Questo blog nasce con l'intento di dare un contributo alla diffusione di una cultura ambientalista sia teorico-scientifica che operativa. E libera da intrallazzi. Strada facendo qualche divagazione si fa necessaria. ******* Motivation which inspires this blog is helping to spread an environmental culture with both scientific and practical sound basis. Above all, a Frauds Free culture. Some contributions on other issues are published according to latest news and needs.
Sunday, May 16, 2010
Caro Chicco....
Ho detto e scritto in varie occasioni che non mi piace ricevere commenti anonimi e in generale non li pubblico in questo blog. Ho ammesso nel passato solo commenti di autori per me riconoscibili. D'ora in poi, coloro i quali vogliano esporre le proprie idee e/o domande sono invitati a firmarsi per bene...e neanche "Mario, Luca, Albina o Chicco" bastano a rendersi riconoscibili.
Strano che si devano sempre sottolineare queste cosine di metodo e di sostanza. Se gli italiani non imparano nemmeno ad uscire dall'anonimato figuriamoci se mai impareranno a risolvere la questione energetica. A proposito di questa (e per rispondere alle obiezioni anonime), vorrei aggiungere che :
qualsiasi strategia, pro o contro il nucleare, pro o contro il carbone, pro o contro l'eolico o quant'altro sarà comunque destinata a fallire se non muteranno gli stili di vita individuali in Italia e nelle parti del mondo aventi livelli di consumo troppo elevati rispetto alle loro reali possibilità.
La crisi economica-finanziaria e la questione ambientale-energetica sono connesse e la soluzione dell'una non può prescindere dalla soluzione dell'altra. Entrambe richiedono l'acquisizione della cultura del limite da parte delle popolazioni e delle loro classi politiche e dirigenti.
I capitali, almeno quelli onesti, si fanno usando il cervello ed eliminando gli sperperi. Il problema energetico italiano e mondiale si risolve solo eliminando i consumi inutili e le mostruose inefficienze che, più volte, ho ricordato. Ciò va fatto a partire da casa propria, dal proprio orto. Piaccia o non piaccia non c'è e non ci sarà altra strada.
Friday, May 14, 2010
Caro Chicco, a proposito dell'Energia Nucleare le dico che...
Gentile Chicco Testa, accolgo il suo invito ad inserire un commento sul suo blog.
Le riconosco senz'altro una certa abilità sia nel promuovere il dibattito su di un tema complesso qual'è quello del nucleare che nel far firmare i suoi articoli e appelli anche a personalità del mondo scientifico.
Alcune di queste personalità si schierano a favore dell'opzione nucleare poichè credono di poter così veicolare / iniettare cultura scientifica nella società italiana. Esse infatti temono lo spirito "antiscientifico" diffuso in questo Paese e io condivido la loro preoccupazione.
Premesso ciò, è però bene far sapere che non necessariamente "gli scienziati" conoscono le questioni energetiche e le garantisco che ciò vale anche per la stragrande maggioranza dei fisici, nucleari o non nucleari. Costoro si occupano in genere di altre cose, non hanno mai visto una miniera di uranio nè una centrale nucleare e non sanno esattamente quanta energia si consumi in Italia e nel mondo nè di quanta ci sia realmente bisogno. Certo, sono culturalmente predisposti a capire qualora decidano di informarsi e studiare. Alcuni scienziati e scienziate, ormai però anziani/e, sono cresciute in un'epoca (gli anni '50 e '60 del secolo scorso) in cui effettivamente si sperava che l'energia nucleare avrebbe potuto far fronte alle necessità elettriche degli umani. E' dunque comprensibile che siano affettivamente legati al tempo della loro giovinezza.
In quegli anni si sono poste le basi in diversi Paesi per lo sviluppo dell'industria e della tecnologia nucleare. Tali speranze si sono poi rivelate illusorie tant'è che la quota di energia da fonte nucleare è rimasta complessivamente modesta. E quei Paesi che hanno una quota consistente di energia elettrica da fonte nucleare (per scelte fatte 50 anni fa) si troveranno presto a dover cercare alternative di approvvigionamento per il semplice motivo che quel processo industriale sarà sempre più insostenibile nei decenni a venire.
Il fatto è che l'intero ciclo tecnologico, che parte dalla miniera di Uranio e finisce nell'erogazione di energia elettrica alle utenze, è estremamente complesso e genera un'infinità di problemi. Ha un enorme impatto ambientale e non è economicamente conveniente tant'è che nessun privato mette i suoi quattrini in quell'impresa. E scommetto che neanche lei, caro Chicco, lo ha fatto nè lo farebbe pur essendo imprenditore.
Gli scienziati che hanno compreso i fenomeni della radioattività e della fissione nucleare hanno scritto pagine grandiose nella storia della scienza tra il finire dell'Ottocento e i primi quattro decenni del Novecento. E' proprio in virtù e per rispetto di questa storia che risulta oggi assolutamente idiota l'idea di generare energia elettrica a partire dai nuclei di Uranio. Analizzando obiettivamente l'intera questione, si capisce infatti come tale ciclo sia un palese assurdo termodinamico.
Tante sono le applicazioni benefiche della radioattività, dalla diagnostica medica e industriale alla datazione dei siti archeologici. Ma nelle centrali nucleari la radioattività, anzichè avere effetti positivi, diventa un mega-problema a tutt'oggi ingestibile.
Rimanendo alle questioni locali è poi ovvio che, di queste centrali, non c'è oggi in Italia davvero alcun bisogno come dimostro con dati inequivocabili nell'ultimo post del mio blog
http://marcozoli.blogspot.com/2010/05/centrali-nucleari-e-risparmio.html
Caro Chicco, secondo me, lei farebbe dunque bene a rilassarsi e ad impiegare le sue energie in direzioni più appaganti, come faceva negli anni in cui studiava filosofia. Lasci perdere il nucleare e si mantenga fringuello...con simpatia
Marco Zoli
Wednesday, May 12, 2010
Centrali Nucleari e Risparmio Energetico: i numeri Italiani
Di quando in quando i media italiani riportano lettere o appelli aventi lo scopo di sostenere l'opzione nucleare già annunciata dal governo italiano. Il dibattito sulle questioni energetiche rimane però molto povero di contenuti ed è davvero incredibile come anche persone di scienza si prestino a sottoscrivere articoletti, sballati e faziosi, formulati dall'instancabile ex-presidente di ENEL e Legambiente.
Eppure basterebbe dare un'occhiata ai dati fondamentali del fabbisogno energetico italiano per capire come l'idea di costruire reattori nucleari al fine di produrre energia elettrica sia semplicemente inutile. Prima ancora che assurda per motivi ambientali, economici ed etici.
Dal 2005 i consumi di energia primaria in Italia sono in costante calo come attestano i numeri che elenco (forniti dalla Energy Information Administration e consistenti con i dati pubblicati dagli esperti delle questioni energetiche nazionali)
Consumo 2005 : 8.139 quad
Consumo 2006 : 8.079 quad
Consumo 2007 : 7.969 quad
Consumo 2008 : 7.588 quad
[ 1 quad = 1 milione di miliardi di BTU (British Thermal Units).
BTU è l' unità con cui si misura il contenuto calorico dei combustibili. 1 KiloWatt-ora corrisponde a 3412 BTU ].
