Monday, January 31, 2011

Energy Saving: Some Successful Examples

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The previous post has pointed out that efficiency and saving are the keywords towards the solution of the energy questions worldwide.

The following video shows how a common task, heating a building, can be faced with a clever and sustainable approach. The good example comes from the Stockholm central train station which hosts about 250.000 people per day. As a human body radiates on average like a 100 Watt light bulb, each of us turns out to be a heat generator. The amount of thermal energy we transfer to a specific environment (for instance the train station) is given by our average power times the time we spend in such environment.

The idea developed by the Swedish company Jernhusen is that of collecting the excess heat produced every day by 250.000 commuters and transfer it to the nearby office block which, instead, needs a source of heat in the cold winter. Certainly heat transfer requires some electricity consumption but the latter is reported to be much lower than the thermal energy saved by heating the offices using the transferred human heat. Then, if the input is much lower than the output, the whole process is worth to be done.

The method is clearly explained at this link.

Meanwhile the sun is shining at my place and, as usual in such sunny days, there is no need for me to burn firewood in order to heat home. Only after sunset the efficient wood burning stove will be lit. Of course water is heated by sun thermal energy while electricity is generated by sunlight which is more than sufficient year-round. As I have been doing in this way for twelve years the notion of Passive System (given in the previous post) sounds quite familiar to me. Even obvious.

Every building can be energetically close to self-sufficiency if just a little bit brain is used in building it.

Friday, January 28, 2011

Corsa alle Energie Rinnovabili e Importanza del Risparmio

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Negli ultimi anni si è avviato nel mondo un processo di trasformazione delle modalità della produzione energetica, in particolare della produzione di energia elettrica. Infatti alcune tra le più importanti fonti energetiche rinnovabili, in primis idroelettrico, eolico e solare fotovoltaico, servono a produrre solamente elettricità.

Le previsioni dell' autorevole International Energy Outlook 2010 (US Energy Information Administration) danno, per il periodo 2007-2035, una rilevante crescita della quota dovuta alle fonti rinnovabili nel paniere del consumo energetico mondiale. Quest'ultimo peraltro è destinato ad aumentare passando dai circa 145.000 TWh del 2007 ai previsti 187.000 TWh del 2035. E' però vero che questo incremento è attribuito quasi interamente ai Paesi che non appartengono all' OECD (Organization for Economic Cooperation and Development) mentre i Paesi OECD, tra cui l'Italia, manterranno complessivamente consumi energetici stazionari.

Nel caso specifico dell'Italia, avevamo già visto qualche mese fa come i consumi energetici siano in realtà calati negli ultimi anni e la tendenza sembra confermarsi nel presente essenzialmente in virtù della crisi economica.

Se i consumi totali dei Paesi OECD rimangono stazionari e gli investimenti nelle energie rinnovabili comunque aumentano è ovvio che vi sarà negli anni a venire una notevole crescita della percentuale di energia da fonte rinnovabile e ciò avverrà sia nella produzione di elettricità che, anche, di calore (biomasse, geotermico, solare termico).

Comunque sia, è bene sapere che a tutt'oggi su scala globale (Paesi OECD e non-OECD messi insieme) le fonti rinnovabili contribuiscono per circa il 19% alla produzione di energia primaria totale ma dentro a questa percentuale sono le biomasse tradizionali a fare la parte del leone (con il 13%). Le biomasse tradizionali sono però costituite in gran parte da legna bruciata per cucinare, in modo spesso inefficiente, in gran parte delle zone povere del mondo. Tolte le biomasse tradizionali (magari ottenute da disboscamenti selvaggi), alle fonti rinnovabili non rimane che un magro 6% della produzione di energia totale mondiale. Che equivale alla percentuale di energia prodotta da fonte nucleare.

Il grosso della produzione mondiale di elettricità continua a venire dal carbone (circa 40%) e gas (circa 20%) mentre il grosso del consumo di energia primaria è ancora basato sul petrolio (circa il 40%). Nonostante tutti gli sforzi fatti per incentivare le energie rinnovabili.

Naturalmente io credo che questi sforzi siano stati giusti e devano continuare. Ma con lungimiranza e con maggior astuzia di quella messa in campo finora. E' senz'altro carino sapere che c'è stato un boom di impianti solari fotovoltaici in Italia negli ultimi tempi (sfruttando la corsa finale agli incentivi super favorevoli, validi per impianti realizzati entro fine 2010) ma troverei molto più interessante sapere che i consumi energetici nazionali (e mondiali) calano in virtù di un maggior grado di efficienza nel sistema produttivo e negli stili di vita quotidiani. Ben venga il solare fotovoltaico magari con impianti di dimensioni medio-piccole e ben posizionati. Ancor prima del fotovoltaico avrebbe dovuto diffondersi il solare termico. Ben vengano gli impianti eolici se costruiti da società oneste e realizzati laddove c'è vento sufficiente. Ma la soluzione delle questioni energetiche sta nel risparmio energetico. Questo è il punto chiave, il resto è quasi aria fritta. In particolare, un'economia prospera ed avanzata ha una bassa intensità energetica mentre un'economia arretrata consuma molta energia per produrre poca ricchezza.

In diverse occasioni ho dato cifre eloquenti relative alle potenzialità del risparmio energetico.

Ora esce sulla rivista Environmental Science&Technology uno studio di tre ricercatori del Department of Engineering, University of Cambridge che quantifica la straordinaria riduzione nella domanda di energia che si potrebbe ottenere mediante misure di risparmio nei trasporti, nell'industria e nelle costruzioni. Questi settori sono sistemi passivi che possono immagazzinare l'energia, garantendo un certo livello di prestazioni, in modo più o meno efficiente. Intervenire sui sistemi passivi è molto più importante e remunerativo che incrementare la capacità di produzione energetica.

Una sintesi dei contenuti è su New Scientist.

Saturday, January 22, 2011

Un bel Video del National Geographic

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Crescita Demografica e Uso Insostenibile delle Risorse Naturali:
in questo video alcuni dati su cui riflettere.

L'immagine che appare in conclusione, i sette miliardi di umani occupanti una superficie pari a quella di Los Angeles, potrebbe risultare un pochino ambigua e infatti mi pare che alcuni abbiano equivocato. Sembrerebbe quasi che 7 miliardi siano ancora pochi per il Pianeta...il che non è! Credo però che gli autori vogliano, correttamente, metter l'enfasi sull'uso eccessivo di risorse naturali fatto da una parte (minoritaria) della popolazione globale. Senza dimenticare le cifre assolute relative alla crescita demografica, appunto ben evidenziate.

Sta di fatto che l'impronta ecologica complessiva degli umani è sempre più insopportabile.



Wednesday, January 19, 2011

Federico...da Lotta Continua al Vino di Caju

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In una bella spiaggia di Zanzibar incontriamo Federico appena arrivato da Dar es Salaam, per un weekend di vacanza, in compagnia della simpatica moglie statunitense, addetta al settore comunicazioni presso un agenzia delle Nazioni Unite di stanza nella capitale di Tanzania.

Il Federico di origini umbre si trasferì circa venti anni fa in una località del Nord-Est brasiliano, Jericocoara, divenuta poi capitale del turismo ludico, selvaggio ed anche un po chic. Ivi il nostro Federico, utilizzando un pò di soldini avuti dai genitori, aprì un ristorante e si fece un nome oltre ad una famiglia. Poi, un bel giorno di qualche anno fa, arrivò a Jeri la bella e giovane giornalista USA: i due si conobbero e si piacquero, Federico ormai non più giovane capì che per lui questa ragazza era l'utima spiaggia, chiuse il ristorante con orto e decise di seguire la moglie nei suoi spostamenti di lavoro nel mondo...Parigi, Roma, Tunisi, ora Dar es Salaam, poi chissà. A sancire il loro amore è arrivato un bel bimbo. Da allora Federico fa il baby-sitter e va a rimorchio.

Parliamo un pochino...imparo così che Federico è un grande sostenitore del Venezuela di Chavez, simbolo del socialismo e baluardo della lotta contro l'imperialismo USA. Federico non è mai stato in Venezuela ma alcuni compagni ci sono stati e gli hanno riferito. Mi vien da sorridere poichè proprio un anno fa avevo toccato con mano il disastro causato dal populismo demagogico e pseudo-socialista di matrice chavista e ne avevo qui riferito. Cerco di spiegare al buon Federico come stiano le cose: gli faccio presente che la sua proprietà di Jeri, qualora si trovasse in Venezuela anzichè in Brasile, sarebbe probabilmente già stata espropriata.

Mi accorgo però ben presto che Federico, pur non avendo argomenti per replicare, non è in grado di intendere nè di ascoltare. Il suo linguaggio, ideologico e confuso, è intriso di luoghi comuni di matrice sessantottina...ed infatti da lì a poco Federico, con un sospiro nostalgico, racconta di aver frequentato il Liceo a Montepulciano e che era di Lotta Continua quando, negli anni settanta del secolo scorso, studiava alla Facoltà di Lingue Orientali di Venezia. Avevo intuito.

