Sunday, February 27, 2011

Food Crisis versus Alternative Sources of Nutrients

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While the food crisis is getting heavy worldwide and contributes to unleash mass protests in Middle East, North Africa and India,  it is worth reminding how many botanic species might be a good source of nutrients.

Very often humans (mainly those living in urban areas) have lost knowledge about the natural world and common diets are dictated by the food companies commercial interests. The beautiful book by Raj Patel should be a must in your library.  As a consequence nutrients diversification shrinks and just a few main staple foods, markedly rice, maize and wheat, provide most of the energy intake.  In USA and Europe, animal products are even ahead of cereals as for their energy contribution to the average diet  hence causing further problems in terms of environment and health.

There is a need to increase and spread knowledge of the richness of edible plants which can be found throughout the world. In this regard I want to mention a great piece of work done by Prof. Dr. Eduardo Rapoport, Universidad Nacional del Camohue (Argentina), in order to identify invasive species in South America which turn out to be edible.

The following video reports on this programme...enjoy and eat well !

Avoid supermarkets,  remember that processed food is often poisonous and prepare your own food starting from healthy ingredients...



Wednesday, February 23, 2011

Libia, Petrolio e Modelli di Sviluppo

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In questi giorni mi è capitato di cogliere alcuni spezzoni di quelle tipiche conversazioni che rivelano gli umori del popolino: sembra che molti italiani siano preoccupati per la situazione in Libia poichè da essa potrebbero fuoriuscire ondate di disperati che cercherebbero rifugio in Italia. L'individuo-massa non è preoccupato per la tragedia libica in sé ma per le conseguenze che tali eventi potrebbero avere sulla sua vita quotidiana. Naturalmente questi strati di popolino sono composti da bravi cattolici, battezzati e coerenti, che amano il prossimo loro, dunque anche l'eventuale immigrato libico, come sé stessi. E' noto che quanto più l'individuo-massa sente il peso della crisi economica tanto più è portato a vedere nell'immigrato, nel diverso, un potenziale nemico. E' sempre stato così.

Nello specifico, gli umori viscerali del popolo sono ben interpretati dal Ministro degli Esteri che ora paventa un esodo di proporzioni bibliche dopo essere stato per giorni molto prudente nel prendere le distanze dal Colonnello Libico con cui Italia e Italiani hanno sempre fatto buoni affari. Non ci si può inimicare un dittatore perchè, se poi ristabilisce l'ordine in casa, è con lui che bisogna continuare a fare affari. Se però il dittatore è sull'orlo del baratro allora si può cominciare a criticarlo. L'ipocrisia dei politicanti è lo specchio dell'ipocrisia popolare.

Ho notato spesso come il popolino italiano sappia poco o nulla dei crimini compiuti qualche decennio fa da altri bravi italiani in Libia.

D'altro canto esistono politici di nobili ideali che invece sanno tutto di quei crimini e che, di conseguenza, hanno sempre considerato il Colonnello Libico un eroe popolare e antimperialista. Si veda a fianco l'insulsa intervista rilasciata da uno dei fondatori del Manifesto e che dimostra come l'infatuazione ideologica possa accecare. Fa una certa impressione leggere quelle frasi mentre in Libia è in corso una mattanza.

Tra le altre cose, ai fini dei temi trattati in questo blog, è interessante la proposta conclusiva dell'ottantenne rivoluzionario: "l'Italia dovrebbe costruire l'autostrada costiera tra Tunisia e Egitto" !

Il Sole24Ore, Venerdì 18 Febbraio 2011



Naturalmente il Sig. Valentino propone un'autostrada che, se realizzata, verrà ancora per decenni percorsa da veicoli alimentati ad idrocarburi, e cioè grazie a quel petrolio su cui si fonda il perverso rapporto di amicizia italo-libico. Infatti, molti avranno imparato in questi giorni che l'Italia importa dalla Libia circa un quarto del petrolio che consuma (il 26% nel 2009) e che, nonostante la Libia non sia oggi tra i grandi produttori mondiali di greggio, essa ha le più grandi riserve accertate d'Africa.

Ora, è' chiaro che ENI continuerà ad estrarre petrolio in Libia e che i capi libici, vecchi e nuovi, continueranno a fondare il loro potere sui giacimenti di petrolio fino ad esaurirli.
Ma quello che preoccupa è come nemmeno i rivoluzionari o pseudo-tali riescano a vedere oltre la punta del loro naso e a pensare a modelli di sviluppo radicalmente diversi, alternativi a quelli ormai morenti fondati sui combustibili fossili. E' proprio una questione di cultura!

Peraltro l'autostrada è da sempre elemento funzionale al tandem industria petrolifera - industria automobilistica che forma il trave portante del sistema capitalistico mondiale. Non si capisce come un rivoluzionario, storico anticapitalista, possa essere poi paladino delle autostrade.  Quand'anche si voglia assumere il punto di vista dell'anziano signore,  la contraddizione è talmente evidente da farlo cadere nel ridicolo. Sono sempre stati simpatici questi loquaci intellettualini . 

A me non verrebbe mai in mente di proporre un'autostrada lungo quella costa nord-africana peraltro già molto antropizzata e spesso violentata dal turismo di massa. Mi verrebbe spontaneo proporre alle (speriamo nuove) classi dirigenti arabe la costruzione di una pista ciclabile nel contesto di uno sviluppo turistico astuto che valorizzi le piccole economie locali della costa mediterranea, dal Marocco all'Egitto.

E' ovvio che nè io nè il Sig. Valentino avremo alcuna voce in capitolo. Scrivo queste cose solo per definire una concezione dello sviluppo (post era-petrolio) e degli stili di vita che, credo, prima o poi dovrà diffondersi anche in Africa così come già si è diffusa in parti d'Europa.

Tra i tanti che leggono questi posts molti sono già d'accordo con me, dunque vivono generalmente bene.
E magari anche quel pallido individuo-massa che ora, serrato in auto o in ufficio, esterna le proprie paure di fronte alle possibili ondate di immigrati un giorno capirà quant'è bello pedalare sia per andare al lavoro che in vacanza, deciderà di uscire dall'utero protettivo, rinuncerà per un pò agli spaghetti e cercherà di conoscere mondi diversi dal paesino in cui è nato. Così facendo smetterà di aver paura dell'immigrato, si abbronzerà un pochino e contribuirà a ridurre la dipendenza nazionale dal petrolio d'importazione.

Friday, February 18, 2011

Foreste Igapó e Várzea.... colore delle acque e uccelli endemici

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Gentile Prof. Vittorio Amadio,

Con riferimento al suo articolo apparso su La Nuova Ecologia di Febbraio 2011  (pg.35), noto che la distinzione da lei fatta tra foresta Igapó e foresta Várzea è un pò confusa.  Vorrei precisare che:

a) la foresta Igapó è allagata regolarmente da fiumi con acque scure che provengono da territori geologicamente più antichi  (vd. Rio Negro nel bacino Amazonico)
b) la foresta Várzea è allagata stagionalmente da fiumi con acque bianche (in realtà color beige) provenienti da territori, come quelli Andini, più giovani geologicamente  (vd. Rio Solimões).

La distinzione di colore delle acque è fondamentale in quanto le seconde, proprio in virtù del territorio da cui originano, sono quelle più ricche di sedimenti erosi. Di conseguenza la foresta Várzea ha un suolo relativamente più ricco di nutrienti ed è più favorevole all'agricoltura. Dunque è la più minacciata dalle pratiche di disboscamento.


Di converso le foreste Igapò hanno generalmente poche zanzare in quanto le larve non sopportano gli acidi organici che rendono appunto scura l'acqua.

La stessa differenza di colore delle acque che si nota nel bacino Amazonico si ritrova nel bacino del Rio Orinoco in Venezuela:  nei pressi di Puerto Ordaz il Rio Caroni, che origina nella Gran Sabana ed è portatore di acque scure,  confluisce appunto nell'Orinoco ma le acque, di diversa densità e temperatura, non si mescolano per un lungo tratto...proprio come a Manaus.

A prima vista noto inoltre un errore: l'hoatzin non è un endemismo Amazonico. Se fosse un endemismo vorrebbe dire che si trova solo lì. Io però ho visto questo interessante uccello anche sul delta dell'Orinoco dunque fuori dalla regione Amazonica. Lo si può invece definire endemico del Sud America.

Complessivamente l'articolo mi sembra senza infamia e senza lode, non è male ma non dice alcunchè di rilevante e originale sull'Amazonia. La Nuova Ecologia le avrà chiesto di riempire una pagina della rivista e lei lo ha fatto diligentemente raccogliendo online un pò di dati. Le darei un bel 22/30. Temo però che le manchi l'esperienza diretta con quella parte di mondo, chissà se c'è mai andato nella foresta vera magari non in gruppo.

Le allego un paio di foto sul fenomeno delle acque che "non si mescolano".

Cari saluti

Marco Zoli

p.s. Non si preoccupi. Il suo non è un caso isolato: sa quante volte mi è capitato di prendere in mano La Nuova Ecologia e di trovarvi errori di vario tipo! E' una vecchia storia...e il Direttore è un vecchio amico! Molto onesto peraltro: non ha mai organizzato una truffa in vita sua.