Nel 2009, i consumi complessivi di energia primaria e i consumi di energia elettrica in particolare, sono ulteriormente e drasticamente calati rispetto al 2008 in virtù della pesante crisi economica. Dunque lo scenario che prevede una continua crescita dei consumi energetici esiste soltanto nelle fantasie dei fautori del ricorso all'energia nucleare. Da anni prevedono surrettiziamente crescite che poi non si verificano. E quand'anche la crisi economica dovesse aver fine, sarebbe pur sempre auspicabile veder diminuire i consumi di energia nazionali per il semplice motivo che, qui e altrove, essa energia viene letteralmente buttata. In un Paese efficiente e tecnologicamente avanzato, l'intensità energetica dell'economia è giusto che cali. Ho già argomentato diverse volte in proposito. Vorrei qui aggiungere alcune cifre esemplificative.
I 7.588 quad di energia totale consumati nel 2008, tradotti in unità più familiari al pubblico, corrispondono a circa 2227 Terawatt-ora (1 TWh = 1 miliardo di Kilowatt-ora). Di tutta questa energia solo una parte se ne va per consumi di tipo elettrico. Quanta?
Nel 2008, i consumi netti di energia elettrica sono stati di circa 340 TWh mentre i consumi elettrici lordi sono quasi tre volte maggiori. Ciò deriva dal fatto che, per produrre 1KWh utilizzabile dagli utenti, bisogna bruciare nelle centrali termoelettriche alimentate a combustibili fossili l'equivalente di circa 3KWh di energia primaria. Dunque, il risparmio di 1 KWh a valle (case, uffici e industrie) implica un risparmio di ben 3 KWh a monte e cioè nella bolletta energetica nazionale.
[ Mi concentro qui sulla componente elettrica dei consumi energetici per l'ovvio motivo che le centrali nucleari producono esclusivamente energia elettrica. ]
Ora, valutando il bilancio elettrico italiano nel 2008, notiamo che i consumi netti sono così ripartiti:
Industria : circa 151 TWh ( 47 % )
Terziario : circa 94 TWh ( 29 % )
Residenziale : circa 68 TWh ( 21 % )
Agricoltura : circa 6 TWh ( 2 %)
Inoltre, circa 20 TWh sono andati persi a causa di inefficienze nella rete elettrica.
Nel solo settore Residenziale, circa il 30 % dei consumi elettrici viene assorbito dalla malsana abitudine di scaldare ambienti e acqua sanitaria per via elettrica. Eliminando questo crimine assai diffuso (non solo in Italia) si potrebbero così risparmiare in breve tempo circa 20 TWh netti che corrispondono, per quanto detto sopra, a circa 60 TWh di energia primaria.
Di converso, è bene sapere che una centrale nucleare da 1 GigaWatt di potenza produce circa 7 TWh annui di energia elettrica (a cui però, per essere precisi, bisogna sottrarre l'input di energia necessario a far funzionare il reattore medesimo). Ergo, nove centrali nucleari da 1 GW ( da progettare e costruire) produrrebbero grosso modo l'equivalente energetico di ciò che si risparmierebbe attuando da subito un serio e salutare risparmio energetico nelle case degli italiani.
Analogo discorso vale per gli uffici (settore Terziario) dove il potenziale del risparmio energetico è perlomeno equivalente a quello delle case: altre nove centrali nucleari da 1 GW. Esistono poi le citate perdite di rete che equivalgono alla produzione elettrica di tre centrali nucleari da 1 GW.
Dunque, anche lasciando inalterati gli attuali consumi elettrici del settore industriale (ove pure l'efficienza energetica è auspicabile e necessaria), concludiamo che i soli settori del Terziario e del Residenziale albergano margini di risparmio enormi. Tale risparmio frutta una quantità di energia elettrica ben maggiore di quella che, chissà quando, verrebbe prodotta dalle centrali nucleari sognate da gruppetti di politici, pseudo-intellettuali e scienziati invecchiati che evidentemente non sanno più nemmeno contare. Nè ragionare.
Intanto, in Nordrhein-Westfalen, i Gruenen raddoppiano i voti e diventano decisivi per la formazione del governo nel più importante Land tedesco dopo aver condotto una chiara politica contraria alle tecnologie nucleari e favorevole alle fonti energetiche rinnovabili.
Thursday, April 22, 2010
Tuesday, April 20, 2010
Octopus steals Diver's Video Camera
Watch this beautiful video...
songs by: Vincent Gillioz - Car Chase
Dalmatian Rex and the Eigentones - Octopus I Love You
filmed and edited by: Victor Huang
location: Wahine Memorial, Wellington, New Zealand
Tassa sul Carbone : la strategia Indiana
Il consumo di carbone in India è aumentato di oltre cinque volte negli ultimi 30 anni, passando dai circa 120 milioni di tonnellate annue del 1980 ai circa 630 milioni tons dell' anno scorso. Mediante il carbone il Paese genera circa il 75% dell' elettricità consumata.
La produzione interna, pur enorme ed in continua crescita, non riesce ormai più a coprire il fabbisogno nazionale: attualmente l'India estrae dalle sue miniere circa 570 milioni tons carbone all' anno. In termini energetici, tale quantità corrisponde a circa 9.4 quad
[ 1 quad = 1 milione di miliardi di BTU (British Thermal Units).
BTU è l' unità con cui si misura il contenuto calorico dei combustibili. 1 KiloWatt-ora corrisponde a 3412 BTU ].
La produzione di carbone dell' India è dunque maggiore di tutta quella europea (7.9 quad) mentre, relativamente ai consumi, l' India è il terzo Paese al mondo dopo China e USA.
Per produzione di CO_2, l' India è invece il quarto Paese al mondo con circa 1 miliardo e mezzo di tonnellate annue.
Date queste premesse, acquista una grande importanza l'annuncio fatto dal Ministro delle Finanze Indiano nel presentare il piano finanziario per il biennio 2010-11: ad ogni tonnellata di carbone prodotto o importato verrà applicata una tassa di 50 Rupies (circa 80 €cents ). Con il ricavato, che dovrebbe essere dell'ordine dei 30 miliardi Rupies, si finanzia il National Clean Energy Fund avente lo scopo di incentivare ricerca e sviluppo delle energie rinnovabili ed in particolare di sostenere il piano National Solar Mission già lanciato due anni fa dal Primo Ministro Indiano.
L' azione intrapresa dal governo Indiano è seria e rappresenta l'unica strategia possibile al fine di ridurre la dipendenza del sistema economico dall' uso dei combustibili fossili, in primis dal carbone.
Monday, April 12, 2010
Manslaughter in US Coalfields
Coal is the backbone of the US economy. As a side effect, on average, three workers per day have died over the last century due to accidents in coalfields throughout the country. They add to the death toll caused by black lung disease.
The last Coal Mine disaster in West Virginia imposes some considerations:
Thursday, April 8, 2010
Saturday, April 3, 2010
Drilling and Mining: Obama Administration’s Big Decisions
l'Amministrazione USA ha annunciato, tramite l' Environmental Protection Agency, le nuove linee guida per aumentare l'efficienza dei veicoli e per limitare le estrazioni di carbone in Appalachia: due decisioni importanti dal punto di vista ambientale anche se purtroppo coperte sui media dal famigerato piano sulle trivellazioni offshore. Che è invece di segno contrario. Un commento interessante in:
Thursday, April 1, 2010
No reason to 'drill, baby, drill'
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Wednesday, March 31, 2010
Idrocarburi: Mr. Obama annuncia Nuove Perforazioni
Il Presidente Obama ha annunciato nuove perforazioni per estrarre petrolio e gas naturale al largo delle coste USA ed in particolare nelle zone antistanti la Virginia, le regioni Atlantiche centrali e del Sud, l' Alaska e il Golfo del Messico. Vengono risparmiate le aree californiane e Bristol Bay (Alaska) già colpita dal disastro della petroliera Exxon Valdez nel 1989.