Gli stupidi hanno sempre bisogno di schierarsi e di trovare appartenenze, l'individuo-massa si sente sicuro quando fa parte di un gruppo. Provo una certa compassione per Federico il quale mi appare un simpatico residuo di un tempo per fortuna finito. Non è però finito e non finirà il tempo delle faziosità. Racconto qui la storia di Federico, di per sè banale, solo perchè mi sembra emblematica di quali danni possano creare i fanatismi ideologici.

Egli ora prende confidenza. Oltre a Chavez coltiva il prevedibile mito cubano e mi aggiorna sulle conquiste dei medici di Fidel: sconfiggono la malaria in Africa introducendo maschi di zanzara anofele sterili. Grandioso! Il povero Federico non sa che queste tecniche, lungi dall'essere prerogativa cubana, sono in realtà state introdotte negli anni'50 da entomologi americani, ergo da servi dell'imperialismo USA, ma la cui efficacia anti-anofele rimane da comprovare. Con una certa cognizione di causa gli spiego che, per ora, rimangono efficaci le armi della prevenzione, dell'igiene e degli antibiotici della multinazionale Novartis.

Il nostro oramai si scatena e passa al Medio Oriente. Il Casteli si dichiara così filo-arabo e nemico dello Stato Nazista di Israele. Apprendiamo che:

1) Saddam Hussein era amico del popolo curdo e che Hamas è una grande organizzazione democratica.

2) Il Presidente Iraniano Ahmadinejad è un grande leader popolare e, come Chavez, baluardo anti-imperialista ed anti-sionista.

3) Esiste una cupola mondiale che determina le sorti dell'economia planetaria. Di tale cupola fanno parte per l'Italia gli ultimi due Presidenti del Consiglio e il ministro dell'Economia...ci sono poi il Presidente USA, il finanziere Soros e altri.

Ascolto e registro lo sproloquio dell'ultrasessantenne panciuto che ricalca per filo e per segno i comunicati deliranti delle Brigate Rosse di trenta anni fa.
Il fatto poi che il dittatore Iraniano reprima i movimenti studenteschi e umili i settori più avanzati della dinamica società iraniana non interessa a Federico. Se il nostro ex-Lotta Continua si fosse trovato, da studente negli anni '70, di fronte ad un Ahmadinejad sarebbe stato perlomeno torturato ed evirato. Ma egli è troppo ottuso per riflettere e comprendere. Gli mancano gli strumenti analitici, da studente manifestava molto e studiava poco.

Federico ogni tanto sospira e ripensa alla sua proprietà brasiliana per ora abbandonata e nella quale la ragazza statunitense non ha alcuna intenzione di andare a vivere. L'ex-Lottatore aveva persino imparato a fare il vino di anacardo (caju in portoghese) ed ora si ritrova in Tanzania a vivere con i quattrini di lei, che son dollari, la vil moneta degli imperialisti USA. La ragazza poi lavora per un'agenzia largamente finanziata da centri del capitalismo mondiale, ma anche su questo Federico sorvola.
La fringuellatio si è imposta sulla lotta rivoluzionaria. Per amore egli ha rinunciato al caju. La ciccia, per quanto imperialista, vien prima del comunismo.

Egli però continua a credere nella presa di coscienza delle masse e poichè ha anche una vena ambientalista vuol convincere i pescatori di Dar es Salaam a pulire la battigia. Il nostro si avvia al tramonto e ha bisogno di azione sociale: le giornate in terra d'Africa sono lunghe e, mentre aspetta che la giovane moglie rincasi dopo la giornata in ufficio, vuol trovare qualcosa da fare. I pescatori di Dar però ha ben altro a cui pensare e lo ignorano. Ahh Federico... sognava la rivoluzione ed è finito in una spiaggia brasiliana a vendere piatti di riso e fagioli. Ora fa il casalingo in Africa.

Da Dar es Salaam si arriva a Zanzibar in un'ora e mezza grazie ad una nave comoda e veloce. Il nostro ambientalista ha però utilizzato un piccolo aereo (pagandolo in dollari USA) per coprire la brevissima distanza che separa l'isola dal continente. Egli non sa che gli aerei usano la maggior parte del carburante proprio in fase di decollo ed atterraggio, ergo volare per qualche decina di chilometri equivale a compiere un crimine ambientale: le emissioni di CO_2 per Km e per passeggero trasportato risultano mostruose. L'alternativa, la nave, in questo caso c'è ed è economica ma Federico si giustifica dicendo che il bimbo potrebbe soffrire il mal di mare. In realtà il mare è liscio come l'olio. I bambini vengono spesso presi a pretesto per coprire le inettitudini e le pigrizie dei genitori.

La coerenza di tanti ex-sessantottini è proverbiale. Ci congediamo dal povero Castel con un abbraccio mentre la ragazza lo guarda divertita. Come baby-sitter il compagno è affidabile.

Saturday, January 15, 2011

Benedettini Tedeschi in Tanzania: Questioni Energetiche e Demografiche

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Le Abbazie Benedettine tedesche di Ndanda  e Peramiho sono due oasi per i rarissimi viaggiatori che decidano di esplorare il sud della Tanzania, la regione più povera di uno dei Paesi più poveri al mondo. I Benedettini arrivarono nei territori coloniali tedeschi est-africani sul finire dell’ Ottocento: tra gli scopi fondamentali della loro azione missionaria nella regione tanzaniana confinante col Mozambico (allora colonia portoghese) vi erano quelli di contrastare sia l’ulteriore espansione islamica che le nascenti presenze della Chiesa Luterana nei medesimi territori coloniali.

Viaggiamo per circa 500 kms lungo l’unica strada sterrata che attraversa la foresta. Si tratta dell’antica rotta lunga la quale il Sultano di Oman Seyyid Said gestiva nella prima metà dell’Ottocento il commercio degli schiavi, dal lago Nyasa (il terzo lago più grande d’Africa) alla città costiera di Kilwa sull’Oceano Indiano.


Da lì gli schiavi venivano portati e venduti a Zanzibar eletta, nel 1840, capitale del Sultanato Omanita. La presenza islamica in queste terre è comunque ben più antica e nobile. Già nel IX secolo i mercanti arabi frequentavano le coste africane e, tra il XIII il XV secolo, i sultani della regione di Shiraz (Persia) avevano fondato 30 città-stato sulla costa, tra le quali appunto Kilwa allora prospera capitale e fulcro del commercio dell’oro. Oggi è un cittadina di pescatori con alcune splendide spiagge.


E’ un percorso duro che mette a dura prova anche gli stomaci più resistenti. Il sole picchia e scioglie i corpi dei passeggeri ben compressi entro la jeep che da Ndanda ci porterà alla polverosa città di Tunduru, dove faremo sosta. Attraversiamo i radi villaggi miseri e assetati, nella jeep c’è sempre posto per qualcuno che sale. Basta stringersi ancora un pò.  Padre Titus, Rettore del Seminario Cattolico sito vicino a Peramiho, viaggia con noi. Ha appena pubblicato un articolo sul più importante quotidiano nazionale e ce ne spiega il contenuto: le pratiche superstiziose e i rituali degli stregoni sono assai diffusi nei villaggi della Tanzania, spesso gli albini vengono inseguiti, catturati e mutilati dai loro stessi parenti di pelle nera.

La Chiesa Cattolica è contraria a tutto ciò e cerca di contrastare il potere degli stregoni. La risposta giusta, dice Padre Titus, è nella Santa Messa.   Annuisco: la sua tesi è inconfutabile, non ho il minimo dubbio che egli sia nel giusto.

Passiamo alcuni ponti su fiumi per lo più secchi. Qualcuno ha cercato invano di scavare pozzi per trovare acqua di falda. La stagione delle piogge è iniziata ma in ritardo. I cambiamenti climatici qui non sono un’opinione accademica. Le falde idriche calano e la popolazione, per quanto ancora scarsa in Tanzania,  aumenta. Chiedo a Padre Titus se l’alta natalità in queste terre africane non sia un grosso problema. Egli glissa.  Immagino che la soluzione stia ancora nella Santa Messa.   Lungo alcuni corsi d’acqua, nei dintorni di Tunduru, sono state trovate pietre preziose soprattutto zaffiri.  Alcuni gruppi di tailandesi e di tamili dello Sri Lanka si sono insediati nella foresta, setacciano i fiumi e gestiscono un po’ di business locale.  Il grosso dei profitti va però ai brokers di Dar es Salaam e del commercio internazionale. A Tunduru rimane la polvere.


Proseguiamo verso la città di Songea nei pressi della quale, a Peramiho,  il missionario-esploratore Fratello Cassian (da Bressanone) fondò nel 1898 il primo nucleo di quella che è oggi una imponente Abbazia Benedettina.

Il luogo era propizio in virtù delle ricche sorgenti d’acqua che vi si trovano. Analoga fu la ragione che indusse i Benedettini ad insediarsi a Ndanda.  Dal 1984 i monaci di Peramiho utilizzano la cascata alla confluenza dei due fiumi che solcano il territorio per produrre 500 KW di potenza idroelettrica.  L’impianto è stato realizzato da tecnici tedeschi e svizzeri.  L’ospedale, gestito dalle Sorelle Benedettine, la scuola, l’azienda zootecnica e le tante strutture del complesso Benedettino sono alimentate da quella energia elettrica convogliata a 25kms dal luogo di produzione. Anche i villaggi della zona cominciano ad essere elettrificati. Una rarità in questa parte d’Africa.