Wednesday, February 16, 2011

Nord Africa e Paesi Islamici, Rivolte Popolari e Prezzi degli Alimenti

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Un mese fa ero di passaggio al Cairo quando un uomo si era appena dato fuoco davanti al Parlamento Egiziano. L'uomo non aveva più diritto ai coupons che gli avevano permesso di comprare pane a prezzo sussidiato per il suo piccolo ristorante. Questa era la notizia con cui apriva il Daily News del 18 Gennaio, il quale riferiva anche che il Ministro degli Esteri aveva escluso per l'Egitto la possibilità di rivolte in stile tunisino. Da lì a un paio di giorni la protesta popolare contro la dittatura di Mubarak è divampata smentendo il lungimirante Ministro.


Non era peraltro difficile coglierne i segnali e mi chiedevo tempo quanto ancora le popolazioni dei Paesi Arabi e dell'Iran avrebbero potuto sopportare di rimanere soggiogate. Avevo appena spiegato a Federico che gli Arabi d'Israele avevano, nonostante tutto, condizioni di vita ben migliori dei loro pari viventi nei Paesi Arabi vicini.
Dalla Tunisia all'Egitto e di nuovo all'Iran le fasce sociali più istruite e dinamiche chiedono la fine delle corrotte dittature familistiche ma non c'è dubbio che il malcontento delle grandi masse che vediamo in queste settimane deriva dall'ulteriore peggioramento delle condizioni economiche. La massa protesta perchè vive male e spesso ha fame.

Eppure l' osservatorio della FAO che monitora gli indici dei prezzi delle derrate alimentari aveva rivelato da sei mesi aumenti record soprattutto per zucchero, olii e cereali.

In realtà la produzione mondiale di cereali nel 2010 non è andata male ed è calata globalmente solo dell' 1.4% rispetto all'anno precedente. I Paesi in via di sviluppo hanno avuto aumenti produttivi che hanno quasi compensato i decrementi dei Paesi sviluppati. Il problema è che la domanda globale continua a crescere generando aspettative di riduzione degli stocks, dunque forti aumenti dei prezzi. Le alluvioni in Australia e la siccità in Argentina creano ulteriori instabilità sui mercati tant'è che a Dicembre 2010 il prezzo del grano USA da export ha raggiunto i 324 US$ per tonnellata, il 70% in più che a Luglio.

Sono 77 i Paesi del mondo classificati a basso reddito e con deficit alimentare (Low Income Food Deficit Countries, LIFDC). Complessivamente, nel 2010, questi 77 hanno aumentato del 2.5% la produzione di cereali rispetto al 2009. Se si scorporano i dati si vede però che nel Nord-Africa la produzione è crollata del 10%, un dato importante. Inoltre l'incremento di capacità produttiva non affranca i Paesi LIFDC dal bisogno di continuare ad importare e, poichè i prezzi aumentano, la loro bilancia commerciale peggiora.

Continuando a leggere il rapporto FAO si nota come in Tunisia la produzione di grano è calata del 46% rispetto al 2009 e del 35% rispetto alla media dei 5 anni precedenti. L' Egitto è il più grosso produttore regionale ma è anche il primo importatore di grano al mondo (oltre 10 milioni tons) e due terzi dell'import venivano dalla Russia che però, a causa di una paurosa siccità, ha prima vietato e poi ridotto l'export. L'aumento del prezzo della farina di grano (solo una parte è sussidiata dal governo) si è ripercossa sui prezzi dei prodotti di base e si è aggiunto all'aumento dei prezzi di carne, riso e verdure. La situazione è esplosa anche per questo. Insomma la coperta è corta ed in questo mondo le fluttuazioni (cambiamenti) del clima in Russia o Argentina hanno effetti globali.

Persino nel tranquillo e generalmente benestante Oman c'è stata qualche protesta ma bisogna davvero andare a trovarne traccia nella stampa internazionale. In questo interessante Paese, con una bassissima densità di popolazione e una storica attenzione del Sultanato ai temi ambientali, non vediamo i conflitti che sconvolgono gli Stati Arabi vicini. Forse qualcosa ciò significa...magari poi vengo smentito domani mattina.

Thursday, February 10, 2011

Ricercatori e Ricerca a Radio3Scienza

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Il programma di Radio3 che tratta i temi della scienza sta dedicando questo mese di Febbraio alle questioni specifiche della ricerca in Italia. I ricercatori sono stati invitati a raccontare brevemente la loro esperienza. Ho trovato l'iniziativa interessante e frizzante, così ho partecipato. Ecco qui il mio intervento.

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Care e Cari di Radio3Scienza,
ascolto spesso i vostri interessanti programmi e così vi scrivo a proposito del tema inerente alla Ricerca e ai Ricercatori.

Sono da diversi anni ricercatore presso il Dipartimento di Fisica, ora School of Science and Technology, dell' Università di Camerino. Trovo che il mestiere di ricercatore sia straordinariamente bello e rifarei tutto ciò che ho fatto. Ho lavorato presso 5 Dipartimenti di Fisica (per rimanere in Italia) e posso dire che ovunque il livello della ricerca scientifica è di alto, spesso altissimo, valore internazionale. Riguardo ai meccanismi di assunzione dei ricercatori e, più in generale ai sistemi di promozione interna, non ho mai visto verificarsi particolari ingiustizie nè favoritismi di sorta. Nei Dipartimenti di Fisica il merito viene premiato anche se la procedura dei concorsi è di per sè ipocrita ed inutilmente energivora in quanto il vincitore è prestabilito.


Sono altresì consapevole che l'area Fisica costituisce (mediamente) un'eccezione nel panorama dell'Università italiana. Basterà dare un'occhiata comparativa: 1) Ai criteri di valutazione interna che vigono per le diverse Facoltà e aree di ricerca. 2) Ai curricula di un medio ricercatore/professore di Fisica e di un altro Dipartimento X.

Ho sempre lavorato in modo indipendente in quanto credo che la ricerca sia innanzitutto un'attività individuale. Ciò vale soprattutto per un teorico quale io sono. Le collaborazioni, nazionali e internazionali, sono senz'altro importantissime ma fondamentale è la capacità dell'individuo di far da sè, tanto nella ricerca quanto nella vita.

Non ho mai aspirato a "diventare professore" perchè son certo che ciò sarebbe un boomerang: peggiorerei il mio status. Non conosco infatti alcun professore che abbia una qualità della vita comparabile alla mia. Non ho mai lavorato per fare i soldi (anzi ne rifiutai) ma, evitando di perder tempo in chiacchiere e sfruttando appieno le potenzialità offerte da questo mestiere, ho raggiunto ben presto uno standard di vita quotidiana che non cambierei con quello di alcun altro. Vivo in una delle zone più belle al mondo e lavoro da casa sfruttando appieno le opportunità della grande rivoluzione tecnologica che abbiamo la fortuna di esperire. Credo deva essere tristissimo doversi infilare al mattino in una scatola metallica e bruciare carburante per andare a lavorare. Non ho mai fatto parte di gruppi e già da studente pubblicavo da solo. Sono in forma smagliante.


Credo che il ricercatore deva fare solo ricerca e non didattica. Ed infatti io non la faccio da molti anni...quindici anni fa l'insegnamento fu esperienza utile poi mi resi conto che non mi fruttava e smisi. Senza manifestare e senza salir sui tetti. Son salito invece sul tetto di casa mia per coibentarlo e rendermi indipendente dai combustibili fossili. Si vive meglio e i quattrini si fanno anche non sprecando.


So bene che in Italia la cultura non è un valore e che la ricerca è poco sostenuta. Ritengo altresì che i ricercatori italiani, anzichè aspirare a far carriera mettendosi al servizio del loro capetto, avrebbero dovuto e ancor dovrebbero cogliere le grandi opportunità insite nel loro mestiere e valorizzare una figura professionale forse unica nel panorama mondiale. Almeno fino all'avvento di quest'ultima pessima riforma.

Vi allego un paio di foto recenti e vi saluto

Continuate così

Marco Zoli

Saturday, February 5, 2011

Good, Funny News from Malawi

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It is well known that bovine and sheep methane emissions do contribute to global warming. This effect is very much relevant also in view of the fact that the methane warming power is about twenty times as much as carbon dioxide (per unit of weight).
In this regard also human flatulence should be considered although the methane content in the latter may be less than that due to cattle.

A few weeks ago I met in Zanzibar a former militant of an Italian extreme left-wing group active in the seventies of the last century. As we had an interesting talk I felt bound to dedicate him a post. Federico had settled in Dar es Salaam since a couple of months following his wife employed at a Dar based UN agency. Federico had previously found himself close to the Malawi border and the same had just happened to me (Tanzania and Malawi share a border amid the beautiful Lake Nyasa). In fact the coherent guy did not cross the border as he was frightened by the idea of being in Malawi. On the spur I did not grasp why although, later on, talking about food I got that beans were main staple in his diet.

I am also fond of legumes but, upon cooking them, I try to remember to add some crumbs of Asafoetida, a marvelous gum which I got in plenty years ago at a remote farmer market in Northern India. Still I have it in stock also because, to Graci's dismay, I sometimes forget to add it. Even in this cases however I remain far away from the steady and powerful Federico's performances.