Si tratta di un notevole piano di espansione (dal 2012 al 2017) che pone fine alla moratoria sulle perforazioni lungo la East Coast ed accoglie molte delle proposte della precedente Amministrazione Bush. Peraltro non è dato di sapere quali siano le reali riserve di idrocarburi in quelle aree e dunque le compagnie petrolifere potrebbero anche ritenere che il gioco non valga la candela e che sia inutile spendere energie nelle esplorazioni. Il Presidente Obama potrebbe inoltre trovarsi di fronte all'opposizione di diversi Senatori e Governatori degli Stati costieri oltre che delle organizzazioni ambientaliste già molto scocciate dalle recenti aperture fatte dall' Amministrazione USA alle lobbies nucleariste.
Mr. Obama è però molto interessato a far passare la sua legge sul clima dunque cerca il sostegno dei Repubblicani concedendo loro il tanto agognato piano sulle perforazioni petrolifere.
Eppure, neanche due anni fa in un discorso fatto in Florida , il candidato alla Presidenza USA Mr. Obama diceva a proposito delle perforazioni proposte dal candidato Repubblicano Mr. McCain:
Si sa che la coerenza è la più grande virtù dei politici e degli umani in genere.
Tuesday, March 30, 2010
Diminuisce la Deforestazione del Pianeta
La FAO ha annunciato i risultati principali dello studio sulle foreste del mondo, The Global Forest Resources Assessment 2010, che uscirà ad Ottobre e che viene pubblicato ogni 5 anni.
Il risultato principale di questa importante ricerca è, una volta tanto, leggermente positivo: il tasso di deforestazione globale è calato negli ultimi anni. Mentre negli anni '90 del secolo scorso la Terra perdeva ogni anno 16 milioni di ettari, nel primo decennio di questo secolo la perdita annua è di 13 milioni di ettari.
Indonesia e Brasile hanno finalmente avviato politiche di controllo sulle loro foreste e ridotto le perdite annuali in modo significativo. Cina in modo particolare, ma anche India e Vietnam hanno addirittura avviato programmi di riforestazione e afforestazione. E' invece critica la situazione in Australia (colpita da siccità e cambiamenti climatici) e in diverse zone dell' Africa.
Tra le maggiori cause della perdita di foreste ci sono: 1) conversione in terre ad uso agricolo, 2) produzione di legname con taglio indiscriminato, 3) incendi, 4) esplosioni di epidemie e insetti, favorite da elevate temperature medie invernali, che attaccano soprattutto le foreste boreali e temperate.
Il Rapporto della FAO è molto istruttivo e leggerlo fa bene allo spirito. E' disponibile in Inglese, Francese e Spagnolo.
Saturday, March 27, 2010
I Costi Ambientali del Profitto in Economia
Tra qualche mese apparirà uno studio sui costi ambientali delle attività industriali, commissionato dalle Nazioni Unite ed in particolare da un gruppo dei maggiori investitori internazionali riunitisi sotto la sigla United Nations Principles for Responsible Investment. La sintesi dello studio è stata già diffusa e rafforza le conclusioni del Rapporto Stern di qualche anno fa: i costi dei danni ambientali provocati dalle maggiori aziende del mondo cancellerebbero almeno un terzo dei profitti aziendali se le compagnie dovessero davvero pagare tali costi.
Alcune delle grandi compagnie USA hanno iniziato già da qualche anno ad occuparsi degli effetti nocivi delle loro emissioni clima-alteranti ed ora si preoccupano molto della stangata economica che prima o poi arriverà, non appena l' Amministrazione USA varerà la nuova legislazione sul clima. Ad esempio, American Electric Power, Chevron e General Motors, dopo essersi impegnate affinchè l' Amministrazione Clinton non firmasse il Protocollo di Kyoto, hanno comprato estensioni di foresta atlantica Brasiliana istituendo zone di protezione ambientale in collaborazione con Nature Conservancy. Così facendo hanno messo le mani avanti impossessandosi di grandi riserve di carbonio da contrattare eventualmente sul mercato delle emissioni.
E' invece molto più difficile che siano le compagnie minerarie a compensare le emissioni di gas serra anche perchè esse hanno profitti generalmente minori di quelli delle compagnie petrolifere e comunque non sono propense a pagare i danni ambientali delle attività estrattive (vd. Collapse, Jared Diamond, Penguin).
Tanto per dirne una, Rio Tinto, Cameco, Areva e KazAtomProm detengono circa il 70% della produzione mondiale di Uranio ma se dovessero essere costrette a ripulire i siti minerari e le zone adiacenti probabilmente non sarebbe per loro più conveniente estrarre il minerale e lavorarlo. E i reattori nucleari di tutto il mondo rimarrebbero senza combustibile. Su queste cose sarebbe bene riflettere.
Tuesday, March 23, 2010
Quanto Costa Produrre Birra ?
Qualche settimana fa avevo fatto notare alla Presidente dell'Associazione Tremembè come nella loro bella pousada brasiliana sarebbe opportuno produrre la birra che si consuma. E' un consiglio che vale in generale. Non è un lavoro difficile, lo si può fare ovunque e i vantaggi sono molteplici:
1) si sa cosa si beve e la qualità del prodotto è migliore rispetto alle birre industriali dal gusto standard,
2) si spende di meno,
3) si evita di produrre una montagna di spazzatura.
L'obiezione che viene generalmente fatta da chi vuole giustificare la propria pigrizia (e inettitudine) è che...ci vuole tempo! In realtà il tempo necessario per l' autoproduzione è minimo. Di sicuro si tratta di una piccola parte del tempo che la maggior parte degli individui perde quotidianamente in chiacchiere inutili sia sul luogo di lavoro che in famiglia o con gli amici.
Neanche a farlo apposta il World Watch pubblica ora un articolo che documenta su alcuni dei costi energetici associati alla produzione industriale di birra. E' proprio una bella coincidenza. La soluzione proposta dagli autori coincide con la mia: far da sè conviene. E' un principio che vale non solo per la birra ma anche per lo yoghurt, il pane e tante altre piccole ma importanti cose....eliminare tutto il cibo industriale è pre-condizione per vivere bene, arricchirsi e sentirsi fringuelli.
Saturday, March 20, 2010
Genetically Modified Cotton in India
Genetically Modified (GM) cotton is widely grown in India making more than 80% of the total cotton crop. The GM Bollgard cotton contains a protein, produced by the soil bacterium Bacillus Thuringiensis, which is toxic to insects.
Over the last decade there have been controversial reports regarding the effective yields and usefulness of the Bt cotton for the Indian economy. In 2005 the southern State of Andra Pradesh banned a few varieties of Monsanto manufactured Bt cotton after several farmers committed suicide due to hefty financial losses.
The last Science issue contains interesting news from Delhi: Monsanto itself, confirming previous claims, has revealed that a bollworm feeding on cotton has developed resistance to the protein coded by the Cry1Ac gene and contained in Bt cotton. Monsanto researchers have collected a large number of bollworms from the 2009 cotton crop in the Gujarat state fields. In the labs such bollworms have been fed Bt toxins at usually lethal concentrations: nonetheless the insects survived.
While Monsanto's methodologies and statements need further confirmations it is clear that an ascertained growing insect resistance would be a serious flaw for the whole bio-tech projects revealing that GM crops (even when posing no hazard for human health) are anyway useless in the long term.
Humans can make their living and harvesting crops relying on traditional agricultural methods. Provided they use the brain.
Thursday, February 18, 2010
L' Energia da Fonte Nucleare è Amica dell' Ambiente?