L’ Abate Anastasius ci porta a visitare la centrale idroelettrica. E’ un uomo semplice e diretto, proviene da una famiglia contadina dei dintorni di Heidelberg, ha le idee chiare e conosce le cose di cui parla. Spiega che nella stagione secca la produzione idroelettrica è insufficiente e dunque Fratelli e Sorelle stanno cercando nuove fonti di approvvigionamento elettrico. Diesel e benzina sono peraltro molto cari in Tanzania. Egli ha dunque proposto di avviare nei terreni di proprietà Benedettina la coltura della Jatropha dai cui semi si possono ricavare buone quantità di biodiesel. Avevo già menzionato le virtù della pianta su questo blog.


Con circa 100 ettari coltivati l’Abbazia potrebbe coprire il proprio fabbisogno di carburante da trazione e, con alcuni campi in più,  si potrebbero alimentare i generatori per la produzione elettrica nella stagione in cui la portata dei fiumi è scarsa. L'Abate passa dal detto al fatto: ci porta a visitare i campi in cui la Jatropha è già grande. Tra poco arriverà la macchina per pressare i semi e il bio-carburante sarà disponibile.
Il principio dell'autosufficienza ha sempre animato i monaci, la cultura ambientalista qui non è una moda bensì una necessità.


L' Abate è espansivo. Veniamo a sapere che la vita dei monaci in terra d'Africa non è poi così monastica, cosa peraltro ovvia. Le offerte dei fedeli dalla Germania  sono generose e molti cattolici tedeschi, pur frequentando sempre meno le parrocchie, sono propensi a versare diversi soldini per i connazionali-missionari che si trovano ai tropici. La buona coscienza religiosa si esprime anche con un assegno. Così i missionari non se la passano male e, in fondo, non devono lavorare nemmeno tanto. Loro essenzialmente progettano e coordinano, il lavoro manuale viene fatto dai tanzaniani...ad un ritmo blando s'intende.

Ai Fratelli monaci rimane dunque parecchio tempo per accudire le anime e far proseliti. Devono pensare anche alle Sorelle monache che ai tropici si sentono sole: il motto benedettino va dunque completato: "ora, labora et fringuella" risulta senz'altro più aggiornato. I Fratelli non si limitano però a soddisfare le Sorelle, essi devono pensare con spirito missionario anche alle indigene di Tanzania che vivono negli stenti. Apprendiamo così che la poligamia è pratica usuale e le situazioni sessual-pirotecniche assai frequenti. Il contributo missionario all'esuberante tasso di natalità nei villaggi locali è non indifferente: le mamme tanzaniane si trovano così a partorire diversi bimbi mulatti, il proselitismo cattolico-benedettino si concretizza a letto. La penetrazione missionaria in terra d'Africa è sempre stata efficace in quanto condotta con armi affilate, Bismarck lo sapeva bene.

Naturalmente la questione demografica non sembra preoccupare molto i Benedettini esattamente come non preoccupava Padre Titus. L'ipocrisia cattolica in materia è arcinota. Per ora la Tanzania ha una popolazione ancor scarsa e le genti di fedi diverse convivono in pace ma nel vicino Rwanda, l'altissima densità di popolazione fu una delle cause scatenanti dei massacri del 1994. Islamismo e cattolicesimo mirano a far proseliti, tanti più sono i nuovi nati tanto più è alta la probabilità di ingrossare le rispettive schiere di fedeli. In queste terre pervase dall'ignoranza si capisce come avesse ragione Karl Marx qando diceva che "le religioni sono l'oppio dei popoli".

Tornando a Songea, dopo aver lasciato l'Abate di Peramiho, noto diverse sedi delle Chiese Avventiste, delle Assemblee di Dio e delle varie sette che proliferano tra i disperati, qui come nell'America del Sud e altrove.

Proseguo con le immagini positive associate a quei campi di Jatropha e ai pannelli solari che aiutano i monaci di Peramiho e Ndanda nei loro progetti di autosufficienza energetica. Per quanto finanziati in buona parte dai fedeli tedeschi.

Thursday, December 9, 2010

Cambiamenti Climatici: Comportamenti Nazionali

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Qualsiasi persona di buon senso ed alfabetizzata sa che la questione del Cambiamento Climatico è la più importante tra tutte quelle che gli umani si trovano ad affrontare.

In concomitanza con la Conferenza di Cancun, una delle tante inutili conferenze, il German Watch e Climate Action Network pubblicano l'invece utile  Climate Change Performance Index 2011. Questo studio valuta e confronta le prestazioni dei 57 Paesi del mondo maggiormente responsabili delle emissioni di gas-serra.  Mentre i tentativi di coordinare internazionalmente una politica per il clima falliscono ripetutamente, si registrano a livello nazionale alcune buone prestazioni. Secondo i criteri adottati dagli analisti è il Brasile a comportarsi meglio di tutti mentre l'Arabia Saudita fa peggio di tutti. L' Italia sta verso il fondo della classifica.

Nessuna nazione risulta eccellente e, in particolare, nessuna nazione riesce a ridurre le emissioni di CO_2 pro capite.  Insomma andiamo male. Buona lettura.

Tuesday, December 7, 2010

Sull' Efficienza delle Reti Elettriche

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La critica più sensata che viene generalmente avanzata ad alcune fonti di energia rinnovabile (solare, eolica) è che esse sono intermittenti, dunque esse non sarebbero in grado di far fronte con continuità alla domanda degli utenti.  Questa è una critica seria con implicazioni importanti,  mentre altre critiche di impronta  pseudo-estetica...." i pannelli solari sono brutti ".... risultano semplicemente ridicole e dunque non meritevoli di attenzione.

In realtà, tutte le fonti di energia elettrica sono, per ragioni diverse e in condizioni diverse, inaffidabili tant'è che tutte le reti elettriche del mondo sono soggette a cadute nelle prestazioni o a blackouts. Gli stessi impianti convenzionali di generazione si bloccano e, ad esempio, un impianto a combustibili fossili degli USA rimane fuori servizio per circa l' 8% del tempo.

La rete elettrica, nata solo 128 anni fa vicino al ponte di Brooklyn grazie a Edison, è senz'altro una delle opere più complesse e vulnerabili realizzate dagli umani. Fondamentale in questo processo fu il contributo di Nikola Tesla, grande esperto di elettromagnetismo, il quale intui l'importanza di creare una rete elettrica alimentata da corrente alternata. A differenza della corrente continua (sostenuta da Edison), la corrente alternata può essere trasportata per grandi distanze e, in tal modo, il luogo della produzione energetica può essere disaccoppiato dal luogo del consumo dell'elettricità.  Tesla fu anche molto generoso e rinunciò alle royalties su i suoi brevetti venduti a Westinghouse. Questi, salvato dalla bancarotta, iniziò a plasmare la rete elettrica che noi oggi conosciamo...l'energia prodotta dalle cascate del Niagara poteva essere convogliata ad oltre 600kms di distanza sino a New York.

Il 9 Novembre 1965, trenta milioni di persone abitanti di nove Stati USA del Nord-Est e di una provincia Canadese rimangono al buio. E' il primo disastro su grande scala a rivelare la vulnerabilità della rete elettrica: venne poi appurato che fu un relais di controllo (impostato su di un valore troppo basso) in una centrale idroelettrica di Queenstown, Ontario, a scatenare onde anomale di corrente che mandarono in tilt tutta la Eastern Interconnection.  Un piccolo errore-perturbazione scatena un blackout gigantesco. E' un pò come aggiungere un granello di sabbia ad un mucchio di sabbia già grande fatto di tanti granelli...prima o poi il mucchio crolla. Il sistema complesso, fatto di tante parti interagenti, ha le sue criticalità.

Quel 9 Novembre, assieme a tanti altri eventi più recenti, qualcosa dovrebbe insegnare almeno a chi ha testa per capire. Le macro-reti alimentate da mega-centrali sono vulnerabili e inefficienti. I fattori di costo dovuti alla trasmissione, trasformazione, distribuzione della corrente rischiano di essere maggiori dei costi produttivi medesimi. Non basta dunque cambiare i modi in cui si vende l'elettricità e scalfire (magari solo in apparenza) qualche monopolio. E' necessario ripensare la rete ed alimentarla con centrali  piccole e diffuse, capaci di produrre elettricità laddove essa viene consumata.