The latest news from Malawi explains and justifies Federico's fear. The country is about to reintroduce a law which bans public farting. A hazard to Federico. "Any person who vitiates the atmosphere...shall be guilty of a misdemeanour."

I wonder whether the Malawian Justice Minister is motivated by environmental awareness but certainly he is setting a good example. And he knows how to hit the headlines.

Monday, January 31, 2011

Energy Saving: Some Successful Examples

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The previous post has pointed out that efficiency and saving are the keywords towards the solution of the energy questions worldwide.

The following video shows how a common task, heating a building, can be faced with a clever and sustainable approach. The good example comes from the Stockholm central train station which hosts about 250.000 people per day. As a human body radiates on average like a 100 Watt light bulb, each of us turns out to be a heat generator. The amount of thermal energy we transfer to a specific environment (for instance the train station) is given by our average power times the time we spend in such environment.

The idea developed by the Swedish company Jernhusen is that of collecting the excess heat produced every day by 250.000 commuters and transfer it to the nearby office block which, instead, needs a source of heat in the cold winter. Certainly heat transfer requires some electricity consumption but the latter is reported to be much lower than the thermal energy saved by heating the offices using the transferred human heat. Then, if the input is much lower than the output, the whole process is worth to be done.

The method is clearly explained at this link.

Meanwhile the sun is shining at my place and, as usual in such sunny days, there is no need for me to burn firewood in order to heat home. Only after sunset the efficient wood burning stove will be lit. Of course water is heated by sun thermal energy while electricity is generated by sunlight which is more than sufficient year-round. As I have been doing in this way for twelve years the notion of Passive System (given in the previous post) sounds quite familiar to me. Even obvious.

Every building can be energetically close to self-sufficiency if just a little bit brain is used in building it.

Friday, January 28, 2011

Corsa alle Energie Rinnovabili e Importanza del Risparmio

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Negli ultimi anni si è avviato nel mondo un processo di trasformazione delle modalità della produzione energetica, in particolare della produzione di energia elettrica. Infatti alcune tra le più importanti fonti energetiche rinnovabili, in primis idroelettrico, eolico e solare fotovoltaico, servono a produrre solamente elettricità.

Le previsioni dell' autorevole International Energy Outlook 2010 (US Energy Information Administration) danno, per il periodo 2007-2035, una rilevante crescita della quota dovuta alle fonti rinnovabili nel paniere del consumo energetico mondiale. Quest'ultimo peraltro è destinato ad aumentare passando dai circa 145.000 TWh del 2007 ai previsti 187.000 TWh del 2035. E' però vero che questo incremento è attribuito quasi interamente ai Paesi che non appartengono all' OECD (Organization for Economic Cooperation and Development) mentre i Paesi OECD, tra cui l'Italia, manterranno complessivamente consumi energetici stazionari.

Nel caso specifico dell'Italia, avevamo già visto qualche mese fa come i consumi energetici siano in realtà calati negli ultimi anni e la tendenza sembra confermarsi nel presente essenzialmente in virtù della crisi economica.

Se i consumi totali dei Paesi OECD rimangono stazionari e gli investimenti nelle energie rinnovabili comunque aumentano è ovvio che vi sarà negli anni a venire una notevole crescita della percentuale di energia da fonte rinnovabile e ciò avverrà sia nella produzione di elettricità che, anche, di calore (biomasse, geotermico, solare termico).

Comunque sia, è bene sapere che a tutt'oggi su scala globale (Paesi OECD e non-OECD messi insieme) le fonti rinnovabili contribuiscono per circa il 19% alla produzione di energia primaria totale ma dentro a questa percentuale sono le biomasse tradizionali a fare la parte del leone (con il 13%). Le biomasse tradizionali sono però costituite in gran parte da legna bruciata per cucinare, in modo spesso inefficiente, in gran parte delle zone povere del mondo. Tolte le biomasse tradizionali (magari ottenute da disboscamenti selvaggi), alle fonti rinnovabili non rimane che un magro 6% della produzione di energia totale mondiale. Che equivale alla percentuale di energia prodotta da fonte nucleare.

Il grosso della produzione mondiale di elettricità continua a venire dal carbone (circa 40%) e gas (circa 20%) mentre il grosso del consumo di energia primaria è ancora basato sul petrolio (circa il 40%). Nonostante tutti gli sforzi fatti per incentivare le energie rinnovabili.

Naturalmente io credo che questi sforzi siano stati giusti e devano continuare. Ma con lungimiranza e con maggior astuzia di quella messa in campo finora. E' senz'altro carino sapere che c'è stato un boom di impianti solari fotovoltaici in Italia negli ultimi tempi (sfruttando la corsa finale agli incentivi super favorevoli, validi per impianti realizzati entro fine 2010) ma troverei molto più interessante sapere che i consumi energetici nazionali (e mondiali) calano in virtù di un maggior grado di efficienza nel sistema produttivo e negli stili di vita quotidiani. Ben venga il solare fotovoltaico magari con impianti di dimensioni medio-piccole e ben posizionati. Ancor prima del fotovoltaico avrebbe dovuto diffondersi il solare termico. Ben vengano gli impianti eolici se costruiti da società oneste e realizzati laddove c'è vento sufficiente. Ma la soluzione delle questioni energetiche sta nel risparmio energetico. Questo è il punto chiave, il resto è quasi aria fritta. In particolare, un'economia prospera ed avanzata ha una bassa intensità energetica mentre un'economia arretrata consuma molta energia per produrre poca ricchezza.

In diverse occasioni ho dato cifre eloquenti relative alle potenzialità del risparmio energetico.

Ora esce sulla rivista Environmental Science&Technology uno studio di tre ricercatori del Department of Engineering, University of Cambridge che quantifica la straordinaria riduzione nella domanda di energia che si potrebbe ottenere mediante misure di risparmio nei trasporti, nell'industria e nelle costruzioni. Questi settori sono sistemi passivi che possono immagazzinare l'energia, garantendo un certo livello di prestazioni, in modo più o meno efficiente. Intervenire sui sistemi passivi è molto più importante e remunerativo che incrementare la capacità di produzione energetica.

Una sintesi dei contenuti è su New Scientist.

Saturday, January 22, 2011

Un bel Video del National Geographic

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Crescita Demografica e Uso Insostenibile delle Risorse Naturali:
in questo video alcuni dati su cui riflettere.

L'immagine che appare in conclusione, i sette miliardi di umani occupanti una superficie pari a quella di Los Angeles, potrebbe risultare un pochino ambigua e infatti mi pare che alcuni abbiano equivocato. Sembrerebbe quasi che 7 miliardi siano ancora pochi per il Pianeta...il che non è! Credo però che gli autori vogliano, correttamente, metter l'enfasi sull'uso eccessivo di risorse naturali fatto da una parte (minoritaria) della popolazione globale. Senza dimenticare le cifre assolute relative alla crescita demografica, appunto ben evidenziate.

Sta di fatto che l'impronta ecologica complessiva degli umani è sempre più insopportabile.



Wednesday, January 19, 2011

Federico...da Lotta Continua al Vino di Caju

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In una bella spiaggia di Zanzibar incontriamo Federico appena arrivato da Dar es Salaam, per un weekend di vacanza, in compagnia della simpatica moglie statunitense, addetta al settore comunicazioni presso un agenzia delle Nazioni Unite di stanza nella capitale di Tanzania.

Il Federico di origini umbre si trasferì circa venti anni fa in una località del Nord-Est brasiliano, Jericocoara, divenuta poi capitale del turismo ludico, selvaggio ed anche un po chic. Ivi il nostro Federico, utilizzando un pò di soldini avuti dai genitori, aprì un ristorante e si fece un nome oltre ad una famiglia. Poi, un bel giorno di qualche anno fa, arrivò a Jeri la bella e giovane giornalista USA: i due si conobbero e si piacquero, Federico ormai non più giovane capì che per lui questa ragazza era l'utima spiaggia, chiuse il ristorante con orto e decise di seguire la moglie nei suoi spostamenti di lavoro nel mondo...Parigi, Roma, Tunisi, ora Dar es Salaam, poi chissà. A sancire il loro amore è arrivato un bel bimbo. Da allora Federico fa il baby-sitter e va a rimorchio.

Parliamo un pochino...imparo così che Federico è un grande sostenitore del Venezuela di Chavez, simbolo del socialismo e baluardo della lotta contro l'imperialismo USA. Federico non è mai stato in Venezuela ma alcuni compagni ci sono stati e gli hanno riferito. Mi vien da sorridere poichè proprio un anno fa avevo toccato con mano il disastro causato dal populismo demagogico e pseudo-socialista di matrice chavista e ne avevo qui riferito. Cerco di spiegare al buon Federico come stiano le cose: gli faccio presente che la sua proprietà di Jeri, qualora si trovasse in Venezuela anzichè in Brasile, sarebbe probabilmente già stata espropriata.

Mi accorgo però ben presto che Federico, pur non avendo argomenti per replicare, non è in grado di intendere nè di ascoltare. Il suo linguaggio, ideologico e confuso, è intriso di luoghi comuni di matrice sessantottina...ed infatti da lì a poco Federico, con un sospiro nostalgico, racconta di aver frequentato il Liceo a Montepulciano e che era di Lotta Continua quando, negli anni settanta del secolo scorso, studiava alla Facoltà di Lingue Orientali di Venezia. Avevo intuito.