E' davvero sorprendente e raro incontrare qualcuno in Italia che ammette i propri errori. Ho letto dunque con piacere lo sfogo di un redattore di area ambientalista il quale, sentitosi tradito dal Presidente USA, ammetteva di essersi sbagliato nel ritenere che Mr. Obama fosse il nuovo eroe della causa ecologista. Quel redattore peraltro rifletteva una delusione diffusa in certo ambientalismo italiano poco istruito e poco efficace: dunque destinato a rimanere marginale se proseguirà così.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, inducendo molti ambientalisti a divorziare da Obama, è stata la recentissima decisione dell' Amministrazione USA di procedere alla costruzione di due nuove centrali nucleari...un vero colpo basso per chi solo qualche mese fa invocava prestazioni atletiche da parte del Presidente e per chi invitava all'ottimismo in vista di Copenhagen !
Poi abbiamo visto come sono naufragate tutte queste ingenue speranze....Per capire come vanno le cose al mondo bisognerebbe che questi bravi/e ragazzi/e si sprovincializzasero un pò e si dotassero di strumenti culturali un pò più solidi. Se non altro per contrastare gli avversari che sono assai astuti. Peraltro sarebbe bastato far attenzione e saper leggere per rendersi conto che, appena un mese dopo la sua entrata in servizio, il Presidente USA concluse un accordo con gli Emirati Arabi Uniti per la fornitura di tecnologie nucleari. La nuova strategia USA era chiara fin dall'inizio: giocare a 360° e aprire tutti i possibili cantieri che potessero in un qualche modo contribuire al PIL, inclusi quelli nucleari.
Tale strategia viene proposta all'opinione pubblica dicendo che la produzione di energia elettrica da fonte nucleare è amica dell'ambiente. Si tratta di un argomento certamente non nuovo ma sempre sottile perchè tende a far breccia e spaccare il campo avverso, quello degli ambientalisti. Ed in effetti ci sono stati anche alcuni grandi nomi dell'ambientalismo che hanno fatto proprio il suddetto argomento: tra essi, un ex-consulente della NASA il quale sul finire degli anni '60 ebbe l'idea vincente di battezzare Gaia il sistema vivente costituito dal nostro Pianeta o meglio, dalla sua biosfera. Un'idea fortunata, peraltro suggeritagli dallo scrittore William Golding, che ha reso popolare l'ex-consulente Lovelock ma che non mi è mai sembrata così eccezionale nè originale. Ben altri scienziati prima di lui, da Vernadskij ai fratelli Odum a Schroedinger, avevano posto le basi scientifiche del concetto di biosfera. Temo però che questi ultimi siano molto meno famosi per il grande pubblico del Dr. Lovelock del quale sono comunque ignote le competenze in materia di energia da fonte nucleare. Succede spesso così: persone che hanno dato contributi fondamentali all'umanità non arrivano in TV, altre più furbacchione invece sì. E magari, giunte ad una certa età, utilizzando la fama acquisita cominciano a parlare a vanvera.
Ma veniamo al sodo. La tesi di fondo, proposta anche dal Presidente Obama, è che la produzione di energia elettrica da fonte nucleare non genera CO_2 dunque è auspicabile dal punto di vista ambientale. Ora, questa tesi è vera se si considera solamente la fase in cui il reattore nucleare è in funzione (produce elettricità) e al contempo si ignorano tutte le altre fasi della filiera nucleare. Che però esistono e senza di esse fasi il reattore non funziona.
Un' automobile o una centrale a carbone producono gas serra mentre sono in fase di combustione, mentre operano. Per una centrale nucleare le cose sono diverse: essa non produce direttamente CO_2 in fase operativa ma, per poter operare, essa ha bisogno di un carburante la cui preparazione induce produzione di CO_2. Oltre ad avere devastanti impatti ambientali in tutti i siti minerari, nessuno escluso. Ma tralasciamo pure le falde acquifere avvelenate in prossimità dei siti estrattivi più cosucce del genere (che nessuno bonifica e paga) e concentriamoci sul solo CO_2.
Diciamo subito che la stima corretta di tutto il CO_2 emesso per KWh prodotto da fonte nucleare è oggi pressochè impossibile da farsi: non perchè siano conti concettualmente complicati (tutt'altro) bensì perchè le informazioni e i dati disponibili sono a volte incompleti e spesso non esistono proprio. Le stime saranno comunque sempre per difetto. E' difficile ad esempio che i francesi, che hanno rubacchiato Uranio per decenni in Congo e Niger, si siano preoccupati di calcolare quanto CO_2 emettevano mentre estraevano e poi trasformavano il prezioso minerale. E casi di questo tipo appartengono anche al presente, infatti non ci sono dati per il Niger. Comincia però a emergere nella letteratura delle scienze ambientali qualche informazione quantitativa, soprattutto per merito di alcuni ricercatori australiani. L'Australia, si sa, è una grande miniera in generale ed ha il 23% delle risorse mondiali di Uranio stimate a tutto il 2007. Attualmente è il terzo produttore mondiale con una quota del 19% circa ed ha due delle quattro miniere più grandi del mondo, Ranger nel Nord del Continente (proprietà di una sussidiaria di Rio Tinto) e Olympic Dam nel Sud (proprietà di BHP Billiton). La seconda è una miniera polimetallica, non si estrae solo Uranio bensì anche Rame, Oro e Argento e ciò complica ancora di più le cose perchè i costi economici ed ambientali di estrazione andrebbero addebitati percentualmente sulla base dei diversi elementi estratti. I quali vanno però separati e il grado di efficienza estrattiva varia da elemento a elemento e varia nel tempo. Cito qui Olympic Dam perchè la compagnia mineraria (Western Mining Corporation) che iniziò l'attività di scavo nel 1988 ha avuto per anni la buona abitudine di pubblicare dei resoconti annuali che valutavano anche l'impatto ambientale dell'attività estrattiva. Poi dal 2005, WMC è stata assorbita da BHP Billiton i cui sustainability reports sono molto più vaghi.
I dati fondamentali che qui ci interessano sono due:
1) La percentuale ( ore grade ) di ossidi di uranio (U_3O_8) sul totale di roccia estratta è drasticamente diminuita col passare degli anni di attività estrattiva. Mentre nel 1988, l' ore grade degli ossidi di uranio era 0.145%, oggi esso è 0.05% : bisognerà scavare 10 tonnellate di roccia per estrarre 5 chili di U_3O_8. E la tendenza è ovviamente la stessa in tutto il mondo : più si estrae minerale più si dovrà scavare per trovarne, più si scava più si dovrà spendere per unità di prodotto in termini di energia, di acqua e di reagenti chimici.
2) Dal 1991 al 2007, le emissioni di gas serra per unità di ossidi di uranio estratti sono aumentate di oltre 3 volte, passando da 16 ton CO_2 (e) / ton U_3O_8 a 55 ton CO_2 (e) / ton U_3O_8. Mi riferisco qui alle emissioni in miniera dovute essenzialmente al diesel bruciato dagli escavatori giganti. Sto trascurando tutte le altre emissioni legate alle altre fasi del ciclo dell'Uranio: che sono anch'esse importanti o molto rilevanti nel caso dell' arricchimento alimentato da combustibili fossili.
Se rimanessimo all' ultimo dato citato (55 ton ..) , dovremmo ammettere che le emissioni di gas serra in miniera sono ancora limitate: con due agili conticini troviamo che, in unità di energia, ciò corrisponde a circa 1 kg CO_2(e) per 500 KWh di energia elettrica da fonte nucleare. Il problema sta però nel fatto che tutti gli scenari relativi ad un ampliamento (previsto) del sito di Olympic Dam prevedono un consistente aumento sia degli inputs di energia e acqua che degli outputs di gas serra. Inoltre finora non si è visto alcun aumento di efficienza energetica nel processo estrattivo.