Non ha senso costruire centrali da 1 Gigawatt per soddisfare bisogni umani che sono essenzialmente dell'ordine di qualche Kilowatt.  Il gap di potenza è colossale. Quei bisogni, che peraltro vanno razionalizzati, possono essere soddisfatti localmente mediante micro-reti alimentate da un sistema integrato di fonti rinnovabili adatto alle esigenze dei vari luoghi. In questo contesto, il solare termico e fotovoltaico, risultano fondamentali in quasi tutto il mondo proprio perchè si installano in modo diffuso abbattendo così i costi di trasmissione. Le stesse intermittenze produttive di alcune fonti rinnovabili non sembrano poi così problematiche come attestano diverse esperienze di integrazione nelle reti elettriche dell'energia eolica. Anzi, in Inghilterra, i picchi di produzione di elettricità dal vento si hanno proprio nelle ore di massima domanda elettrica. E per l'energia solare, sia nella forma termica che elettrica, sono possibili diverse metodologie di accumulo, alcune peraltro già praticate, capaci di rilasciare l'energia quando il sole non splende.

Naturalmente le micro-reti dovranno essere integrate in modo che eventuali deficienze locali dell'una possano essere sopperite da un'altra. Mi sembra che la strada sia obbligata. In questo contesto la produzione di energia elettrica da centrali nucleari risulta anacronistica, un dinosauro produttivo centralistico e inefficiente che non si concilia con reti elettriche decentrate e flessibili.

Dietro alle scelte di politica energetica ci sono dunque diverse visioni del mondo e del modo in cui dobbiamo abitare il Pianeta.











Thursday, December 2, 2010

Biocarburanti Efficienti: Panicum Virgatum

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La discussione sulla reale efficacia e utilità dei bio-carburanti è sempre più ampia e le opinioni spesso divergono.
Le caratteristiche di un buon bio-carburante, sia esso bio-etanolo o bio-diesel, sono essenzialmente tre:

a) deve avere un buon bilancio energetico, nel senso che l'energia necessaria a produrre un litro di bio-carburante deve essere molto inferiore all'energia che da esso litro si può estrarre;

b) deve, qualora prodotto da coltura, richiedere poca acqua per l'irrigazione;

c) non deve interferire con colture ad uso alimentare onde evitare turbolenze e speculazioni sui mercati dei cereali fondamentali per il sostentamento di buona parte degli umani.

La produzione di bio-etanolo lignocellulosico sembra tra le più promettenti. In particolare sono promettenti le ricerche sul Panicum Virgatum, pianta molto diffusa nel Nord America,  proprio perchè soddisfa a tutti e tre i requisiti elencati. Scopo della ricerca tecnologica è principalmente quello di sviluppare trattamenti enzimatici a basso costo capaci di convertire la cellulosa in zuccheri e dunque in etanolo.

Uno studio, appena pubblicato su Biomacromolecules da alcuni ricercatori del Oak Ridge National Laboratory e Georgia Institute of Technology,  mi sembra a tal proposito molto interessante.

Generalmente la biomassa lignocellulosica è costituita da tre polimeri: 1) cellulosa, polimero formato da catene di glucosio assemblate in strutture fibrose e cristalline, 2) Hemicellulosa, un polimero contenente diversi zuccheri, 3) Lignina, polimero pesante che riveste le fibre di cellulosa.
Al fine di estrarre glucosio è necessario decomporre le fibre di cellulosa mediante idrolisi enzimatica ma gli enzimi possono attaccare  le fibre solo dopo che gli strati di hemicellulosa e lignina sono stati rimossi. Ecco perchè è necessario trattare la biomassa meccanicamente e chimicamente. Questi trattamenti naturalmente incidono sul prezzo finale del bio-etanolo dunque devono essere efficienti.

Lo studio citato analizza, mediante tecniche di diffusione di neutroni, i cambiamenti strutturali nella lignocellulosa del Panicum Virgatum indotti da un pre-trattamento della biomassa in acido solforico caldo.
Questo trattamento risulta efficace nel redistribuire la lignina, nel dissolvere l'hemicellulosa e nel aumentare il diametro delle fibre di cellulosa. Ciò favorirebbe la digeribilità della cellulosa da parte degli enzimi e aumenterebbe l'efficienza nella produzione di bio-etanolo.

Friday, November 26, 2010

High Quality Tourism in Malta

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Malta is, in a nutshell, a concentrate of  some major contradictions affecting several contemporary societies. The former British colony (independent since 1964) hosts more than 400.000 people on a tiny area of 316 square kms yielding a density above 1300 inhabitants per square km, the seventh highest in the world.  Or rather the fourth, after removing from the top list of States,  Macau and Hongkong (now belonging to China) plus Gibraltar (belonging to UK).

Greatly located in the heart of the Mediterranean, Malta is a main mass-tourism destination getting roughly 1.5 million visitors per year, many of them from England.  Besides, foreign investors attracted by a sound and rewarding banking system, have poured their money into the Maltese archipelago and favored real estate growth.  As a result the beautiful island, one time rich in biodiversity and endemic species, has been heavily looted to get room for the building sector expansion. Still the island, a blending of Arabic, Italian and English influences, retains so much character and history to make it worth a travel.

Avoid going there since April till half October and rather visit Malta, together with Gozo, in the late autumn or winter season. In Malta, you will get a glimpse of the fantastic as it had to be landscape if you explore the western coastline: reach Mosta by bus from La Valletta and go on walking westward. Take care of the hunters, a true plague in Malta, and hike from the Golden Bay to Fommir Rih Bay.

Smell the scent of the Mediterranean thyme shrubs, watch the sea squill widespread in the coastal guarigues, pick up wild rocket and carrots, get some almonds and will also find snails on the tree branches as they are fond of the leaves. Thus you've done your healthy meal for free. High quality tourism is fun and cheap also in Malta  whereas mass-tourism is expensive and boring. Mass-individuals need "travel" agencies to be packed in standard and horrible hotels. In such resorts, the mass-individual will encounter plenty of kin types to mirror his/her insignificance. The mass tourist needs high densities to display and satisfy its stupidity.

Between Ghajn Tuffieha- and Gnejna Bay

Oddly LonelyPlanet guide book highly praises the Radisson Blu Resort dominating the Golden Bay in North-Western Malta. This huge as much as awful building is an eyesore scarring the Bay as it can be seen from far away. I bet Carolyn Bain had a great, profitable staying at that Hotel but I wonder whether the LonelyPlanet author has a scrap of environmental awareness !
"Amazingly beautiful" Radisson Blu Resort in Golden Bay


Don't follow LP advice (in this case) and rather stay at Mallia's residence in Mosta. David and Mary promote and practice organic farming in Malta and will be proud to introduce you to the archipelago flora and history.

It is definitely worth spending few days in Gozo which is less densely populated than Malta. Being based in Xlendi , you may easily explore the gorgeous cliffs along the south west coast. Again take care of the hunters, some of them are children, which infest the area shooting the birds. Their stupidity is such that, due to the lack of wildlife, they buy and release pigeons  to have some targets to shoot.
Brainless human  behavior patterns are widespread throughout the world, some of them are recurrent.

Live pigeons on sell for bird addicted Maltese hunters

Hike and find fields generously covered by yellow-flowered wild rocket: it is for free and organic, thus take advantage.  If you are lucky, you may learn about the rocket virtues from some local beauty who likes harvesting the herb.  Also buy a fresh Lampuki  from the fisherman at Piazza San Frangisk in the nice island capital Victoria. Freshly milked sheep milk is available at kind shepherds in Munxar.  Dinner and breakfast should be tasty, healthy and cheap. The rule of thumb is: the more you avoid restaurants the better you eat. This holds everywhere. Moreover, giving your money directly to the producers  you weaken parasitic middlemen in the food distribution chain. From producers to consumers, this is the main recipe to eat well.

Maltese wild rocket gatherer

From Xlendi, climb up towards north-west and head to Dweira along the coastal paths. Once there you will see, in the Bay, the Fungus Rock islet whose flat top hosts the rare Cynomorium Coccineum well known to the Arabs and later to the Maltese Knights Hospitaller for its medicinal properties. Compare it with the quite similar Cynomorium songaricum widely used in Chinese traditional medicine.

These are just a few hints to make you curious about these places.

The crowds of  tourists looking for the all inclusive hotel with swimming pool infest mainly the eastern coast between Bugibba and Sliema. Not to waste time and energy, keep far from that zone also in winter.   If  you want to know more about nature in Malta and don't like going solo then contact the environmentalist Ms Annalise Falzon. She is the right person at the right place.

Fungus Rock





In the following, I'll come back to the population density issue which troubles so much several parts of the Planet.



Sunday, November 21, 2010

Colazione al bar, Obesi ed Alimentazione di Qualità

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Un' inchiesta sui bar delle stazioni pubblicata 4 anni fa da Altroconsumo ricordava come fossero oltre 10 milioni gli italiani che fanno "colazione al bar" almeno due volte la settimana. L' espressione è gergale proprio perchè esprime un' abitudine di massa (basta passare davanti al bar di un qualsiasi paese per notare dentro tanti birilli su due piedi con mani facenti presa su cappuccino e cornetto...brios dicono loro!).