Gli stupidi hanno sempre bisogno di schierarsi e di trovare appartenenze, l'individuo-massa si sente sicuro quando fa parte di un gruppo. Provo una certa compassione per Federico il quale mi appare un simpatico residuo di un tempo per fortuna finito. Non è però finito e non finirà il tempo delle faziosità. Racconto qui la storia di Federico, di per sè banale, solo perchè mi sembra emblematica di quali danni possano creare i fanatismi ideologici.

Egli ora prende confidenza. Oltre a Chavez coltiva il prevedibile mito cubano e mi aggiorna sulle conquiste dei medici di Fidel: sconfiggono la malaria in Africa introducendo maschi di zanzara anofele sterili. Grandioso! Il povero Federico non sa che queste tecniche, lungi dall'essere prerogativa cubana, sono in realtà state introdotte negli anni'50 da entomologi americani, ergo da servi dell'imperialismo USA, ma la cui efficacia anti-anofele rimane da comprovare. Con una certa cognizione di causa gli spiego che, per ora, rimangono efficaci le armi della prevenzione, dell'igiene e degli antibiotici della multinazionale Novartis.

Il nostro oramai si scatena e passa al Medio Oriente. Il Casteli si dichiara così filo-arabo e nemico dello Stato Nazista di Israele. Apprendiamo che:

1) Saddam Hussein era amico del popolo curdo e che Hamas è una grande organizzazione democratica.

2) Il Presidente Iraniano Ahmadinejad è un grande leader popolare e, come Chavez, baluardo anti-imperialista ed anti-sionista.

3) Esiste una cupola mondiale che determina le sorti dell'economia planetaria. Di tale cupola fanno parte per l'Italia gli ultimi due Presidenti del Consiglio e il ministro dell'Economia...ci sono poi il Presidente USA, il finanziere Soros e altri.

Ascolto e registro lo sproloquio dell'ultrasessantenne panciuto che ricalca per filo e per segno i comunicati deliranti delle Brigate Rosse di trenta anni fa.
Il fatto poi che il dittatore Iraniano reprima i movimenti studenteschi e umili i settori più avanzati della dinamica società iraniana non interessa a Federico. Se il nostro ex-Lotta Continua si fosse trovato, da studente negli anni '70, di fronte ad un Ahmadinejad sarebbe stato perlomeno torturato ed evirato. Ma egli è troppo ottuso per riflettere e comprendere. Gli mancano gli strumenti analitici, da studente manifestava molto e studiava poco.

Federico ogni tanto sospira e ripensa alla sua proprietà brasiliana per ora abbandonata e nella quale la ragazza statunitense non ha alcuna intenzione di andare a vivere. L'ex-Lottatore aveva persino imparato a fare il vino di anacardo (caju in portoghese) ed ora si ritrova in Tanzania a vivere con i quattrini di lei, che son dollari, la vil moneta degli imperialisti USA. La ragazza poi lavora per un'agenzia largamente finanziata da centri del capitalismo mondiale, ma anche su questo Federico sorvola.
La fringuellatio si è imposta sulla lotta rivoluzionaria. Per amore egli ha rinunciato al caju. La ciccia, per quanto imperialista, vien prima del comunismo.

Egli però continua a credere nella presa di coscienza delle masse e poichè ha anche una vena ambientalista vuol convincere i pescatori di Dar es Salaam a pulire la battigia. Il nostro si avvia al tramonto e ha bisogno di azione sociale: le giornate in terra d'Africa sono lunghe e, mentre aspetta che la giovane moglie rincasi dopo la giornata in ufficio, vuol trovare qualcosa da fare. I pescatori di Dar però ha ben altro a cui pensare e lo ignorano. Ahh Federico... sognava la rivoluzione ed è finito in una spiaggia brasiliana a vendere piatti di riso e fagioli. Ora fa il casalingo in Africa.

Da Dar es Salaam si arriva a Zanzibar in un'ora e mezza grazie ad una nave comoda e veloce. Il nostro ambientalista ha però utilizzato un piccolo aereo (pagandolo in dollari USA) per coprire la brevissima distanza che separa l'isola dal continente. Egli non sa che gli aerei usano la maggior parte del carburante proprio in fase di decollo ed atterraggio, ergo volare per qualche decina di chilometri equivale a compiere un crimine ambientale: le emissioni di CO_2 per Km e per passeggero trasportato risultano mostruose. L'alternativa, la nave, in questo caso c'è ed è economica ma Federico si giustifica dicendo che il bimbo potrebbe soffrire il mal di mare. In realtà il mare è liscio come l'olio. I bambini vengono spesso presi a pretesto per coprire le inettitudini e le pigrizie dei genitori.

La coerenza di tanti ex-sessantottini è proverbiale. Ci congediamo dal povero Castel con un abbraccio mentre la ragazza lo guarda divertita. Come baby-sitter il compagno è affidabile.

Saturday, January 15, 2011

Benedettini Tedeschi in Tanzania: Questioni Energetiche e Demografiche

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Le Abbazie Benedettine tedesche di Ndanda  e Peramiho sono due oasi per i rarissimi viaggiatori che decidano di esplorare il sud della Tanzania, la regione più povera di uno dei Paesi più poveri al mondo. I Benedettini arrivarono nei territori coloniali tedeschi est-africani sul finire dell’ Ottocento: tra gli scopi fondamentali della loro azione missionaria nella regione tanzaniana confinante col Mozambico (allora colonia portoghese) vi erano quelli di contrastare sia l’ulteriore espansione islamica che le nascenti presenze della Chiesa Luterana nei medesimi territori coloniali.

Viaggiamo per circa 500 kms lungo l’unica strada sterrata che attraversa la foresta. Si tratta dell’antica rotta lunga la quale il Sultano di Oman Seyyid Said gestiva nella prima metà dell’Ottocento il commercio degli schiavi, dal lago Nyasa (il terzo lago più grande d’Africa) alla città costiera di Kilwa sull’Oceano Indiano.


Da lì gli schiavi venivano portati e venduti a Zanzibar eletta, nel 1840, capitale del Sultanato Omanita. La presenza islamica in queste terre è comunque ben più antica e nobile. Già nel IX secolo i mercanti arabi frequentavano le coste africane e, tra il XIII il XV secolo, i sultani della regione di Shiraz (Persia) avevano fondato 30 città-stato sulla costa, tra le quali appunto Kilwa allora prospera capitale e fulcro del commercio dell’oro. Oggi è un cittadina di pescatori con alcune splendide spiagge.


E’ un percorso duro che mette a dura prova anche gli stomaci più resistenti. Il sole picchia e scioglie i corpi dei passeggeri ben compressi entro la jeep che da Ndanda ci porterà alla polverosa città di Tunduru, dove faremo sosta. Attraversiamo i radi villaggi miseri e assetati, nella jeep c’è sempre posto per qualcuno che sale. Basta stringersi ancora un pò.  Padre Titus, Rettore del Seminario Cattolico sito vicino a Peramiho, viaggia con noi. Ha appena pubblicato un articolo sul più importante quotidiano nazionale e ce ne spiega il contenuto: le pratiche superstiziose e i rituali degli stregoni sono assai diffusi nei villaggi della Tanzania, spesso gli albini vengono inseguiti, catturati e mutilati dai loro stessi parenti di pelle nera.

La Chiesa Cattolica è contraria a tutto ciò e cerca di contrastare il potere degli stregoni. La risposta giusta, dice Padre Titus, è nella Santa Messa.   Annuisco: la sua tesi è inconfutabile, non ho il minimo dubbio che egli sia nel giusto.

Passiamo alcuni ponti su fiumi per lo più secchi. Qualcuno ha cercato invano di scavare pozzi per trovare acqua di falda. La stagione delle piogge è iniziata ma in ritardo. I cambiamenti climatici qui non sono un’opinione accademica. Le falde idriche calano e la popolazione, per quanto ancora scarsa in Tanzania,  aumenta. Chiedo a Padre Titus se l’alta natalità in queste terre africane non sia un grosso problema. Egli glissa.  Immagino che la soluzione stia ancora nella Santa Messa.   Lungo alcuni corsi d’acqua, nei dintorni di Tunduru, sono state trovate pietre preziose soprattutto zaffiri.  Alcuni gruppi di tailandesi e di tamili dello Sri Lanka si sono insediati nella foresta, setacciano i fiumi e gestiscono un po’ di business locale.  Il grosso dei profitti va però ai brokers di Dar es Salaam e del commercio internazionale. A Tunduru rimane la polvere.


Proseguiamo verso la città di Songea nei pressi della quale, a Peramiho,  il missionario-esploratore Fratello Cassian (da Bressanone) fondò nel 1898 il primo nucleo di quella che è oggi una imponente Abbazia Benedettina.

Il luogo era propizio in virtù delle ricche sorgenti d’acqua che vi si trovano. Analoga fu la ragione che indusse i Benedettini ad insediarsi a Ndanda.  Dal 1984 i monaci di Peramiho utilizzano la cascata alla confluenza dei due fiumi che solcano il territorio per produrre 500 KW di potenza idroelettrica.  L’impianto è stato realizzato da tecnici tedeschi e svizzeri.  L’ospedale, gestito dalle Sorelle Benedettine, la scuola, l’azienda zootecnica e le tante strutture del complesso Benedettino sono alimentate da quella energia elettrica convogliata a 25kms dal luogo di produzione. Anche i villaggi della zona cominciano ad essere elettrificati. Una rarità in questa parte d’Africa.