Le considerazioni qui proposte per Olympic Dam sono generali. Altri importanti siti minerari sono in condizioni ancor peggiori, come Rossing in Namibia (terza nel mondo per produzione di Uranio) il cui ore grade è oggi al 0.042%, ma tra qualche tempo si dimezzerà. Fa eccezione il Canada grazie a due giacimenti con altissimo ore grade scoperti negli anni '80, i quali però non dureranno in eterno. McArthur River, il più produttivo del mondo ha 65000 ton di Uranio provate più 62000 ton probabili. Ma già oggi i reattori esistenti usano 68000 ton di Uranio per anno...dunque i numeri parlano da sè. Si potranno invocare le immense riserve di Uranio contenute negli Oceani ma anche in tal caso si dovranno fare i conti con concentrazioni di 3 parti per miliardo, cioè 3 milligrammi per tonnellata, che impongono vincoli precisi sulla convenienza energetica ed economica del ciclo dell'Uranio. In ogni caso, qualsiasi attività finalizzata alla produzione energetica non può prescindere da una corretta valutazione della sostenibilità ambientale.
Insomma, da qualsiasi punto di vista si analizzi la faccenda a me pare, dati alla mano, che la produzione di elettricità da fonte nucleare sia già oggi insostenibile per Gaia e non abbia futuro. In altre occasioni ho argomentato su altri aspetti specifici della questione.
Qui ho voluto solamente dimostrare che la produzione di energia elettrica da fonte nucleare non è affatto amica dell'ambiente. Tale produzione genera già oggi notevoli quantità di gas serra per KWh prodotto ed esse quantità sono destinate a crescere negli anni a venire. Inviterei pertanto gli imitatori del Lovelock in salsa italiana a mettersi a studiare e smettere di sproloquiare in interviste e banali blogs.
Friday, February 12, 2010
Meraviglie Naturali in Venezuela: Tepuis della Gran Sabana
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Voglio descrivere brevemente un luogo semplicemente straordinario nel sud-est del Venezuela: è il Monte Roraima che si trova nella Gran Sabana. Questa è un grande altopiano situato a circa 1000 m di altitudine e racchiuso tra i due grandi bacini fluviali del Rio Orinoco (a nord) e del Rio Amazonas (a sud). E’ interno al Parco Nazionale Canaima che appartiene al Patrimonio Naturale dell’Unesco . Geologicamente l’intera area è costituita da rocce metamorfiche granitiche formatesi in epoca Precambriana, dunque antichissime. Circa 150 milioni di anni fa, il continente di Gondwana cominciò a spaccarsi e la grande massa d’acqua dell’attuale Oceano Atlantico separò il blocco africano da quello sudamericano. Le rocce della Gran Sabana vennerò progressivamente ricoperte da depositi di sabbia che, compressi, raggiunsero spessori di alcune migliaia di metri. Questa è l’origine delle rocce arenarie e delle quarziti che formano le caratteristiche montagne con le vette piatte, chiamate tepuis dalla popolazione amerindia Pemon che abita la zona. L’etimo è incerto, il termine potrebbe significare “casa degli dei”. Sono oltre cento i tepuis nella grande regione che comprende il Sud Venezuela, il Nord del Brasile e la Guyana Britannica ma la maggior parte si trova in Gran Sabana.
Gli agenti atmosferici hanno eroso e modellato i tepuis creando formazioni bizzarre. I tepuis sono costantemente umidi, la piovosità va dai 2 ai 4 metri annuali, e molti di essi presentano cascate d’acqua imponenti che lisciano i fianchi verticali: Angel Falls è la più alta del mondo ma, scalando il Monte Roraima, si può ammirare la cascata (anch’essa tra le più alte del mondo ) del vicino tepui Kukenan. Dallo stesso Roraima, che con i suoi 2810m è il tepui più alto della zona, escono flussi d’acqua imponenti nella stagione delle piogge e le cosiddette lacrime rinfrescano gli scalatori. .
Giunti in vetta ci si confronta con un paesaggio lunare e con forme di vita che in gran parte sono endemiche (Bonnetia roraimae) della regione ed alcune si incontrano solo qui (come il rospetto nero Oreophrynella quelchii). Le ripide pareti rocciose alte centinaia di metri impongono infatti una discontinuità rispetto a flora e fauna delle parti basali del tepui e della Gran Sabana. Le stesse condizioni climatiche alla sommità sono ben diverse rispetto alla base e non c’è traccia in vetta di clima tropicale nonostante siamo ai tropici. Il suolo è generalmente roccioso e soggetto a continui fenomeni di dilavamento, dunque povero di nutrienti. Di conseguenza gli endemismi hanno sviluppato tecniche di sopravvivenza straordinarie: l’Heliamphora ad esempio presenta foglie arrotolate, a forma d’anfora, sì da i
mmagazzinare acqua ed attirare gli insetti che verranno poi digeriti. Questo ecosistema isolato, probabilmente ancora in parte inesplorato, è un’autentico paradiso per i ricercatori.
Fu l’esploratore britannico Sir Im Thurm che per primo, e solo nel 1884, riuscì a raggiungere la vetta del tepui Roraima. Il percorso è abbastanza duro e, per me, la discesa è stata molto più ardua dell’ascesa. L’escursione parte dal villaggio di Paraitepui e l’intero trekking (andata e ritorno) dura sei giorni e cinque notti ammettendo di trascorrerne due sulla sommità. Questa opzione permette di avere un giorno intero a disposizione per rilassarsi un pochino ed esplorare l’altopiano-vetta. Ed è un tempo minimo davvero: con due giorni di permanenza in vetta si può anche raggiungere il punto triplo che segna il confine tra Venezuela, Brasile e Guyana.
Il trekking indipendente non è permesso: a Santa Elena de Uairem, città di confine tra Venezuela e Brasile, si possono raccogliere tutte le informazioni utili per prendere parte ad una delle spedizioni organizzate dagli operatori locali con guide Pemon.
Le acque di questi tepuis appartengono al bacino idrico del Rio Caroni che qui ha le sue sorgenti e, a Puerto Ordaz, confluisce nel Rio Orinoco. Per chilometri le acque dei due fiumi scorrono separate a causa della diversa densità e composizione chimica. Le acque del Caroni, scure a causa dell’alto contenuto di acidi umici, provengono così da un basamento geologico antico e povero di nutrienti, dunque hanno poco particolato organico in sospensione. Di conseguenza non danneggiano le turbine delle grandi centrali idroelettriche che sono state costruite lungo il corso del fiume e che producono circa il 70% dell’energia elettrica del Venezuela. L’intera regione, situata nello stato Bolivar, è determinante per l’economia venezuelana e subisce peraltro i forti impatti ambientali dovuti alle attività estrattive, di ferro innanzitutto. Attualmente il Paese sta fronteggiando una pesante crisi di approvvigionamento di energia elettrica dovuta sia a forti riduzioni di piovosità che a politiche energetiche insensate . La Represa de Guri è comunque la terza centrale idroelettrica del mondo per potenza. A Puerto Ordaz si può visitare l’Ecomuseo del Caroni gestito dalla compagnia elettrica nazionale EDELCA e situato in una piacevole zona ai margini della città.
Puerto Ordaz è il punto di partenza ideale sia per visitare il Delta dell’Orinoco (del quale ho già scritto ) che per dirigersi in autobus verso la Gran Sabana. Il dinamico Alberto Guaura, ex-ingegnere petrolifero ora convertitosi a promotore del turismo locale, potrà senz’altro essere di aiuto nella visita alla sua città e alla regione circostante.