Un' altra inchiesta sui cereali per la prima colazione pubblicata 2 anni fa dalla medesima Associazione dei consumatori rivelava come quella roba prodotta dalle multinazionali dell'alimentazione fosse una botta di zuccheri, grassi e sale.  Sia che facciano colazione a casa o al bar, gli italiani iniziano la giornata ingurgitando porcherie. Tant'è che i bambini italiani sono i più obesi d'Europa e sia gli adulti che i bambini  sono spesso stitici, diabetici ( 3 milioni ), allergici a mille cose...non digeriscono, hanno mal di pancia e quant'altro. E' buffo il popolo lamentoso.

Alla luce dei fatti noti e documentati dall' Organizzazione Mondiale della Sanità, risulta ridicola la credenza diffusa secondo la quale "gli italiani mangerebbero bene".  L'assenza di una cultura della colazione è un macro-difetto nazionale  che balza agli occhi di qualsiasi viaggiatore colto che venga in Italia.
Basta poi entrare in un qualsiasi supermercato per vedere cosa la massa infila nel carrello e dunque nello stomaco. Crolla dunque anche questo mito della buona cucina italiana. Essa c'è ma si manifesta sporadicamente, non è quotidianità.

I supermercati, dominati dalle grandi catene di distribuzione, sono circa uguali in tutto il mondo e il gusto della massa deve essere quanto più uniformato possibile proprio per soddisfare alle esigenze commerciali dei Padroni del CiboL'obesità è una delle grandi piaghe contemporanee tanto più allarmante in quei Paesi delle Americhe in cui la distribuzione del cibo è strettamente monopolizzata.

Tornando a noi, non basteranno poi le decine di migliaia di ricette della tradizione regionale italiana a cambiare lo stato delle cose. Infatti:

a) tali ricette sono in gran parte troppo elaborate proprio perchè le massaie nei secoli, volendo dimostrare a mariti e parenti la propria creatività, cucinavano per ore e più cucinavano (cuocevano) più distruggevano gli ingredienti di partenza....."per fare un buon sugo ci vogliono ore"...dicevano le nonne pazienti...infatti alla fine tutti mangiavano roba pesante, stracotta!

b) Inoltre le massaie, cuoche e cuochi sono spesso ignoranti, ieri come oggi,  dunque eccedono nell'uso dei grassi e degli zuccheri. Mescolano persino proteine diverse:  molti piatti della tradizione, le lasagne e i pasticci, gli antipasti misti di salumi e formaggi e la fiorentina coi fagioli, sono gustose porcherie da un punto di vista nutrizionale.

Insomma l'appello alla tradizione serve a poco.

E' pacifico che in Italia esista una gamma di prodotti alimentari straordinaria per varietà e qualità. Tale produzione continua però a essere consumata da pochi anche perchè succede che quei prodotti abbiano un certo costo.  Spesso non giustificato, ma i fanatici del bio sono attratti da ciò che costa: anche pagare molto fa status.

Aumentano perfortuna i mercati in cui i produttori vendono direttamente i loro prodotti ma intanto continuano a diffondersi luccicanti centri commerciali, nuovi centri di socialità che, insieme agli outlets, costituiscono i veri templi della stupidità di massa.

Sono innumerevoli i prodotti alimentari italiani contrassegnati da un qualche marchio di denominazione sia esso DOC, DOP o quant'altro ma a me queste cose dicono poco....la mozzarella di bufala campana è una DOP di qualità di lunga data. Se però le bufale pascolano nei campi in cui la camorra brucia o sversa i rifiuti le mozzarelle diventano bufale di qualità.  E gli esempi potrebbero continuare....la famosa pizza è fatta con formaggio fuso ma il formaggio fuso è prodotto da aziende a volte senza scrupoli....  Anche la qualità può dunque essere velenosa e il veleno spesso non si riconosce al palato. Lo si ingurgita ed agisce quando è dentro.
Come già sottolineato di recente,  le produzioni con denominazioni di qualità non sono poi esenti dall'infiltrazione di soya e mais geneticamente modificato oramai praticamente onnipresenti nel cibo industriale.

Di recente mi trovavo a Malta ospite di una coraggiosa famiglia che pratica agricoltura organica di qualità in un contesto difficile.  Loro sono molto consapevoli e attenti al rapporto tra alimentazione e ambiente. David e Mary hanno un cavallo e del pollame che vengono nutriti anche con del mangime acquistato nei consorzi locali. Non riescono però a trovare un mangime senza tracce di soya GM...mi hanno dato le etichette degli squisiti prodotti che comprano. E' roba importata da terre vicine a Malta, prodotta chissà dove.  Per rispetto del loro cavallo, ho fatto presente che ci sono comunque altre strade per evitare le trappole delle aziende biotech e di commercianti che vendono deliziosi mangimi rispettando peraltro le normative vigenti in materia di etichettatura...speriamo bene.


Il piatto nazionale maltese è il Fenek, un coniglio cucinato in vari modi. Tutti lo mangiano in ogni festa e raduno. Ogni ristorante lo propone e piace anche al turismo di massa che infesta l'isola. Anche i conigli  sono allevati in massa e stanno in gabbie in cui vengono nutriti con spazzatura GM.

Il Fenek è una prelibatezza come la pizza e la mozzarella.

Friday, November 19, 2010

Tartufo, Burro, Parmigiano e Soya GM

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E' in corso a San Giovanni d'Asso la consueta manifestazione di Novembre che celebra il prezioso tubero della zona, il tartufo, soprattutto quello bianco. Sabato scorso ho partecipato ad un interessante incontro-conferenza che aveva per oratori il colto Direttore del museo del tartufo, il dinamico tartufaio e giudice sensoriale Pinarello ed il famoso eno-gastronomo Angelini, esperto di analisi sensoriale.

Premetto che non spenderei mai 1€ per comprare 1grammo di tartufo il cui potere nutrizionale è pressochè nullo. Preferisco la rucola selvatica e il timo ma il tubero mi risulta affascinante da un punto di vista botanico.  Per questo ho partecipato. Attorno al suo aroma si è creato un bel business e, se costa uno sproposito, è anche perchè ci son tanti fessacchiotti contenti di pagare tanto anche solo per qualche decina di grammi con cui condire un crostino o un uovo. Poi, dopo aver toccato il cielo con un dito, tornano a mangiarsi le patatine fritte e alla consueta alimentazione basata su pasta e carne.

Ho ascoltato con attenzione il simpatico e affabile enogastronomo. Provo ammirazione per questi signori che riescono a sentire il profumo di carciofo nell'olio e quello di mirtillo nel vino. Trovo straordinaria la quantità di aggettivi che riescono a sfoderare per descrivere cose in fondo banali. Sabato scorso ho imparato che il tartufo bianco verrebbe esaltato dall'abbinamento col burro o col parmigiano (mentre il nero si accompagna all'olio di oliva). Ho fatto però notare all'enogastronomo che bisognerebbe far attenzione nel consumare burro e parmigiano per due motivi:

a) il burro industriale contiene generalmente significative quantità di PCB e la cosa è particolarmente preoccupante  in Italia.

b) il parmigiano è generalmente prodotto (fanno eccezione alcuni, pochi produttori) con latte di mucche alimentate con soya proveniente dal SudAmerica, dunque  geneticamente manipolata (GM). La cosa è arcinota.

Il gentile enogastronomo,

  a) non sapeva cosa fossero i PCB,
  b) mi ha chiesto se la soya GM finisse nel latte !

E' impressionante il livello di ignoranza scientifica di massa ed anche di coloro dotati di olfatto straordinario.

Mentre crescono le prove scientifiche della presenza di DNA proveniente da soya GM nei tessuti di animali che la mangiano, è evidente che su questioni tanto delicate andrebbero perlomeno adottati principi di precauzione, dunque andrebbe evitato l'acquisto di tutte le porcherie alimentari che possono contenere soya o mais GM. Anche perchè non se ne conosce l'impatto.
Se per gustare bene il tartufo bianco si finisce con l'ingerire del veleno, mi sembra consigliabile rinunciare al tubero e optare per la rucola selvatica. Si risparmia due volte e ci si mantiene fringuelli. Meglio semmai il tartufo nero che costa di meno e si può abbinare ad un sano olio.

A proposito di soya GM, invito lettrici, lettori e l'enogastronomo a guardarsi, qui di seguito, il bellissimo documentario sulla storia della Monsanto. Chi non fosse già al corrente impara anche cosa sono i PCB.  Buona visione.

Thursday, November 18, 2010

Case e Alimentazione...Osservazioni su Stili di Vita Diffusi

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Questo blog non è stato aggiornato per oltre quattro mesi.  Il lungo periodo di pausa è dovuto al fatto che ho avuto molto lavoro da svolgere, l'estate è stata densa di impegni che si sono sommati alle mie usuali attività tant'è che ho persino dovuto rinunciare al mio consueto giro cicloturistico di settembre. Ciò nonostante le mie condizioni di forma  sono decisamente buone ed ora, appena uscito da una bella sauna, torno a comporre qualche pensiero. Anche per soddisfare le tante lettrici che, un pò deluse ed un pò preoccupate, in queste settimane mi hanno scritto.