L’ Abate Anastasius ci porta a visitare la centrale idroelettrica. E’ un uomo semplice e diretto, proviene da una famiglia contadina dei dintorni di Heidelberg, ha le idee chiare e conosce le cose di cui parla. Spiega che nella stagione secca la produzione idroelettrica è insufficiente e dunque Fratelli e Sorelle stanno cercando nuove fonti di approvvigionamento elettrico. Diesel e benzina sono peraltro molto cari in Tanzania. Egli ha dunque proposto di avviare nei terreni di proprietà Benedettina la coltura della Jatropha dai cui semi si possono ricavare buone quantità di biodiesel. Avevo già menzionato le virtù della pianta su questo blog.


Con circa 100 ettari coltivati l’Abbazia potrebbe coprire il proprio fabbisogno di carburante da trazione e, con alcuni campi in più,  si potrebbero alimentare i generatori per la produzione elettrica nella stagione in cui la portata dei fiumi è scarsa. L'Abate passa dal detto al fatto: ci porta a visitare i campi in cui la Jatropha è già grande. Tra poco arriverà la macchina per pressare i semi e il bio-carburante sarà disponibile.
Il principio dell'autosufficienza ha sempre animato i monaci, la cultura ambientalista qui non è una moda bensì una necessità.


L' Abate è espansivo. Veniamo a sapere che la vita dei monaci in terra d'Africa non è poi così monastica, cosa peraltro ovvia. Le offerte dei fedeli dalla Germania  sono generose e molti cattolici tedeschi, pur frequentando sempre meno le parrocchie, sono propensi a versare diversi soldini per i connazionali-missionari che si trovano ai tropici. La buona coscienza religiosa si esprime anche con un assegno. Così i missionari non se la passano male e, in fondo, non devono lavorare nemmeno tanto. Loro essenzialmente progettano e coordinano, il lavoro manuale viene fatto dai tanzaniani...ad un ritmo blando s'intende.

Ai Fratelli monaci rimane dunque parecchio tempo per accudire le anime e far proseliti. Devono pensare anche alle Sorelle monache che ai tropici si sentono sole: il motto benedettino va dunque completato: "ora, labora et fringuella" risulta senz'altro più aggiornato. I Fratelli non si limitano però a soddisfare le Sorelle, essi devono pensare con spirito missionario anche alle indigene di Tanzania che vivono negli stenti. Apprendiamo così che la poligamia è pratica usuale e le situazioni sessual-pirotecniche assai frequenti. Il contributo missionario all'esuberante tasso di natalità nei villaggi locali è non indifferente: le mamme tanzaniane si trovano così a partorire diversi bimbi mulatti, il proselitismo cattolico-benedettino si concretizza a letto. La penetrazione missionaria in terra d'Africa è sempre stata efficace in quanto condotta con armi affilate, Bismarck lo sapeva bene.

Naturalmente la questione demografica non sembra preoccupare molto i Benedettini esattamente come non preoccupava Padre Titus. L'ipocrisia cattolica in materia è arcinota. Per ora la Tanzania ha una popolazione ancor scarsa e le genti di fedi diverse convivono in pace ma nel vicino Rwanda, l'altissima densità di popolazione fu una delle cause scatenanti dei massacri del 1994. Islamismo e cattolicesimo mirano a far proseliti, tanti più sono i nuovi nati tanto più è alta la probabilità di ingrossare le rispettive schiere di fedeli. In queste terre pervase dall'ignoranza si capisce come avesse ragione Karl Marx qando diceva che "le religioni sono l'oppio dei popoli".

Tornando a Songea, dopo aver lasciato l'Abate di Peramiho, noto diverse sedi delle Chiese Avventiste, delle Assemblee di Dio e delle varie sette che proliferano tra i disperati, qui come nell'America del Sud e altrove.

Proseguo con le immagini positive associate a quei campi di Jatropha e ai pannelli solari che aiutano i monaci di Peramiho e Ndanda nei loro progetti di autosufficienza energetica. Per quanto finanziati in buona parte dai fedeli tedeschi.

Thursday, December 9, 2010

Cambiamenti Climatici: Comportamenti Nazionali

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Qualsiasi persona di buon senso ed alfabetizzata sa che la questione del Cambiamento Climatico è la più importante tra tutte quelle che gli umani si trovano ad affrontare.

In concomitanza con la Conferenza di Cancun, una delle tante inutili conferenze, il German Watch e Climate Action Network pubblicano l'invece utile  Climate Change Performance Index 2011. Questo studio valuta e confronta le prestazioni dei 57 Paesi del mondo maggiormente responsabili delle emissioni di gas-serra.  Mentre i tentativi di coordinare internazionalmente una politica per il clima falliscono ripetutamente, si registrano a livello nazionale alcune buone prestazioni. Secondo i criteri adottati dagli analisti è il Brasile a comportarsi meglio di tutti mentre l'Arabia Saudita fa peggio di tutti. L' Italia sta verso il fondo della classifica.

Nessuna nazione risulta eccellente e, in particolare, nessuna nazione riesce a ridurre le emissioni di CO_2 pro capite.  Insomma andiamo male. Buona lettura.

Tuesday, December 7, 2010

Sull' Efficienza delle Reti Elettriche

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La critica più sensata che viene generalmente avanzata ad alcune fonti di energia rinnovabile (solare, eolica) è che esse sono intermittenti, dunque esse non sarebbero in grado di far fronte con continuità alla domanda degli utenti.  Questa è una critica seria con implicazioni importanti,  mentre altre critiche di impronta  pseudo-estetica...." i pannelli solari sono brutti ".... risultano semplicemente ridicole e dunque non meritevoli di attenzione.

In realtà, tutte le fonti di energia elettrica sono, per ragioni diverse e in condizioni diverse, inaffidabili tant'è che tutte le reti elettriche del mondo sono soggette a cadute nelle prestazioni o a blackouts. Gli stessi impianti convenzionali di generazione si bloccano e, ad esempio, un impianto a combustibili fossili degli USA rimane fuori servizio per circa l' 8% del tempo.

La rete elettrica, nata solo 128 anni fa vicino al ponte di Brooklyn grazie a Edison, è senz'altro una delle opere più complesse e vulnerabili realizzate dagli umani. Fondamentale in questo processo fu il contributo di Nikola Tesla, grande esperto di elettromagnetismo, il quale intui l'importanza di creare una rete elettrica alimentata da corrente alternata. A differenza della corrente continua (sostenuta da Edison), la corrente alternata può essere trasportata per grandi distanze e, in tal modo, il luogo della produzione energetica può essere disaccoppiato dal luogo del consumo dell'elettricità.  Tesla fu anche molto generoso e rinunciò alle royalties su i suoi brevetti venduti a Westinghouse. Questi, salvato dalla bancarotta, iniziò a plasmare la rete elettrica che noi oggi conosciamo...l'energia prodotta dalle cascate del Niagara poteva essere convogliata ad oltre 600kms di distanza sino a New York.

Il 9 Novembre 1965, trenta milioni di persone abitanti di nove Stati USA del Nord-Est e di una provincia Canadese rimangono al buio. E' il primo disastro su grande scala a rivelare la vulnerabilità della rete elettrica: venne poi appurato che fu un relais di controllo (impostato su di un valore troppo basso) in una centrale idroelettrica di Queenstown, Ontario, a scatenare onde anomale di corrente che mandarono in tilt tutta la Eastern Interconnection.  Un piccolo errore-perturbazione scatena un blackout gigantesco. E' un pò come aggiungere un granello di sabbia ad un mucchio di sabbia già grande fatto di tanti granelli...prima o poi il mucchio crolla. Il sistema complesso, fatto di tante parti interagenti, ha le sue criticalità.

Quel 9 Novembre, assieme a tanti altri eventi più recenti, qualcosa dovrebbe insegnare almeno a chi ha testa per capire. Le macro-reti alimentate da mega-centrali sono vulnerabili e inefficienti. I fattori di costo dovuti alla trasmissione, trasformazione, distribuzione della corrente rischiano di essere maggiori dei costi produttivi medesimi. Non basta dunque cambiare i modi in cui si vende l'elettricità e scalfire (magari solo in apparenza) qualche monopolio. E' necessario ripensare la rete ed alimentarla con centrali  piccole e diffuse, capaci di produrre elettricità laddove essa viene consumata.

Non ha senso costruire centrali da 1 Gigawatt per soddisfare bisogni umani che sono essenzialmente dell'ordine di qualche Kilowatt.  Il gap di potenza è colossale. Quei bisogni, che peraltro vanno razionalizzati, possono essere soddisfatti localmente mediante micro-reti alimentate da un sistema integrato di fonti rinnovabili adatto alle esigenze dei vari luoghi. In questo contesto, il solare termico e fotovoltaico, risultano fondamentali in quasi tutto il mondo proprio perchè si installano in modo diffuso abbattendo così i costi di trasmissione. Le stesse intermittenze produttive di alcune fonti rinnovabili non sembrano poi così problematiche come attestano diverse esperienze di integrazione nelle reti elettriche dell'energia eolica. Anzi, in Inghilterra, i picchi di produzione di elettricità dal vento si hanno proprio nelle ore di massima domanda elettrica. E per l'energia solare, sia nella forma termica che elettrica, sono possibili diverse metodologie di accumulo, alcune peraltro già praticate, capaci di rilasciare l'energia quando il sole non splende.

