincenzo Alongi, Istruttore
tecnico forestale, responsabile del Vivaio.
[6] E’ una pianta a sessi separati la quale però mantiene astutamente un certo numero di fiori
ermafroditi onde garantirsi una possibilità di riproduzione in più. I suoi frutti, noti nel nord
Europa come “pane di San Giovanni”, sono privi di glutine, ricchi di fibre, di vitamine e di
calcio, potassio e manganese. E’ mangiato tradizionalmente durante la festa ebraica di Tu
Bishvat, il Capodanno degli Alberi. I suoi semi, in virtù del loro presunto peso uniforme,
venivano usati come unità di massa (carato) per pesare oro e pietre preziose.
.[7] I Monti Sicani sono facilmente raggiungibili in treno (con trasporto bici). Sulla linea Palermo-
Agrigento, le stazioni di riferimento sono: 1) Acquaviva-Casteltermini, 2) Cammarata-San
Giovanni Gemini.
Quanto ai pernottamenti, oltre alle forme di “albergo diffuso” offerte da Val di Kam e Quercia
Grande, segnalo con piacere Poggio Belvedere (San Giovanni Gemini -
http://www.poggiobelvedere-sicilia.it) in quanto è una struttura accogliente ed autosufficiente
da un punto di vista termico (riscaldamento a biomasse), dunque costruita usando il cervello.
In bellissima posizione si trova poi, nei pressi di Cammarata, l’attraente agriturismo Luci di
Luna.
Purtroppo esistono anche strutture ricettive costruite in stile pacchiano, pompose ed energivore.
Capita che questi assurdi termodinamici siano stati co-finanziati con quattrini pubblici: trattasi
di classici investimenti improduttivi. Il turista intelligente pernotterà in strutture intelligenti e
lascerà vuote quelle energivore.
A Cammarata, in Contrada Gilferraro, consiglio una visita all’Azienda Agricola Barno-Lo
Scrudato (tel 0922 909593), fondata e gestita da persone che amano davvero gli animali. Tra le
altre cose qui viene prodotto il superbo latte d’asina di razza ragusana.
A San Giovanni Gemini c’è una gemma: le creazioni artistiche di zucchero della famosa
Pasticceria Virga - http://www.pasticceriavirga.it
FOTO in:
1) Palazzo Adriano: la piazza resa famosa dal film “Nuovo Cinema Paradiso”
2) Capre Girgentane nell’Azienda Agricola Barno-Lo Scrudato
3) Sant’Angelo Muxaro
4) Al caseificio di Sant’Angelo Muxaro
5) Lo storico panificio di Sant’Angelo Muxaro
6) San Biagio Platani: decorazioni per la festa degli Archi