Diversi mesi fa chiesi ad un bravo amico falegname di aiutarmi a fare un lavoretto di ristrutturazione.  Non avevo tempo nè voglia di far tutto da me e così, essendo peraltro necessario  il contributo di un muratore, il falegname mi presentò il suo amico Nicola. Nicola mi raccontò di aver partecipato al restauro del Duomo di Siena e si mise all'opera coadiuvato dal genero Enzo ma già il primo giorno mi accorsi che si trattava di due brocchi. Non sapevano fare il loro mestiere. Presto Nicola gettò la spugna e chiese al fratello Giuseppe  di sostituirlo. Il buon Giuseppe (che mi si presentò come ex capo cantiere del famoso costruttore Impregilo)  intervenne aiutato dal  simpatico figlio Michele ma, dopo un discreto avvio, i due rimediarono errori clamorosi.  A malincuore dovetti liquidarli.
L'imbarazzato falegname mi presentò dunque un suo altro amico muratore, Marco di Collalto (Sinalunga, Siena) che venne in visita: affacciandosi su di una cisterna in giardino ebbe l'accortezza di dire che "vi avrebbe rinchiuso dentro un albanese e lo avrebbe lasciato a marcire lì". Il buon Marco, toscano democratico, fu liquidato all'istante e successivamente affidai  il lavoro da fare in cisterna a due bravi ragazzi pugliesi che, ironia della sorte assieme ad un albanese, fecero finalmente bene.

Potrei dilungarmi a raccontare per filo e per segno i fatti che comprovano la generale inettitudine della maggiore parte degli artigiani da me conosciuti nel tempo (e andrebbero aggiunte le varie ditte fornitrici di materiali che brillano per la loro efficienza). Sarebbe però esercizio noioso oltrechè inutile. Si sente dire spesso che "gli italiani sono creativi". Penso ci si riferisca a delle eccezioni.
E' invece utile, in relazione ai temi trattati in questo blog, fare alcune osservazioni basate sull'esperienza diretta accumulata negli anni:

1)  le case degli italiani (tanto per limitarci a questa parte di mondo ma le stesse considerazioni valgono anche altrove) fanno generalmente pena perchè coloro che le abitano, che le progettano e che le costruiscono non hanno alcuna cultura dell' abitare. Ci sono eccezioni ma questa è la norma.

2) In case costruite male si vive male. Una buona parte dei problemi sanitari degli italiani deriva dal fatto che essi vivono in case malsane, piene di veleni e prive di luce naturale.  Senza luce naturale il cervello non funziona ergo deve esistere una correlazione tra il tasso di stupidità di massa e la qualità dei luoghi dell'abitare di massa. Moltissimi nuovi appartamenti hanno bagni senza finestre.  Capisco che farla con vista sul bosco sia privilegio riservato a pochissimi ma non capisco come si possa defecare bene in ambienti privi di luce naturale. E' una limitazione tremenda. In compenso le case standard pullulano di porte che, oltre a rubare diversi metri quadri altrimenti utili, sono sintomo di chiusura mentale.

3) Il settore residenziale assorbe circa il 30% dei consumi nazionali di energia elettrica lorda e circa il 30% dei consumi energetici complessivi.  La costruzione e la gestione delle case è settore chiave che richiede drastici interventi onde poter ridurre la spesa energetica complessiva e il carico di emissioni inquinanti in atmosfera.


I vari Nicola, Giuseppe e colleghi credono che il cemento sia ottimo materiale da costruzione e, se non vengono bloccati, lo infilano ovunque possono.  Val la pena ricordare che la produzione di cemento è una delle maggiori cause di emissioni antropogeniche di CO_2. Il contributo dell'industria del cemento alla produzione globale di gas serra è stimato nell'ordine del 5%, dunque assai rilevante.  Inoltre le case costruite col cemento sono gelide d'inverno e soffocanti d'estate dunque sono pessime e richiedono ulteriori costi energetici.  Il giovane Michele mi disse un giorno con orgoglio che "a casa sua aveva l'aria condizionata". Ammetteva dunque di vivere in una casa-colabrodo ma non se ne rendeva conto. Gli spiegai che il condizionatore in realtà scalda anzichè rinfrescare. Non lo aveva mai sentito dire. Il sintomo di un'edilizia fallimentare era per lui sintomo di benessere acquisito. Peraltro anche tante persone presunte colte credono che il condizionatore d'aria serva a far fresco e lo usano in casa e in ufficio. L'ignoranza di massa è talmente sconfinata da risultare persino buffa.

E' poi interessante notare come tutti questi omoni che lì per lì sembrano fortissimi dopo un pò si rivelino debolissimi.  Cosa hanno  in comune queste persone che formano uno spaccato dell'Italia reale?

a) Sono tutti imbottiti di farmaci, anche i giovanissimi; come minimo sono stati operati all'ulcera o hanno il diabete. Pesano sul sistema sanitario regionale e nazionale e dunque anche su di me.  Non vedo perchè io deva pagare contributi fissi e salati a tale sistema di cui peraltro non usufruisco mai visto che il mio ultimo ingresso in una farmacia italiana risale al 1995 e fu per sbaglio.

b) Sono drogati di sigarette, passano una frazione significativa del tempo di lavoro fumando e buttano le cicche per terra; è giusto educarli.

c) Passano diverse ore delle loro giornate, anche non lavorative, seduti in automobili sfavillanti. Spendono per esse diversi quattrini e bruciano fiumi di carburante. Giuseppe venne a trovarmi una domenica mattina verso le 12: si era alzato alle sei ed aveva già fatto 700kms in moto, dal Tirreno all'Atlantico, con un gruppo di amici. Mi disse con un lampo di orgoglio che lui era il capogruppo!

d) Non leggono mai un libro e conducono vite noiose  basate sulla routine.

e) Si alimentano in modo orrendo...al mattino non fanno colazione o, se la fanno, ingurgitano biscotti, marmellatine e robaccia dolce. C'è chi mangia fette biscottate e beve latte a lunga conservazione. Il bongiorno si vede dal mattino. A metà mattinata la loro produttività lavorativa crolla...appena fa caldo cominciano a sudare e a lamentarsi...a mezzogiorno smettono di lavorare ed ingurgitano pasta unta, carne e salumi...alle quattro del pomeriggio sono sfiniti. Si dice che "gli Italiani mangiano bene, seguono la dieta mediterranea". Che infatti non esiste.

f) Alla sera si sbattono davanti al televisore. A 50 anni sono finiti.

E' evidente, mi è evidente da anni, che le grandi questioni energetiche del nostro tempo non troveranno soluzioni positive fintantochè non muteranno radicalmente gli stili di vita individuali dominanti in Italia e tante parti del mondo.  Le questioni ambientali sono, in questo senso, una conseguenza dell'assenza di cultura di massa. Tornerò presto con esempi concreti su questo nesso.

Tuesday, July 13, 2010

Cambiamenti Climatici e Manipolazioni Mediatiche

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Molti ricorderanno come, durante il freddo Gennaio di quest'anno, i mezzi di informazione diedero grande risalto ad alcuni errori contenuti nel quarto rapporto sui Cambiamenti Climatici redatto dagli scienziati dell' International Panel on Climate Change (IPCC). Quegli errori scatenarono la gioia di quei gruppetti che ancora negano l'evidenza dei cambiamenti nel clima e comunque sostengono che i comportamenti umani non hanno alcun effetto sul clima medesimo. Secondo costoro, ben foraggiati dalle compagnie petrolifere e dalle lobbies del carbone,  gli umani possono tranquillamente continuare a bruciare combustibili fossili chè tanto nulla cambierà. Quei pochi errori di valutazione commessi dall'IPCC erano dunque l'occasione giusta per screditare l'intero lavoro dell'IPCC.

E' giusto premettere che l'IPCC non crea nuova letteratura scientifica ma raccoglie i lavori scientifici prodotti da centinaia di gruppi di climatologi di tutto il mondo e cerca di sintetizzarne i risultati onde offrire ai responsabili delle scelte poltiche (policymakers) un quadro quanto più affidabile sul reale stato di salute del Pianeta. L'impresa scientifica è generalmente complessa ed anche la climatologia è materia complessa. Anche gli scienziati possono fare errori ma i meccanismi di controllo e le procedure di valutazione interne alle varie comunità scientifiche fanno sì che tali errori, se commessi, vengano alla luce. Insomma il metodo scientifico funziona e, passo dopo passo, permette di comprendere come stiano le cose in natura.

Nello stesso mese di Gennaio, il Parlamento d'Olanda, nazione particolarmente minacciata dal riscaldamento globale e dall'innalzamento dei livelli degli oceani, incaricò il Ministro per l'Ambiente di approfondire la questione. La Ministra Cramer chiese all'Agenzia Olandese per la Protezione Ambientale (PBL) di riesaminare l'affidabilità del lavoro di sintesi dell'IPCC e la correttezza di alcune affermazioni relative in particolare allo scioglimento dei ghiacciai dell'Hymalaia e alla porzione di territorio olandese che si trova effettivamente sotto il livello del mare.