Naturalmente le micro-reti dovranno essere integrate in modo che eventuali deficienze locali dell'una possano essere sopperite da un'altra. Mi sembra che la strada sia obbligata. In questo contesto la produzione di energia elettrica da centrali nucleari risulta anacronistica, un dinosauro produttivo centralistico e inefficiente che non si concilia con reti elettriche decentrate e flessibili.

Dietro alle scelte di politica energetica ci sono dunque diverse visioni del mondo e del modo in cui dobbiamo abitare il Pianeta.











Thursday, December 2, 2010

Biocarburanti Efficienti: Panicum Virgatum

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La discussione sulla reale efficacia e utilità dei bio-carburanti è sempre più ampia e le opinioni spesso divergono.
Le caratteristiche di un buon bio-carburante, sia esso bio-etanolo o bio-diesel, sono essenzialmente tre:

a) deve avere un buon bilancio energetico, nel senso che l'energia necessaria a produrre un litro di bio-carburante deve essere molto inferiore all'energia che da esso litro si può estrarre;

b) deve, qualora prodotto da coltura, richiedere poca acqua per l'irrigazione;

c) non deve interferire con colture ad uso alimentare onde evitare turbolenze e speculazioni sui mercati dei cereali fondamentali per il sostentamento di buona parte degli umani.

La produzione di bio-etanolo lignocellulosico sembra tra le più promettenti. In particolare sono promettenti le ricerche sul Panicum Virgatum, pianta molto diffusa nel Nord America,  proprio perchè soddisfa a tutti e tre i requisiti elencati. Scopo della ricerca tecnologica è principalmente quello di sviluppare trattamenti enzimatici a basso costo capaci di convertire la cellulosa in zuccheri e dunque in etanolo.

Uno studio, appena pubblicato su Biomacromolecules da alcuni ricercatori del Oak Ridge National Laboratory e Georgia Institute of Technology,  mi sembra a tal proposito molto interessante.

Generalmente la biomassa lignocellulosica è costituita da tre polimeri: 1) cellulosa, polimero formato da catene di glucosio assemblate in strutture fibrose e cristalline, 2) Hemicellulosa, un polimero contenente diversi zuccheri, 3) Lignina, polimero pesante che riveste le fibre di cellulosa.
Al fine di estrarre glucosio è necessario decomporre le fibre di cellulosa mediante idrolisi enzimatica ma gli enzimi possono attaccare  le fibre solo dopo che gli strati di hemicellulosa e lignina sono stati rimossi. Ecco perchè è necessario trattare la biomassa meccanicamente e chimicamente. Questi trattamenti naturalmente incidono sul prezzo finale del bio-etanolo dunque devono essere efficienti.

Lo studio citato analizza, mediante tecniche di diffusione di neutroni, i cambiamenti strutturali nella lignocellulosa del Panicum Virgatum indotti da un pre-trattamento della biomassa in acido solforico caldo.
Questo trattamento risulta efficace nel redistribuire la lignina, nel dissolvere l'hemicellulosa e nel aumentare il diametro delle fibre di cellulosa. Ciò favorirebbe la digeribilità della cellulosa da parte degli enzimi e aumenterebbe l'efficienza nella produzione di bio-etanolo.

Friday, November 26, 2010

High Quality Tourism in Malta

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Malta is, in a nutshell, a concentrate of  some major contradictions affecting several contemporary societies. The former British colony (independent since 1964) hosts more than 400.000 people on a tiny area of 316 square kms yielding a density above 1300 inhabitants per square km, the seventh highest in the world.  Or rather the fourth, after removing from the top list of States,  Macau and Hongkong (now belonging to China) plus Gibraltar (belonging to UK).

Greatly located in the heart of the Mediterranean, Malta is a main mass-tourism destination getting roughly 1.5 million visitors per year, many of them from England.  Besides, foreign investors attracted by a sound and rewarding banking system, have poured their money into the Maltese archipelago and favored real estate growth.  As a result the beautiful island, one time rich in biodiversity and endemic species, has been heavily looted to get room for the building sector expansion. Still the island, a blending of Arabic, Italian and English influences, retains so much character and history to make it worth a travel.

Avoid going there since April till half October and rather visit Malta, together with Gozo, in the late autumn or winter season. In Malta, you will get a glimpse of the fantastic as it had to be landscape if you explore the western coastline: reach Mosta by bus from La Valletta and go on walking westward. Take care of the hunters, a true plague in Malta, and hike from the Golden Bay to Fommir Rih Bay.

Smell the scent of the Mediterranean thyme shrubs, watch the sea squill widespread in the coastal guarigues, pick up wild rocket and carrots, get some almonds and will also find snails on the tree branches as they are fond of the leaves. Thus you've done your healthy meal for free. High quality tourism is fun and cheap also in Malta  whereas mass-tourism is expensive and boring. Mass-individuals need "travel" agencies to be packed in standard and horrible hotels. In such resorts, the mass-individual will encounter plenty of kin types to mirror his/her insignificance. The mass tourist needs high densities to display and satisfy its stupidity.

Between Ghajn Tuffieha- and Gnejna Bay

Oddly LonelyPlanet guide book highly praises the Radisson Blu Resort dominating the Golden Bay in North-Western Malta. This huge as much as awful building is an eyesore scarring the Bay as it can be seen from far away. I bet Carolyn Bain had a great, profitable staying at that Hotel but I wonder whether the LonelyPlanet author has a scrap of environmental awareness !
"Amazingly beautiful" Radisson Blu Resort in Golden Bay


Don't follow LP advice (in this case) and rather stay at Mallia's residence in Mosta. David and Mary promote and practice organic farming in Malta and will be proud to introduce you to the archipelago flora and history.

It is definitely worth spending few days in Gozo which is less densely populated than Malta. Being based in Xlendi , you may easily explore the gorgeous cliffs along the south west coast. Again take care of the hunters, some of them are children, which infest the area shooting the birds. Their stupidity is such that, due to the lack of wildlife, they buy and release pigeons  to have some targets to shoot.
Brainless human  behavior patterns are widespread throughout the world, some of them are recurrent.

Live pigeons on sell for bird addicted Maltese hunters

Hike and find fields generously covered by yellow-flowered wild rocket: it is for free and organic, thus take advantage.  If you are lucky, you may learn about the rocket virtues from some local beauty who likes harvesting the herb.  Also buy a fresh Lampuki  from the fisherman at Piazza San Frangisk in the nice island capital Victoria. Freshly milked sheep milk is available at kind shepherds in Munxar.  Dinner and breakfast should be tasty, healthy and cheap. The rule of thumb is: the more you avoid restaurants the better you eat. This holds everywhere. Moreover, giving your money directly to the producers  you weaken parasitic middlemen in the food distribution chain. From producers to consumers, this is the main recipe to eat well.

Maltese wild rocket gatherer

From Xlendi, climb up towards north-west and head to Dweira along the coastal paths. Once there you will see, in the Bay, the Fungus Rock islet whose flat top hosts the rare Cynomorium Coccineum well known to the Arabs and later to the Maltese Knights Hospitaller for its medicinal properties. Compare it with the quite similar Cynomorium songaricum widely used in Chinese traditional medicine.

These are just a few hints to make you curious about these places.

The crowds of  tourists looking for the all inclusive hotel with swimming pool infest mainly the eastern coast between Bugibba and Sliema. Not to waste time and energy, keep far from that zone also in winter.   If  you want to know more about nature in Malta and don't like going solo then contact the environmentalist Ms Annalise Falzon. She is the right person at the right place.

Fungus Rock





In the following, I'll come back to the population density issue which troubles so much several parts of the Planet.



Sunday, November 21, 2010

Colazione al bar, Obesi ed Alimentazione di Qualità

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Un' inchiesta sui bar delle stazioni pubblicata 4 anni fa da Altroconsumo ricordava come fossero oltre 10 milioni gli italiani che fanno "colazione al bar" almeno due volte la settimana. L' espressione è gergale proprio perchè esprime un' abitudine di massa (basta passare davanti al bar di un qualsiasi paese per notare dentro tanti birilli su due piedi con mani facenti presa su cappuccino e cornetto...brios dicono loro!).

Un' altra inchiesta sui cereali per la prima colazione pubblicata 2 anni fa dalla medesima Associazione dei consumatori rivelava come quella roba prodotta dalle multinazionali dell'alimentazione fosse una botta di zuccheri, grassi e sale.  Sia che facciano colazione a casa o al bar, gli italiani iniziano la giornata ingurgitando porcherie. Tant'è che i bambini italiani sono i più obesi d'Europa e sia gli adulti che i bambini  sono spesso stitici, diabetici ( 3 milioni ), allergici a mille cose...non digeriscono, hanno mal di pancia e quant'altro. E' buffo il popolo lamentoso.