Monday, February 8, 2010
La Sicurezza Alimentare
La rivista Altroconsumo pubblica nel numero di Gennaio un aggiornamento relativo alla vicenda dei formaggi avariati che era venuta alla luce nel Novembre 2006 in seguito ad un'indagine della Guardia di Finanza. L'associazione dei consumatori è presente al processo apertosi a Cremona in quanto parte offesa.
Formaggi scaduti e ammuffiti venivano utilizzati, assieme a pezzetti di plastica, per produrre sottilette, formaggi grattugiati e filanti da rimettere in vendita. Aspettando l'esito del processo alcune considerazioni vengono naturali:
1) per una truffa alimentare che viene scoperta (e rendiamo merito alla GdF) quante passano inosservate?
2) come si fa ad andare in un supermercato a comprare formaggio grattugiato o sottilette? Bisogna essere proprio imbecilli....e questi consumi sono consumi di massa ! E allora verrebbe quasi da concludere che masse di consumatori talmente sprovvedute meritino di mangiare muffe miste a peli di roditore e pezzi di plastica. Se la massa avesse un pochino di cultura alimentare verrebbe meno la ragione della truffa medesima. Ovvio.
3) visto che i formaggi filanti hanno comunque un largo impiego nella ristorazione valgono le seguenti regole generali: a) è sempre meglio alimentarsi a casa propria; b) se non si è in casa è meglio alimentarsi con prodotti di cui si può riconoscere, quanto più possibile, l'origine.
Andiamo a mangiare la pizza ! Come è buona la pizza !...prodotto italiano per eccellenza diffuso nel mondo...però può essere buona e velenosa al contempo visto che il sapore degli ingredienti avariati può essere ben mimetizzato. Magari anche la plastica fusa, mista ad inchiostro e cacche di topo, ha un buon sapore. E con un buon pezzo di pizza al taglio le masse si fanno il loro spuntino quotidiano. E' il loro meritato junk food.
Queste considerazioni sono conseguenti a quelle che facevo nel post precedente, sul turismo responsabile.

Sunday, January 31, 2010
Tremembè e il Turismo Responsabile
Cara Presidente dell' Associazione Tremembè,
son certo che saprai onorare da par tuo la carica di Presidente che hai assunto da qualche settimana succedendo ad Armando, figura storica dell' associazionismo trentino, ideatore delle cene etniche nonchè fondatore del Progetto Pousada Tremembè. Va da sè che l'incarico è di prestigio. Ti faccio i miei migliori auguri.
Ho appena trascorso alcune belle e solari giornate nella Pousada medesima ed intendo, con la presente missiva, farti partecipe di alcune mie considerazioni a caldo formulate in questo aeroporto dal quale nella notte decollerò per rientrare finalmente in Europa. Perfavore armati di pazienza e di una caraffa di buon tea perchè ho alcune ore disponibili e la riflessione è necessariamente lunga.
Con grande piacere ho reincontrato Padre Lopes, lume dell' associazione Caiçara e figura eminente della Teologia della Liberazione Brasiliana: trovandomi ancora a diverse centinaia di chilometri da Icapui, avevo peraltro già potuto di nuovo constatare quanto sia estesa la sua fama.
Molte cose sono cambiate a Tremembè e dintorni rispetto alla mia prima visita, diverse in meglio.
Roberto, quatto quatto, ha sfoderato alcuni colpi di alta ingegneria e realizzato a tempo di record una casa elegante e ben integrata nell'ambiente, una delle più belle che io abbia visto negli anni lungo l'intera costa del Nord-Est, da Recife a Sao Luis. Egli sta ora dimostrando che il mini eolico può essere, in quel contesto, un'opzione conveniente per usi casalinghi.
La Pousada non è più isolata come un tempo ed ora è connessa mediante strada sterrata alla viabilità principale. Certo era bello raggiungere la Pousada lungo la battigia aspettando che l' oceano si ritirasse per poter transitare col buggy, era bello doversi adattare di giorno in giorno al mutevole gioco delle maree, frutto della composizione di due moti: quello della luna attorno alla terra e quello della terra attorno a sè stessa. Era bello tutto ciò ma è anche vero che quel simpatico buggy ha un motore tremendamente energivoro e inquinante. L'apertura della strada sterrata permetterebbe di farlo finalmente rottamare.
La Pousada non è più isolata anche perchè nei suoi pressi si sono stabilmente insediati Fernando e Orietta (FeO), due autentici perni dell'Associazione, che ho ritrovato in forma smagliante. La loro casa è in rapporto d'osmosi con la Pousada e le due proprietà sono separate da un muro che, ho saputo, ha suscitato parecchie discussioni. Si tratta a mio parere di un'opera intrigante ed esteticamente assai interessante della quale temo, ahimè, che i più non abbiano colto il senso profondo. Cercherò qui, da questa postazione wireless dell'aeroporto, di sviscerare il significato del muro FeO.
Si tratta di un muro perimetrale alto circa un metro e realizzato in splendidi mattoni forati lasciati a vista. Potrebbe trasmettere una sensazione di incompiuto e farmi tornare in mente i tanti manufatti in mattoni forati che purtroppo deturpano molte zone d'Italia, soprattutto nel Sud. La mia mente sarebbe però ingiusta e incauta se stabilisse una connessione tra il muro FeO e la storia dell'abusivismo italiano della quale l'orrendo e inefficiente mattoncino forato è simbolo inequivocabile.
Quel muro è giusto che rimanga così come è ora perchè i cunicoli dei mattoni, nonchè gli interstizi tra mattone e mattone, possono albergare tanti rotolini di carta in cui gli abitanti di Tremembè e i turisti della Pousada depongono pensieri e speranze. Sì, Orietta aveva in mente il Muro del Pianto di Gerusalemme, quando ha ideato quel muro di recinzione. Io la conosco e son certo che ella non pensava soltanto a tener lontani i serpentelli o a delimitare la sua proprietà. No, ella aveva uno scopo più alto, quello di far esprimere il popolo di Tremembè (seppur nella forma di un messaggio su rotolino) e interpretarne le istanze. Ella è grande maieuta e Stratega del Rapporto di Coppia. Ha già ampiamente dimostrato di saper mettere in relazione i turisti italiani con la popolazione locale, un'impresa che è poi l'ispirazione di base del progetto di turismo responsabile sostenuto dall'Associazione Tremembè.
Cara Presidente, credo che Orietta deva poter continuare a lavorare per lo sviluppo di tale progetto. Ella è donna intellettualmente curiosa nonchè pragmatica. Mi piace moltissimo parlare con lei perchè è frizzante e sensibile. Anima la conversazione tra gli ospiti della Pousada e ponendo domande dirette a questo o a quella finisce col definirne status economico e sfera sessual-sentimentale. Insomma le cose che contano! Non sarebbe giusto nè gentile ignorare le sue domande: si priverebbero anche gli altri ospiti di quegli essenziali argomenti di conversazione che formano l'humus dei rapporti interpersonali tra i turisti i quali, soggiornando anche a lungo in Pousada, finiscono spesso col riproporre lì logiche da condominio italico. O brasiliano, più o meno credo sia lo stesso. Meglio dunque confidarsi o deporre i propri pensieri in rotolini di carta da infilare nei forati.