Ora la valutazione dell'Agenzia Olandese è pronta e può essere letta da tutti. Ci sono state alcune inesattezze nella stesura del rapporto IPCC del 2007  ma non c'è dubbio che il corpo centrale delle analisi dell'IPCC relativo agli incrementi delle temperature medie globali, all'innalzamento dei livelli degli oceani e all'impatto sulle regioni costiere della Terra è corretto. Insomma, a Gennaio si guardava la pagliuzza ignorando il classico trave che sfonda l'occhio...una tempesta in un bicchiere d'acqua.

In questa caldissima estate del 2010 fa senz'altro bene leggere e meditare il rapporto della PBL in attesa del quinto rapporto dell'IPCC. Possiamo continuare a vivere come al solito rimuovendo il fatto che gli stili di vita diffusi in questa parte di mondo sono insostenibili?

Thursday, July 8, 2010

L'Importanza dell'Orto: un Progetto in Molise

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Chiunque coltivi un orto sa quanto ciò renda più bella e sana la vita.  Produrre a casa  la verdura che si consuma non contribuirà certo a far crescere il PIL (anzi!)  ma fa certamente bene alle proprie tasche... inoltre il lavoro richiesto per preparare un orto è salutare e non è eccessivo. Essenziale è sapersi organizzare, come in tutte le attività. Talune annate potranno essere meno remunerative di altre ma complessivamente il rapporto tra i frutti ottenuti e il tempo di lavoro dedicato è alto, dunque ne vale la pena. Più volte su questo blog,  anche recentemente,  ho messo in evidenza come i temi  dell'alimentazione e delle pratiche agricole siano capitoli fondamentali  della questione ambientale.

Certo, non tutti vivono in campagna e non tutti raccolgono al mattino ciò che mangeranno in giornata. Pensando a coloro i quali non hanno questa fortuna, vorrei dare spazio ad un'iniziativa dell' Azienda Agricola Parco dei Buoi, in Molise, che propone la vendita diretta di ortaggi e ricotte con diverse modalità di abbonamento a partire da metà luglio. Seguendo questo link si può aderire al loro progetto e ricevere i prodotti a casa propria.  Ovviamente i corrieri che vi consegnano i pomodori bruceranno, a tal fine, combustibili fossili ma quei pomodori avranno comunque saltato tutti gli anelli dell' intermediazione che usualmente distanziano il produttore dal consumatore. Mi sembra logico che il progetto degli agricoltori molisani possa essere sostenuto soprattutto dai cittadini molisani che vivono nelle zone limitrofe alla loro azienda.

Thursday, July 1, 2010

Voli alimentati da Energia Solare

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E' stato rinviato il primo volo di 24 ore dell'aereo a propulsione solare (con pilota) che avrebbe dovuto aver luogo oggi. Il progetto è di SolarImpulse.
Meno di tre mesi fa era stato realizzato il primo volo sperimentale di SolarImpulse con durata di un'ora e mezza.




Seguiamo con interesse e simpatia l'evoluzione di queste ed altre analoghe coraggiose ricerche peraltro  iniziate quasi quaranta anni fa.


Wednesday, June 23, 2010

Consumi di Carne e Consumi Energetici

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Due settimane fa ho partecipato alla giornata pubblica del Forum organizzato dal Global Footprint Network a Colle Val d'Elsa.  I ricercatori del Network studiano da anni l' Impronta Ecologica degli Umani  sul Pianeta. Essi misurano, Paese per Paese, il rapporto tra la disponibilità di risorse naturali (Biocapacità) e la pressione esercitata dalle attività umane. Le analisi sono molto interessanti e i dati molto allarmanti. In generale, i Paesi industrializzati e molti degli Stati del Middle East (Emirati Arabi Uniti in testa) usano troppe risorse naturali ed hanno un' Impronta Ecologica procapite troppo alta.  Ciò è dovuto a stili di vita sbagliati e chiaramente  insostenibili.

E' ormai acclarato che la domanda di prodotti alimentari e le connesse pratiche agricole hanno un peso determinante sull'ambiente e pertanto ogni cittadino può, nelle sue scelte alimentari quotidiane, indurre processi virtuosi oppure perversi.

Gli organizzatori del Forum ci hanno generosamente offerto un bel buffet (servito da una ditta di catering) in cui ci si poteva abbuffare anche di carne e salumi. I ricercatori e i partecipanti al Forum non si sono tirati indietro ed hanno mangiato molto nonostante la giornata fosse assai calda. I vassoi di carne venivano rapidamente svuotati nonostante il consumo e la produzione di carne abbiano un costo ambientale elevatissimo. Ritengo dunque che l' Impronta Ecologica del Forum, qualora fosse stata calcolata, sarebbe risultata insostenibile.  Si sa, ahimè, che la coerenza non è virtù molto diffusa tra gli umani...

La  produzione industriale di carne richiede molta acqua ed energia. Tipicamente, per produrre 1 Caloria di proteina da tacchino servono come input 10 Calorie di energia da combustibili fossili mentre 1 Caloria di proteina da manzo costa circa 35 Calorie.  Un chilo di carne di manzo potrà fornire circa 2000 Calorie (dipende anche dal taglio) che corrispondono a circa 2.3 KWh  (KiloWatt Ora). Ma per produrre quel chilo di carne servono circa 80 KWh che equivalgono al contenuto energetico di circa sette litri di petrolio.

Anche gli italiani mangiano generalmente troppa carne, oltre 80 chili a testa per anno secondo le statistiche che inglobano i neonati !  Un'esagerazione ..ed anche per questo motivo il popolo digerisce e defeca male. Complessivamente gli italiani vivono in modo insano e già da giovani sono imbottiti di farmaci. Alimentandosi male sono poi anche improduttivi sul lavoro come mi capita purtroppo spesso di notare.

Cambiando il regime alimentare,  l'individuo otterrebbe tre benefici: 1) manterrebbe meglio il proprio corpo, 2) spenderebbe meno quattrini, 3) ridurrebbe i consumi energetici. Infatti,  rinunciando anche solo a 10 chili di carne bovina e 10 chili di carne suina all'anno,  si indurrebbe un risparmio energetico di circa 1200 KWh annui che, per inciso, è la quantità di energia prodotta installando un mini impianto fotovoltaico da 1 KW.

I temi ambientali diventano sempre più centrali ed anche diversi famosi letterati manifestano il proprio impegno ecologico. Installare pannelli solari è di moda (almeno finchè durano gli incentivi) e in Italia il business del fotovoltaico è cresciuto fortemente negli ultimi anni. Mi fa piacere che ci siano sempre più case ed uffici che producono almeno una parte dell'energia elettrica che consumano. Noto solo che il boom di pannelli sui tetti servirà a poco se non cambieranno radicalmente le abitudini e gli stili di vita di coloro che abitano in quelle case. Come sempre il modo migliore per produrre energia è quello di risparmiarla, a partire dal sistema alimentare.

Friday, June 11, 2010

Illusione della Crescita e Realtà della Biofisica

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Un bravo ragazzo che lavora in un'azienda della Val di Chiana mi diceva qualche giorno fa che è necessario rilanciare i consumi per far girare l'economia. Il poveretto ripeteva scioccamente e a pappagallo il mantra, diffuso quotidianamente dai media, che bene sintetizza la visione economica dominante: "solo se l'economia cresce ci sarà ricchezza da redistribuire e dunque anche gli individui vedranno aumentare il loro benessere". La crescita economica è dunque un imperativo categorico. Ogni nazione potrà perseguire tale obiettivo specializzandosi nella produzione di beni che potrà esportare a prezzi competitivi mentre importerà quei beni che altre nazioni produrranno a prezzi relativamente minori. In questa concezione Ricardiana del vantaggio comparativo il libero scambio è favorevole per tutti e il commercio internazionale farà crescere la ricchezza delle nazioni.

Purtroppo il pensiero convenzionale fa i conti senza l'oste in quanto considera la sfera dell' economia come separata dall' eco-sfera. Per produrre i beni, la cosiddetta ricchezza, bisogna però prelevare materie prime dall'eco-sfera e così facendo si perturbano gli ecosistemi. Poichè le materie prime (risorse naturali) sono comunque limitate non si vede come la crescita possa durare all'infinito.  A questo punto il mantra dominante entra in crisi e, a ben vedere, è già in crisi da un pezzo. La straordinaria pressione esercitata dagli umani sul Pianeta (aumentati di 4 volte in 100 anni) e il nuovo ruolo mondiale delle grandi economie asiatiche hanno solo reso più evidente in questi ultimi anni come le idee della crescita e del commercio globale siano impregnate di illusioni positiviste.

Queste medesime visioni animavano i dirigenti dell' Union Carbide  (UC) che, all'inizio degli anni '60 del secolo scorso, pensarono di costruire a Bhopal (India) una fabbrica modello per produrre il Sevin, un pesticida a base di isocianato di metile che avrebbe finalmente risolto i problemi dei contadini indiani. Anche molti politici indiani, locali e nazionali,  erano convinti della bontà di quel progetto e i tanti ingegneri indiani assunti dall' UC erano felici di mettere le proprie competenze al servizio della Nazione e di contribuirne alla prosperità. La fabbrica fu inaugurata in pompa magna il 4 Maggio 1980 alla presenza del Presidente UC Warren Anderson.