Alla luce dei fatti noti e documentati dall' Organizzazione Mondiale della Sanità, risulta ridicola la credenza diffusa secondo la quale "gli italiani mangerebbero bene".  L'assenza di una cultura della colazione è un macro-difetto nazionale  che balza agli occhi di qualsiasi viaggiatore colto che venga in Italia.
Basta poi entrare in un qualsiasi supermercato per vedere cosa la massa infila nel carrello e dunque nello stomaco. Crolla dunque anche questo mito della buona cucina italiana. Essa c'è ma si manifesta sporadicamente, non è quotidianità.

I supermercati, dominati dalle grandi catene di distribuzione, sono circa uguali in tutto il mondo e il gusto della massa deve essere quanto più uniformato possibile proprio per soddisfare alle esigenze commerciali dei Padroni del Cibo.  L'obesità è una delle grandi piaghe contemporanee tanto più allarmante in quei Paesi delle Americhe in cui la distribuzione del cibo è strettamente monopolizzata.

Tornando a noi, non basteranno poi le decine di migliaia di ricette della tradizione regionale italiana a cambiare lo stato delle cose. Infatti:

a) tali ricette sono in gran parte troppo elaborate proprio perchè le massaie nei secoli, volendo dimostrare a mariti e parenti la propria creatività, cucinavano per ore e più cucinavano (cuocevano) più distruggevano gli ingredienti di partenza....."per fare un buon sugo ci vogliono ore"...dicevano le nonne pazienti...infatti alla fine tutti mangiavano roba pesante, stracotta!

b) Inoltre le massaie, cuoche e cuochi sono spesso ignoranti, ieri come oggi,  dunque eccedono nell'uso dei grassi e degli zuccheri. Mescolano persino proteine diverse:  molti piatti della tradizione, le lasagne e i pasticci, gli antipasti misti di salumi e formaggi e la fiorentina coi fagioli, sono gustose porcherie da un punto di vista nutrizionale.

Insomma l'appello alla tradizione serve a poco.

E' pacifico che in Italia esista una gamma di prodotti alimentari straordinaria per varietà e qualità. Tale produzione continua però a essere consumata da pochi anche perchè succede che quei prodotti abbiano un certo costo.  Spesso non giustificato, ma i fanatici del bio sono attratti da ciò che costa: anche pagare molto fa status.

Aumentano perfortuna i mercati in cui i produttori vendono direttamente i loro prodotti ma intanto continuano a diffondersi luccicanti centri commerciali, nuovi centri di socialità che, insieme agli outlets, costituiscono i veri templi della stupidità di massa.

Sono innumerevoli i prodotti alimentari italiani contrassegnati da un qualche marchio di denominazione sia esso DOC, DOP o quant'altro ma a me queste cose dicono poco....la mozzarella di bufala campana è una DOP di qualità di lunga data. Se però le bufale pascolano nei campi in cui la camorra brucia o sversa i rifiuti le mozzarelle diventano bufale di qualità.  E gli esempi potrebbero continuare....la famosa pizza è fatta con formaggio fuso ma il formaggio fuso è prodotto da aziende a volte senza scrupoli....  Anche la qualità può dunque essere velenosa e il veleno spesso non si riconosce al palato. Lo si ingurgita ed agisce quando è dentro.
Come già sottolineato di recente,  le produzioni con denominazioni di qualità non sono poi esenti dall'infiltrazione di soya e mais geneticamente modificato oramai praticamente onnipresenti nel cibo industriale.

Di recente mi trovavo a Malta ospite di una coraggiosa famiglia che pratica agricoltura organica di qualità in un contesto difficile.  Loro sono molto consapevoli e attenti al rapporto tra alimentazione e ambiente. David e Mary hanno un cavallo e del pollame che vengono nutriti anche con del mangime acquistato nei consorzi locali. Non riescono però a trovare un mangime senza tracce di soya GM...mi hanno dato le etichette degli squisiti prodotti che comprano. E' roba importata da terre vicine a Malta, prodotta chissà dove.  Per rispetto del loro cavallo, ho fatto presente che ci sono comunque altre strade per evitare le trappole delle aziende biotech e di commercianti che vendono deliziosi mangimi rispettando peraltro le normative vigenti in materia di etichettatura...speriamo bene.


Il piatto nazionale maltese è il Fenek, un coniglio cucinato in vari modi. Tutti lo mangiano in ogni festa e raduno. Ogni ristorante lo propone e piace anche al turismo di massa che infesta l'isola. Anche i conigli  sono allevati in massa e stanno in gabbie in cui vengono nutriti con spazzatura GM.

Il Fenek è una prelibatezza come la pizza e la mozzarella.

Friday, November 19, 2010

Tartufo, Burro, Parmigiano e Soya GM

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E' in corso a San Giovanni d'Asso la consueta manifestazione di Novembre che celebra il prezioso tubero della zona, il tartufo, soprattutto quello bianco. Sabato scorso ho partecipato ad un interessante incontro-conferenza che aveva per oratori il colto Direttore del museo del tartufo, il dinamico tartufaio e giudice sensoriale Pinarello ed il famoso eno-gastronomo Angelini, esperto di analisi sensoriale.

Premetto che non spenderei mai 1€ per comprare 1grammo di tartufo il cui potere nutrizionale è pressochè nullo. Preferisco la rucola selvatica e il timo ma il tubero mi risulta affascinante da un punto di vista botanico.  Per questo ho partecipato. Attorno al suo aroma si è creato un bel business e, se costa uno sproposito, è anche perchè ci son tanti fessacchiotti contenti di pagare tanto anche solo per qualche decina di grammi con cui condire un crostino o un uovo. Poi, dopo aver toccato il cielo con un dito, tornano a mangiarsi le patatine fritte e alla consueta alimentazione basata su pasta e carne.

Ho ascoltato con attenzione il simpatico e affabile enogastronomo. Provo ammirazione per questi signori che riescono a sentire il profumo di carciofo nell'olio e quello di mirtillo nel vino. Trovo straordinaria la quantità di aggettivi che riescono a sfoderare per descrivere cose in fondo banali. Sabato scorso ho imparato che il tartufo bianco verrebbe esaltato dall'abbinamento col burro o col parmigiano (mentre il nero si accompagna all'olio di oliva). Ho fatto però notare all'enogastronomo che bisognerebbe far attenzione nel consumare burro e parmigiano per due motivi:

a) il burro industriale contiene generalmente significative quantità di PCB e la cosa è particolarmente preoccupante  in Italia.

b) il parmigiano è generalmente prodotto (fanno eccezione alcuni, pochi produttori) con latte di mucche alimentate con soya proveniente dal SudAmerica, dunque  geneticamente manipolata (GM). La cosa è arcinota.

Il gentile enogastronomo,

  a) non sapeva cosa fossero i PCB,
  b) mi ha chiesto se la soya GM finisse nel latte !

E' impressionante il livello di ignoranza scientifica di massa ed anche di coloro dotati di olfatto straordinario.

Mentre crescono le prove scientifiche della presenza di DNA proveniente da soya GM nei tessuti di animali che la mangiano, è evidente che su questioni tanto delicate andrebbero perlomeno adottati principi di precauzione, dunque andrebbe evitato l'acquisto di tutte le porcherie alimentari che possono contenere soya o mais GM. Anche perchè non se ne conosce l'impatto.
Se per gustare bene il tartufo bianco si finisce con l'ingerire del veleno, mi sembra consigliabile rinunciare al tubero e optare per la rucola selvatica. Si risparmia due volte e ci si mantiene fringuelli. Meglio semmai il tartufo nero che costa di meno e si può abbinare ad un sano olio.

A proposito di soya GM, invito lettrici, lettori e l'enogastronomo a guardarsi, qui di seguito, il bellissimo documentario sulla storia della Monsanto. Chi non fosse già al corrente impara anche cosa sono i PCB.  Buona visione.

Thursday, November 18, 2010

Case e Alimentazione...Osservazioni su Stili di Vita Diffusi

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Questo blog non è stato aggiornato per oltre quattro mesi.  Il lungo periodo di pausa è dovuto al fatto che ho avuto molto lavoro da svolgere, l'estate è stata densa di impegni che si sono sommati alle mie usuali attività tant'è che ho persino dovuto rinunciare al mio consueto giro cicloturistico di settembre. Ciò nonostante le mie condizioni di forma  sono decisamente buone ed ora, appena uscito da una bella sauna, torno a comporre qualche pensiero. Anche per soddisfare le tante lettrici che, un pò deluse ed un pò preoccupate, in queste settimane mi hanno scritto.