Nella Pousada regna comunque sovrana la Vice-Presidente Gabriella, vero e insostituibile elemento di continuità. La sua longa manus arriva lungo tutto il litorale del Cearà e ovunque ella tesse inesauribile e silenziosa la sua rete di progetti sociali e comunitari. In seguito a misteriosa caduta, ella si presentava con un braccio al collo che le conferiva un look ancor più autorevole del solito. Mi ha anticipato di qualche giorno sulla via del ritorno riducendo notevolmente quest'anno il tempo del suo soggiorno brasiliano. Ciò è dovuto in parte all'azione del Ministro Brunetta e in parte al fatto che Monica ha preso saldamente in mano la direzione dei progetti della rete Tucum.
Monica è affidabile, preparata e astuta. Ha colto al volo il mio interesse per gli ambienti naturali proponendomi così di visitare la località di Batoque che si trova in una Res
Comunque sia, nella Pousada comunitaria di Batoque, vicina alle lagune interne, ho lottato per tre notti contro le zanzare più micidiali che io abbia incontrato in Sudamerica. Dopo aver attraversato indenne due dei più grandi bacini fluviali del mondo, dopo essermi liberato di uno scorpione che nella jungla amazonica aveva iniziato a pungermi, sono crollato a Batoque laddove Monica con nonchalance mi aveva depositato. Ho altresì capito come mai la finanziaria immobiliare abbia rinunciato a costruire i suoi resorts turistici in quel di Batoque. Si può tuttavia accedere alla bellissima spiaggia della Riserva, lunga una decina di kms, anche da Barro Preto ove si può dormire in pace e mangiare dei Caranguejos da favola.
Fatte queste premesse vorrei ora, cara Presidente, porre una questione generale.
La Pousada Tremembè si propone dalla nascita come luogo in cui si pratica un turismo responsabile. Ma che cosa s'intende di preciso con tale dizione? Riconosciamo pure da subito che in Pousada non si pratica turismo sessuale ed è cosa non da poco, visto il contesto geografico in cui essa si trova. Riconosciamo anche l'opzione a-naturista della Pousada in virtù della quale è escluso incontrare turisti in costume adamitico scorazzare lungo la bellissima battigia (costoro peraltro rischierebbero l'evirazione vista la rigidità delle usanze locali). Ma basta ciò per definire responsabili i turisti che generalmente ivi soggiornano? Nel corso delle mie visite ho conosciuto tanta brava gente ma, in tutta sincerità e in media, non mi pare che i turisti di Tremembè abbiano qualcosa di fondamentalmente diverso dai tanti che ho incontrato in altri luoghi da me visitati. So bene che una Pousada non può richiedere il pedigree ai suoi clienti, semplicemente metto per iscritto una domanda che mi sono fatto.
Noto peraltro che i centri di turismo responsabile crescono come i funghi in Sudamerica e nel mondo forse anche in conseguenza del fatto che le condizioni di vita sono generalmente peggiorate per buona parte della popolazione occidentale, molti sono alla ricerca di nuovi stili di vita e, almeno in vacanza, vogliono sperimentare qualcosa di nuovo. Non sanno bene che cosa, magari si portano in viaggio grumi di stress da routine quotidiana e magari si fanno abbindolare da qualche operatore turistico furbacchione che ha capito l'antifona, si è dato un look social-ecologico e propone pacchetti con pernottamento presso comunità indigene. Le quali, indigene o non indigene, hanno spesso la funzione degli animali allo zoo. Ho visto cosine di questo tipo anche in Brasile e ho visto anche bravi nonchè fessi turisti cascarci e sganciare quattrini.
E' chiaro che le vostre intenzioni sono ben più nobili e che la vostra associazione è veterana del turismo di qualità. Proprio per questo mi permetto di avanzare due proposte relative a due aspetti concreti della vita quotidiana in Pousada.
1) La questione della carta igienica (CI) è assai dibattuta tra i turisti anche se falsi pudori impediscono che il tema emerga alla luce del sole. In parte lo avevo già trattato su questo blog a causa delle sue rilevanti implicazioni ambientali. Vediamo di che si tratta. In tante zone tropicali le fosse biologiche e le fogne o non esistono o non sono in grado di smaltire la CI il cui uso è peraltro ignoto a gran parte della popolazione mondiale. I turisti che vanno in vacanza pretendono di portarsi appresso anche le loro consuetudini...e così Orietta si porta da casa il parmigiano reggiano, Laura il caffè e Mario una valigia piena di spaghetti prodotti con grano di qualità e provenienza ignota. Tutti costoro usano la CI dopo aver fatto pipì e popò e ne usano tanta. Troppa. Cosa fanno la Pousada Tremembè e centinaia di altre strutture che ospitano occidentali assieme ad un crescente numero di turisti brasiliani, cileni, venezuelani aventi stili di vita occidentali? Chiedono ai turisti di deporre la CI usata in un sacchetto di plastica che viene poi quotidianamente sostituito dalle governanti. Si tratta di una soluzione di compromesso che a molti turisti non piace (le fossa biologiche vengono comunque spesso intasate) e che finisce col produrre enormi quantità di sacchi di plastica smerdati i quali finiscono poi in discarica o vengono bruciati. La merda genera così diossina. Tale soluzione di compromesso a me sembra francamente irresponsabile e personalmente non ho mai usato CI nè sacchi di plastica durante il mio soggiorno in loco. Mi farebbe schifo. Son certo che i precisi gestori, Valdir e Rita, potrebbero stimare quanta spazzatura genera la Pousada Tremembè mentre Monica potrebbe estendere il computo alla rete Tucum magari stabilendo le percentuali di spazzatura generate separatamente dai turisti e dai locali.
Alcune turiste tendono a non defecare quando si trovano lontano da casa dunque per loro non si pone il problema. Questo comportamento però non è una soluzione accettabile ed anzi, è sintomatico di una condizione di stress.
Io credo invece, cara Presidente, che la soluzione vera stia nell'alimentarsi bene tutto l'anno. Se si mangia bene infatti si defeca anche bene e senza sforzo: l'attrito tra escrementi e condotto anale è quasi nullo, ergo non vi è bisogno di strofinarsi con la CI mentre un paio di decilitri di acqua sciaquano e risolvono il problema. Le signore sono poi grandi consumatrici di CI ogni volta che urinano. E' giusto urinare molto ma è assurdo usare mezzo metro di CI per volta, qui basterà davvero qualche centilitro di acqua. E, a far le cose per bene, dovrebbe trattarsi di acqua piovana di raccolta, non di acqua potabile. Ma non voglio essere troppo esigente! Prendendo il toro per le corna siamo così arrivati alla radice del problema che è comunque sempre quello dell'alimentazione. So bene Presidente che non basteranno un paio di settimane nutrizionalmente corrette a Tremembè per risolvere le questioni intestinali dei turisti spesso peraltro stressati. La Pousada può però avviare un processo virtuoso e dire: "qui siete invitati a non usare la carta igienica, a riflettere su come vi nutrite e sul vostro stile di vita, a partire dal bagno". Qualche turista potrebbe non gradire e andarsene. Son certo però che una proposta netta, ben formulata e non compromissoria diventerebbe alla lunga accattivante e attraente. Tutti ne parlerebbero e, come sempre accade in quasti casi, molti vorrebbero sperimentare. Di sicuro, una soluzione alternativa allo stato di cose esistente va, secondo me, trovata.
Se ci si alimenta male è poi ovvio che una passeggiata da Tremembè a Icapui sotto il sole o un giro in bicicletta di un centinaio di kms diventino imprese insostenibili. Sono in tanti a soffrire il caldo o il freddo oppure entrambi, i corpi malnutriti sono incapaci di termoregolarsi e gli sbalzi di temperatura risultano insopportabili. Da qui i lamenti diffusi sulle condizioni climatiche.