Da lì a qualche tempo l'assurdità del progetto divenne evidente. Si legga il magnifico libro di Lapierre e Moro per una ricostruzione dettagliata degli eventi. E' tradotto anche in Italiano.  Il 26 Ottobre 1984 la produzione terminò e la fabbrica fu progressivamente abbandonata (le stesse operazioni di manutenzione furono sospese)  nonostante il micidiale carico di isocianato di metile fosse ancora nelle vasche della fabbrica. Nella notte tra il 2 e il 3 Dicembre 1984 si verificò uno dei più grandi disastri della storia industriale. In questi giorni ne abbiamo visto l'epilogo con le ridicole condanne ad otto dirigenti indiani mentre i caporioni dell'UC (latitanti) l'hanno fatta franca.

Dall'industria chimica all'industria petrolifera l'illusione della crescita insostenibile continua...

Intanto nel Golfo del Messico il pozzo petrolifero è stato (forse)  tappato ma la commissione di esperti coordinata dal US Geological Survey stima che, dal 20 Aprile al 3 Giugno, siano fuoriusciti dai 20000 ai 40000 barili di petrolio al giorno....e non "solo" 5000 come diceva inizialmente la compagnia inglese BP. Ciò è paragonabile ad almeno nove disastri del tipo Exxon Valdez.




Caratteristica fondamentale degli umani è però quella di dimenticare in fretta...in fondo è meglio dimenticare i disastri perchè il petrolio è il vero propulsore dell' economia che gira, almeno fino a quando ce ne sarà. Peccato però che questi disastri abbiano oramai dimensioni e conseguenze tali da mangiarsi anche porzioni consistenti di Prodotto Interno Lordo.


Five Past Midnight in Bhopal: The Epic Story of the World's Deadliest Industrial Disaster

Not One Drop: Betrayal and Courage in the Wake of the Exxon Valdez Oil Spill
 

Monday, June 7, 2010

Impronte Ecologiche, PIL e Stupidità di Massa

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E' oramai evidente da tempo che i modelli economici mondiali,  basati sullo sfruttamento incosciente e illimitato delle risorse naturali, sono falliti. Le ritornanti crisi economico-finanziarie sono solo un appendice della più fondamentale crisi di paradigmi culturali imperniati sul concetto di crescita illimitata.

Infatti, le risorse del Pianeta sono limitate e la popolazione crescente in molte parti della Terra (e che aspira a livelli di consumo sempre più alti) esercita una pressione già insostenibile: gli umani consumano complessivamente più risorse naturali di quelle disponibili come documentano da tempo le analisi del Global Footprint Network.   Ed anche conflitti storici assai complessi come quello israelo-palestinese (di cui recentemente abbiamo visto nuove clamorose puntate) hanno come con-causa  decisiva la questione demografica e la questione della spartizione delle risorse,  l'acqua in primis, disponibili in quelle terre magnifiche ma iper-sfruttate.

Dato questo drammatico contesto risulta incredibile la cecità di quei politici ed economisti che ancora esultano di fronte a variazioni positive del PIL, tanto piccole quanto effimere.   Non hanno capito alcunchè.  Ed in effetti i guai dei sistemi economici italiani e mondiali dipendono in modo cruciale dalla grande questione della stupidità di massa. Che in verità non conosce confini anche se in questo Paese è particolarmente acuta.

E' fuori discussione che soltanto investendo in cultura si potranno costruire società ed individui più efficienti,  capaci di usare i beni ambientali con parsimonia e di rispettare il Pianeta che ci ospita. La stupidità di massa genera invece falsi bisogni e frenesie consumistiche che logorano sia gli individui che gli ambienti naturali.  A questo proposito suggerisco :

1) la lettura di un interessante articolo del Wall Street Journal sulla crescita dei grandi centri commerciali nelle principali città degli stati dell' Amazonia Brasiliana.

2)  un bel video del WWF degli Emirati Arabi Uniti i cui cittadini hanno notoriamente un'impronta ecologica molto alta.




In ogni caso è difficile sperare che le popolazioni, sia in Occidente che in Oriente, cambino di colpo modelli di consumo e paradigmi culturali se non saranno le classi politiche e dirigenti a incentivare processi virtuosi e dis-incentivare le economie sprecone. E' naturale però essere pessimisti fintantochè ci saranno in giro cretini che valutano la ricchezza nazionale sulla base del PIL.

Friday, June 4, 2010

Riscaldamento Globale e Percezioni di Massa

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Il fatto che l'inverno appena trascorso sia stato freddo in alcune zone d'Europa (tra cui l'Italia) ha indotto diversi sciocchi a gridare che il riscaldamento globale non esiste...è una pura invenzione di qualche ambientalista esagitato !

Gli sciocchi si contraddistinguono sempre per due proprietà fondamentali interdipendenti: 1) sono ignoranti, 2) sono incapaci di vedere e annusare oltre la punta del proprio naso.
Eppure, quando ancora l'Italia era coperta dalla neve, sarebbe bastato spostarsi di qualche centinaio di kilometri per esperire come, ad esempio in Grecia, le temperature invernali erano ben al di sopra delle medie stagionali.

In periodi di forte crisi economica la lungimiranza delle masse, già generalmente scarsa, crolla a zero. Il provincialismo dei media italiani è poi ben noto e dunque temo siano in pochi a sapere che, tanto per dirne una, l'India sta registrando da diverse settimane temperature record soprattutto nel Nord. Dal Gujarat al Bihar i morti sono centinaia mentre i termometri misurano i 50 °C e le piogge monsoniche non arrivano.







Ovviamente l'innalzamento delle temperature è un fenomeno globale medio quand'anche, in alcune zone del globo, si registrino brusche diminuzioni nelle temperature locali. Coloro i quali siano andati a scuola sanno che, all'interno di un andamento tendenziale complessivo, si possono registrare fluttuazioni  anche forti di segno contrario, dunque in contro tendenza.

E così gli Stati Uniti stanno vivendo ora settimane caldissime dopo aver avuto a Gennaio e Febbraio giornate freddissime. Il punto chiave è però che il numero di giornate calde record è di gran lunga superiore al numero di giornate fredde record come viene ben evidenziato dai grafici di Capital Climate a cui val la pena dedicare qualche minuto. Ergo, le temperature medie crescono nettamente anche se, qui è lì, ci sono alcune giornate mattacchione di gran freddo.

Insomma prima di voler dire la propria su argomenti così importanti sarebbe bene studiare un pochino e smettere di osservare soltanto il proprio ombelico.

Thursday, June 3, 2010

On the Gaza Flotilla Disaster and Middle East Perspectives

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Two enlightening contributions by Ronen Bergman on The Wall Street Journal and Amos Oz on The New York Times explain the background of  recent clashes in Mediterranean waters and propose possible scenarios for peace agreements in key areas of the Middle East.

  

Wednesday, June 2, 2010

Gaza e Israele

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Due giorni dopo l'attacco del commando israeliano alla nave turca Mavi Marmaris una cosa è chiara: si è trattato di un'azione fallimentare per Israele dal punto di vista politico ed anche militare. Diversi esperti militari ed anche attenti commentatori israeliani sono convinti che la marina israeliana abbia pianificato male l'azione sottovalutando la capacità di reazione dell'organizzazione non governativa turca IHH che ha organizzato la Gaza Freedom flotilla.

Naturalmente solo qualche sciocco pacifista, emotivo e settario, può pensare che gli israeliani siano i cattivi e che gli attivisti della Gaza Freedom  flotilla siano i buoni.  L'organizzazione IHH fondata da Bülent Yildirim è nota infatti da tempo non solo per le sue attività filantropiche ma anche per il suo appoggio ad Hamas e a gruppi del terrorismo internazionale.  Era dunque chiaro che Israele non avrebbe permesso alle navi dell' IHH di attraccare liberamente a Gaza.

Premesso questo, l'azione israeliana risulta assurda in quanto si è svolta in acque internazionali ad 80 miglia dalla costa e ciò fa passare automaticamente Israele dalla parte del torto. Inoltre la morte di nove (?) persone sul ponte della nave aumenta ulteriormente l'isolamento internazionale di Israele. Sarebbe stato forse più saggio cercare di scortare la nave turca fino al porto di Ashdod e comunque intervenire laddove inizia il blocco navale della striscia di Gaza.

Ricordiamo che in quel territorio di 378 kilometri quadrati vivono, in condizioni impossibili,  oltre un milione e mezzo di persone con una densità di 4000 abitanti per km quadro, una delle più alte al mondo. Ed erano meno di centomila nel 1948 !  Di certo la questione demografica è capitolo fondamentale del conflitto israelo-palestinese. In quella striscia di terra, sede di guerra permanente, l'esercito di Israele ha condotto tra la fine del 2008 e il Gennaio del 2009 intense e devastanti operazioni militari. Poichè qui ci occupiamo prevalentememnte di temi ambientali, consiglio la lettura del dettagliato rapporto fatto nel Settembre 2009 dall' Agenzia delle Nazioni Unite, United Nations Environment Programme sulle condizioni ambientali nella striscia di Gaza. Un vero disastro.