Diversi mesi fa chiesi ad un bravo amico falegname di aiutarmi a fare un lavoretto di ristrutturazione.  Non avevo tempo nè voglia di far tutto da me e così, essendo peraltro necessario  il contributo di un muratore, il falegname mi presentò il suo amico Nicola. Nicola mi raccontò di aver partecipato al restauro del Duomo di Siena e si mise all'opera coadiuvato dal genero Enzo ma già il primo giorno mi accorsi che si trattava di due brocchi. Non sapevano fare il loro mestiere. Presto Nicola gettò la spugna e chiese al fratello Giuseppe  di sostituirlo. Il buon Giuseppe (che mi si presentò come ex capo cantiere del famoso costruttore Impregilo)  intervenne aiutato dal  simpatico figlio Michele ma, dopo un discreto avvio, i due rimediarono errori clamorosi.  A malincuore dovetti liquidarli.
L'imbarazzato falegname mi presentò dunque un suo altro amico muratore, Marco di Collalto (Sinalunga, Siena) che venne in visita: affacciandosi su di una cisterna in giardino ebbe l'accortezza di dire che "vi avrebbe rinchiuso dentro un albanese e lo avrebbe lasciato a marcire lì". Il buon Marco, toscano democratico, fu liquidato all'istante e successivamente affidai  il lavoro da fare in cisterna a due bravi ragazzi pugliesi che, ironia della sorte assieme ad un albanese, fecero finalmente bene.

Potrei dilungarmi a raccontare per filo e per segno i fatti che comprovano la generale inettitudine della maggiore parte degli artigiani da me conosciuti nel tempo (e andrebbero aggiunte le varie ditte fornitrici di materiali che brillano per la loro efficienza). Sarebbe però esercizio noioso oltrechè inutile. Si sente dire spesso che "gli italiani sono creativi". Penso ci si riferisca a delle eccezioni.
E' invece utile, in relazione ai temi trattati in questo blog, fare alcune osservazioni basate sull'esperienza diretta accumulata negli anni:

1)  le case degli italiani (tanto per limitarci a questa parte di mondo ma le stesse considerazioni valgono anche altrove) fanno generalmente pena perchè coloro che le abitano, che le progettano e che le costruiscono non hanno alcuna cultura dell' abitare. Ci sono eccezioni ma questa è la norma.

2) In case costruite male si vive male. Una buona parte dei problemi sanitari degli italiani deriva dal fatto che essi vivono in case malsane, piene di veleni e prive di luce naturale.  Senza luce naturale il cervello non funziona ergo deve esistere una correlazione tra il tasso di stupidità di massa e la qualità dei luoghi dell'abitare di massa. Moltissimi nuovi appartamenti hanno bagni senza finestre.  Capisco che farla con vista sul bosco sia privilegio riservato a pochissimi ma non capisco come si possa defecare bene in ambienti privi di luce naturale. E' una limitazione tremenda. In compenso le case standard pullulano di porte che, oltre a rubare diversi metri quadri altrimenti utili, sono sintomo di chiusura mentale.

3) Il settore residenziale assorbe circa il 30% dei consumi nazionali di energia elettrica lorda e circa il 30% dei consumi energetici complessivi.  La costruzione e la gestione delle case è settore chiave che richiede drastici interventi onde poter ridurre la spesa energetica complessiva e il carico di emissioni inquinanti in atmosfera.


I vari Nicola, Giuseppe e colleghi credono che il cemento sia ottimo materiale da costruzione e, se non vengono bloccati, lo infilano ovunque possono.  Val la pena ricordare che la produzione di cemento è una delle maggiori cause di emissioni antropogeniche di CO_2. Il contributo dell'industria del cemento alla produzione globale di gas serra è stimato nell'ordine del 5%, dunque assai rilevante.  Inoltre le case costruite col cemento sono gelide d'inverno e soffocanti d'estate dunque sono pessime e richiedono ulteriori costi energetici.  Il giovane Michele mi disse un giorno con orgoglio che "a casa sua aveva l'aria condizionata". Ammetteva dunque di vivere in una casa-colabrodo ma non se ne rendeva conto. Gli spiegai che il condizionatore in realtà scalda anzichè rinfrescare. Non lo aveva mai sentito dire. Il sintomo di un'edilizia fallimentare era per lui sintomo di benessere acquisito. Peraltro anche tante persone presunte colte credono che il condizionatore d'aria serva a far fresco e lo usano in casa e in ufficio. L'ignoranza di massa è talmente sconfinata da risultare persino buffa.

E' poi interessante notare come tutti questi omoni che lì per lì sembrano fortissimi dopo un pò si rivelino debolissimi.  Cosa hanno  in comune queste persone che formano uno spaccato dell'Italia reale?

a) Sono tutti imbottiti di farmaci, anche i giovanissimi; come minimo sono stati operati all'ulcera o hanno il diabete. Pesano sul sistema sanitario regionale e nazionale e dunque anche su di me.  Non vedo perchè io deva pagare contributi fissi e salati a tale sistema di cui peraltro non usufruisco mai visto che il mio ultimo ingresso in una farmacia italiana risale al 1995 e fu per sbaglio.

b) Sono drogati di sigarette, passano una frazione significativa del tempo di lavoro fumando e buttano le cicche per terra; è giusto educarli.

c) Passano diverse ore delle loro giornate, anche non lavorative, seduti in automobili sfavillanti. Spendono per esse diversi quattrini e bruciano fiumi di carburante. Giuseppe venne a trovarmi una domenica mattina verso le 12: si era alzato alle sei ed aveva già fatto 700kms in moto, dal Tirreno all'Atlantico, con un gruppo di amici. Mi disse con un lampo di orgoglio che lui era il capogruppo!

d) Non leggono mai un libro e conducono vite noiose  basate sulla routine.

e) Si alimentano in modo orrendo...al mattino non fanno colazione o, se la fanno, ingurgitano biscotti, marmellatine e robaccia dolce. C'è chi mangia fette biscottate e beve latte a lunga conservazione. Il bongiorno si vede dal mattino. A metà mattinata la loro produttività lavorativa crolla...appena fa caldo cominciano a sudare e a lamentarsi...a mezzogiorno smettono di lavorare ed ingurgitano pasta unta, carne e salumi...alle quattro del pomeriggio sono sfiniti. Si dice che "gli Italiani mangiano bene, seguono la dieta mediterranea". Che infatti non esiste.

f) Alla sera si sbattono davanti al televisore. A 50 anni sono finiti.

E' evidente, mi è evidente da anni, che le grandi questioni energetiche del nostro tempo non troveranno soluzioni positive fintantochè non muteranno radicalmente gli stili di vita individuali dominanti in Italia e tante parti del mondo.  Le questioni ambientali sono, in questo senso, una conseguenza dell'assenza di cultura di massa. Tornerò presto con esempi concreti su questo nesso.

Tuesday, July 13, 2010

Cambiamenti Climatici e Manipolazioni Mediatiche

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Molti ricorderanno come, durante il freddo Gennaio di quest'anno, i mezzi di informazione diedero grande risalto ad alcuni errori contenuti nel quarto rapporto sui Cambiamenti Climatici redatto dagli scienziati dell' International Panel on Climate Change (IPCC). Quegli errori scatenarono la gioia di quei gruppetti che ancora negano l'evidenza dei cambiamenti nel clima e comunque sostengono che i comportamenti umani non hanno alcun effetto sul clima medesimo. Secondo costoro, ben foraggiati dalle compagnie petrolifere e dalle lobbies del carbone,  gli umani possono tranquillamente continuare a bruciare combustibili fossili chè tanto nulla cambierà. Quei pochi errori di valutazione commessi dall'IPCC erano dunque l'occasione giusta per screditare l'intero lavoro dell'IPCC.

E' giusto premettere che l'IPCC non crea nuova letteratura scientifica ma raccoglie i lavori scientifici prodotti da centinaia di gruppi di climatologi di tutto il mondo e cerca di sintetizzarne i risultati onde offrire ai responsabili delle scelte poltiche (policymakers) un quadro quanto più affidabile sul reale stato di salute del Pianeta. L'impresa scientifica è generalmente complessa ed anche la climatologia è materia complessa. Anche gli scienziati possono fare errori ma i meccanismi di controllo e le procedure di valutazione interne alle varie comunità scientifiche fanno sì che tali errori, se commessi, vengano alla luce. Insomma il metodo scientifico funziona e, passo dopo passo, permette di comprendere come stiano le cose in natura.

Nello stesso mese di Gennaio, il Parlamento d'Olanda, nazione particolarmente minacciata dal riscaldamento globale e dall'innalzamento dei livelli degli oceani, incaricò il Ministro per l'Ambiente di approfondire la questione. La Ministra Cramer chiese all'Agenzia Olandese per la Protezione Ambientale (PBL) di riesaminare l'affidabilità del lavoro di sintesi dell'IPCC e la correttezza di alcune affermazioni relative in particolare allo scioglimento dei ghiacciai dell'Hymalaia e alla porzione di territorio olandese che si trova effettivamente sotto il livello del mare.

Ora la valutazione dell'Agenzia Olandese è pronta e può essere letta da tutti. Ci sono state alcune inesattezze nella stesura del rapporto IPCC del 2007  ma non c'è dubbio che il corpo centrale delle analisi dell'IPCC relativo agli incrementi delle temperature medie globali, all'innalzamento dei livelli degli oceani e all'impatto sulle regioni costiere della Terra è corretto. Insomma, a Gennaio si guardava la pagliuzza ignorando il classico trave che sfonda l'occhio...una tempesta in un bicchiere d'acqua.

In questa caldissima estate del 2010 fa senz'altro bene leggere e meditare il rapporto della PBL in attesa del quinto rapporto dell'IPCC. Possiamo continuare a vivere come al solito rimuovendo il fatto che gli stili di vita diffusi in questa parte di mondo sono insostenibili?