Ma torniamo alla birra: in vetro o lattina che sia, il grande consumo produce una grande quantità di spazzatura e dubito fortemente che in quelle zone del Brasile il riciclaggio dei rifiuti sia efficace. Inoltre, le lattine sono di alluminio un metallo assai diffuso su questo Pianeta ma i cui costi energetici di produzione sono assai alti.
Allora, cara Presidente, è utopico pensare che in Pousada possa venir prodotta la birra che si beve? Non è mica difficile ehh e la birra autoprodotta avrebbe tre immediati vantaggi: a) è più buona, b) è più sana, c) non produce spazzatura perchè si usano sempre le stesse bottiglie.
Chi lo dovrebbe fare? Nel villaggio vicino diversi ragazzi e uomini siedono all'ombra per molte ore al giorno...qualcheduno sarà anche pescatore ma a me sembra che tanti abbiano poco da fare e siano essenzialmente improduttivi. Si potrebbe proporre a qualcuno di loro di imparare un mestiere nuovo che non fa mai male. Costoro potrebbero iniziare un'attività piacevole e ci guadagnerebbero anche un pò di so
Cara Presidente, spero di aver offerto qualche elemento di riflessione. Ora ti saluto e mi preparo al decollo.
Sunday, January 24, 2010
Waste of Natural Resources in Venezuela
*
The taxi driver who takes me to the bus terminal in Ciudad Bolivar is obese. He is a kind and self-critical men, very much
aware that his status follows from awful nutritional habits and wrong lifestyle. No bike can be spotted along the way while huge SUV fill the roads and get stuck at any intersection as much here as anywhere else in Venezuelan towns. Accordingly air pollution is high where humans live although this beautiful and diverse country is (luckily) altogether still scarcely populated.
However birth rate is high and worrying in the long term.
I bet the obeses number is somehow proportional to the number of vehicles around and the populist government policy favors such social tragedy: here you can buy 100 litres gasoline for 7 Bolivar which is currently 1€ at nationwide common black market.
This is certainly one of the cheapest gasoline prices worldwide, the cheapest as far as I know.
As a result 2.5 tons heavy cars are used to carry humans (whose average weight should be about 70 kg) even over a few hundred meters distances.
And the fact that Venezuela is a big oil producer does not justify at all that ridiculous output. Extraction cost of one liter oil is by itself higher than one liter gasoline at the pump, an highly subsidized political decision to draw mass consensus.
As very poorly educated masses welcome the almost for free fuel, Venezuela burns about 750.000 oil barrels per day, a relevant figure for a country with 27 millions people and about 350 billion US$ Gross Domestic Product (GDP). It follows that its energy consumption per GDP is by far the largest in South America and one of the largest in the world: more than twice as much as Chile, nearly three times as much as Brazil, more than three times as much as Italy.
More: electricity and water are for free throughout the country aside from
the major urban areas. A demagogic, catastrophic choice which pushes the citizens to consume with no limits and no environmental awareness.

While socialism is the ideological flag of the Chavismo, it seems to me there is in fact nothing truly socialist in the Venezuelan government action which is rather wasting the national resources, scaring international investors and leading to an overall impoverishment of the country.
Meanwhile in the relatively rich town of Puerto Ordaz (the very one with some decent urban planning and pleasant parks) the socialist country masses enjoy the seducing atmosphere of the enormous shopping mall Orinokia with shining SUV and Coca-Cola on display.
Saturday, January 16, 2010
Deforestation in Brazilian Amazon and Lifestyles
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A few weeks ago some Brazil and US based researchers pointed out that deforestation reduction in Brazilian Amazon is a viable possibility as the investment costs would be soon outweighed by multiple benefits associated to environment preservation. This optimistic view is supported by the Brazilian government commitment to defend rainforests announced at the United Nations climate treaty already two years ago. In fact there has been a recent substantial decrease in the deforestation rate with respect to the decade 1996-2005 in which the forest clearing proceeded at a rate of about 20000 square kms per year.
While Brazil is certainly not the worst among the countries which are destroying their forest covers, what happens in Brazil matters everybody worldwide due to the size of the land: thus the above mentioned clearing rate has been estimated to account for above 1 billion tons of carbon dioxide equivalent per year. Stopping such a disaster alone may lead to reduce the world global CO_2 emissions by at least 2%, a remarkable achievement.
Traveling from the Venezualan border down to Manaus, you may spot grey columns due to fires devouring forests far away. Sometimes you may even breathe the smoke. The pattern is the same in Rondonia, Parà and Mato Grosso while the Amazon State in itself is likely doing better as far as land management and extension of natural protected area is concerned. Three are the main causes of deforestation:
1) growing human pressure due to too high birth rate. Locals need some space for main staple crops such as rice and manioc. Moreover, trade of high quality wood ensures good revenues and incentives illegal logging. Then even the clearing of a few hundred square meters may be worth for some families: easy to do and hard to be detected.
2) beef industry needs land to be converted into pastures.
3) soybean industry needs land for farming.
Causes 2) and 3) are intertwined as cattle (Brazilian, US, European) is fed by soybean, quite often genetically modified varieties.
There have been some interesting Brazilian government moves to exclude from the market beef and soy from deforested Amazon areas but it seems to me that environmental awareness on these key issues is still very weak nationwide (and altogether in South American countries). Masses gulp down daily huge quantities of meat wondering very little about the origin of what they are putting in their mouths. They love picanha, roditio, beef based comida por kilo plus whatever is fat and sweet. Incidentally even bread generally contains sugar in Brazil, a simply disgusting result.
Then, fighting mass ignorance seems precondition to preserve natural environments, reduce deforestation rate and also reduce obesity rate. Indeed worldwide spread obesity is a plague closely related to forest clearings but the link between the two phenomena is not always recognized as such.
Thursday, January 14, 2010
Biodiversity in Southern Orinoco Delta
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There is no doubt that growing human pressure is an hazard for biodiversity worldwide. This is very much clear to all those who watch natural events with some care. Recently I came across the case of rainforest amphibians as, in particular, I had the great chance to spot and observe a poison frog which generally lives in eastern Amazon, the Dendrobates tinctorius .
Amphibians skins easily absorb pollutants and are scarcely protected against UV radiation. Moreover, droughts may be lethal for their reproductive cycles as tadpoles are placed by frog males in moist tree holes with some preference for vase bromeliad plants. On the other hand frogs are very much aware that toxins secreted by their skin are a tremendous self-defense tool. Thus they don't need to camouflage so much and rather proudly display their beautiful colors which sound as a warning for potential predators. Indigenous people have recognized since long the power of frog skin poison and use it on the tips of arrows and darts. The biochemicals yielded by skin secretions are under investigation for potential use in medicine.
I am grateful to Mr. Roger Ruffenach who invited me at his Campamento Oridelta situated in Piacoa, a village in the southern part of the Orinoco river Delta (Venezuela). It has been a gorgeous experience as Roger and his wife are exquisite persons. Roger is a true environmentalist whose competence regarding flora and fauna of that region is likely unrivaled. He took me by boat along the amazing Caños which flow eastward and further away encounter the Ocean in an almost unexplored area towards the British Guyana.
I strongly recommend to spend some time at Roger's place in order to learn about tropical ecosystems.
The whole Orinoco delta, which extends over about 28000 square kms, is a peculiar biosystem in itself and, on its southern fringes, it leaves room to the rainforest environment characterized by much taller canopy trees. Precisely in this interesting border zone between Delta and rainforest I could spot the poison frogs. A few months ago UNESCO declared about one third of the Orinoco Delta to be a Biosphere World Reserve.